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Storia di Ismail racconto - game scritto a più mani dalla classe IIG Istituto di istruzione secondaria di primo grado Dante Alighieri di Torino.

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1 Storia di Ismail racconto - game scritto a più mani dalla classe IIG Istituto di istruzione secondaria di primo grado Dante Alighieri di Torino

2 INDICE Cena a casa di Ismail Discorsi a tavola Fine della conversazione La partita Dopo la scuola Tornando a casa Cena, ultimo atto Una nuova amicizia Fine della storia Ismail racconta il primo giorno di scuola Christian racconta il primo giorno di scuola Il racconto del fratello Il racconto della madre Storia di Yaghmur I bambini soldato Storia di Roberto Storia di Johnny La guerra in Iraq Le favelas I veli islamici Immagini di veli islamici

3 Cena a casa di Ismail E sera. La cucina è illuminata da una luce giallastra: A tavola sono sedute cinque persone, ognuna davanti a un piatto di minestra: Nessuno parla, si sente solo il rumore dei cucchiai contro i piatti. Allimprovviso la voce di George rompe il silenzio: Comè andata la giornata, ragazzi? La piccola Hasna sorride e dice solo: Bene! A lei va sempre tutto bene. Non è così per Ismail. Alza la testa dal piatto, guarda i due fratelli e poi, rivolto a suo padre, scandisce le parole: Voglio tornare a casa! Il padre lo guarda sorpreso e gli chiede: Cosa è successo, Ismail? E lui: Oggi a scuola, durante lintervallo, tre ragazzi mi hanno spinto in bagno con la forza, mi hanno strappato dal collo la collana che mi aveva regalato mamma per il compleanno e lhanno buttata nel gabinetto. Poi mi hanno spinto a terra e uno di loro mi ha tirato un calcio. - Ismail solleva la maglietta sul fianco destro mostrando un grosso livido, poi continua – Quando mi sono rialzato non ho avuto il coraggio di dirlo alla prof. per timore che quelli si vendicassero. Ora però ho paura, è così da quando sono arrivato! Vuoi che Ismail continui a dire la sua? Vai a Ismail racconta il primo giorno di scuolaIsmail racconta il primo giorno di scuola Vuoi sentire la versione di uno dei suoi compagni? Vai a Christian racconta il primo giorno di scuola di IsmailChristian racconta il primo giorno di scuola di Ismail Vuoi semplicemente proseguire con la lettura del dialogo a cena? Vai alla pagina seguente

4 Discorsi a tavola Stare qui non mi piace.- prosegue Ismail, determinato - Non mi piace nulla: non mi piace come mi guardano, non mi piace quello che dicono. Adesso che capisco un po questa lingua, so quando parlano di me, sento come mi chiamano, credo anche di capire che cosa pensano della nostra cultura. E non mi piace !!! Non riesco ad avere amici e i professori non mi calcolano: certo non sanno che ero uno dei migliori della mia scuola, e mi pare che non lo vogliano neanche sapere. Sono trattato da ignorante e mi sento ogni giorno più ignorante. Capisci perché voglio tornare a casa, papà? Qui abbiamo da mangiare, Ismail, qui non cè la guerra…. E tu, papà, non ti chiedi a che ti serve aver studiato, per finire a lavorare come stai facendo? No, figliolo, ora, è vero, faccio un lavoro umile, ma mi guadagno onestamente da vivere; penso che ciò che ho studiato mi servirà e non mi importa se qualcuno mi considera un poveraccio, se mi giudica senza conoscermi… Ismail - interviene la madre – mi dispiace che tu sia così scoraggiato, ma vedrai che con il tempo le cose andranno meglio! Del resto non sei il solo ad affrontare difficoltà, anche tuo fratello e io ci sentiamo talvolta guardati con sospetto perché in qualche modo diversi…. Vuoi continuare ad ascoltare la madre di Ismail? Vai a racconto della madreracconto della madre Vuoi sentire la storia del fratello? Vai a racconto del fratelloracconto del fratello Vuoi semplicemente proseguire con la lettura del dialogo a cena? Vai alla pagina seguente

