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TAVOLO DI LAVORO PROTOCOLLO DI CONTINUITA ASSISTENZIALE PROGETTO ORMA.

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Presentazione sul tema: "TAVOLO DI LAVORO PROTOCOLLO DI CONTINUITA ASSISTENZIALE PROGETTO ORMA."— Transcript della presentazione:

1 TAVOLO DI LAVORO PROTOCOLLO DI CONTINUITA ASSISTENZIALE PROGETTO ORMA

2 QUALCHE DATO DI CONTESTO Il tavolo ha una composizione trasversale e coinvolge:Il tavolo ha una composizione trasversale e coinvolge: Istituzioni (comuni, ASL, AO, Scuola)Istituzioni (comuni, ASL, AO, Scuola) Privato Sociale (enti accreditati sociali e socio sanitari)Privato Sociale (enti accreditati sociali e socio sanitari) Terzo settore (Associazioni)Terzo settore (Associazioni) Clienti (famiglie)Clienti (famiglie)

3 DATI DI CONTESTO SERVIZI COINVOLTI: Servizio sociale comunaleServizio sociale comunale Comunità sociale cremascaComunità sociale cremasca Neuropsichiatria infantileNeuropsichiatria infantile PsichiatriaPsichiatria Consultorio familiare integrato ASL (area disabili)Consultorio familiare integrato ASL (area disabili) ScuolaScuola Enti gestoriEnti gestori Rappresentanti delle famiglieRappresentanti delle famiglie

4 DATI DI CONTESTO Coinvolge diverse professionalità e ruoli: NeuropsichiatriNeuropsichiatri PsichiatriPsichiatri Assistenti SocialiAssistenti Sociali Educatori ProfessionaliEducatori Professionali InsegnantiInsegnanti PsicologiPsicologi GenitoriGenitori

5 DATI DI CONTESTO Il tavolo si è riunito periodicamente dal per n.8 incontri ed un totale di n. 25 ore di calorosi e vivaci scambi di opinione con un nucleo forte di presenze stabili e alcune partecipazioni incuriosite di operatori che sconfinano da altri distretti. Il tavolo si è riunito periodicamente dal per n.8 incontri ed un totale di n. 25 ore di calorosi e vivaci scambi di opinione con un nucleo forte di presenze stabili e alcune partecipazioni incuriosite di operatori che sconfinano da altri distretti.

6 FINALITA DEL TAVOLO 1) Promozione dellattenzione alle persone in condizioni di gravità attraverso lorganizzazione di specifiche risposte ed interventi e di una rete di servizi dotata di strumenti,professionalità e strutture sufficienti a garantire lattivazione di forme di supporto flessibili. 2) Promozione di un nuovo approccio culturale alla disabilità, fondato sullintegrazione del modello medico e del modello sociale. 3) Promozione dellintegrazione socio-sanitaria in ambito territoriale rafforzando il raccordo e il coinvolgimento dei servizi sanitari e socio-sanitari di sostegno alla persona e alla famigli dellAsl, dellAO, con i servizi sociali delle amministrazioni locali e con i soggetti pubblici e privati. 4) Definizione delle priorità territoriali individuate attraverso il confronto e la riflessione tra tutti i soggetti territoriali pubblici e privati.

7 OBIETTIVI 1)Rendere esigibili i diritti dei cittadini in condizione di disabilità. 2) Definire e regolamentare le procedure di accesso ai servizi e le modalità operative che facilitino lapproccio della persona alla rete dei servizi, in unottica di centralità della persona disabile. 3) Favorire la continuità assistenziale della persona disabile.

8 IMPRESCINDIBILE Presenza di 3 poli di riferimento stabili e fissi: COMUNICOMUNI ASLASL AZIENDA OSPEDALIERAAZIENDA OSPEDALIERA

9 DESTINATARI Il campo di applicazione specifico di questo protocollo riguarda i Disturbi generalizzati di Sviluppo in soggetti che si trovano in una età compresa tra i 13 e i 30 anni..Il campo di applicazione specifico di questo protocollo riguarda i Disturbi generalizzati di Sviluppo in soggetti che si trovano in una età compresa tra i 13 e i 30 anni.. ci rendiamo conto che la costruzione di un nuovo e buon modello operativo non può esaurirsi limitatamente ad uno specifico gruppo di sindromi ma possiamo tranquillamente pensare ed ambire ad ampliare il campo di azione di questo protocollo allambito più generale della Disabilità.ci rendiamo conto che la costruzione di un nuovo e buon modello operativo non può esaurirsi limitatamente ad uno specifico gruppo di sindromi ma possiamo tranquillamente pensare ed ambire ad ampliare il campo di azione di questo protocollo allambito più generale della Disabilità.

