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Il rifiuto dei rifiuti passa attraverso la sobrietà Giovanni Vittorio Pallottino ma la sobrietà richiede cambiamenti di stile di vita attraverso la consapevolezza.

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1 Il rifiuto dei rifiuti passa attraverso la sobrietà Giovanni Vittorio Pallottino ma la sobrietà richiede cambiamenti di stile di vita attraverso la consapevolezza del perché e del come di questo ci occupiamo oggi 1 gv pallottino Libroscopio novembre 2014

2 Questo è il libro di cui occupiamo oggi edizioni Dedalo Parlando di risparmio di energia e di efficienza energetica con riferimento a tre tematiche intrecciate: riscaldamento, automobile e rifiuti gv pallottino Libroscopio novembre 20142

3 Qui ci vuole una precisazione Ho scritto questo libro nel 2011 parlando di sobrietà ben prima che questo termine trovasse spazio nelle politiche dei governi nazionali e delle istituzioni europee, fino ad assumere quella che per molti, oggi, è una connotazione negativa. Anche perché considerata una sorta di imposizione. E lo è, se calata dall’alto. Ma non lo è se nasce da una consapevolezza informata gv pallottino Libroscopio novembre 20143

4 I tre pilastri di questo discorso Etica - fare spazio agli altri che ci sono e a quelli che verranno Estetica – fare le cose nel modo più elegante ed efficace Fisica – ci insegna come fare le cose al meglio delle conoscenze scientifiche gv pallottino Libroscopio novembre 20144

5 Alla base della sobrietà c’è la temperanza La temperanza rientra fra le quattro virtù individuate dal filosofo greco Platone (La Repubblica), che sono state assunte poi come virtù cardinali dalla religione cristiana. La temperanza, come si legge nel Catechismo della Chiesa cattolica (Art. 7, 1809), “rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati. Essa … mantiene i desideri entro i limiti dell’onestà”. L’alternativa? Secondo Thomas Hobbes (quattro secoli fa): La felicità è un progresso continuo del desiderio da un oggetto a un altro, con le persone in stato di perenne insoddisfazione 5gv pallottino Libroscopio novembre 2014

6 Il problema della sostenibilità Il falso mito delle risorse infinite è recente: una novità rispetto a un passato assai più risparmioso La degenerazione dell’usa e getta, il rubinetto, la presa di corrente, il bancomat, … Quello che usiamo, energia e materiali, provoca sempre qualche tipo di degrado dell’ambiente L a Terra è un pianeta finito, e così le sue risorse E quindi il progresso materiale senza limiti (sempre più cose per sempre più persone) è semplicemente impossibile gv pallottino Libroscopio novembre 20146

7 Dal Saggio sul principio della popolazione di Thomas Robert Malthus ( ), che suggeriva di evitare la povertà evitando che la popolazione aumentasse, come alcuni anche oggi Ogni bambino nato in soprannumero rispetto all’occorrente per mantenere la popolazione al livello necessario deve inevitabilmente perire Nelle città occorre fare le strade più strette, affollare più persone nelle case, agevolando il ritorno della peste gv pallottino Libroscopio novembre 20147

8 . Il fatto è che viviamo in un mondo di sprechi Quasi un miliardo di persone è obeso per il troppo cibo che assume, mentre un miliardo e mezzo soffre la fame Ogni anno si producono circa 4 miliardi di tonnellate di alimenti, di cui si stima che il % venga perso o sprecato prima del consumo In Italia si valuta in 8 miliardi l’anno il valore del cibo gettato nella spazzatura gv pallottino Libroscopio novembre 20148

9 Verso l’efficienza energetica 1 L’energia è una risorsa critica, che l’Italia importa dall’estero per circa l’85% La bolletta energetica nazionale annua ammonta a 63 miliardi di euro (quanto a testa?) Ma l’energia non ci serve in quanto tale. Perché non è fine a se stessa. L’energia ci serve per ottenere determinati beni e servizi: riscaldare una abitazione, fabbricare qualcosa, fare un viaggio, … gv pallottino Libroscopio novembre 20149

