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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PADOVA Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva Direttore: Prof. Valeria Marin Dr.ssa Chiara Bertoncello.

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1 1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PADOVA Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva Direttore: Prof. Valeria Marin Dr.ssa Chiara Bertoncello Dr.ssa Elena Biasiolo Dr. Claudio Casotto

2 2 Epidemiologia delle malattie infettive

3 3 Generalità Le malattie infettive rappresentano la più importante causa di morte per il genere umano La crescente importanza delle patologie cronico-degenerative (malattie cardiovascolari, tumori, diabete ecc.) è connessa allallungamento della vita media conseguito grazie alla lotta contro le malattie infettive

4 4 Rapporto causale biunivoco: malattie infettive

5 5 Malattie infettive Non ogni contatto con un microrganismo genera una malattia infettiva. Contaminazione: presenza transitoria, non moltiplicazione Infezione: il microrganismo si moltiplica nellorganismo - colonizzazione (infezione asintomatica) - malattia La sviluppo

6 6 Malattie infettive La sviluppo di una malattia infettiva dipende da: - capacità di aggressione del microrganismo (patogenicità, invasività e infettività,virulenza, produzione di endo-esotossine, carica infettante) - difese dellorganismo

7 7 Rapporto di rischio aspecifico e multiplo: malattie multifattoriali

8 8 Fattore di rischio Una qualunque variabile (genetica, ambientale, comportamentale) può essere considerata fattore di rischio quando oltre ad essere associata ad un incremento di probabilità di comparsa di un evento indesiderabile (morte o malattia), è costantemente (o almeno frequentemente) associata con la malattia stessa e ne è dimostrata la presenza prima che la malattia insorga.

9 9 Principali differenze tra patologie infettive e cronico-degenerative caratteristichePatologia infettiva Patologia cronico - degenerativa immunitàpresenteassente decorsoFrequentement e acuto cronico esitoPuò esserci guarigione Non cè guarigione Effetti della terapia Cura, accelera decorso Rallenta il decorso

10 10 Principali cause di morte in Italia % del totale 1. Malattie cardiovascolari41 2.Tumori29 3.Malattie app. respiratorio7,9 4.Traumatismi / Incidenti4,4 5.Malattie app. digerente4,1 6.HIV/AIDS3,5

11 11 Serbatoio di infezione E il substrato nel quale i microrganismi patogeni in condizioni normali vivono e si moltiplicano. I microrganismi patogeni possono essere – presenti solo nelluomo (virus morbillo, rosolia, difterite..) – ospitati abitualmente da una specie animale e raggiungere luomo casualmente (salmonelle, yersinia pestis..) – presenti nell ambiente (legionella pneumophila, clostridium tetani..)

12 12 Sorgente di infezione soggetto che elimina i microrganismi consentendo la trasmissione allospite recettivo Possono essere – Soggetti malati – Soggetti portatori Sani: soggetti che si infettano ed eliminano i parassiti senza contrarre la malattia Convalescenti: soggetti che continuano ad eliminare il parassita anche dopo lavvenuta guarigione clinica Cronici: quando leliminazione perdura per molto tempo – Animali (malati e portatori)

13 13 Vie di penetrazione VIA CONNATALE – placentare (contagio tramite la placenta,in particolare nel caso di sifilide e rosolia). CUTE – se integra rappresenta una barriera insormontabile MUCOSE – principale porta di ingresso per molte patologie respiratorie, digerenti, genito-urinarie, etc. TORRENTE CIRCOLATORIO – in caso di ferite (tetano) o in caso di puntura di insetti (malaria, febbre gialla) e in caso di morso di animale (rabbia).

14 14 Vie di eliminazione Via di allontanamento dei microrganismi Possono essere – Cutanea – Genito-urinaria (MST…) – Intestinale (poliomielite, tifo, colera, salmonellosi…) – Respiratoria (polmonite, influenza, tbc, morbillo…) Spesso le vie di eliminazioni possono essere anche multiple

15 15Trasmissione TRASMISSIONE DIRETTA MALATO o PORTATORE SUSCETTIBILE contatto stretto (MST) TRASMISSIONE INDIRETTA MALATO o PORTATORE lAMBIENTE SUSCETTIBILE il microrganismo soggiorna nellambiente esterno TRASMISSIONE SEMIDIRETTA MALATO o PORTATORE lAMBIENTE SUSCETTIBILE il microrganismo soggiorna per un periodo do tempo molto breve nellambiente esterno

