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Presentazione sul tema: ""— Transcript della presentazione:

42 La formazione dell’identità sessuale
Modulo II

43 Contenuti del modulo II La formazione dell’identità sessuale
Le componenti dell’identità sessuale Il sesso biologico e l’intesessualità La formazione dell’identità di genere Transessualismo e transgenderismo Orientamento sessuale Omofobia interiorizzata Introduci brevemente i contenuti del modulo

44 Le componenti dell'identità sessuale
Spiega che la sessualità è stata a lungo oggetto di discussione in ambito morale, religioso e giuridico finché nella seconda metà dell'800 è divenuta oggetto di studio in ambito scientifico. Premetti che molti studiosi e filosofi (Focault, 1997) hanno criticato la modalità con cui la scienza ha descritto e analizzato le identità sessuali, evidenziando da una parte come tali studi muovevano da paradigmi eterosessisti, inficiati da numerosi pregiudizi sessuali e dall'altra come,attraverso il processo di categorizzazione caratteristico dell'indagine scientifica, hanno formato rappresentazioni semplificate di realtà complesse, che spesso non corrispondono a verità e possono così distorcere e invalidare la nostra percezione di questi fenomeni. Per questi motivi in ambito scientifico-accademico è assai attuale il dibattito sulla validità e l'utilità dell'uso di definizioni diagnostiche per la descrizione di dimensioni dell'identità sessuale. Ciononostante nell'approcciare questi argomenti è utile, almeno in un primo momento, conoscere le definizioni scientifiche e il modo in cui il mondo medico e psichiatrico ha studiato omosessualità e transessualismo, che viene sintetizzato nelle slide di questo modulo. Spiega i concetti di sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale. L’identità sessuale è parte della comprensione profonda che una persona ha di se stessa come essere sessuato, di come si percepisce e di come vuole essere percepito dagli altri. Include quattro componenti: il sesso biologico (se si è fisicamente maschio o femmina o, come nel caso dell’intersessualità, se si presentano i caratteri sessuali primari e secondari di entrambi), il ruolo di genere (modo di vestire, linguaggio del corpo e comportamenti che sono classificati come “maschili” o “femminili” in una determinata cultura), l’identità di genere (la convinzione interiore di essere un uomo, una donna o entrambi come per i transgender) l’orientamento sessuale (l’attrazione erotica e affettiva verso un sesso, l’altro o entrambi)‏ Non necessariamente questi aspetti dell’identità sessuale sono congruenti tra loro. Descrivi la tua identità sessuale come esempio per chiarire questi concetti e le loro differenze. Usa la tua descrizione per sottolineare alcuni concetti importanti. Ad esempio, se sei omosessuale ma molto convenzionale nel ruolo di genere puoi metterlo in evidenza per mettere in discussione lo stereotipo che le persone omosessuali hanno atteggiamenti caratteristici dell'altro sesso. 44 44

45 Esercitazione Come descrivereste la vostra identità sessuale?
Puoi introdurre questa esercitazione riportando la tua autodescrizione dell'identità sessuale come esempio o distribuendo un esempio scritto di autodescrizione dell'identità sessuale. Chiedere agli astanti di provare a descrivere la propria identità sessuale è molto utile per consolidare i concetti appresi ripensandoli attraverso la propria storia e la propria esperienza e incrementando parallelamente la capacità di comprendere maggiormente su un piano emotivo e personale la complessità del processo di formazione delle componenti dell'identità sessuale. Evidenzia nelle descrizioni riferite il collegamento tra affettività e sessualità, tra contesto sociale e comprensione di sé e altri aspetti che ti sembrano rilevanti in relazione ai contenuti della lezione. Allo stesso tempo l'esercitazione è molto “personale” e, se i componenti della classe sono molti, può essere troppo lunga. Decidi se farla valutando il “clima” dell'aula e il ritmo delle lezioni, al limite selezionando solo alcune autodescrizioni per la discussione in plenaria.

46 Sesso e genere Sesso: termine usato nel campo della biologia e della medicina per definire le persone come maschio/femmina utilizzando criteri di categorizzazione fondati su dati biologico-naturali (cromosomi e conformazione genitale)‏ Genere: termine usato per indicare, relativamente alla definizione del maschile/femminile, un processo di costruzione sociale per cui ogni cultura definisce gli attributi che ritiene appropriati per maschi e femmine. Spiega il concetto di sesso biologico, evidenziando il suo uso in campo medico e biologico. Il concetto di genere è stato introdotto nel 1975 dall'antropologa Gayle Rubin per sottolineare come le disegualianze esistenti tra uomini e donne non fossero la conseguenza “naturale” dei loro corpi, bensì il prodotto di specifiche costruzioni sociali. In questo senso, se il termine sesso definisce quell'insieme di caratteristiche fisiologiche strutturali, soprattutto riproduttive, che distinguono i maschi dalle femmine, il genere corrisponde all'organizzazione sociale di questa differenza sessuale, ovvero la modalità con cui le società hanno interpretato le differenze tra il maschile e il femminile e a partire da esse hanno costruito la loro organizzazione sociale, culturale e (ri)produttiva. 46 46

47 Il sesso biologico: livelli di definizione e manifestazione della differenza sessuale
Sesso genetico o cromosomico‏ Sesso gonadico Sesso endocrino Sesso fenotipico Differenziazione sessuale del cervello Descrivi i livelli di definizione e manifestazione biologica della differenza sessuale. Evidenzia come la differenziazione sessuale a livello biologico sia un processo complesso, che coinvolge una serie di meccanismi “a catena”: Sesso genetico o cromosomico: xy (maschio) e xx (femmina)‏ Sesso gonadico: testicolo (gonade maschile) e ovaia (gonade femminile)‏ Sesso endocrino: ormoni sessuali steroidei (androgeni, estrogeni); vengono prodotti da ovaie, testicoli e ghiandola surrenale e influenzano lo sviluppo e le funzioni dell'apparato riproduttivo, la formazione dei caratteri sessuali corporei secondari e per il comportamento sessuale. Sesso fenotipico: genitali esterni e caratteristiche sessuali secondarie. Differenziazione sessuale del cervello: specializzazione cerebrale maschile e femminile rispetto a determinate abilità, attitudini, comportamenti, strettamente correlati all'azione del sistema ipotalamico-ipofisario e, in modo più specifico, alla diversa struttura e al funzionamento del sistema nervoso centrale di maschi e femmine. 47 47