10 A che punto siamo? Si converge sullidea che le risorse a favore della persona con disabilità debbano essere attivate da una rete integrata di servizi, che funzioni come un sistema di vasi comunicanti, tali da potenziarsi a vicenda attraverso una concertazione degli interventi e una governance degli stessi. Si converge sullidea che le risorse a favore della persona con disabilità debbano essere attivate da una rete integrata di servizi, che funzioni come un sistema di vasi comunicanti, tali da potenziarsi a vicenda attraverso una concertazione degli interventi e una governance degli stessi.

11 Principi di fondo Il tavolo converge allunanimità su taluni principi di fondo quali: Centralità della personaCentralità della persona Importanza del progetto di vitaImportanza del progetto di vita Individualizzazione dei progetti e degli interventiIndividualizzazione dei progetti e degli interventi Globalità e diacronicità della presa in caricoGlobalità e diacronicità della presa in carico

12 TRA IL DIRE E IL FARE…parola dordine: semplificare Lorientamento del tavolo è, non tanto verso la creazione di una nuova sovrastruttura distrettuale centralizzata che funga da regia nel processo di accompagnamento del progetto di vita individuale, quanto piuttosto la realizzazione di azioni individualizzate che vedano il costituirsi di Gruppi di lavoro ad hoc per ogni caso.

13 Parola dordine … flessibilità Dora in avanti chiameremo i gruppi di lavoro TEAM INTEGRATI. Ovvero team di operatori di diversa appartenenza e professionalità, ma, tutti, di volta in volta, coinvolti o coinvolgibili sulle situazioni specifiche, con il fine di garantire nel tempo la definizione di un Progetto Globale Individualizzato dellutente, che, per la sua complessità, chiama in causa competenze afferenti a discipline diverse e riconducibili a servizi erogati da più enti. Ovvero team di operatori di diversa appartenenza e professionalità, ma, tutti, di volta in volta, coinvolti o coinvolgibili sulle situazioni specifiche, con il fine di garantire nel tempo la definizione di un Progetto Globale Individualizzato dellutente, che, per la sua complessità, chiama in causa competenze afferenti a discipline diverse e riconducibili a servizi erogati da più enti.

14 Parola dordine…integrazione Lintegrazione di tali competenze richiede un forte coordinamento interistituzionale oltre alla capacità di collaborazione e di dialogo tra i professionisti interessati. Il sostegno al progetto educativo e di vita per il disabile si giova del fatto che tutti i componenti del team esprimano le proprie competenze differenziate - genitoriale, sanitaria, educativa, didattica, assistenziale - in una prospettiva sinergica, subordinandole alle finalità del piano personalizzato piuttosto che ai vincoli del mansionario. Lintegrazione di tali competenze richiede un forte coordinamento interistituzionale oltre alla capacità di collaborazione e di dialogo tra i professionisti interessati. Il sostegno al progetto educativo e di vita per il disabile si giova del fatto che tutti i componenti del team esprimano le proprie competenze differenziate - genitoriale, sanitaria, educativa, didattica, assistenziale - in una prospettiva sinergica, subordinandole alle finalità del piano personalizzato piuttosto che ai vincoli del mansionario.

15 TEAM INTEGRATI FUNZIONI DEI TEAM: valutare le condizioni personalivalutare le condizioni personali individuare i bisogni di sostegnoindividuare i bisogni di sostegno individuare gli obiettivi del progettoindividuare gli obiettivi del progetto definire le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del servizio sanitario nazionaledefinire le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del servizio sanitario nazionale definire i servizi alla persona con particolare riferimento al recupero e allintegrazione sociale;definire i servizi alla persona con particolare riferimento al recupero e allintegrazione sociale; definire le misure economiche necessariedefinire le misure economiche necessarie definire le potenzialità e degli eventuali sostegni per il nucleo familiare.definire le potenzialità e degli eventuali sostegni per il nucleo familiare.

16 IL REFERENTE Ogni TEAM INTEGRATO, in merito al singolo caso, nomina un CASE MANAGER scelto tra le figure professionali coinvolte tenendo conto del principio della migliore opportunità per quel soggetto in quella determinata fase della sua vita. Ogni TEAM INTEGRATO, in merito al singolo caso, nomina un CASE MANAGER scelto tra le figure professionali coinvolte tenendo conto del principio della migliore opportunità per quel soggetto in quella determinata fase della sua vita.

