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MASSIMILIANO STRAMAGLIA I NUOVI PADRI. PER UNA PEDAGOGIA DELLA TENEREZZA, EUM, MACERATA, 2009 L’EDUCAZIONE ALLA DEMOCRAZIA: RIFLESSIONI PEDAGOGICHE E TEMI.

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1 MASSIMILIANO STRAMAGLIA I NUOVI PADRI. PER UNA PEDAGOGIA DELLA TENEREZZA, EUM, MACERATA, 2009 L’EDUCAZIONE ALLA DEMOCRAZIA: RIFLESSIONI PEDAGOGICHE E TEMI EDUCATIVI

2 L’ASSORBIMENTO (O INGROSSAMENTO) L’amore di padre, annota Alberto Pellai, “passa anche attraverso il contatto fisico” precoce con il neonato. La morbidezza della pelle del lattante, infatti, produce una sorta di “attaccamento paterno”, molto simile a quello materno, che Martin Greenberg definisce assorbimento, “quasi un bisogno fisico di contemplare, toccare, stringere a sé il figlio”. La tenerezza del lattante, la sua indifesa creaturalità, il suo impellente bisogno di cure e attenzioni, sollecitano, nell’odierno padre di famiglia, un accrescimento emotivo (da cui il termine “engross”, ingrandimento) che provoca una gradevole sensazione di potenziamento dell’identità maschile. Il nuovo padre, in altri termini, si sente “più grande”, percepisce una sorta di “autoaccrescimento” responsabilizzante che pure non pare gravoso, ma che, al contrario, ingenera sollecitudine e amorevolezza.

3 Il possibile, forse utopico, salto politico di qualità, potrebbe darsi nell’educare i nuovi padri alla tenerezza responsabile, e nel generalizzare il modello educativo paterno all’intera comunità civile. Occorre una famiglia sempre più ispirata al paradigma della tenerezza, con padri sempre più paterni, che sappia diffondere il messaggio di stabilità paterna anche al di fuori delle mura domestiche.

4 UN PADRE TENERO EDUCA ALLA DEMOCRAZIA Una storica ricerca di Robert E. Lane, condotta su un campione di 15 padri di famiglia statunitensi figli di cittadini immigrati, indaga la possibile correlazione “fra espressioni politiche e esperienze infantili”. In 4 casi su 15, i rapporti con il proprio padre risultano di tipo oppositivo.

5 Alcune peculiarità di fondo, annota Robert E. Lane, accomunano i 4 casi: il disinteressamento totale per la sfera pubblica, correlato a un inadeguato sviluppo del senso di sicurezza personale e a elevatissimi “tassi di ansietà”; un punteggio elevatissimo nella scala dell’autoritarismo; l’assenza di spirito critico nei confronti degli uomini politici, riverbero dell’infantile paura del padre, in contrapposizione alla “capacità di critica aperta” rilevata in cinque soggetti identificati affettivamente al padre; una visione pessimistica del “mondo” e del progresso sociale, diversa dalla visione ottimistica rilevata nei soggetti attaccati affettivamente al padre.

6 La ricerca rileva, pertanto, “un’importante componente familiare della vita democratica americana”. In termini specifici, un’importante componente affettiva paterna della vita democratica statunitense.

7 LE POLITICHE SOCIALI PER LA FAMIGLIA: IL CONGEDO DI PATERNITÀ La legge n. 1204 del 1971 (“Tutela della lavoratrici madri”) conferisce alla madre il diritto di astenersi dall’attività professionale non solo per il periodo obbligatorio di cinque mesi, ma per ulteriori facoltativi sei mesi nell’arco del primo anno di vita del bambino (esclusività). Con la legge n. 903 del 1977 (“Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”), il congedo semestrale è riconosciuto al padre “in alternativa alla madre lavoratrice ovvero quando i figli siano affidati al solo padre” (alternatività).

8 La legge n. 53 del 2000 (“Disposizioni per il sostegno alla maternità e alla paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”): estende il diritto al congedo parentale sia al padre che alla madre, anche concomitantemente; consente al padre di fruire del congedo parentale a partire da anni 0 e alla madre a partire dalla fine del periodo di “astensione obbligatoria” (il puerperio, infatti, è tutelato dalla fruizione di cinque mesi di congedo a partire dall’ottavo o dal nono mese di gravidanza); dilata i tempi di fruizione del congedo fino ai primi otto anni di vita del bambino, per un totale di dieci mesi complessivi (sei mesi potenziali cadauno), elevabili a undici qualora il padre decida di astenersi dal lavoro per un periodo “continuativo o frazionato” di almeno tre mesi; riconosce al genitore unico un periodo di complessivi dieci mesi di astensione facoltativa (concomitanza).