16 16 Trasmissione Indiretta o Semidiretta – Avviene attraverso VEICOLI (mezzi inanimati) VETTORI (animati)

17 17 Altri veicoli Alimenti (latte, carne, frutti di mare…) Biancheria Posate Stoviglie Giocattoli etc…

18 18VETTORI SONO RAPPRESENTATI DA ESSERI viventi, per la maggior parte insetti, che dopo aver assunto i parassiti dalla sorgente li disperdono nel mondo esterno o li inoculano direttamente in un organismo sano. Possono essere – MECCANICI – OSPITI OBBLIGATI

19 19 I VETTORI MECCANICI sono esseri animati che dopo aver assunto i parassiti li disperdono nellambiente occasionalmente e passivamente. È il caso della mosca che dopo aver sostato sulle feci infette si appoggia sulle vivande. OSPITI o OBBLIGATI ospitano in loro lagente infettante che si moltiplica e si modifica. Nella zanzara anopheles avviene il ciclo sessuato o sporogonico. Nelluomo il ciclo asessuato o schizogonico.,

20 20 DEFINIZIONI INFEZIONE: – penetrazione dei germi nellorganismo. PERIODO DI INCUBAZIONE: – tempo che intercorre fra penetrazione del microrganismo ed eventuale sintomatologia clinica della malattia. MALATTIA: – comparsa di sintomatologia clinica

21 21 Storia naturale delle malattie infettive Fase libera Malattia clinicaIncubazione Fase preclinica Agente etiologico Guarigione Morte Guarigione con sequele Non ammala

22 22 PATOGENICITA: – capacità di produrre una malattia Influenzata da: –fattori ambientali e propri dellospite –dalla dose di agenti infettanti introdotti nellorganismo –dalla via di entrata –dalla sorgente di infezione Caratteristiche dellagente

23 23 Caratteristiche dellagente INFETTIVITA: – capacità di un agente di invadere e moltiplicarsi in un ospite Alta infettività: morbillo Bassa infettività la lebbra

24 24 VIRULENZA: – proporzione di casi clinici che dà luogo a manifestazioni gravi LETALITA: – rapporto percentuale di soggetti morti per una patologia e i soggetti affetti da quella patologia Influenza bassa letalità (alta morbosità) Rabbia alta letalità (bassa morbosità) Caratteristiche dellagente

25 25 CARICA BATTERICA: – quanto più numerose sono le unità penetrate in un organismo tanto più facile sarà vincere le difese dellorganismo e passare dallo stato di infezione allo stato di malattia CARICA INFETTANTE: – rappresenta la soglia sotto la quale la malattia non può verificarsi Caratteristiche dellagente

26 26 Prevenzione delle malattie infettive Attività rivolte alla difesa della promozione della salute – Attività per aumentare le difese specifiche dellindividuo nei confronti delle infezioni (vaccini, immunoglobuline) – Attività dirette al riconoscimento precoce dei microrganismi patogeni nei singoli individui (ricerca dei portatori, notifica, inchiesta epidemiologica, misure contumaciali) – Bonifica ambientale Risanamento ambienti di vita e di lavoro Qualità delle acque Controllo alimenti e bevande

27 27 Le vaccinazioni

28 28 Le basi immunologiche della vaccinazione Antigene Sostanza viva o inattivata (proteina, polisaccaride, ecc.) capace di produrre una risposta immunitaria Anticorpo Proteina molecolare (immunoglobulina) prodotta dai linfociti di tipo B per indurre leliminazione dellantigene

29 29 La protezione contro le malattie infettive Passiva protezione indotta dal trasferimento degli anticorpi – Naturale: materna – Artificiale: prodotti da unaltra persona o animale Caratterizzata per essere temporanea Attiva è prodotta dal proprio sistema immunitario in conseguenza ad uno stimolo: – Naturale infezioni subcliniche superamento malattia – Artificiale: i vaccini Caratterizzata per essere generalmente permanente nel tempo Herd immunity Immunità

30 30 Naturale: immunità materna Attraverso la via trasplacentare negli ultimi due mesi di gravidanza gli anticorpi oltrepassano la placenta formazione di un profilo immunitario del feto simile a quello materno protezione da 6 a 12 mesi