48 Intersessualità Persone i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili Un individuo intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili. L'ermafroditismo è un tipo di condizione intersessuale Spiega che cos'è l'intersessualità. Spiega che l'ermafroditismo è un tipo di intersessualità ma che esistono molte altre “varianti” sessuali. Spiega che le condizioni intersessuali sono un “fenomeno invisibile”, sia perché spesso non immediatamente riconoscibili da un punto di vista medico, sia perché non emergono socialmente a causa della medicalizzazione precoce e della stigmatizzazione sociale. Fornisci alcuni dati sulle persone intersessuali. Ad esempio, secondo l'Intersex Society of North America, un bambino ogni nasce con genitali ambigui per una dozzina di ragioni diverse. Evidenzia la scarsa conoscenza e visibilità delle sindromi intersessuali e fai riferimento al dibattito intorno alla questione della “medicalizzazione” delle persone intersessuali. Intersessualità: il sesso biologico di un essere umano è determinato dai geni e successivamente dall’intervento degli ormoni. Quando sussistono discrepanze tra il sesso cromosomico e il sesso gonadico (ovaie e testicoli), così come tra i caratteri sessuali primari e secondari, si ha il fenomeno dell’intersessualità. L’incidenza è di un bambino su L’identità di genere di una persona si sviluppa entro il quattordicesimo mese di vita, ma a volte questo limite può essere spostato anche più avanti nel tempo. Questo significa che fino a quel momento il genere di un bambino può anche essere ri-attribuito nei casi in cui questo sia necessario. I cambiamenti che avvengono nel feto durante il suo sviluppo possono riguardare i caratteri sessuali primari e secondari e possono non essere corrispondenti tra loro, dando luogo all’intersessualità. Le condizioni intersessuali sono molte e hanno varie cause, sia congenite che acquisite (come nel caso di alcuni disturbi ormonali). Possono intervenire sia a livello cromosomico che ormonale che morfologico. Le persone intersessuali, rispetto al resto della popolazione, presentano più spesso una non conformità tra il sesso biologico e l’identità di genere e spesso desiderano cambiare sesso. Molti intersessuali riportano di aver subito traumi causati dai trattamenti medici, dalla vergogna di essere “diversi” e di aver subito operazioni chirurgiche invasive con conseguenze a volte drammatiche (per esempio, l’impossibilità di sperimentare piacere sessuale). In alcuni Paesi esistono gruppi di auto-aiuto specifici per queste persone. Puoi approfondire con le dispense. 48 48

49 Immagine inserita per mostrare come il contesto culturale possa determinare la patologizzazione oppure no rispetto all’ intersessualità. Nella foto proposta la persona è adulta e conserva i genitali esterni M e F. Nelle aree europee e USA si tendeva invece a intervenire chirurgicamente alla nascita con demolizione e ricostruzione in maniera tale da poter assegnare un solo genere (M o F) definito in modo rigido e netto rispetto all’ altro della categoria di genere binaria M o F Puoi suggerire la visione film “XXY”, di Lucia Puenzo. 49 49

50 Approccio biologico e approccio socioculturale al tema della differenza sessuale
Approccio biologico: le caratteristiche di personalità, le attitudini, i comportamenti, i sistemi di credenza rispettivamente maschili e femminili sono biologicamente determinati Approccio socioculturale: femminilità e mascolinità sono apprese sulla base dell’interiorizzazione di condizionamenti socioculturali Spiega il paradigma biologico e la sua interpretazione delle differenze sessuali. Spiega come la differenza tra maschi e femmine è considerata “naturale”, radicata nel sesso inteso come dato biologico. Spiega come il riferimento al biologico in tema di differenza sessuale legittima concezioni, opinioni, stereotipi che giustificano una specifica divisione di ruoli e funzioni legate al sesso stesso, e chiudono nell'etichetta di disfunzionalità realtà non corrispondenti ai criteri standard posti dalla pretesa ovvietà “biologica”. Evidenzia il collegamento del paradigma biologico con la divisione in ruoli caratteristica della nostra società e la sua modalità interpretativa riduzionistica e deterministica. Spiega il paradigma socioculturale. Evidenzia come questo paradigma riferisce le matrici della differenza sessuale non al dato biologico, quanto a tutti gli elementi che rientrano nella categoria di genere, sottolinenando l'importanza dei processi socio-culturali, storici e politico-ideologici.Spiega come secondo questo paradigma la biologia fissa le precondizioni della sessualità umana, mentre i modelli della vita sessuale e della differenza sessuale sono prodotti da meccanismi socioculturali. L'approccio socioculturale fa riferimento al concetto di genere, dimostrando che sono precise categorie ideologiche a determinare specifiche rappresentazioni della differenza sessuale. Sottolinea la differenza tra i due approcci e come producono visioni diverse della differenza sessuale. Concludi spiegando che attualmente facciamo riferimento a un approccio integrato, che prende in considerazione entrambe le prospettive e studia l’interazione tra fattori biologici e socioculturali. 50 50

51 Identità di genere e ruolo di genere
Identità di genere: continuo e persistente senso di sé come maschio o come femmina (Stoller, 1968)‏ Ruolo di genere: tutto ciò che una persona dice o fa per evidenziare agli altri o a se stesso il grado della sua femminilità, mascolinità e ambivalenza (Money, 1975)‏ Spiega il concetto di identità di genere. Evidenzia che il termine “identità di genere” si riferisce al vissuto psicologico di una persona. Introduci il concetto che non sempre l'identità di genere è coerente con il sesso biologico. Spiega il concetto di ruolo di genere. Evidenzia come la parola “ruolo” si riferisca agli studi della psicologia sociale, ovvero dei comportamenti che mettiamo in atto in riferimento alle relazioni con gli altri. Sottolinea la variabilità/flessibilità del ruolo di genere delle persone a seconda dei vari contesti socioculturali. 51 51

52 La formazione dell'identità di genere
Il mito di Ifi e Ante (Ovidio, Metamorfosi)‏ In tutte le epoche storiche e in tutte le culture sono sempre esistite persone con identità di genere diversa dal proprio sesso biologico di nascita Gli studi hanno dimostrato che la formazione dell'identità di genere è un processo complesso che coinvolge l'interazione di numerosi fattori e che è diverso per ogni persona Racconta il mito di Ifi e Ante di Ovidio (Metamorfosi, libro IX, vv ), introducendo così il problema del carattere “innato” o “appreso” della formazione dell'identità di genere (trovi il mito completo nelle dispense di approfondimento). Spiega come gli studi sui meccanismi di formazione dell'identità di genere sono vari e molto complessi. La ricerca su questo argomento non è arrivata a una conclusione certa, ma piuttosto ha rilevato l'importanza di svariati fattori biologici, psicologici, ambientali, sociali e familiari che interagiscono tra di loro nel determinare l'identità di genere di una persona. Se vuoi, cita alcuni degli studi più importanti in questo ambito (Zucker & Bradley, 1995; Money, 1975). Concludi spiegando che la formazione dell'identità di genere è un processo complesso e diverso per ognuno di noi e che non può essere compreso attraverso spiegazioni semplicistiche o riduzioniste. Quello che sappiamo con certezza è che in ogni epoca storica e in tutte le culture sono sempre esistite persone con identità di genere diverse dal sesso biologico di nascita. 52