10 Verso l’efficienza energetica 2 Questi beni e servizi si possono ottenere in tanti modi differenti, ciascuno con impiego di quantità di energia diverse, anche parecchio In questo ci guida in primo luogo la fisica Nel seguito ci occuperemo prima del riscaldamento e del raffrescamento degli edifici, dei dispositivi per l’illuminazione degli ambienti, dell’automobile e poi dei rifiuti gv pallottino Libroscopio novembre

11 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 1 Ci sono tanti modi per riscaldare una casa Usiamo un normale bruciatore: circa 80% della energia chimica del combustibile va in calore utile Usiamo una caldaia a condensazione: questa resa aumenta del 10% circa (perché?) Ma se usassimo una stufa elettrica il 100% dell’energia andrebbe in calore per effetto Joule. E allora perché no? gv pallottino Libroscopio novembre

12 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 2 Ma si può fare di meglio? Cioè ottenere più calore di quanto corrisponda all’energia impiegata? E facendolo senza violare il principio di conservazione dell’energia? Invece di creare calore ex novo si può prelevare calore “freddo” da qualche parte e pomparlo, più “caldo”, all’interno degli ambienti. Con la cosiddetta pompa di calore. gv pallottino Libroscopio novembre

13 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 3 La pompa di calore è una macchina termica che preleva calore QF alla temperatura fredda TF e lo pompa alla temperatura calda TC usando una quantità di energia E (meccanica o elettrica) minore del calore utile QC E (energia meccanica calore freddo esterno o elettrica) TF TC calore utile gv pallottino Libroscopio novembre

14 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 4 Le prestazioni della pompa di calore sono definite dal rapporto fra il calore utile QC e l’energia E spesa per ottenerlo, chiamato coefficient of performance COP COP = QC/E che è maggiore di 1 Idealmente dato dalla formula (Carnot) COP = TC/(TC – TF) con le temperature espresse in gradi kelvin gv pallottino Libroscopio novembre

15 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 5 In pratica i valori del COP sono alquanto inferiori a quelli teorici, essendo tipicamente compresi fra 2 e 4. Che non sono da buttar via! (dati da “Pompe di calore …” Energia Elettrica, maggio 2012, pag. 47) Dove si preleva il calore freddo? Dall’aria, dal terreno o da un bacino d’acqua Qualcuno si è accorto che una pompa di calore è simile a una macchina frigorifera? Anche il frigo pompa calore: lo prende dallo scompartimento interno e poi lo butta fuori gv pallottino Libroscopio novembre

16 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 6 Perché d’inverno dobbiamo immettere calore negli ambienti? Per compensare le dispersioni di calore verso l’esterno, mantenendo l’interno a una temperatura gradevole La legge della conduzione termica (Fourier) stabilisce che il flusso  del calore attraverso una parete è proporzionale sia al salto di temperatura  T che alla trasmittanza termica U della parete:  = U  T Da che dipende la trasmittanza U? gv pallottino Libroscopio novembre

17 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 7 Per ridurre le dispersioni di calore possiamo: ridurre la trasmittanza (pareti più spesse, isolanti termici, cappotti, doppi vetri, vetri speciali, …) ridurre il salto di temperatura  T fra interno ed esterno, accettando una temperatura interna più bassa di quanto si fa di solito, cioè rinunciando a girare per casa in camiciola d’inverno La legge prevede 20°C, in realtà nessuno rispetta questa norma e lo spreco è ingentissimo. Per esempio, con dentro a 25°C anziché a 20°C e con fuori a 10°C, il maggior consumo è del 50% gv pallottino Libroscopio novembre

18 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 8 E d’estate? Evitiamo o riduciamo al minimo l’uso dei condizionatori. In questo caso rinunciando a girare in maglione Questi apparecchi consumano grandi quantità di energia elettrica e causano un aumento della temperatura delle città Si suggerisce invece il condizionamento passivo, basato sull’uso accorto delle finestre, che funziona sfruttando le variazioni giornaliere della temperatura esterna. E vi dico che funziona! Ma il riscontro d’aria? gv pallottino Libroscopio novembre