9 Il più attuale Decreto Legislativo n. 151 del 2001 (“Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità”) annovera, tra le varie disposizioni, la fruibilità del congedo di paternità in alternativa al congedo di maternità per cinque mesi “o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre”, e menziona il congedo parentale quale diritto fruibile anche dal padre secondo le modalità previste della legge n. 53 del 2000.

10 Nella prospettiva disegnata da Norberto Galli, l’educazione politica familiare inizia con l’educazione sociale, ad anni 0, e permane con l’educazione civica, in età adolescenziale, quale “dilatazione” delle necessaria premessa sociale. Se il padre educa al “fuori”, più tempo da trascorrere con il proprio bambino nei primi mesi di vita corrisponde a una maggiore dilatazione dello spazio psichico infantile di accoglimento della realtà esterna, ma non solo: più tempo da trascorrere con il proprio bambino nei primi anni di vita favorisce la precocità dell’insorgere della coscienza, che per sua natura è anche coscienza sociale e diviene, nel tempo, coscienza civica.

11 L’AFFIDAMENTO CONDIVISO Nel 1987, annota Marino Maglietta, è rimessa al giudice, in caso di separazione dei coniugi, non solo la facoltà di stabilire l’affidamento esclusivo della prole a un unico genitore (“affidamento alla madre”, in breve), ma anche quella di optare per un affidamento di tipo congiunto o alternato. Queste ultime due tipologie di affidamento si rivelano, nel tempo, fallimentari: l’affido alternato viene condannato dall’ordine degli psicologi, che, attraverso la metafora del “ping pong”, disegnano il bambino come un pacco postale, spedito “da una casa all’altra”; l’affido congiunto mostra parimenti i suoi limiti, in quanto “obbliga la coppia a una pressoché quotidiana consultazione per stabilire accordi su ogni minimale decisione”.

12 La legge n. 54 del 2006 (“Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”) risponde, finalmente, alla logica dell’accordo educativo parentale anche nei casi diffusi di disaccordo coniugale. L’affidamento condiviso promuove un democratico turnover decisionale tra coniugi nel rispetto del principio costituzionale di pari opportunità e di quello della comunanza degli intenti educativi, che pure risulta problematico in situazioni di disaccordo pregresso all’interno della coppia coniugale.

13 Si tratta, infatti, di un provvedimento per lo più disatteso. La proposta pedagogica della pro-genitorialità solidale (Michele Corsi, Vanna Iori) appare più consona del modello giuridico teso a promuovere la bigenitorialità (Marino Maglietta). Un padre e una madre che co-operino educativamente non realizzano, per l’appunto, una somma educativa (co- genitorialità), ma una moltiplicazione di intenti (pro- genitorialità). Secondo Vanna Iori, “i padri soli stanno scoprendo e mostrando le loro dimensioni affettive, i sentimenti, recuperando un ruolo paterno protettivo e tenero”.

14 L’ASSOCIAZIONISMO PATERNO Sorgono, a tale proposito, nuove realtà associative costituite da “padri che rivendicano il diritto di crescere i loro figli con pari opportunità rispetto alla madre” (Paola Nicolini). Compito delle associazioni, oggi, potrebbe darsi nel promuovere lo sviluppo di gruppi di autocoscienza maschile, paterna, parentale, che siano in grado di coinvolgere padri e madri nel compito complesso di ridefinizione dei propri ambiti di intervento in linea con una pedagogia dell’accordo educativo parentale e della pro-genitorialità.

15 LE SCUOLE DEI GENITORI Le Scuole dei Genitori possono, in tal senso, rispondere al bisogno di formazione-informazione dei coniugi o dei conviventi ai compiti educativi parentali: genitori non si nasce, ma si diventa. Esse contribuiscono a creare: una cultura della tenerezza (preservando i coniugi dalla crescente deriva del tenerume); uno stile educativo fondato sull’autorità democratica (o sull’equilibrio tra affetto e norma); una procedura di democratizzazione (incoraggiando il coinvolgimento dei nuovi padri nei processi di riflessione e di meta-riflessione parentali).

16 PER UNA PEDAGOGIA DELLA TENEREZZA La tenerezza dei nuovi padri, conquista recente di una storia da riscrivere, è la nuova forza per un’educazione potenzialmente riuscita. Sulla scorta dell’indagine compiuta, indichiamo alcuni sentieri possibili connessi a improcrastinabili emergenze educative.