53 Transessualità 1949 David Cauldwell conia il termine “transessuale”
Transessualità: condizione di una persona in cui l'identità di genere maschile o femminile non è corrispondente al sesso biologico e che, sovente, persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio corpo, attraverso interventi medico-chirurgici Transessuale “MtF” e Transessuale “FtM” Spiega che il termine “transessuale” è stato coniato alla fine degli anni '40 da David Cauldwell, che lo utilizzò per descrivere la patologia di una ragazza “ossessionata” dall'idea di essere un maschio. Spiega che attualmente con il termine transessualità facciamo riferimento a quella condizione in cui l'identità di genere è opposta al sesso biologico di nascita. Spiega che le persone transessuali possono scegliere di intraprendere un percorso medico-chirurgico di adeguamento del proprio corpo fisico alla propria identità di genere psichica. Definisci e spiega le sigle “Transessuale MtF” e “Transessuale FtM”, sottolinenando come molte persone con il termine “transessuale” spesso si riferiscono alle persone transessuali MtF, senza essere a conoscenza del transessualismo da femmina a maschio. Infine spiega anche come un errore comune nel linguaggio riguarda l'uso di articoli e pronomi maschili e femminili verso le persone transessuali e spiega il corretto uso di essi. 53 53

54 Lo studio del transessualismo in ambito medico-scientifico
Seconda metà dell'800: prime descrizioni e definizioni di persone transessuali in ambito scientifico Stigmatizzazione e criminalizzazione delle persone transessuali e travestiti Fallimento dei tentativi di terapia medica (prescrizione di ormoni del proprio sesso biologico) e psicologica Inizio '900: Hirschfeld e i primi interventi chirurgici (1921, 1930, 1931)‏ Spiega come è solo alla fine dell'800 che la sessualità, fino a quel momento analizzata e discussa soltanto in ambito morale o religioso, diviene oggetto di studio scientifico. In quegli anni, quindi, autori importanti come Westphal, Krafft-Ebing e Ellis, cominciano a descrivere persone con identità e ruoli di genere diversi dal sesso biologico di nascita, spesso confondendo persone omosessuali e transessuali. Spiega come questi primi studi assumevano come scontato un paradigma di “malattia” delle differenze sessuali, essendo condotti in un momento storico in cui l'eterosessismo e l'omofobia erano realtà indiscusse. Molti di questi autori parlavano di “inversione sessuale” e ipotizzavano una causa biologica. Spiega come per molti decenni fra la fine del 1800 e i primi anni del 1900 molti uomini venivano stigmatizzati e criminalizzati perché si travestivano e comportavano da femmine e le persone transessuali venivano sottoposte a tentativi di "guarigione" sia attraverso la psicoterapia sia attraverso la somministrazione di ormoni del proprio sesso genetico. Tali tentativi furono fallimentari e determinarono un numero elevatissimo di suicidi fra le persone transessuali che subivano tali trattamenti. Descrivi la storia e le teorie di Magnus Hirschfeld, fondatore del Comitato Scientifico Umanitario (1897) e dell'Istituto per la ricerca sessuale di Berlino (1919). Hirschfeld cominciò a distinguere diversi tipi di travestitismo, firmava dei documenti medici per legittimare il fatto che alcuni uomini si travestissero da donna, preparò una petizione contro la legge tedesca sulla sodomia (firmata, tra gli altri, da personaggi illustri come Einstein) e sperimentò i primi interventi chirurgici di cambiamento di sesso operando due volte il suo paziente Rudolf (penectomia nel 1920 e creazione di una neovagina nel 1930), che divenne “Dora” e provando l'impiantazione di ovaie sul pittore danese Wegner che morì in sala operatoria (1931). Hirschfeld dovette emigrare in America in seguito all'ascesa nazista in quanto ebreo e comunista e il suo Istituto fu bruciato dai nazisti. Nel museo ebraico di Berlino ci sono ancora testimonianze e foto dei suoi pazienti. Spiega come è solo alla fine dell’800 che la sessualità, fino a quel momento analizzata e discussa soltanto in ambito morale o religioso, diviene oggetto di studio scientifico. In quegli anni, quindi, autori importanti come Westphal, Krafft-Ebings e Ellis, cominciano a descrivere persone con identità e ruoli di genere diversi dal sesso biologico di nascita, spesso confondendo persone omosessuali e transessuali. Spiega come questi ultimi studi assumevano come scontato un paradigma di “malattia” delle differenze sessuali, essendo condotti in un momento storico in cui l’eterosessismo e l’omofobia erano realtà indiscusse. Molti di questi autori parlavano di “inversione sessuale” e ipotizzavano una causa biologica. Spiega come per molti decenni fra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900 molti uomini venivano stigmatizzati e criminalizzati perché si travestivano e mostravano atteggiamenti femminili. Spesso le persone transessuali venivano sottoposte a tentativi di guarigione sia attraverso la psicoterapia che la somministrazione di ormoni del proprio sesso genetico. Tali tentativi furono fallimentari e determinarono un numero elevatissimo di suicidi fra le persone transessuali che subivano tali trattamenti. Descrivi la storia e le teorie di Magnus Hirschfeld, fondatore del Comitato Scientifico Umanitario (1987) e dell’Istituto per la ricerca sessuale di Berlino (1919). Hirschfeld cominciò a distinguere diversi tipi di travestitismo, firmava documenti medici per legittimare il fatto che alcuni uomini si travestissero da donna, preparò una petizione contro al legge tedesca sulla sodomia (firmata, tra gli altri, da personaggi illustri come Einstiein) e sperimentò i primi interventi chirurgici di cambiamento di sesso operando due volte il suo paziente Rudolf (penectomia nel 1920 e creazione di neovagina nel 1930), che divenne “Dora” e provando l’impiantazione di ovaie sul pittore danese Wegner che morì in sala operatoria (1931). Hirschfeld dovette emigrare in America in seguito all’ascesa nazista in quanto ebreo e comunista e il suo Istituto fu bruciato dai nazisti. Nel Museo ebraico di Berlino ci sono ancora testimonianze e foto dei suoi pazienti. 54 54

55 Mr. Rudolf Mostra e commenta la foto di Mr.Rudolf, diventata Dora dopo gli interventi chirurgici (1920, 1930). 55

56 Mostra e commenta le foto, evidenziando il fatto che queste persone, come molte altre negli stessi anni, venivano stigmatizzate e detenute in manicomi criminali perché si travestivano o esprimevano un'identità di genere femminile. Sottolinea come nella didascalia delle foto viene usato il termine “travestito”. Spiega che in diversi contesti (ad esempio anche articoli di cronaca, puoi fare riferimento ad episodi recenti, come il caso dell’ex Presidente della Regione Lazio, Marrazzo) spesso il termine travestito viene usato come sinonimo del termine transessuale. Questo è un errore che genera confusione a livello concettuale e linguistico, espressione della conoscenza superficiale che la maggior parte delle persone ha di questi argomenti. 56