19 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 9 Ricordiamo che circa un quarto del fabbisogno nazionale di energia serve a coprire le esigenze di riscaldamento e raffrescamento degli edifici. Questi consumi, dovuti a edifici costruiti quando il costo dell’energia era relativamente basso o comunque senza attenzione ai consumi, sono decisamente più alti di altri paesi europei. In Italia in media circa 300 kWh/m 2 all’anno contro 200 kWh/m 2 in Germania (paese più freddo), cioè una volta e mezzo tanto! gv pallottino Libroscopio novembre

20 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 10 Realizzare edifici a basso consumo di energia è tecnicamente possibile, e non parliamo qui di prototipi sperimentali. A fianco la casa passiva della famiglia Angerer, costruita a Bolzano nel 2007 seguendo la normativa bolzanina CasaClima. Casa che richiede appena 13 kWh/m 2 all’anno. gv pallottino Libroscopio novembre

21 Riscaldamento e raffrescamento degli edifici 11 Ci sono poi varie soluzioni avveniristiche, risultato di ricerche di fisica applicata, già sperimentate e prossime all’impiego Diodi termici costituiti da speciali pannelli che, su comando, possono trasmettere bene il calore oppure bloccarlo trasformandosi in isolanti (utili per riscaldare e per raffrescare) Pannelli a cambiamento di fase, che assorbono il calore e poi lo rilasciano quando l’ambiente tende a raffreddarsi gv pallottino Libroscopio novembre

22 Dispositivi per l’illuminazione 1 Le lampadine a incandescenza, ormai fuori legge, convertono in energia luminosa soltanto circa il 5% dell’energia elettrica che le alimenta. Il restante 95% va tutto in calore Queste lampadine sono dunque delle stufette, ottime d’inverno, assai meno d’estate (perché?) Producono luce per emissione termica, con uno spettro che ha il massimo nell’infrarosso (circa 1  m) alla temperatura di circa 2400°C Per spostare il massimo nel visibile (legge di Wien), e avere più luce, si dovrebbe lavorare a temperature più alte, ma non vi sono metalli adatti, cioè che ad esse restino allo stato solido. gv pallottino Libroscopio novembre

23 Dispositivi per l’illuminazione 2 Oggi le lampadine più diffuse sono le fluorescenti compatte. Ben più efficienti di quelle a incandescenza. Funzionano grazie alla scarica elettrica nel gas contenuto al loro interno. Gli atomi del gas, eccitati dalla scarica, emettono radiazioni ultraviolette. Le loro pareti sono ricoperte da polveri di materiali chiamati (impropriamente) “fosfori”, che sono fluorescenti. Cioè emettono luce visibile quando vengono colpiti dagli ultravioletti Il colore della luce di queste lampade dipende dal tipo delle polveri fluorescenti, che possono venir dosate in modo che la luce risulti gradevole e possibilmente non “falsi i colori” gv pallottino Libroscopio novembre

24 Dispositivi per l’illuminazione 3 Come trasformare al meglio l’elettricità in luce, in modo che tutta l’energia elettrica utilizzata diventi energia luminosa? Ce lo dice la fisica. Bisogna fare in modo che ogni elettrone di una corrente elettrica, cioè un quanto elementare di carica elettrica, venga usato per produrre un fotone, cioè un quanto elementare di luce. E che l’elettrone possegga esattamente l’energia necessaria, cioè quella del fotone. gv pallottino Libroscopio novembre

25 Dispositivi per l’illuminazione 4 Il dispositivo magico che realizza questo miracolo è il diodo emettitore di luce o LED dall’inglese (Light Emitting Diode) Il primo LED risale al 1962, costruito dall’americano Nicholas Holonyak utilizzando un semiconduttore con un salto di energia corrispondente a luce rossa. Poi l’impiego di altri materiali semiconduttori permise di ottenere luci di altri colori, mentre ulteriori progressi ne miglioravano il rendimento Applicazioni: prima come lampadine spia e indicatori luminosi nelle calcolatrici e negli orologi, poi nelle luci di stop delle auto e nei semafori stradali. Sono dispositivi molto robusti e di grande durata. gv pallottino Libroscopio novembre