17 IL REFERENTE La figura del case manager è intesa quale facilitatore dei processi di attivazione e funzionamento dei gruppi di lavoro nonché quale referente privilegiato nellinterfaccia con la famiglia ma, mai in nessun caso, sostituisce nellesecuzione dei propri compiti istituzionali e professionali gli operatori della rete coinvolti nel processo di cura del soggetto La figura del case manager è intesa quale facilitatore dei processi di attivazione e funzionamento dei gruppi di lavoro nonché quale referente privilegiato nellinterfaccia con la famiglia ma, mai in nessun caso, sostituisce nellesecuzione dei propri compiti istituzionali e professionali gli operatori della rete coinvolti nel processo di cura del soggetto

18 Parola dordine…specificità degli strumenti di lavoro Gli operatori dei team integrati devono poter approfondire le problematiche specifiche relative allautismo provenienti sia dallambito medico che da quello psicopedagogico. Infatti le modalità più adeguate per affrontare le problematiche che caratterizzano lautismo(e, per estensione, le disabilità intellettive), convergono sul punto cruciale che afferma la priorità di una serie di interventi di sviluppo di competenze e di sostituzione positiva di comportamenti problema attraverso una metodologia sostanzialmente abilitativa e psicoeducativa Infatti le modalità più adeguate per affrontare le problematiche che caratterizzano lautismo(e, per estensione, le disabilità intellettive), convergono sul punto cruciale che afferma la priorità di una serie di interventi di sviluppo di competenze e di sostituzione positiva di comportamenti problema attraverso una metodologia sostanzialmente abilitativa e psicoeducativa

19 UN APPRODO IN OGNI SNODO Accompagnare il soggetto e la sua famiglia nel percorso di vita implica trovare approdi in ogni snodo della rete. Ovvero: Capacità di accogliere la domandaCapacità di accogliere la domanda Attivare il teamAttivare il team Garantire la presa in carico per gli aspetti di competenzaGarantire la presa in carico per gli aspetti di competenza Capacità di viversi nella rete in funzione di dare coerenza e condivisione alle mete del Progetto di vita del soggetto.Capacità di viversi nella rete in funzione di dare coerenza e condivisione alle mete del Progetto di vita del soggetto.

20 UN APPRODO IN OGNI SNODO UN POSSIBILE PASSAGGIO OPERATIVO INTERMEDIO: APRIRE LE PORTE da parte delle equipe di accoglienza dei tre poli (Comuni, ASL, AO) attualmente operative definendo un calendario di incontri periodici finalizzati al confronto sui casi di confine nelle fasi di accoglienza e verifica. APRIRE LE PORTE da parte delle equipe di accoglienza dei tre poli (Comuni, ASL, AO) attualmente operative definendo un calendario di incontri periodici finalizzati al confronto sui casi di confine nelle fasi di accoglienza e verifica.

21 STRUMENTI OPERATIVI CARTELLA SOCIALE UNICA INFORMATIZZATA

22 SISTEMA DI CONTROLLO Chi verificaChi verifica Cosa verifica (indicatori qualitativi e quantitativi)Cosa verifica (indicatori qualitativi e quantitativi) Strumenti di verificaStrumenti di verifica Tempi di verificaTempi di verifica

23 PROTOCOLLO SPERIMENTALE OTTOBRE/NOVEMBRE 2010

24 CRITICITA ASSISTENTE SOCIALE COMUNALE: Lattuale assetto organizzativo dei Servizi Sociali di base fa temere che esso possa rendere fragile la possibilità di rendere attuativo il ruolo dellA.S. che il tavolo attribuisce a questa figura professionale. Ciò in ragione del fatto che lelevato numero delle figure coinvolte, il loro turnover, il numero più ristretto di casi seguito da ciascuna possano far disperdere il patrimonio di competenza specifica che si può costruire attraverso il frequente interscambio professionale e lesperienza mano a mano acquisita sulla materia. Lattuale assetto organizzativo dei Servizi Sociali di base fa temere che esso possa rendere fragile la possibilità di rendere attuativo il ruolo dellA.S. che il tavolo attribuisce a questa figura professionale. Ciò in ragione del fatto che lelevato numero delle figure coinvolte, il loro turnover, il numero più ristretto di casi seguito da ciascuna possano far disperdere il patrimonio di competenza specifica che si può costruire attraverso il frequente interscambio professionale e lesperienza mano a mano acquisita sulla materia. Quali ipotesi per il futuro?: 1.Una sola AS referente distrettuale 2.Una AS specialista in disabilità per ogni sub ambito territoriale

25 CRITICITA ASL: 1.Quale investimento di personale, in particolare rispetto al CFI settore Disabili? 2.Quale ruolo per lufficio di protezione giuridica?

26 CRITICITA AZIENDA OSPEDALIERA: Quale investimento sostanziale nel rendere operativa lapertura delle porte fra NPI e CPS?

27 CRITICITA CARTELLA SOCIALE INFORMATIZZATA: Come costruire una sezione relativa al Progetto di vita nella cartella sociale così da tradurre in portfolio la diacronicità e la coerenza degli obiettivi?


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