31 31 Artificiale: Prodotti del sangue Anticorpi omologhi umani – provenienti da diversi donatori sani (immunoglobuline); – usati in profilassi post-esposizione ad es. o per HAV e morbillo. Anticorpi omologhi umani iperimmuni, – usate per la profilassi dopo esposizione di alcune malattie (HBV, rabbia, tetano e varicella) Siero eterologo iperimmune – (antitossina) contiene anticorpi contro un solo antigene e sono prodotte in animali (cavallo). – Ad esempio contro botulismo, difterite, tetano. Durata: da poche settimane ad alcuni mesi

32 32Naturale: Il superamento di una malattia infettiva induce in generale una immunità verso la patologia duratura per tutta la vita Memoria immunologica: dopo lesposizione ad un determinato antigene le cellule di memoria (memory B cells) continuano a circolare per molti anni; nel caso di un nuovo contatto con quel determinato antigene si avrà un aumento degli anticorpi specifici.

33 33 Artificiale: i vaccini I componenti del vaccino stimolano il sistema immunitario a produrre gli anticorpi specifici Non espongono il soggetto alla patologia e alle sue potenziali complicanze Inducono unimmunità e una memoria immunologica simili a quelle dellinfezione naturale ma senza il rischio di malattia

34 34 Classificazione dei vaccini Costituiti da 1. 1 microrganismi vivi e attenuati 2. 2 microrganismi interi inattivati 3. 3 frazioni del microrganismo 4. 4 sostanze sintetizzate dal germe

35 35 Sono prodotti mediante modifiche di laboratorio del microorganismo (batteri, virus) Generalmente prodotti mediante colture ripetute che ne attenuano la virulenza – Ad esempio il virus del vaccino contro il morbillo è stato ottenuto mediante passaggi seriali dal virus selvaggio isolato nel 1954, durati circa 10 anni Il microrganismo modificato deve replicarsi nellorganismo per indurre la risposta immunitaria nel soggetto vaccinato Vaccini vivi attenuati

36 36 La risposta immunitaria indotta è simile a quella prodotta dallinfezione naturale Generalmente non causa la patologia, nel caso si manifestasse la sintomatologia della patologia (che è normalmente di minor gravità rispetto a quella causata dal microrganismo selvaggio) si dovrà classificare come reazione collaterale Lefficacia vaccinale viene ridotta quando si ha – danno al microrganismo vaccinale (i.e luce, calore) – riduzione della replicazione (i.e. anticorpi specifici) Vaccini vivi attenuati

37 37 Solitamente sono già efficaci con una singola dose (eccetto quelli a somministrazione orale) Possono causare reazioni collaterali severe come risultato di una crescita incontrollata soprattutto in soggetti – HIV positivi – Leucemici – Trattati con immunosoppressori Possono modificarsi e riacquistare la virulenza (unico esempio conosciuto il polio) Vaccini vivi attenuati

38 38 Vaccini vivi attenuati Origine virale: morbillo, parotite epidemica, rosolia, poliovirus orale (OPV o Sabin), vaiolo, varicella e febbre gialla. Origine batterica: BCG e tifo orale.

39 39 Sono prodotti attraverso la coltivazione in laboratorio dei microrganismi (batteri, virus) e una seguente inattivazione con calore o con prodotti chimici (normalmente formalina). l microrganismi inattivati NON sono vivi e quindi non possono replicarsi. Vaccini inattivati

40 40 Richiedono normalmente più dosi – La prima dose non produce immunità protettiva ma attiva il sistema immunitario – Mentre la protezione incomincia a svilupparsi già dalla seconda dose Il titolo anticorpale decade con il tempo ed è quasi sempre necessaria la somministrazione di una dose booster (richiamo) Vaccini inattivati

41 41 Vaccini inattivati INTERI Origine virale: influenza, polio (IPV o Salk), rabbia e epatite A. Origine batterica: pertosse, tifo, colera, peste.