26 Dispositivi per l’illuminazione 5 gv pallottino Libroscopio novembre Sembra una normalissima lampadina e invece è una lampada LED. Che produce 400 lumen di luce bianca “calda” assorbendo appena 6 watt (invece dei 40 W della lampadina tradizionale equivalente).

27 Dispositivi per l’illuminazione 6 Per l’illuminazione occorre luce bianca Come la si ottiene da dispositivi che emettono luce il cui colore, cioè la lunghezza d’onda, è fisso, determinato dal salto di energia del materiale? Si sfrutta la sintesi additiva della luce in due modi: usando tre dispositivi che emettano i tre colori primari, opportunamente dosati oppure usando “fosfori” che convertano la luce di un colore in quella del colore complementare, per esempio convertendo il blu nel giallo. gv pallottino Libroscopio novembre

28 Guardate intensamente per un po’ il cerchio giallo e poi spostate l’occhio sul fondo bianco a destra Apparirà il colore complementare del giallo gv pallottino Libroscopio novembre

29 Realizzare lampadine LED che forniscono luce bianca ha richiesto di realizzare LED blu Questo ha richiesto decenni di ricerche, il cui merito va ai tre scienziati Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura che hanno ricevuto il Nobel per la Fisica 2014 E Holonyak? Motivazione del Nobel: il drastico calo dell’elettricità necessaria per l’illuminazione Ma c’è l’effetto rebound (rimbalzo) gv pallottino Libroscopio novembre

30 Dispositivi per l’illuminazione 7 Oltre all’elevato rendimento, un vantaggio notevole dei LED è la possibilità di regolarne l’intensità della luce regolando l’intensità della corrente che li attraversa. Ma anche i LED presentano qualche inconveniente Sono relativamente costosi, anche se la crescita della produzione ne diminuirà certamente il prezzo Temperature eccessive ne riducono la vita utile, che è specificata tipicamente in oltre 50 mila ore Vanno alimentati in continua, e quindi richiedono circuiti raddrizzatori, con una componentistica (specie i condensatori elettrolitici) che può guastarsi in tempi brevi rispetto alla vita media dei LED gv pallottino Libroscopio novembre

31 Dispositivi per l’illuminazione 8 Certi tipi di raddrizzatori alimentano i LED con un’onda che contiene un residuo di alternata, che si manifesta nella luce con un effetto di sfarfallamento, flicker gv pallottino Libroscopio novembre L’occhio umano non se ne accorge, ma il cervello sì. E questo può causare mal di testa, stanchezza della visione, e altri inconvenienti. Se ne accorge anche una fotocamera, come mostra la foto a fianco blogs/ssl-and- backlighting/ /Why-Does- Flicker-Matter-?cid=Newsletter+- +EDN+Products+and+Tools blogs/ssl-and- backlighting/ /Why-Does- Flicker-Matter-?cid=Newsletter+- +EDN+Products+and+Tools

32 Dispositivi per l’illuminazione 9 Non conviene esprimere le prestazioni dei dispositivi di illuminazione in termini di potenza luminosa, cioè in watt Perché l’occhio non è ugualmente sensibile ai diversi colori della luce Per esempio, 1 watt di luce gialla l’occhio umano lo vede assai più luminoso di 1 watt di luce blu gv pallottino Libroscopio novembre

33 Dispositivi per l’illuminazione 10 La sensibilità dell’occhio umano è massima per la luce giallo- verde con lunghezza d’onda di 555 nm gv pallottino Libroscopio novembre 2014 Lunghezza d’onda della luce in nm (miliardesimi di metro) 33