57 Esercitazione Che differenza c'è tra una persona travestita e una persona transessuale? Prendendo spunto dall'osservazione fatta sulle didascalie delle foto delle slide precedenti chiedi ai partecipanti come risponderebbero a questa domanda. Falli sentire liberi di esprimere le loro opinioni, senza preoccuparsi del fatto che probabilmente le risposte sono scorrette. La domanda serve per stimolare una riflessione sulle loro conoscenze e realizzare che le informazioni che “circolano” su questi argomenti sono vaghe e confuse. Sottolinea che naturalmente questo è responsabilità della società e dei media, che non informano o al contrario “disinformano” su questi argomenti. Spiega che nel linguaggio scientifico la parola travestito fa riferimento ai feticisti da travestimento, ovvero a quelle persone che si eccitano indossando abiti femminili. La persona transessuale si identifica con il sesso opposto, mentre non sente di appartenere al sesso biologico di nascita. Nel linguaggio comune spesso la parola travestito invece viene usata per descrivere un uomo che indossa abiti femminili, spesso persone transessuali che stanno realizzando il percorso medico e naturalmente questa differenza nell'uso delle parole crea confusione nella comprensione di queste situazioni.

58 Harry Benjamin, “Santo patrono delle persone transessuali”
“So che, con l'aiuto di Dio e quelli che pensano come te, questo sarà un passo avanti nella comprensione della razza umana. Mi chiedo se ci saranno altri che ci seguiranno in questa battaglia.” Christine Jorgersen (in una lettera a Harry Benjamin)‏ ‏1951: intervento di George Jorgersen Harry Benjamin (1953, 1966): distinzione tra travestiti e transessuali e necessità dell'intervento medico Spiega che è tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50 che cambiò la prospettiva riguardo al transessualismo in campo medico. Racconta la storia dell'intervento di George Jorgersen in Danimarca e spiega come negli stessi anni in America l'endocrinologo Harry Benjamin cominciò a descrivere in modo più preciso il transessualismo, distinguendolo dal travestitismo, e soprattutto insistendo sulla necessità di intervenire da un punto di vista medico per adeguare il corpo delle persone transessuali al loro vissuto psichico e farle smettere di soffrire. Spiega che Harry Benjamin in un celebre articolo (Transvestitism and Transexualism, 1953) distinse il travestitismo dal transessualismo. Benjamin descrisse come i travestiti sono uomini (spesso attratti da donne), a cui piace travestirsi o che si eccitano sessualmente travestendosi con indumenti femminili, mentre un uomo transessuale sente profondamente di essere una donna e soffre per il fatto di non avere un corpo e delle sembianze femminili. La condizione di questi due gruppi di persone è estremamente diversa. Benjamin in un articolo successivo (The transexual phenomenon, 1966), descrisse in modo più approfondito come le persone transessuali soffrissero profondamente per la loro condizione e insistette sulla necessità di intervenire da un punto di vista medico per aiutarle. In quegli stessi anni, infatti, la medicina aveva raggiunto progressi importanti in questo campo, ad esempio con la sintesi di ormoni artificiali che potevano essere utilizzati in questo ambito. Benjamin fu soprannominato “santo patrono dei transessuali” proprio perché fu il primo scienziato a insistere sull'importanza di soddisfare le richieste di queste persone di modificare il loro corpo e sull'impossibilità di aiutarle altrimenti. Se vuoi, leggi le parole della lettera di Christine Jorgersen indirizzata a Harry Benjamin e commentale, sottolinenando come le persone transessuali hanno sempre dialogato con i medici e gli psichiatri di riferimento, dando contributi importanti alla ricerca scientifica in questo campo (ad esempio partecipano alle associazioni di studio e ai convegni sul transessualismo). Puoi approfondire con le dispense. 58

59 Il trionfo dell'approccio medico
Definizione di Disturbo di Identità di Genere (DSM-IV-TR, 2000)‏ Pubblicazione dei criteri di eleggibilità per il percorso medico Paradosso della definizione di disturbo psichiatrico e cura medica Spiega il trionfo dell'approccio medico nella cura del transessualismo dopo Harry Benjamin. Spiega come negli anni '70 sono cominciate le ricerche e gli interventi medici di riattribuzione chirurgica di sesso ed è presto diventata necessaria una regolamentazione di questi interventi. Spiega che cos'è la Harry Benjamin International Dysphoria Association e le sei edizioni dei criteri di eleggibilità che servono come riferimento per valutare l'idoneità delle persone al percorso medico. Puoi utilizzare la dispensa per approfondire questo argomento e fornire informazioni più dettagliate. Descrivi la definizione e i criteri diagnostici delle attuali diagnosi di “Disturbo di Identità di Genere” in età evolutiva e in adolescenza e età adulta del DSM-IV-TR (2000). Sottolinea il paradosso della cura medica per un disturbo psichiatrico e accenna al dibattito sulla questione della definizione di malattia psichiatrica per il transessualismo e sul futuro cambiamento di definizione diagnostica nel DSM-V. Spiega che allo stato attuale del dibattito è stato deciso che cambieranno la definizione e i criteri diagnostici. 59

60 Il DIG in età evolutiva Raro Più comune nei maschi
Coinvolge aspetti psicologici, biologici, familiari e sociali Ha delle conseguenze che non sono facilmente prevedibili Descrivi il DIG in età evolutiva. Sottolinea come il DIG in età evolutiva sia un fenomeno raro, più comune nei maschi e come l'evoluzione di questo disturbo sia incerta (spiega che secondo alcune ricerche circa l'80% dei bambini con DIG crescendo diventano omosessuali). I comportamenti e sintomi tipici sono: dichiarazione d'identità di genere opposta al proprio sesso biologico, indossare abiti del sesso opposto, scegliere giochi e attività e assumere ruoli tipici del sesso opposto, preferire amicizie con persone del sesso opposto, simulare movimenti e voci del sesso opposto e disforia anatomica. Fai qualche esempio. Puoi utilizzare la dispensa per approfondire questo argomento e fornire informazioni più dettagliate. 60 60