42 42 Nei vaccini frazionati il microrganismo è trattato mediante frammentazione (split) o purificazione dei soli antigeni (subunità) che verranno inclusi nel vaccino – capsula polissacaridica del pneumococco – antigeni N e H del virus influenzale Vaccini costituiti da FRAZIONI del microrganismo

43 43 Vaccini polisaccaridici Sono costituiti da lunghe catene polisaccaridiche della capsula di alcuni batteri. Suddivisibili in: – PURI Pneumococco Meningococco Haemophilus influenzae tipo B – CONIUGATI Haemophilus influenzae tipo B Pneumococco

44 44 Vaccini inattivati FRAZIONI Origine virale: influenza, epatite B, HPV (Papillomavirus) Origine batterica: pertosse acellulare, tifo Vi, pneumococco, meningococco e Lyme disease

45 45 Vaccini RICOMBINANTI Prodotti dallingegneria genetica – Epatite B: prodotto per inserimento di un segmento genomico (gene responsabile della produzione dellantigene s) nel genoma di un lievito. – Live typhoid vaccine (Ty21a): modificazione genetica del batterio Salmonella typhi

46 46 Vaccini costituiti da anatossine La detossificazione degli antigeni viene ancora effettuata mediante lutilizzo della formaldeide impiegata per la prima volta negli anni venti da Ramon. Oggi sappiamo anche che questa sostanza non è solo dotata di capacità detossificante ma in concentrazioni più basse anche di unazione stabilizzante lantigene Vaccini contro la – Difterite – Tetano

47 47 COSTITUENTI DEL VACCINO Antigene immunizzante Liquido di sospensione – Acqua distillata sterile o soluzione fisiologica Conservanti – Thiomersal etilmercurio-tiosalicilato di sodio viene usato come disinfettante cutaneo, come antibatterico nelle soluzioni delle lenti a contatto e, infine, nei vaccini come preservante Si stanno pianificando le strategie per rimuovere tale sostanza dal vaccino per evitare qualsiasi problematica correlata alla neurotossicità o nefrotossicità. È da rilevare come le quantità assunte con le vaccinazioni sono notevolmente più basse rispetto a quelle della dose soglia

48 48 Stabilizzanti – Gelatina Utilizzato come stabilizzante, negli ultimi anni è stata ritenuta la responsabile delle reazioni allergiche gravi (MPR: bambini con reazioni alti livelli di IgE nei confronti di tale componente) Antibiotici – Non è rara laggiunta di antibiotici per prevenire la crescita batterica nella maggior parte delle volte si tratta di Neomicina Kanamicina streptomicina

49 49 Adiuvanti – Sostanze che vengono aggiunte per aumentare limmunogenicità attraverso lattivazione e/o il prolungamento delleffetto stimolante. adiuvante di Freund emulsione acqua/olio Alluminio (idrossido o fosfato) Squalene Liposomi Immunomodulatori

50 50 Caratteristiche di valutazione dei vaccini REATTOGENICITÀ IMMUNOGENICITÀ EFFICACIA PROTETTIVA

51 51 Reattogenicità Reazione avversa (adverse reaction) è un effetto causato dal vaccino, viene definito anche reazione collaterale Evento avverso (adverse event) – ciascun evento che segue la vaccinazione – potrebbe essere una vera reazione collaterale – potrebbe essere solo una coincidenza

52 52 Reazioni collaterali 1. Locali 2. Sistemiche 3. Allergiche

53 53 1. Locali – dolore, arrossamento, gonfiore nella sede di inoculazione – Comuni con vaccini inattivati (specialmente se contengono adiuvanti) – Si manifestano alcune ore dopo la vaccinazione – Generalmente breve durata e di lieve entità Reazioni collaterali

54 54 2. Sistemiche – Mal di testa, febbre, malessere, dolore muscolare, perdita appetito, ecc. – Sintomi aspecifici che potrebbero essere sia correlati al vaccino ma anche a concomitanti infezioni – Più frequenti con vaccini vivi attenuati Dovuti alla replicazione per indurre limmunità Sintomi simili alla patologia ma più lievi Di solito presentano un periodo di incubazione variabile dai 7 a 21 giorni Reazioni collaterali

55 55 3. Allergiche – Causate da vaccino o dai suoi componenti (materiale di coltura cellulare, stabilizzatori, antibiotici, etc.) – Molto rare ma severe (<1: di dosi) – Ridotte da unattenta anamnesi prevaccinale Reazioni collaterali