5 Fine dalla conversazione La cena è terminata, ma nessuno si è ancora alzato da tavola. Hasna ha aperto un quaderno e sta finendo un compito per il giorno dopo. Il papà si rivolge a Ismail: Tutto a posto per domani? Con una faccia non molto convinta, lui risponde:Sì papà, non ti preoccupare. Il papà non gli crede e insiste: Dimmi quello che hai in testa. Magari ti posso dare qualche consiglio. Te lho detto: quello che voglio è tornare al nostro paese. Il papà è sconfortato:Non possiamo tornare al paese, perché il nostro villaggio è stato distrutto, là non abbiamo più niente. Devi cercare di riuscire a stare con i tuoi compagni. Vedrai che con il tempo, conoscendovi, la situazione migliorerà. Ora non pensarci più e vai a dormire. Tra laltro, non sei mica lunico ragazzo straniero nella tua classe, non è vero?. E vero: ci sono Yaghmur, Roberto e il mio compagno di banco, Johnny. Vuoi conoscere la storia di Yaghmur? Vai a Storia di YaghmurStoria di Yaghmur Vuoi conoscere la storia di Roberto? Vai a Storia di RobertoStoria di Roberto Vuoi conoscere la storia di Johnny? Vai a Storia di JohnnyStoria di Johnny Vuoi direttamente continuare la lettura di ciò che accade? Vai alla pagina seguente.

6 La partita Il giorno dopo, a scuola. Alla terza ora arriva la professoressa di ginnastica. Oh no! Farò un'altra figuraccia pensa Ismail,disperato. Oggi faremo una partita di basket – annuncia la professoressa tirando fuori un pallone per tale gioco - fate due squadre. I capitani fanno le squadre e Ismail viene scelto per ultimo. Al terzo tempo la prof. rimprovera il suo capitano perché lo tiene sempre in panchina e lo fa uscire al suo posto. A metà tempo Ismail recupera il primo pallone in rimbalzo, scarta uno a uno gli avversari e lo passa sotto canestro a un compagno che realizza due punti. A questo punto le squadre sono 54 a 51. Ismail intercetta la rimessa avversaria e va a segnare. Dà il cinque al suo compagno di squadra Rodrigo, tornando in difesa. Negli ultimi secondi della partita fa una tripla, portando la sua squadra alla vittoria. A fine partita i i compagni gli fanno i complimenti e lui si sente finalmente realizzato. Per continuare la storia vai alla pagina seguente

7 Dopo la scuola I smail è per strada con un compagno, anche lui straniero. Ehi Ismail, bella giornata oggi… Sì, giornata bella, molto bella Parliamo in inglese Ismail, preferisci? Yes, I speak english Ok. Did you like to win at the E.P. lesson? Yes I did; I felt like I was the best … I felt like one of those guys… it was fantastic! Yeah, I also feel like this after winning a football match. Well, I am still very angry with some class mates cause they stole my necklace and they trough it in the W.C. Just forget it, dont worry The teacher thinks I dont understand anything…. Listen to me, when shes going to see your perfect work, shell like you much better! Ok, I trust you; look: heres my house, see you tomorrow! Bye, oh I like to speak in English very much. ciao Vuoi continuare la lettura? Vai alla pagina seguente Vuoi sapere che cosa si stanno dicendo altri due compagni classe? Vai a Tornando a casaTornando a casa

8 Francesco e Mirko tornano a casa da scuola, discutendo di Ismail, il ragazzo che ha fatto vincere il team blu contro il team rosso. Certo che quel ragazzo è proprio bravo a giocare a basket. Già, ci ha fatto vincere con 4 canestri da 3 punti! Sai, credo che abbiamo formulato ipotesi affrettate su di lui… E proprio vero; ora possiamo reclutarlo nella squadra di basket. Sì, andiamo a chiamarlo per giocare con noi ai giardini e diciamogli di venire alla palestra dove ci alleniamo. Okay, lo avviserò io: ho il suo numero di telefono. Se gioca bene, alla fine del campionato, alla festa, possiamo fargli un regalo. Regaliamogli un videogioco. Sì!, buona idea. Oh, siamo arrivati a casa mia…. ci vediamo. Ciao, a domani! Continua la lettura alla pagina seguente. Il

9 Cena, ultimo atto E sera, a casa di Ismail è ora di cena. Mentre tutti sono a tavola, lui si alza e inizia a raccontare la sua giornata: A scuola abbiamo fatto una partita di basket e la mia squadra ha vinto grazie a me; in quel momento mi sono sentito bene, i miei compagni mi hanno festeggiato dicendomi che ero stato molto bravo e che giocavo davvero bene!. Mamma e papà si congratulano con lui; suo fratello fa il superiore dicendo: Io sono molto più bravo di te, lo sai quante partite ho vinto in Iraq!. Ismail si siede e ricomincia a mangiare, tutto felice. Per dolce la mamma ha preparato un dolce tipico; lui fa il bis (cioè mangia quello che sua sorella ha lasciato ). Dopo cena si mette a pensare ai bei momenti vissuti, con grande allegria…. Forse la fortuna non gli aveva voltato le spalle. A un certo punto la sorella lo distoglie dai suoi pensieri, dicendo : Forza Ismail, è ora di andare a dormire !! A letto Ismail continua a pensare alla speciale giornata trascorsa… Vuoi sapere come si conclude la storia? Continua la lettura alla pagina seguente.