17 PADRI E FIGLIE: UNA RELAZIONE COMPLESSA Gli studi di ordine psicologico si soffermano molto, ma non ancora abbastanza, sulla relazione tra padre e figlia. Gianna Schelotto pone particolare enfasi sul rilievo dell’imprimatur paterno in merito alle future scelte della figlia. Il padre, a partire dai tre anni d’età, è il modello maschile che si deciderà di amare per la vita. Lo psicologo e psicoanalista francese Alain Braconnier definisce il significato esistenziale del padre per la figlia: il padre è “il primo uomo per il quale si è importanti” e “il primo uomo che conta”.

18 Essere importanti per qualcuno che conta è la chiave dello sviluppo infantile. Sentirsi importanti e di valore è premessa di felicità per la persona adulta. In caso contrario, si è figli di nessuno: la persona sviluppa un senso di inadeguatezza e un sentimento di nullità difficilmente risarcibili.

19 Rapporti difficili o inesistenti tra padre e figlia riducono la persona umana a percepirsi erroneamente “non persona” (come annota Alain Braconnier in riferimento al caso Monroe). La pedagogia, pertanto, è chiamata a interrogarsi sulle modalità attraverso le quali i nuovi padri, teneri e solleciti, possano educare le nuove figlie, così diverse dalle figlie del passato, a sentirsi protagoniste e a sperimentare nuovi ambiti di affermazione della propria unicità. Uno per tutti: la politica.

20 I NUOVI FIGLI I nuovi miti giovanili, secondo l’interpretazione di Andrea Smorti e Maurizio Quilici, si pongono quali sostituti disperanti di inedite incompetenze genitoriali. In riferimento al ruolo e alla funzione educativa paterna, i Nostri avvertono: “Pensiamo che il modello fisicamente esistente (eroe politico, idolo sportivo o musicale…) o esistente solo a livello di fumetto o di finzione artistica, o addirittura costruito fantasticamente, possa talvolta svolgere una funzione sostitutiva in soggetti deprivati del padre. Si tratterà di modelli che si differenziano dagli altri per essere assolutamente perfetti. Il soggetto li costruisce infatti non sulla base delle caratteristiche reali, ma in funzione dei propri desideri di onnipotenza infantile. Essi saranno così enormemente superiori ai padri reali”.

21 Diversi interrogativi sollecitano la riflessione pedagogica ed educativa sui nuovi figli: quali le motivazioni soggiacenti la scomparsa dell’eroe politico; quali le incompetenze genitoriali tali da suscitare il ridestarsi adulto dell’onnipotenza infantile; quale il nesso tra identificazione a modelli di perfezione e disagio giovanile; l’indagine circa la molteplicità di cause concorrenziali che inducano alla fuga dalla realtà e al rifugio nella finzione.

22 SOCIETÀ FRATERNO/SORORALE ED EDUCAZIONE ALLA DEMOCRAZIA La scomparsa della comunità fraterno/sororale, correlata al fenomeno del figlio unico, sollecita ulteriori piste di ricerca in ordine al tema della democrazia quale spazio di condivisione tra pari. L’approccio sistemico-relazionale, infatti, consente di avvalorare la tesi secondo cui un rapporto di fratellanza vissuto con equilibrio consenta lo sviluppo di qualità prosociali, di empatia, di collaborazione reciproca, di immedesimazione nell’altro il cui provenire e divenire, in qualche misura, mi appartiene.

23 Il rapporto fraterno è una risorsa fondamentale ai fini della costruzione di un nuovo ethos civile. La fraternità sperimentata in famiglia si riverbera sulle relazioni sociali in termini di fratellanza, solidarietà, familiarità, affiatamento.

24 EDUCAZIONE E SOLIDARIETÀ Infine, il tema più volte sfiorato della solidarietà apre a questioni di indubbio rilievo pedagogico. Annota Emanuele Ferrari: “La nostra Costituzione respinge la concezione liberale della massima libertà e quella socialista della massima uguaglianza e si ispira al principio di solidarietà, tentando un difficile equilibrio tra libertà e uguaglianza. Quando si tratta di trasferire i diritti politici e civili dall’idealistica affermazione di principio al loro concreto esercizio, impone dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale. Il principio della solidarietà non è concepito come una scelta libera e volontaria, ma come dovere giuridico (art. 2 Cost.)”.

25 Se un paternage del cuore si nutre di solidarietà interparentale, e se la solidarietà è principio di mediazione fra l’eguaglianza e la libertà sostanziali della persona umana, la delucidazione dei significati pedagogici di “solidarietà” (aiuto, accordo, sostegno, fratellanza) consente, allora, la qualificazione di itinerari educativi validi per la promozione di una nuova cultura democratica: famiglie solide per valori solidi, generatori di tenerezza e democrazia.


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