61 Esercitazione Lettura dell' estratto del romanzo per adolescenti “Luna” di Julie Anne Peters Descrivi la complessità delle problematiche relative al DIG in età evolutiva, per l'intrecciarsi di disagio psicologico individuale, difficoltà dei familiari a comprendere la situazione dei figli, difficoltà ambientali, soprattutto riferite al contesto scolastico o all'ambiente di vita delle famiglie. Cita il film “La mia vita in rosa” di Alain Berliner e il romanzo “Luna” di Julie Anne Peters, recentemente pubblicato in Italia. Distribuisci il brano selezionato per l'esercitazione, trovi il brano tra le dispense. Lascia il tempo per leggerlo e successivamente guida la discussione, facilitando i commenti e il confronto. Del brano puoi evidenziare: Descrizione della socializzazione degli stereotipi di genere (giochi maschili e femminili, torta divisa a metà etc.)‏ Emozioni dei personaggi della storia: vergogna/imbarazzo dei genitori, frustrazione e delusione di Liam, rabbia del babbo, dispiacere della sorella minore che assiste alla scena empatizzando con il fratello... Descrizione della spontaneità delle inclinazioni/prefrenze di Liam (attrazione per la ballerina sulla torta e per i regali “femminili”)‏ Descrizione degli elementi di sofferenza di Liam (frustrazione per non poter avere I regali richiesti e rabbia per essere colpevolizzato per questo)‏ Descrizione delle reazioni dell'ambiente: le bambine immediatamente prendono in giro oppure si approfittano della posizione debole di Liam, il padre dopo essere stato imbarazzato ed essersi vergognato si arrabbia e reagisce con violenza. 61 61

62 Il DIG in età adulta In alcuni casi proseguimento del DIG in età evolutiva Adolescenza periodo critico Percorso medico: terapia ormonale e interventi chirurgici di riattribuzione di sesso Orientamento sessuale eterosessuale e omosessuale Descrivi il “Disturbo di identità di genere in età adulta”. Spiega che i percorsi con cui si struttura un'identità di genere opposta al sesso biologico sono complessi e vari e quindi l'identità di genere opposta può manifestarsi a età diverse. Spiega che nella maggior parte dei casi l'adolescenza costituisce comunque un momento critico, a causa dello sviluppo sessuale e della necessità di comprendere e formare la propria identità sessuale. Spiega che le persone transessuali possono decidere di intraprendere il percorso medico a qualsiasi età, oppure possono anche decidere di non farlo per vari motivi. Descrivi in modo essenziale il percorso medico, spiegando che consiste nella terapia ormonale e negli interventi chirurgici di riattribuzione di sesso. Puoi usare la dispensa per approfondire l'argomento del percorso medico. 62 62

63 MtF FtM Maggiore stigmatizzazione e discriminazione sociale
Maggiore prevalenza? Maggiore visibilità sociale Buona riuscita chirurgica Difficoltà a passare per donne Maggiore psicopatologia Minore stigmatizzazione e discriminazione sociale Minore prevalenza? Minore visibilità sociale Limiti delle tecniche chirurgiche “ricostruttive” Facilità a passare per uomini Migliore adattamento sociale e psicologico Leggi e commenta alcune differenze caratteristiche delle persone MtF e FtM. Spiega che i maschi che esprimono identità di genere femminile sono maggiormente stigmatizzati e discriminati nella nostra società e che questo fenomeno è già osservabile nelle scuole, a cominciare da quelle elementari (ad esempio un bambino a cui piace giocare con le bambole e che vorrebbe fare danza viene solitamente preso in giro con maggior violenza di una bambina che vorrebbe giocare a calcio). Spiega che secondo i dati attuali (se vuoi puoi citare le stime del DSM-IV-TR: 1 maschio adulto su e una femmina adulta su ) sono più numerose le persone transessuali MtF ma che questo dato potrebbe non corrispondere alla realtà, ma dipendere da altri fattori che hanno rallentato l'uscire allo scoperto delle persone transessuali FtM (minor accesso alle cure mediche da parte delle donne, minor attenzione all'identità sessuale delle donne etc.). Commenta il fatto che le persone transessuali MtF sono assai più visibili socialmente, tanto che molte persone ignorano l’esistenza delle persone transessuali FtM. Spiega che, mentre gli interventi chirurgici per il cambiamento di sesso da maschio a femmina hanno una buona riuscita (genitali identici a quelli femminili), vi sono ancora limiti importanti per quanto riguarda le tecniche ricostruttive dei genitali maschili (falloplastica). Al contrario le persone transessuali MtF difficilmente riescono a passare per donne dopo gli interventi chirurgici (a causa di caratteristiche corporee immodificabili come la grandezza delle ossa e l'altezza), mentre le persone transessuali FtM sono difficilmente riconoscibili e si integrano per questo con maggiore facilità. Concludi sottolineando che le ricerche evidenziano una maggiore psicopatologia e difficoltà di adattamento delle persone transessuali MtF e che è possibile ipotizzare che questo dato sia collegabile alle maggiori difficoltà sociali nelle loro vite. 63

64 Commenta le foto e descrivi brevemente le vite di Christine Jorgersen e Lynn Conway.
Christine Jorgensen: nata George William Jorgensen, Jr., è stata celebre come una delle prime persone al mondo ad essersi sottoposte al cambio di sesso: nel suo caso, da uomo a donna. Un caso mediatico scoppiò il primo dicembre 1952, quando il New York Daily News mise la sua storia in prima pagina (sotto il titolo "Ex-GI becomes blond beauty": "Ex soldato diventa una bella bionda") annunciando che in Danimarca Jorgensen era stata la prima persona a sottoporsi con successo a un'operazione chirurgica per il cambio di sesso. In realtà non era affatto il primo caso (operazioni chirurgiche di vaginoplastiche erano state eseguite fin dal 1930), ma Christine divenne una volonterosa portavoce di transessuali e transgender. Durante gli anni 1970 e 1980, la Jorgensen girò nei campus universitari e in altri luoghi per parlare della sua esperienza. Era conosciuta per la sua schiettezza e l'arguzia raffinata. Lynn Conway: è nata a New York nel 1938 ed è una famosissima informatica statunitense. Ha lavorato alla IBM negli anni '60 e nel 1965 ha inventato il sistema DIS che rese possibile la creazione del primo computer superscalare. Nel 1968 fu licenziata dalla IBM, dopo aver rivelato di essere transessuale e di voler transizionare. La Connway aveva già fatto un primo tentativo di transizione alla fine degli anni '50, ma era fallito a causa dell'ignoranza e delle ritrosie dei medici. A partire dal 1967 si sottopose alle cure di Harry Benjamin, pioniere nel trattamento dei transessuali, e completò il suo percorso di transizione con la riassegnazione chirurgica di sesso. Da uomo la Conway si era sposata e aveva avuto due figli. Dopo aver perso il suo lavoro all'IBM e la possibilità di vedere i suoi figli ricominciò da zero, lavorando come programmatrice a contratto. Per paura di rivivere l'esperienza umiliante del licenziamento all'IBM, decise di non rivelare la propria transessualità. Nel 1973 entrò al Centro di Ricerca Xerox di Paolo Alto e cominciò a lavorare sul VLSI design. In quegli anni scrisse con Carver Mead Introduction to VLSI Systems, un lavoro fortemente innovativo destinato a diventare un punto di riferimento per migliaia di progettisti di chip. Nei primi anni '80 la Connway lavorò per il DARPA e nel 1985 divenne professoressa emerita di ingegneria elettrica alla università del Michigan; nel 1989 fu eletta alla National Academy of Engineering per i risultati ottenuti nel VSLI design. Nel 1999, dopo che venne ricostruita la storia dei suoi primi lavori alla IBM, lynn Conway decise di uscire allo scoperto e di fare coming out come donna transessuale. Da allora ha cominciato a occuparsi a tempo pieno dei diritti delle persone transessuali e transgender. 64 64