34 Dispositivi per l’illuminazione 11 Per rappresentare quanta luce effettivamente noi percepiamo, l’energia luminosa va pesata, colore per colore, secondo la sensibilità dell’occhio La grandezza che risulta da questa pesatura si chiama flusso luminoso e si misura in unità di lumen (lm). Proprio il valore del flusso luminoso prodotto viene specificato per ciascuno dei diversi tipi di lampade Il rapporto fra il flusso luminoso di un dispositivo o di una lampada e la potenza elettrica da esso assorbita ne rappresenta la efficacia luminosa, espressa in unità di lumen/watt (lm/W) che è cosa diversa dal rendimento energetico gv pallottino Libroscopio novembre

35 Dispositivi per l’illuminazione 12 Prestazioni indicative di alcuni tipi di lampade Tipo di lampadaEfficacia luminosa Flusso luminoso Durata Incandescenza 40 W 12 lm/W480 lumen1000 ore Incandescenza 100 W 14 lm/W1400 lumen 1000 ore Fluorescente compatta 9 W 50 lm/W450 lumen ore Lampada LED 6 W 78 lm/W470 lumen ore gv pallottino Libroscopio novembre

36 Dispositivi per l’illuminazione 13 Il rendimento massimo teorico è di 683 lumen/watt. Calcolato per la luce giallastra a cui l’occhio è più sensibile. Ma chi vorrebbe illuminare un ambiente con questa luce? Per la luce bianca il rendimento massimo è attorno a 300 lm/W Vi sono prototipi di LED che hanno raggiunto 200 lm/W e lampade LED che hanno raggiunto 100 lm/W. Con continui progressi in atto. gv pallottino Libroscopio novembre

37 La guida dell’automobile 1 Siamo in marcia dietro a una macchina le cui luci di stop lampeggiano continuamente, perché il suo guidatore alterna di continuo rapide accelerazioni e convulse frenate. Il frenetico individuo brucia benzina a ogni accelerazione, ma l’energia di movimento appena acquistata dalla sua vettura, un attimo dopo, viene dissipata frenando. Conviene imitarlo? No certamente. Ma i modi per sprecare benzina sono anche altri gv pallottino Libroscopio novembre

38 La guida dell’automobile 2 Cause di maggior consumo di carburante (indicativo) pneumatici sgonfi2-4% motore mal regolato5-10% portapacchi vuoto sul tetto5-10% condizionatore in funzione3-6% guida aggressiva in città20-40% Guida troppo veloce su strada40-60% gv pallottino Libroscopio novembre

39 La guida dell’automobile 3 E’ chiaro che il carburante serve a far camminare la macchina. Ma dove va a finire il calore che si sviluppa quando il carburante viene bruciato nel motore? Sventuratamente, il secondo principio della termodinamica vieta la trasformazione integrale del calore in lavoro meccanico, cioè in quello che serve per far marciare l’auto Quindi solo una frazione dell’energia del carburante, circa un quarto (un terzo per il diesel) risulta effettivamente utilizzabile. Il resto viene disperso nell’ambiente come calore, cioè sprecato. gv pallottino Libroscopio novembre

40 La guida dell’automobile 4 La parte utile, l’energia meccanica, a che serve? 1) ad accelerare la macchina. Che acquista così energia di movimento (che perderà alla prossima frenata) 2) a far marciare la macchina in salita. Che acquista così energia potenziale (che perderà nella prossima discesa) 3) a vincere le forze di attrito: gli attriti meccanici del motore, la resistenza al rotolamento degli pneumatici e soprattutto la resistenza dell’aria E anche ad azionare congegni come l’alternatore (per tenere la batteria sotto carica), il condizionatore, … gv pallottino Libroscopio novembre

41 La guida dell’automobile 5 Dati indicativi per un percorso medio gv pallottino Libroscopio novembre

42 La guida dell’automobile 6 L’attrito più insidioso è la resistenza dell’aria, che si combatte dando alle auto forme aerodinamiche. Insidioso perché la potenza necessaria per vincerlo è proporzionale al cubo della velocità Portando la velocità da 120 km/h a 150 km/h la potenza necessaria cresce del fattore (150/120) 3 = 1,95, cioè praticamente si raddoppia. E con essa il consumo di benzina. gv pallottino Libroscopio novembre