56 56 Controindicazioni e precauzioni alluso dei vaccini Controindicazione: – Condizione che aumenta considerevolmente la probabilità di un complicanza seria – In generale la vaccinazione non deve essere eseguita in presenza di una controindicazione (allergia alle uova e vaccino contro linfluenza) Precauzione: Esempio: Se dopo la prima dose di pertosse il bambino ha pianto prolungato e febbre alta e considerata è una precauzione lipotesi di non effettuare la seconda dose; ma se nello stesso periodo vi è una epidemia di pertosse devo valutare il rischio/beneficio – Condizione che potrebbe aumentare il rischio di un evento avverso compromettere limmunogenicità del vaccino

57 57 Condizione attenuato inattivato Allergia ai componenti CC Encefalopatia C Gravidanza CV Immunosoppressione CV Moderata/severa malattia PP Trasfusioni PV C=Controindicazioni P=precauzioni V=vaccinazione se indicata

58 58 False controindicazioni Patologie minori (febbre, infezioni vie aeree superiori, raffreddori, otiti, etc.) Antibioticoterapia Esposizione a malattie o convalescenza Convivente in gravidanza o allattamento –Morbillo e parotite producono una patologia non infettive –Rosolia non trasmessa con il latte Bambini prematuri Altre allergie (prodotti non contenuti nel vaccino) Familiarità a immunosoppressione Richiesta di tine test (TBC) Richiesta altri vaccini

59 59Immunosoppressione Patologie – Immunodeficienza congenita – Leucemia o linfoma – Neoplasie maligne – HIV positivi Asintomatici controindicato solo OPV Sintomatici controindicati: OPV, varicella e MMR Chemioterapia – Agenti alchilanti – Antimetaboliti – Radiazioni Trattamenti con corticosterone

60 60 REGOLA GENERALE Maggiore è la somiglianza della vaccinazione (tipo, via di somministrazione) alla malattia naturale, migliore sarà la risposta al vaccino

61 61 Fattori che influenzano la risposta ai vaccini Vaccino – Natura e dose dellantigene – Via di somministrazione – Presenza di adiuvanti (alluminio, MF59, virosomi, etc.) Soggetto – Presenza di anticorpi materni – Età, Sesso – Fattori nutrizionali e genetici – Presenza di patologie concomitanti – Utilizzo di farmaci (immunosoppressori)

62 62 Malattie prevenibili mediante vaccino MalattiaAnnoMalattiaAnno Vaiolo1798Parotite1967 Rabbia1885Carbonchio1969 Febbre tifoide1896Meningite meningococcica1975 Colera1896Polmonite pneumococcica1977 Peste1897Adenovirus1980 Difterite1923Epatite B1981 Pertosse1926 Haemophilus Influenzae tipo B 1985 Tetano1927Encefalopatia giapponese1992 Tubercolosi1927Epatite A1995 Influenza1945Varicella1995 Febbre gialla1953Malattia di Lyme1998 Poliomielite1955Rotavirus1998 Morbillo1963HPV (Papillomavirus)2006

63 63 Scheda vaccinale in Italia

64 64 HERD IMMUNITY Limmunizzazione di un soggetto, oltre ai benefici personali, torna utile anche alla collettività Una patologia per il suo persistere allinterno di una popolazione necessita della presenza di soggetti suscettibili Il raggiungimento di tassi di copertura vaccinale al di sopra di un valore critico blocca la trasmissione di una patologia in una comunità

65 65 Dipende da vari fattori – Natura della popolazione – Tipo di infezione – Potenza del vaccino – Cultura sanitaria – Funzionalità dei servizi Con il tasso di riproduzione (R 0 ) si definisce il numero di soggetti che si ammala (casi secondari) dopo il contatto con un caso primario

66 66 Tasso di riproduzione e tasso critico di copertura vaccinale necessario per ottenere lherd immunity InfezioneTasso di riproduzione Tasso critico di copertura vaccinale Morbillo Pertosse Parotite Rosolia Difterite Poliomielite (Lancet 1991 modificato)

67 67 Fasi principali della risposta immunitaria La risposta immunologica indotta da un vaccino si svolge attraverso tre fasi principali – Riconoscimento dellantigene – Attivazione e induzione dellimmunità umorale (primaria e secondaria) cellulare – Acquisizione della memoria immunologica

68 68 Memoria immunologica Alcuni linfociti B non si differenziano in cellule effettrici ma vanno a costituire il pool delle cellule di memoria Tali cellule sono caratterizzate dalla capacità di rispondere più prontamente a un antigene, anche se lantigene presenta una dose inferiore a quella necessaria per attivare un linfocita T naive.