10 Una nuova amicizia Il giorno dopo, a scuola, la mattina si presenta ben diversa dal solito per Ismail: alcuni ragazzi addirittura vanno ad abbracciarlo e lo applaudono. Era stato bravissimo, aveva fatto vincere la squadra! Sul banco, al suo posto, Ismail trova un pallone, il regalo che i compagni hanno deciso di fargli per lo sforzo compiuto durante la partita. Veramente avevano avuto diverse idee, come ad esempio regalargli una catenina simile a quella che gli avevano buttato, ma pensarono che non sarebbe stata comunque la stessa cosa: quella gli era stata regalata dalla madre e il regalo di una madre non può dare le stesse emozioni di un regalo – anche se uguale - fatto da amici. Dopo pensarono di regalargli un bel portafoglio. Ma a che cosa sarebbe servito un portafoglio a un bambino di 12 anni? No,niente da fare. Si pensò poi a un cappellino, ma ancora una volta cera un intralcio tra loro e il regalo: per che squadra tifava? Fu allora che venne loro lidea di prendere un semplice pallone. Be,semplice mica tanto! Avevano messo le firme tutti quelli che lo avevano comprato! Quando vede il pallone,Ismail si sente molto felice anche perché ha la certezza di essere stato accettato dalla classe. Spera che stia nascendo una nuova amicizia.

11 Fine della storia La storia termina qui ma puoi tornare indietro e muoverti diversamente sul testo per aprire nuove pagine oppure puoi scegliere dallindice che cosa leggere. Vai allIndiceallIndice

12 Ismail racconta il primo giorno di scuola Ricordo perfettamente. Appena entrato in classe, mentre il prof mi presentava, mi batteva forte il cuore: avevo paura di essere disprezzato dai miei compagni e così è stato. Li ho visti vociare, ridere e indicarmi. Andando verso il banco, non vedo un piede, inciampo, cado per terra e subito sento le risate dei miei compagni che mi prendono in giro. Ismail è uno stupido! Mentre lurlo si alzava imponente, mi ricordo di aver guardato la porta aperta e pensato che tutta la scuola avrebbe sentito e saputo. Una volta seduto nel banco, vedo che anche il mio compagno è straniero. Mi fa capire di stare tranquillo, anche lui è stato trattato così e ha imparato a ignorare i bulli che gli davano fastidio. Si chiama Johnny, è africano; mi sembra che io e lui abbiamo molte cose in comune. Credo che diventerà il mio migliore amico. Vuoi conoscere la storia di Johnny? Vai a Storia di JohnnyStoria di Johnny Vuoi continuare a leggere la narrazione? Vai a discorsi a tavoladiscorsi a tavola

13 Christian racconta il primo giorno di scuola di Ismail Ricordo perfettamente il giorno in cui Ismail è entrato in classe per la prima volta: mi è sembrato un delinquente. Era vestito da straccione e puzzava daglio (ho addirittura pensato – ricordo - che forse la sua famiglia fosse molto povera e coltivasse aglio). Ci ho messo poco a scoprire che non aveva neanche un videogioco e, siccome nella mia classe devono averne tutti almeno uno (è la regola!), ho capito che non sarebbe stato dei nostri!! E poi… Non conosceva neanche un programma televisivo o un cartone animato, alle nostre domande rispondeva solo Sì, in seconda media aveva lo zaino dei Gormiti!! Come evitare che lo prendessimo in giro?? Il primo scherzo fu quello di rinchiuderlo in un gabinetto e togliergli quella orrenda catenina da due soldi che aveva al collo. Quando è uscito aveva una faccia…. Sembrava che piangesse per quellinsulsa catenella. Volevamo fargli un altro scherzo, ma la professoressa ci stava per beccare e abbiamo desistito. Per continuare a leggere la storia, vai a Discorsi a tavolaDiscorsi