43 gv pallottino Libroscopio novembre

44 La guida dell’automobile, ecc. 7 SUV: superfluo, dannoso e costoso E l’auto elettrica? Richiederebbe un discorso a parte! gv pallottino Libroscopio novembre Energia necessaria a percorrere un chilometroIn unità kJ A piedi di buon passo 150 In bicicletta (15 km/h) 70 Treno 600 Autobus 900 Automobile 2500 Aereo 4000 Elicottero16000

45 La guida dell’automobile, ecc. 8 In bicicletta, l’equivalente in cibo di un litro di benzina ci fa percorrere circa 500 chilometri Da confrontare con i 100 km/litro di una delle automobili più risparmiose: la Volkswagen ibrida XL1 (leggerissima con 795 kg e con aerodinamica veramente eccezionale) gv pallottino Libroscopio novembre

46 La guida dell’automobile, ecc. 9 Salire le scale invece di usare l’ascensore? L’energia meccanica necessaria per salire al quarto piano (h = 12 m) è E = m g h. Ponendo m = 70 kg, g = 9,8 m/s 2 si ha E = 8000 J cioè 2 kcal, che diventano 10 considerando il rendimento (20%) del motore muscolare. Cioè si perdono circa 10 calorie, risparmiando nel contempo energia elettrica. Iniziativa “No lift days” svolta presso ENEA gv pallottino Libroscopio novembre

47 I rifiuti e la raccolta differenziata 1 Ognuno di noi, mediamente, produce oltre un chilogrammo di rifiuti al giorno: scarti di cibo, imballaggi vari, giornali, riviste, materiali pubblicitari, oggetti di plastica, pezzi di legno e di metallo, e via dicendo. In totale sono circa centomila tonnellate al giorno ossia circa trenta milioni di tonnellate/anno. Con cui è possibile, gradualmente, ricoprire parti sempre più estese del territorio nazionale. Cosa che in certe zone del nostro paese, a volte addirittura all’interno di città, sta già avvenendo. gv pallottino Libroscopio novembre

48 I rifiuti e la raccolta differenziata 2 Eppure il rimedio c’è, e non mancano, anche in Italia, i luoghi dove lo si applica con successo. Si tratta della raccolta differenziata, che permette di riciclare utilmente gran parte dei rifiuti con molteplici vantaggi. Riducendo i conferimenti in discarica, al limite azzerandoli. E anche risparmiando sia energia che acqua, perché il riciclaggio di molti materiali (vetro, metalli, plastica e carta) permette di recuperarli all’impiego a un costo energetico minore di quello necessario a produrli, e con minor consumo di acqua gv pallottino Libroscopio novembre

49 I rifiuti e la raccolta differenziata 3 Particolarmente significativo dal punto di vista dell’energia è il caso dell’alluminio: riciclare lattine e altri scarti di questo metallo ha un costo energetico di 0,7 kWh/kg, mentre ricavare direttamente dal minerale costa 14 kWh/kg, cioè venti volte di più. Il riciclaggio della carta è molto vantaggioso in termini di risparmio d’acqua: recuperarne 1 kg richiede circa 200 litri in meno rispetto a produrlo normalmente a partire dal legno. Con l’ulteriore vantaggio di evitare l’abbattimento di alberi, risparmiando da 1 a 2 kg di legno per ciascun chilogrammo di carta riciclata. gv pallottino Libroscopio novembre

