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I volti della fede Aprilia, 19 aprile 2013 Leggi di mercato Giorgio Sirilli.

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Presentazione sul tema: "I volti della fede Aprilia, 19 aprile 2013 Leggi di mercato Giorgio Sirilli."— Transcript della presentazione:

1 I volti della fede Aprilia, 19 aprile 2013 Leggi di mercato Giorgio Sirilli

2 Leggi Regole Mercato Economia Società Politica Etica Morale I temi della serata

3 Il mercato

4 Il mercato si sta espandendo

5 La fondamentale giustificazione morale delleconomia di mercato è che il perseguimento del profitto individuale fornisce anche il meccanismo migliore per il perseguimento del bene comune Leconomia di mercato

6 La crescita economica è il solo modo di affrontare le sfide e possibilmente risolvere tutti i singoli problemi che la coabitazione umana crea Il consumo in perpetuo aumento è il principale modo di soddisfare la ricerca umana della felicità La disuguaglianza tra gli uomini è naturale, e accettare tale verità ci avvantaggia tutti, mentre la manomissione dei suoi precetti non può che portare danno a tutti La rivalità, e di conseguenza lelevazione delle persone degne e lesclusione di quelle indegne, è condizione necessaria e sufficiente della giustizia sociale nonché della riproduzione dellordine sociale Alcuni pilastri del sistema sociale ed economico (Bauman)

7 Con Calvino il segno della grazia divina è visibile e sicuro: è la ricchezza, il benessere generato dal lavoro. Anzi il lavoro in sé acquistava il valore di vocazione religiosa: è Dio che ci ha chiamato ad esso. È quindi il mestiere, il lavoro e il successo che ne consegue che assicura il calvinista che "Dio è con lui", che egli è l'eletto, il predestinato. Di conseguenza il povero è colui che è fuori dalla grazia di Dio. Chi sa quali colpe egli ha commesso per essere stato punito con la povertà. La figura del povero, che nel medioevo cristiano e cattolico era la presenza di Cristo, lo strumento per acquisire meriti per il Paradiso, ora è invece il segno della disgrazia divina. Giovanni Calvino

8 John Stuart Mill prevedeva linevitabile transizione dalla crescita economica uno stato stazionario Lincremento della ricchezza non è infinito. La fine della crescita porta a uno stato stazionario. Una condizione stazionaria del capitale e della produzione non implica affatto uno stato stazionario del miglioramento dellumanità. Ci sarebbe lo stesso spazio di sempre per tutti i tipi di cultura mentale, e progresso morale e sociale, altrettanto spazio per migliorare larte del vivere, e molta più probabilità che essa sia migliorata, se le menti cercassero di essere occupate esclusivamente a prosperare. Gli economisti classici John Stuart Mill

9 John Maynard Keynes prevedeva limmancabile avvento del giorno in cui la società potrà concentrarsi sui fini (felicità, benessere) anziché, come fino ad ora, sui mezzi (crescita economica e ricerca individuale del profitto) John Maynard Keynes

10 La piramide di Maslow

11 La promessa di Reagan

12 Il trickle down La ricchezza accumulata al vertice della società filtra verso il basso Promessa mancata clamorosamente La Reaganomics

13 Le risate

14 Limpatto della Reaganomics

15 La diseguaglianza sta aumentando rapidamente, e ciò significa che i ricchi, e specialmente i molto ricchi, diventano più ricchi, mentre i poveri, e soprattutto i molto poveri, diventano più poveri La diseguaglianza

16 La retribuzione netta dei capi delle grandi aziende degli USA rispetto alla retribuzione media dei lavoratori della fabbrica volte volte volte volte volte volte Le diseguaglianze

17 Distribuzione del reddito Il reddito dei deputati – Dichiarazione 2011

18 Concentrazione della ricchezza Mauro Corona Silvio Berlusconi

19 Gli economisti e la domanda della regina

20 Stretta creditizia (credit crunch) La domanda della regina: Perché nessuno laveva prevista? "Why did nobody notice it?" La regina Elisabetta alla London School of Economics il 5 novembre 2008

21 Il marketing: farti desiderare quello che non hai e farti disprezzare quello che hai Oggi la strada della felicità passa attraverso lo shopping Allindomani dellattentato terroristico dell11 settembre, invitando gli americani a superare il trauma e a ritornare alla normalità, George W. Bush: ritornate a fare shopping Il consumismo e il marketing

22 Non più cattedrali, ma shopping centers

23 I consumi Le calze femminili

24 Il SUV (Sport Utility Vehicle) - (Fuoristrada)

25 I consumi

26 Che fare?

27 Lausterità di Berlinguer (1977)

28 Che fare? La politica di austerità quale è da noi intesa può essere fatta propria dal movimento operaio proprio in quanto essa può recidere alla base la possibilità di continuare a fondare lo sviluppo economico italiano su quel dissennato gonfiamento del solo consumo privato, che è fonte di parassitismi e di privilegi, e può invece condurre verso un assetto economico e sociale ispirato e guidato dai principi della massima produttività generale, della razionalità, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l'istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura.

29 Il feticcio del PIL (prodotto Interno Lordo)

30 La decrescita felice

31 zStili di vita zTecnologia zPolitica zCultura La decrescita felice (Latouche)

32 Stili di vita zGli stili di vita della decrescita promuovono la sobrietà, la sostenibilità (ecologica e sociale), la calma e le relazioni fra le persone. Valorizzano la convivialità, la cooperazione e laltruismo a scapito dellindividualismo, della competizione e dellegoismo; il gioco disinteressato e il piacere di godere del proprio tempo libero rispetto alla frenesia del lavoro e del fare sempre di più! La decrescita felice

33 Tecnologie zLe tecnologie della decrescita sono quelle tecnologie che, a parità di prestazioni, riducono: I consumi di energia I consumi di materie prime Gli oggetti da smaltire La decrescita felice

34 Politica zUna politica della decrescita favorisce: lautosufficienza energetica le tecnologie della decrescita lattuazione degli stili di vita della decrescita la sovranità alimentare lautonomia economica e produttiva dei territori (ovvero la rilocalizzazione delleconomia) la de-globalizzazione La decrescita felice

35 Cultura Il paradigma culturale intende superare lideologia che regge la forma della nostra civiltà, che non è fondata su leggi oggettive ed ineluttabili, ma su una serie di miti secolari: il mito della crescita, del progresso e delleconomia. La decrescita felice

36 La Fondazione Bill and Melissa Gates

37 zIl mercato è importante zIl mercato sta invadendo altre aree del vivere sociale zLa finanza sta prendendo in sopravvento sulleconomia reale zRivedere le regole della società dei consumi zRapporto tra uomo e natura zRivedere il rapporto tra ricchezza e benessere zSuperare il mito del Pil e misurare meglio il benessere zProposte di mutamenti radicali (decrescita felice, slow food, ecc.) zRipensare lo stato sociale zLo stato stazionario? Conclusioni

38 In sintesi zNon è tempo per aggiustamenti marginali zDobbiamo riprogettare il futuro rimettendo al centro luomo zDobbiamo ritornare al tavolo da disegno

39 Grazie dellattenzione


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