69 69 Dipende da vari fattori – Natura della popolazione – Tipo di infezione – Potenza del vaccino – Cultura sanitaria – Funzionalità dei servizi Con il tasso di riproduzione (R 0 ) si definisce il numero di soggetti che si ammala (casi secondari) dopo il contatto con un caso primario

70 70 Tasso di riproduzione e tasso critico di copertura vaccinale necessario per ottenere lherd immunity InfezioneTasso di riproduzione Tasso critico di copertura vaccinale Morbillo Pertosse Parotite Rosolia Difterite Poliomielite (Lancet 1991 modificato)

71 71 DISINFEZIONE E STERILIZZAZIONE

72 72Disinfezione Distruzione dei microrganismi patogeni, e riduzione della carica microbica a livelli accettabili.

73 73Sterilizzazione Distruzione di qualsiasi microrganismo, comprese le spore. Abiosi

74 74 Antisepsi - Asepsi ANTISEPSI: mira a rallentare lo sviluppo dei germi ASEPSI: consiste nellapplicazione di una serie di norme atte a impedire che su un determinato substrato pervengano germi (industria alimentare,farmaceutica, campo operatorio)

75 75 MATERIALE NON CRITICO Strumenti che vengono in contatto con la cute intatta ed hanno basso rischio di trasmissione delle infezioni. – Garze – Letterecci – Stetoscopi – Stoviglie, posate, etc. – Respiratori ad uso esterno – Termometri inguinali e ascellari Richiedono una disinfezione a basso livello

76 76 MATERIALE SEMICRITICO Strumenti che vengono in contatto con mucose o cute lesionata Essi dovrebbero essere liberi da ogni microrganismo – Endoscopi – Termometri orali/rettali – Strumenti per naso, gola, orecchio – Tubi endotracheali, aspiratori Richiedono un livello di disinfezione alto/medio, mediante trattamento con il calore o con mezzi chimici (glutaraldeide, perossidi di idrogeno, cloro, acido peracetico), in relazione alla resistenza al calore e alla compatibilità chimica con le varie sostanze.

77 77 MATERIALE CRITICO Sono assegnati a tale categoria gli strumenti che presentano un alto rischio se contaminati con qualsiasi tipo di microrganismo Ovvero sono apparecchiature che vengono utilizzate in tessuti/organi sterili o nel sistema circolatorio e devono essere mantenute sterili: – Strumenti chirurgici – Cateteri urinari e cardiaci – Aghi Per tali strumenti è dobbligo la sterilizzazione

78 78 Requisiti dei disinfettanti Ampio spettro di azione Efficacia in presenza di sostanze organiche Rapidità di azione Atossici Innocuità nei confronti dei substrati Conservabili Semplicità di applicazione Economici Efficacia prolungata nel tempo

79 79 Fattori che influenzano la disinfezione Contatto con i microrganismi: lazione disinfettante, che si esplica generalmente per contatto diretto, può essere ostacolata, prolungata o bloccata dalla presenza di sostanze estranee; per lo più si tratta di sostanze organiche (sangue, escreato, altri liquidi biologici) con effetto riduttivo sullattività disinfettante. Durata dellesposizione: il tempo di contatto è specificatamente riferibile al tipo di disinfettante ed alla resistenza strutturale del germe.

80 80 Concentrazione del disinfettante: per ogni sostanza esiste un coefficiente ottimale di concentrazione, che si riflette necessariamente sul tempo di esposizione del germe al prodotto usato. Temperatura: maggiore è questo parametro, migliore sarà lazione del disinfettante. pH: i disinfettanti anionici sono più attivi in ambiente acido, quelli cationici in ambiente alcalino Struttura e conformazione delloggetto da sterilizzare

81 81 METODI DI DISINFEZIONE NATURALI LUCE ESSICCAMENTO TEMPERATURA CONCORRENZA VITALE DILUIZIONE

82 82 MEZZI CHIMICI INORGANICI ACIDI ALCALI SALI DI METALLI PESANTI OSSIDANTI ALOGENI

83 83 MEZZI CHIMICI ORGANICI ALCOLI ALDEIDI FENOLI ESSENZE VEGETALI COMPOSTI AMMONIO QUATERNARIO

84 84 Classificazione dei disinfettanti secondo le situazioni di impiego CUTE E MUCOSE CUTE INTEGRAAntisepsi cute e mani Terapia iniettiva Campo operatorio Clorexidina Iodofori Alcol iodato Iodofori ULCERE-PIAGHE TESSUTI NECROTICI Derivati cloro Mercurocromo FERITEDerivati cloro Acqua ossigenata (10volumi) STRUMENTIDISINFEZIONEGlutaraldeide 2% Clorexidina 20% AMBIENTIIPOCLORITO DI SODIO FORMALDEIDE LATTE DI CALCE