65 Mostra le foto e commenta le storie di Buck Angel e Stephen Whittle
Buck Angel: Angel nasce donna nel 1972, vivendo l'infanzia e l'adolescenza come un maschiaccio nello Yucatan (Messico), ignorando l'esistenza di trattamenti per la disforia di genere come la terapia ormonale sostitutiva. Vive per anni come una femmina, soffoncando la propria disforia di genere con droga e alcool. Alla vista di un film con un interprete FtM, comincia a studiare il cambiamento di sesso chirurgico e a sottoporsi a trattamenti di testosterone. Due anni dopo si sottopone all'asportazione chirurgica dei seni e comincia a vivere pienamente come un uomo. Nel tempo, però, non si sottoporrà ad alcun intervento di falloplastica. Inizia la carriera da pornodivo apparendo su vari siti web e producendo e interpretando una serie di film pornografici (Buck Angel Entertainment). Come il pioniere di un genere pornografico completamente nuovo, Angel riceve riconoscimenti internazionali e l'attenzione dei mass media. Le sue innovative esibizioni dal vivo lo hanno portato a girare il mondo, esibendosi in Scozia, Londra, Madrid, New York, Toronto, Amsterdam e Los Angeles. Stephen Whittle: attivista dell'organizzazione inglese “Press for Change”, professore di legge presso la Facoltà di Legge dell'Università di Manchester, presidente della WPATH (World Professional Association of Transgender Health, vedi dispensa su Harry Benjamin International Dysphoria Association) dal 2007 al 2010, ha avuto un ruolo importante nella battaglia per l'approvazione del Gender Recognition Act (Aprile, 2005), che consente il cambiamento di dati anagrafici alle persone ttransessuali in Inghilterra. 65 65

66 L'emergere del transgenderismo
Descrivi come in campo medico, a partire dagli anni'70, oltre alle persone transessuali si è cominciato a osservare e descrivere persone con identità diverse dal proprio sesso biologico di nascita, ma che non si riconoscevano completamente nel sesso opposto al proprio. Spiega come in campo medico- scientifico si sta definendo un concetto di identità di genere come non dicotomica ma fenomenologicamente varia e per questo motivo si sta discutendo sull'opportunità di classificazioni diagnostiche. Parallelamente in campo politico-sociale-culturale negli anni '80 è cominciato il movimento transgender, che rivendica la possibilità delle persone di pensarsi e definirsi in modo vario e flessibile, oltre ai due generi tradizionalmente accettati, e combatte la stigmatizzazione e medicalizzazione delle persone con identità di genere diverse dal sesso biologico. Spiega come questi cambiamenti siano gradualmente integrati nella ricerca medico-scientifica (cita il cambiamento di nome della Harry Benjamin International Dysphoria Association in World Professional Association for the Health of Transgendered People, la maggiore flessibilità nei criteri di eleggibilità al percorso medico e l'adozione progressiva in campo medico di un paradigma dell'autodeterminazione delle persone transgender piuttosto che della cura), mentre emerge la necessità di un ripensamento della cultura e degli atteggiamenti sociali relativi ai generi che sembra assai più complicato e difficile. 66 66

67 Questioni sociali/culturali/politiche
L'autorizzazione, legislazione e regolamentazione del cambiamento di sesso nei vari paesi (Italia: legge 164 del 1982)‏ Stigmatizzazione, emarginazione e discriminazione sociale Media e persone transessuali Persone transessuali e mondo dello spettacolo Descrivi alcuni problemi fondamentali delle persone transessuali da un punto di vista sociale, culturale e politico: la questione relativa all'autorizzazione al cambiamento di sesso da un punto di vista chirurgico e anagrafico; i limiti della legge italiana (fai riferimento ai quadri normativi di altri paesi, come la “piccola soluzione” tedesca); i problemi relativi alla stigmatizzazione, emarginazione e discriminazione sociale (soprattutto rispetto all'inserimento lavorativo); la responsabilità dei media nella diffusione di immagini e modelli di transessualismo deformati e stereotipati. Concludi parlando del rapporto tra transessualismo e mondo dello spettacolo (fai riferimento al fenomeno delle Drag-Queen e Drag-King e a personaggi famosi in questo ambito). Puoi utilizzare le dispense per approfondire questi argomenti e fornire informazioni più accurate. 67 67

68 Esercitazione Visione del documentario “Dalla testa ai piedi”, di Simone Cangelosi Lettura e discussione di brani estratti dai libri di Porpora Marcasciano e da “TransAzioni” di Mary Nicotra Lettura e analisi critica di articoli di giornale sul tema del transessualismo In questa slide sono proposte esercitazioni opzionali che puoi scegliere per approfondire alcuni argomenti se hai tempo. Trovi gli approfondimenti tra le dispense. Per poter reperire il video in dvd ed utilizzarlo in aula si può contattare il distributore: Il documentario è inoltre visionabile in streaming su “Dalla testa ai piedi” di Simone Cangelosi dura 28 minuti, puoi mostrare il documentario e discutere insieme delle impressioni. Nella discussione sarebbe importante evidenziare come: Simone descrive il vissuto profondo e persistente di sentirsi maschio a partire dall'infanzia; Simone descrive come l'ambiente ha risposto quando lui esprimeva liberamente questo modo di sentire e come gradualmente è stato condizionato dalle reazioni degli altri; Simone descrive la sofferenza che questo processo gli ha provocato, creando forti disagi psicologici e psichiatrici e interrompendo la formazione della sua identità; Simone descrive come la difficoltà di “avvicinarsi” a una comunità minoritaria, stigmatizzata dalla maggioranza e sconosciuta; Simone descrive l'aiuto ricevuto dalle persone e dall'ambiente della comunità GLBT e come l'entrare in contatto con questo ambiente l'abbia aiutato a ripensarsi, ritrovando consapevolezza della sua identità; Simone descrive come la formazione della propria identità è intimamente legata all'ambiente di vita, al contesto storico e sociale. Nelle immagini del movimento si vedono persone importanti e famose, come Marcella di Folco, Vladimir Luxuria e Porpora Marcasciano; Simone descrive la complessità del processo di “transizione”, ad esempio descrivendo l'angoscia dell'ospedalizzazione.  Breve nota biografica di Simone Cangelosi: Simone Cangelosi, nato a Pisa nel 1968, si è laureato in Filmologia al D.A.M.S. Vive a Bologna dove lavora come restauratore cinematografico. 'Dalla testa ai piedi' è il suo primo documentario.