14 Il racconto del fratello Ismail, ascolta come è andata il giorno in cui mi hanno preso al cantiere. Tu sai che sono un esperto, anzi un super esperto, nel lavoro alla fornace, visto che ne ho diretta una! Qui purtroppo non devo fabbricare mattoni, comunque in un cantiere me la so cavare. Non ho faticato molto a convincere il capo a provarmi, ma voleva che superassi delle prove fisiche. Sono state molto dure, ma ci sono riuscito. Il giorno dopo il colloquio, alle 6.00, mi sono presentato al cantiere, pronto per il mio primo giorno di lavoro. Come primo incarico dovevo portare 20 mattoni sulla schiena al terzo piano, per costruire un piccolo pezzo di muro. Ci sono riuscito e, siccome ero bravo, mi ha fatto costruire tutto il muro. Ci ho messo tutta la giornata e alla fine il capo mi ha approvato, così ho ottenuto il lavoro. Credevo fosse un buon inizio, ma non è stato così. Mi sento sotto scacco: se qualcosa non mi va, inutile protestare... Dovrei saperlo che ce ne sono altri 100, pronti a prendere il mio posto. Mentre lavoro sento spesso che mi gridarono frasi offensive, che hanno apprezzamenti ironici, o che mi insultano perché sono venuto a rubare il loro lavoro. Maledetta guerra! Se non fosse per lei, io non sarei qui! - Vuoi avere notizie sulla guerra in Iraq di cui parla il fratello di Ismail? Vai a guerra in Iraqguerra in Iraq - Vuoi continuare la narrazione? Vai a fine della conversazionefine della conversazione

15 Il racconto della madre Caro Ismail, io comprendo quello che provi. Anche a me capita di sentirmi esclusa e diversa dalle donne di questo paese. Spesso quando cammino per la strada, la gente mi fissa come se non avesse mai visto una donna con il velo. E poi….Credi che io mi senta a mio agio non capendo la lingua italiana? Tutte le volte che esco, devo portare con me tua sorella Hasna, perché senza di lei non capirei nulla di quello che mi dicono! Lo sai che faccio la spesa solo al supermercato per non parlare con nessuno? Anche lì mi sento osservata, ma la gente non mi guarda negli occhi (anche se quelli sono scoperti!), guarda i miei abiti, il foulard, il velo, che mi rendono diversa, anche se sono sempre la stessa. Mi mancano le chiacchiere con le vicine e i discorsi con le amiche; penso però che, come ho imparato un po di inglese, imparerò anche la lingua di questo paese. Non ti preoccupare, Ismail, secondo me, prima o poi saremo felici e trattati da persone normali. Vuoi sapere perché le donne islamiche osservanti portano il velo? Vai a I veli islamiciI veli islamici Vuoi continuare la storia? Vai a Fine della conversazioneFine della conversazione

16 Storia di Yaghmur Ciao, io sono Yaghmur, una ragazza etiope. Ho nove fratelli e una sorella più grande; mia madre si è sposata a 15 anni, io ne ho 14 e probabilmente, se fossi rimasta nel mio paese, avrei già preso marito, come la mia amica Annikah: lei abita ancora in Etiopia, ha la mia età ed è sposata con un signore che ha quasi 40 anni. Lei vive male, suo marito le proibisce di fare qualsiasi cosa, persino di parlare al telefono con le sue amiche. Quando mi chiama (ovviamente di nascosto), mi dice che è come se stesse in prigione … Meno male che la mia famiglia si è trasferita qui in Italia, dove – lo so – mi sposerò solo quando lo vorrò. E dire che Annikah la pensava come me: voleva aspettare letà giusta per sposarsi e per capire il significato del matrimonio. Mi ricordo molte discussioni, in cui i suoi genitori insistevano e alla fine la obbligavano a fare ciò che loro volevano, andando contro la sua volontà! Lultima volta che lho vista mi ha detto che i suoi genitori lhanno ingannata, dicendole che luomo con cui si sarebbe dovuta sposare era una brava persona e che lavrebbe trattata come una regina; invece lei mi ha raccontato che suo marito la picchia e la maltratta! Suo marito pretende troppo da lei e pensa di essere il suo padrone,come se la vita di Annikah dipendesse da lui. Io non vorrei mai essere trattata così,come un oggetto! Qui in Italia vivo bene, ho molti amici che mi hanno accolta senza pregiudizi. Sono felice di essere in questo paese perché mi sono ambientata piuttosto in fretta, anche grazie allaiuto dei miei professori. Ho imparato bene la lingua italiana, mi piace studiarla e sono brava! Come ho già detto prima, qui mi sposerò alletà giusta con la persona giusta e questo è molto importante!. _ Vuoi continuare la narrazione? Vai a La partitaLa partita _ Vuoi leggere la storia di Roberto? Vai a Storia di RobertoStoria di Roberto _ Vuoi leggere la storia di Johnny? Vai a Storia di Jhonny…Storia di Jhonny