85 85STERILIZZAZIONE Intervento di bonifica radicale in quanto rivolto ad eliminare tutte le forme viventi in un determinato ambiente/materiale Indispensabile in quelle pratiche in cui è necessaria la massima sicurezza (strumenti chirurgici, farmaci iniettabili, culture dei germi patogeni e rifiuti da eliminare)

86 86 CALORE SECCO Agisce mediante denaturazione delle proteine essenziali Largamente utilizzato nei laboratori per la sterilizzazione di oggetti di vetro, porcellana e strumentario di piccole dimensioni. La bassa conducibilità termica dellaria obbliga a raggiungere temperature notevolmente elevate.

87 87 CALORE UMIDO È la forma che trova più largo impiego, sia che si ricorra allacqua bollente che a quella del vapore acqueo. Con la bollitura per minuti si distruggono tutte le forme forme vegetative dei batteri, ma non è in grado di distruggere le spore e alcuni virus (HBV). Tindalizzazione: si porta a ° per minuti con intervalli ad incubazione a 30-35° (temperatura di germinazione spore), per tre giorni consecutivi. Per aumentare il potere sterilizzante è possibile addizionare carbonato sodico al 2%, con conseguente aumento del punto di ebollizione.

88 88 VAPORE ACQUEO presenta, rispetto al calore secco, i seguenti vantaggi: maggior potere di penetrazione, direttamente proporzionale alla temperatura al contatto con gli oggetti freddi si condensa cedendo immediatamente il calore (calore di condensazione) in quantità uguale a quella necessaria alla trasformazione dellacqua in vapore. Viene assorbito dai materiali igroscopici cedendo ad essi il calore (calore di umettamento) Aumenta la sua efficacia quando utilizzato sotto pressione (autoclave).

89 89 AUTOCLAVE Laumento della pressione induce un conseguente aumento delle temperature raggiunte. Il tempo di esposizione dipende quindi da queste due variabili. Controllo: mezzi fisici (fialette con materiale che muta di colore solo a determinate temperature); mezzi biologici (spore batteriche termoresistenti).

90 90 IGIENE DELLE MANI Pratiche di detersione e disinfezione che interessano tale parte del corpo per la loro importanza nella trasmissione delle patologie (soprattutto nelle infezioni ospedaliere) Sulla cute ritroviamo – FLORA RESIDENTE: Stafilococchi e corynebacteri – FLORA OCCASIONALE: molto varia in relazione con ciò che viene a contatto con la cute

91 91 Lavaggio SOCIALE Elimina la maggior parte di microrganismi occasionali e dovrebbe rientrare nelle normali norme di igiene elementari – Prima di iniziare il lavoro – Passando da un paziente allaltro sia per visita che per somministrazione di farmaci – Dopo luso della toilette Si effettua con – SAPONE (liquido nei posti pubblici) – ASCIUGATURA con materiale monouso o con aria calda

92 92 Lavaggio ANTISETTICO Scopo principale è quello di eliminare la totalità dei microrganismi occasionali e di ridurre il numero di quelli residenti – Operatori ad alto rischio infettivo e in contatto con pazienti predisposti a contrarre infezioni Si effettua con – DETERGENTE E DISINFETTANTE per un tempo di uno o due minuti – ASCIUGATURA con materiale monouso o con aria calda

93 93

94 94 Igiene delle mani: procedure e disinfettanti LavaggioRequisito Principio attivo Condizioni duso Avvertenze SocialeDetersione Tensioattivo Indicazioni del produttore AntisetticoAntisepsi Clorexidina PVPJ* Irgasan DP300 4% 7.5%-10% 0.5% Fotosensibile ChirurgicoAntisepsi Clorexidina PVPJ 4% per 5 7.5%-10%Fotosensibile * Polivinil pirrolidone iodio

95 95 From the Far Side Gary Larson


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