69 Il ruolo di genere Si forma dai 3 ai 7 anni Diverse dimensioni
Attributi fisici (pelo, seni, ecc.)‏ Condizioni fisiche (peso corporeo, stato di salute)‏ Manierismi (modo in cui ci si muove)‏ Adornamenti (vestiti, gioielleria, ecc.)‏ Tratti di personalità (socievolezza, sicurezza, ecc.)‏ Igiene personale Discorso e vocabolario Interazioni sociali Interessi Abitudini (fumare, bere alcol, mordersi le unghie, ecc.)‏ La terza componente dell’identità sessuale è il ruolo di genere, già definito nelle slide precedenti come l'insieme di aspettative e ruoli su come gli uomini e le donne si debbano comportare in una data cultura e in un dato periodo storico. In altri termini ogni cultura determina quali comportamenti sono tipici del sesso maschile e di quello femminile. Ogni comportamento è quindi "tipicizzato" per genere e le culture e le società definiscono e cambiano i criteri di appropriatezza. Nella nostra società, una ragazza adolescente grassa, una che ha scarsa igiene personale o che ha i capelli corti o gioca a calcio è probabilmente percepita come meno femminile di altre donne; analogamente, un ragazzo adolescente appassionato di cosmesi o molto insicuro è probabilmente percepito come meno virile di altri uomini. Il ruolo di genere codifica ciò che è appropriato per l’uomo e per la donna; pensiamo per esempio alla cura della persona (trucco, depilazione, ecc.), ai manierismi, agli adornamenti, ai tratti di personalità, agli interessi (calcio o danza) o alle abitudini. 69 69

70 MASCOLINITÀ FEMMINILITÀ
Mangia e beve molto Scarsa igiene personale Linguaggio scurrile Gioca a calcio Passione per moda e vestiti Indossa gioielli Insicurezza Frequenta un corso di ballo In modo relativamente precoce, ossia in un periodo che va da 3 ai 7 anni, ogni bambino o bambina impara che cosa è tipico dell’uomo e della donna. Le ricerche mostrano chiaramente che l’atipicità nei maschi è meno accettata dai genitori e dai pari rispetto all’atipicità nelle femmine. Per fare un esempio, è più facile che i genitori acconsentano che la propria figlia giochi ai soldatini piuttosto che il proprio figlio giochi con le bamboline. Ne consegue che l’atipicità di genere tra le bambine è più frequente che tra i bambini. Dalle ricerche sugli adolescenti e preadolescenti emerge come vi sia un codice non scritto che punisce chi, soprattutto fra i ragazzi, ha comportamenti poco conformi a quanto stabilito dal ruolo di genere. I ragazzi, quindi, devono prestare la massima attenzione a quello che dicono e a come si comportano per la paura di essere definiti omosessuali o effeminati. 70 70

71 Le componenti dell'identità sessuale
Spiega i concetti di sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale. Fai qualche esempio, ad esempio attraverso la descrizione della tua identità sessuale, per chiarire questi concetti e le loro differenze. Identità sessuale è parte della comprensione profonda che una persona ha di se stessa come essere sessuato, di come si percepisce e di come vuole essere percepito dagli altri. Include quattro componenti: il sesso biologico (se si è fisicamente maschio o femmina o, come nel caso dell’intersessualità, se si presentano i caratteri sessuali primari e secondari di entrambi), il ruolo di genere (modo di vestire, linguaggio del corpo e comportamenti che sono classificati come “maschili” o “femminili” in una determinata cultura), l’identità di genere (la convinzione interiore di essere un uomo, una donna o entrambi come per i transgender) e l’orientamento sessuale (l’attrazione erotica e affettiva verso un sesso, l’altro o entrambi)‏ Non necessariamente questi aspetti dell’identità sessuale sono congruenti tra loro. 71 71

72 Esercitazione Quale è stata la prima volta che hai capito che eri attratto/a da uomini/donne ? Esplora attraverso quali dimensioni (fantasie, attrazione erotica, innamoramento, desiderio di vicinanza,...) i partecipanti hanno avvertito i primi segnali del loro orientamento sessuale. Chiarisci che non si tratta di rivelare il loro orientamento sessuale, ma di specificare le dimensioni. Può essere utile che tu aggiunga alla domanda: “Al di là del vostro orientamento sessuale, ossia sia che siate eterosessuali o omosessuali, avete scoperto il vostro orientamento sessuale?”. Scrivi su una flip chart le risposte. Fai attenzione alle differenze e le somiglianze che emergono. Probabilmente gli uomini sottolineeranno maggiormente gli aspetti fisici, al contrario delle donne. Prendine nota, ne discuterai però successivamente. Passa quindi alla slide successiva che rappresenta una sintesi delle dimensioni che sono emerse. 72

73 Le dimensioni dell’orientamento sessuale
Attrazione erotica (desiderio)‏ Fantasie Preferenza affettiva (innamoramento)‏ Comportamenti sessuali e relazionali Definizione di sé e identificazione con il gruppo sociale Queste sono le dimensioni principali dell'orientamento sessuale, tieni presente che Klein, ha introdotto nella Sexual Orientation Grid del 1987 anche la preferenza sociale (con quale sesso preferisco avere relazioni sociali). Sottolinea i seguenti aspetti: l'orientamento sessuale è multidimensionale, le dimensioni possono presentare delle divergenze, porta l'esempio delle fantasie sessuali e dell'autoidentificazione (possiamo essere eterosessuali, ma nello stesso tempo aver avuto fantasie sessuali con persone del nostro stesso sesso, oppure che esistono molte più persone che hanno rapporti omosessuali di quanti si definiscano tali), le ricerche dimostrano che la direzione oggettuale (maschi vs femmine) dell'orientamento sessuale può presentare delle variazioni nel corso del tempo, in particolare per le donne. La psicologia contemporanea parla a questo proposito di fluidità dell'orientamento sessuale. 73 73 73