50 I rifiuti e la raccolta differenziata 4 Parte dei rifiuti altrimenti inutilizzabili è combustibile: se ne può ottenere energia bruciandoli negli inceneritori. Che se costruiti e gestiti a regola d’arte, sono impianti ecologicamente molto “puliti” cioè senza emissioni apprezzabili di sostanze inquinanti. Come avviene in vari luoghi d’Italia e d’Europa. A Vienna uno di questi impianti è situato in città, fra un grande ospedale e una università, dove produce elettricità ( MWh/anno) e calore per il teleriscaldamento smaltendo ogni anno 260 mila tonnellate di rifiuti. Ma perché all’interno della città? Per sfruttare il calore al meglio fornendo acqua calda per riscaldare l’ospedale e gli edifici della zona. gv pallottino Libroscopio novembre

51 I rifiuti e la raccolta differenziata 5 Regola d’oro delle tre erre: ridurre, riutilizzare e riciclare. Ridurre la quantità di rifiuti. Non sprecando il cibo, evitando l’acquisto di oggetti con imballaggi ingombranti (oltre la metà del volume dei rifiuti) e sottraendosi alla seduzione degli acquisti, spesso per oggetti inutili destinati prima a sottrarre spazio prezioso in casa e poi a essere gettati via. Riutilizzare: barattando, cedendo a chi può farne uso, o in altro modo sensato. E infine riciclare attraverso la raccolta differenziata. Che va fatta all’origine, cioè in casa. gv pallottino Libroscopio novembre

52 I rifiuti e la raccolta differenziata 6 dati 2012 Eurostat discaricaincenerimentoriciclo Italia Francia Germania03547 gv pallottino Libroscopio novembre Politiche per la gestione di rifiuti CHIUDERE IL CERCHIO (ottobre 2014) Conferenza Nazionale Amici della Terra Dall’emergenza al buon governo dei rifiuti. Alt all’export. Ottimizzare il riciclo. Azzerare gli sprechi. Archiviare i miti dei rifiuti zero e i tabù sul recupero energetico.

53 . Quello dei rifiuti è il più drammatico dei paradossi italiani, ha osservato Chicco Testa, presidente di Assoelettrica. Per tutti i paesi europei i rifiuti domestici sono un problema perfettamente risolvibile. Basta considerarli una risorsa e non una vergogna; basta utilizzarli con intelligenza, recuperando la massima parte di ciò che è davvero riciclabile e sfruttando il rimanente per produrre energia, e non spedirli nel nord Europa, dove a carissimo prezzo vengono utilizzati con intelligenza. gv pallottino Libroscopio novembre

54 Ci sarebbe molto altro da discutere: sulla cottura dei cibi, sull’impiego dell’elettricità, … Ma ci fermiamo qui E prima di iniziare la discussione voglio richiamare l’attenzione sul compito affidato a ciascuno di noi, nelle grandi cose come in quelle piccole Per cambiare stile di vita, se vogliamo davvero cambiare le cose 54gv pallottino Libroscopio novembre 2014

55 A tal proposito non mancano forti richiami da parte di autorità sia laiche che religiose Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Francesco 2014 Questa presentazione è a disposizione degli interessati 55 gv pallottino Libroscopio novembre 2014

56 modifichiamo l’uomo per renderlo più frugale? Human Engineering and Climate Change by M. Liap (New York University) Human engineering: a solution to climate change, which involves biomedical modifications of humans so that they can mitigate and/or adapt to climate change. Meat intolerance could be induced by stimulating the immune system against bovine proteins. The immune system would then become primed to react to such proteins, and henceforth eating ‘eco-unfriendly’ food would induce unpleasant experiences. Another more striking example of human engineering is the possibility of making humans smaller. Human ecological footprints are correlated with our size. We need a certain amount of food to maintain each kilogram of body mass. This means that, other things being equal, the larger one is, the more food and energy one requires. Indeed, basal metabolic rate scales linearly with body mass and length. Larger people also consume more energy in other ways: car uses more fuel per mile to carry a heavier person; more fabric is needed to clothe larger people; heavier people wear out shoes, carpets, and furniture more quickly than lighter people, and so on. A way to reduce ecological footprints, then, would be to reduce size. Since weight increases with the cube of length, even a small reduction in, height, might produce a significant effect in size. 56 gv pallottino Libroscopio novembre 2014


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