17 I bambini soldato I bambini soldato sono una triste realtà del Congo orientale, dove dal 1996 dura una guerra che ha già prodotto quattro milioni di morti: sono chiamati Kadogo, sono stati presi con la forza, costretti a imparare a combattere, spinti ad ammazzare e a torturare. Alcuni (ma non più del 20%) si arruolano volontariamente per guadagnare soldi per sfamare le proprie famiglie, altri sono arruolati con la violenza e impiegati per combattere, per lavorare nelle miniere o al trasporto delle armi o, se femmine, per cucinare, fare il bucato o essere sfruttate sessualmente. La maggior parte delle bambine ( le più giovani hanno 12 anni), una volta liberate rifiutano di abbandonare chi le ha schiavizzate: hanno paura della libertà, perché dopo essere diventate serve della truppa, il loro villaggio e la loro famiglia si rifiuteranno di accoglierle nuovamente. Le storie dei bambini soldato si somigliano tutte: sono stati presi dopo luccisione dei genitori, sono stati picchiati finché non hanno imparato a obbedire a qualsiasi ordine, compreso quello di uccidere. Ci sono organizzazioni umanitarie che si occupano di loro, cercando di liberarli negoziando con i ribelli. LUnicef, per esempio, dal 2005 ha liberato circa bambini soldato. Nel Congo sono stati creati diciassette centri per accogliere gli ex Kadogo e circa 250 famiglie ricevono soldi per un loro primo reinserimento. Nel mondo ci sono 86 paesi che consentono larruolamento di minorenni. I bambini impiegati negli eserciti regolari e nei gruppi armati nel mondo sono , di cui solo in Africa. Nel 2007 ci sono state diciassette guerre in cui hanno combattuto anche bambini. - Torna a La storia di JohnnyLa storia di Johnny

18 Storia di Roberto Mi chiamo Roberto e vengo dal Brasile. Ricordo anchio di essere stato preso in giro per le mie abitudini, come quando mi hanno fatto lo sgambetto quando mangiavo. Adesso però mi sono inserito abbastanza bene, anche perché ho dimostrato di non essere una pappamolla e di essere piuttosto bravo nello sport! Rimpiango un po il Brasile e gli amici che avevo là, ma capisco i miei genitori, che sono partiti in cerca di un lavoro più stabile. Non eravamo proprio poveri, ma i problemi erano davvero tanti. Avevo tanti amici con cui giocavo, quasi sempre per strada; alcuni di loro vivono nelle favelas, gran brutti posti… - Vuoi sapere che cosa sono le favelas? Vai a Le favelasfavelas - Vuoi continuare a leggere la storia? Vai a La partitaLa partita

19 Storia di Johnny Mi chiamo Johnny, vengo dal Congo e sono molto felice di essere qui in Italia. Sono arrivato due anni fa, fuggendo da un paese in guerra. Anche a me il primo giorno di scuola ha procurato molta ansia: mi sentivo sempre osservato e mi pareva di essere preso in giro. Ho vissuto qualche brutto momento ma, con il passare del tempo, sono stato in grado di reagire alle provocazioni e mi sono, anzi, fatto più di un amico. Sono riuscito a vivere in modo sereno, a vivere la vita normale che desideravo. Dicevo che sono fuggito da un paese in guerra: la mia famiglia, infatti, è riuscita ad organizzare il lungo viaggio che ci ha portati dal Congo fino a qui. I miei genitori temevamo per me e i miei fratelli: avevano paura che, nel caos della guerra, avremmo potuto, per qualche disgraziata circostanza, finire nella folta schiera dei bambini soldato. - Vuoi sapere chi sono i bambini soldato del Congo? Vai a I bambini soldatoI bambini soldato - Vuoi continuare la narrazione? Vai a La partitaLa partita

20 Guerra in Iraq E un conflitto in atto, iniziato il 20 marzo 2003 con linvasione dellIraq da parte di una coalizione formata da Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Polonia, con contributi minori da parte di altri Stati, tra cui lItalia. Le truppe della coalizione prevalsero facilmente sullesercito iracheno e nel maggio 2003 il presidente statunitense Bush proclamò concluse le operazioni militari su larga scala. Tuttavia, nonostante numerosi Paesi si siano uniti alla coalizione inviando contingenti militari, il conflitto prosegue. Esso si è trasformato in una guerra civile, che vede da una parte le forze internazionale e il nuovo governo iracheno (e le milizie curde e sciite che lo appoggiano) e dallaltra un movimento di resistenza di cui fanno parte blocchi disparati. I tentativi di porre fine allo scontro attraverso un processo politico (come elezioni del 2005) non hanno avuto esito. Recentemente la situazione irachena è stata resa ancora più intricata da alcune incursioni turche nel nord del Paese, giustificate dallasilo offerto dai Curdi iracheni a membri di organizzazioni ( come il PKK) che sarebbero responsabili di atti terroristici in Turchia. Torna a Il racconto del fratelloIl racconto del fratello

21 Le favelas Con il termine favela (portoghese, plurale: favelas) si indicano le baraccopoli brasiliane, costruite generalmente alla periferia delle maggiori città. Il nome favela deriva da un fatto storico: rifugiati ed ex soldati reduci di una sanguinosa guerra di fine Ottocento nello stato di Bahia occuparono un terreno collinare libero presso Rio de Janeiro, poiché il governo, che alla fine della guerra aveva smesso di pagarli, non diede loro delle abitazioni in cui vivere. Quella collina, che divenne il loro accampamento, era chiamata in precedenza Morro da Providência, ma fu da loro denominata Morro da Favela, dal nome di una pianta che cresce prosperosa nel semi-arido sertao brasiliano. Le abitazioni di tali quartieri sono costruite con diversi materiali, da semplici mattoni a scarti recuperati dall' immondizia, molto spesso con coperture di Eternit. I problemi più evidenti sono il degrado, la criminalità diffusa e la scarsità di igiene pubblica, dovuta alla mancanza di idonei sistemi di fognatura e di acqua potabile. Le favelas più conosciute sono quelle sulle colline attorno a Rio de Janeiro. Nel 2004 si stimò che il 19% della popolazione di Rio vivesse nelle favelas. Rocinha, Paradade Lucas. Maré e Turano sono alcune tra le più famose; esse illustrano drammaticamente la differenza esistente tra la povertà ed il benessere, posizionate come sono proprio accanto agli edifici lussuosi e agli appartamenti della società ricca di Rio. Sebbene le più famose favelas siano quelle nei sobborghi di Rio de Janeiro, ve ne sono in tutte le principali città del paese. Torna a Storia di RobertoStoria di Roberto

22 I veli islamici Hijab: è il velo che copre i capelli delle donne. Burka: è la tunica tradizionale delle donne afghane, che nasconde tutto il corpo e ha una retina all'altezza degli occhi che consente di vedere. Keffiah: è il copricapo a scacchi (bianco-neri o bianco-rossi), a volte bloccato con l'okkal, un cordone nero (indossato nelle occasioni pubbliche). Niqab: prevalentemente diffuso nei Paesi islamici sunniti, è un velo nero che copre l'intera figura e lascia due uniche fessure, all'altezza degli occhi. Rusari: in origine, non era diverso dal chador; oggi è una lunga veste nera che avvolge, non solo la testa, ma tutto il corpo della donna. Torna a Il racconto della madreIl racconto della madre Vuoi vedere alcune immagini di veli? Vai a Immagini di veli islamiciImmagini di veli islamici

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24 Gli autori Gli autori siamo noi, i ragazzi della II G della Dante Alighieri: abbiamo ideato la storia e poi, a coppie, ne abbiamo scritto una parte. I nostri nomi: Stefano Agnetta, Riccardo Apparete, Francesca Barbetta, Simona Cipriani, Deborah Di Marco, Noemi Farina, Andrea Ferlazzo, Matteo Ferraro, Andrea Frigo, Eleonora Gastaldi, Alessandro Guastella, Niccolò Lippo, Stefano Luzzitelli, Manuela Mirigliano, Matilde Molinaro, Anastasyia Motyl, Francesca Muià, Robert Muscalu, Marco Oglietti, Andrea Pelullo, Raffaele Piluso, Chiara Specos, Rossella Terzolo, Ilenia Villani e la prof. Laura Sabbatini.


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