74 Orientamento sessuale come continuum
Eterosessuale Omosessuale Spiega che le persone omosessuali ed eterosessuali non sono due categorie distinte di persone, ma che il nostro orientamento sessuale è come un continuum in cui ognuno di noi ha la sua precisa e personale collocazione. Alcuni autori come Kinsey o Klein hanno criticato la rigida dicotomia eterosessualità-omosessualità, suggerendo una idea di continuum tra due polarità: un numero consistente di persone sembrerebbe collocarsi in una via di mezzo. Attraverso tale dicotomia sarebbe difficile concettualizzare la sessualità delle persone intersessuali (coloro che sono nati con caratteristiche biologiche di entrambi i sessi) o le variazioni nel corso della vita di identità e ruolo di genere. Secondo l’approccio socio-costruzionista le categorie “gay” ed “etero” sono il prodotto di una cultura occidentale e sarebbe etnocentrico pensare che possano essere trasferibili in altri contesti culturali o sociali: ad esempio, nella cultura nei nativi americani, è socialmente riconosciuto un “terzo sesso”, i cosiddetti Berdache, uomini che non sono visti né come uomini né come donne ma come elemento di congiunzione, e per tale ragione sono deputati ad avere un ruolo cerimoniale. In questa prospettiva, le categorie sono in qualche modo vincolanti perché negano le sfumature, le fluidità, le dinamicità e interpretano la sessualità come qualcosa di intrinseco, statico e non come il frutto di una negoziazione sociale. Il genere della persona da cui si è attratti potrebbe, in futuro, non essere più un elemento sui cui fondare la propria identità e quindi le categorie gay, etero e bisessuali smetterebbero di avere significato. 74 74 74

75 Orientamento sessuale
L’attrazione erotica ed affettiva per i membri del sesso opposto, dello stesso sesso o entrambi Riporta la definizione di orientamento sessuale, evidenziando che l'attrazione ha una componente sessuale e una affettiva. Spesso quando si parla di omosessualità si mette in evidenza esclusivamente o prioritariamente l'aspetto sessuale. Puoi anche invitare i partecipanti a chiedersi perché questo accade. 75

76 Esercitazione L'orientamento sessuale... lo scegliamo?
Probabilmente la questione della scelta è emersa in precedenza, ad esempio durante la discussione proposta dalla prima slide di questo modulo. In questo caso scegli di affrontare l’argomento quando emerge. Chiedi di motivare le affermazioni che fanno i partecipanti a proposito di questo tema.. Perché alcuni pensano che sia una scelta? E perché altri pensano che non lo sia? Ricorda ai partecipanti le risposte alla prima domanda, alla sensazione che i partecipanti avranno espresso di sentire il proprio orientamento sessuale come dato di fatto, come pulsione interiore. Questo processo vale sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali. Sottolinea che a volte si pensa che per l’omosessualità sia più una scelta. Le persone lesbiche e gay non scelgono di essere tali, l'unica opzione che hanno è quella di contrastare ciò che sentono, se lo ritengono inappropriato, e di rilevarlo agli altri o di tenerlo segreto. 76

77 Esercitazione Quante persone lesbiche, gay, e bisessuali ci sono a Torino? Probabilmente i partecipanti risponderanno alla domanda con altre domande, del tipo “Ma quelli dichiarati, o tutti?”, “Come facciamo a saperlo?”. Costituiscono un ottimo spunto per ritornare sulle dimensioni dell'orientamento sessuale e sulla distinzione importante tra comportamento sessuale e identità. Spiega anche che il numero oscuro è significativo in quanto alcune persone lesbiche, gay e bisessuali non si rivelano come tali e “passano” per eterosessuali. 77

78 Esercitazione Quante persone transessuali ci sono a Torino?
Chiedi su quali basi (conoscenze, sentito dire,...) hanno dato le loro risposte 78

79 Stime di prevalenza Persone con orientamento eterosessuale = 98-92%
Persone con orientamento omosessuale = 2-8% 1 maschio adulto su e 1 femmina adulta su richiedono interventi chirurgici per cambiamento di sesso Sottolinea che questi dati sono tratti dal DSM (Manuale Diagnostico Statistico che usano gli psichiatri per fare diagnosi) e che rilevano esclusivamente le persone che si sottopongono all'intervento chirurgico. Non sono conteggiati i transessuali che intraprendono il trattamento ormonale e più in generale i transgender. Presenta i dati con tutte le cautele del caso, prima fra tutte il rischio di contribuire a rinforzare il modello maggioranza/minoranza in contraddizione con l’idea del continuum. L’eterosessualità e l’omosessualità si configurano come dimensioni astoriche e transculturali. 79 79

80 DSM e omosessualità DSM I (1952). L’omosessualità è classificata ne “I disturbi sociopatici di personalità” DSM II (1968). L’omosessualità è considerata una deviazione sessuale DSM III (1974). L’omosessualità viene rimossa come categoria diagnostica. Prevista la diagnosi di “omosessualità egodistonica” DSM III-R (1987). Derubricata l’omosessualità egodistonica Presenta un excursus storico dell'omosessualità nelle discipline psicologiche. La psichiatria ottocentesca ha inserito l'omosessualità nel novero delle malattie e all'interno del DSM ha avuto svariate vicissitudini, ovvero etichettamenti diagnostici come riporta la slide. Nel 1973 l'American Psychological Association derubrica l'omosessualità come categoria diagnostica, nel 1992 anche l'OMS si adeguerà. Il processo di depatologizzazione dell'omosessualità nella seconda metà del secolo è stato scandito dalle modificazioni nosografiche subentrate nelle edizioni del DSM (Diagnostical and Statistical Manual of Mental Disorder), il Manuale dei disturbi mentali pubblicato dall'Associazione Psichiatrica Americana (APA), utilizzato anche negli altri paesi del mondo occidentale. Nel 1952 é stato pubblicato il primo DSM-I, che elencava l'omosessualità nella categoria dei "disturbi sociopatici di personalità", presupponendo una volontà da parte degli omosessuali di opporsi alla società e alle tradizioni morali. Nel DSM-II del 1968, l'omosessualità è stata inserita come deviazione sessuale nella categoria degli "altri disturbi mentali non psicotici" assieme alla pedofilia, la necrofilia, il feticismo, il voyerismo, il travestitismo, il transessualismo. Nel dicembre del 1973 la commissione dei tredici componenti dell'APA decise unanimemente di rimuovere l'omosessualità “egosintonica" dalla lista dei disturbi psicosessuali. "L'omosessualità in sé non implica più un deterioramento nel giudizio, nell'adattamento, nel valore o nelle generali abilità sociali o motivazionali di un individuo" dichiarava il documento dell'Associazione Psichiatrica Americana. Questa decisione non mancò di provocare polemiche e, fatto inusuale, su proposta di due famosi psichiatri, Charles Socarides e Irving Bieber, venne sottoposta a referendum e una maggioranza pari al 55% degli iscritti all’APA si espresse in sintonia con la commissione. Venne perciò introdotta la distinzione tra omosessualità egosintonica ed egodistonica (letteralmente significano "in sintonia/in distonia" con il proprio Io), una definizione che divenne ben presto popolare e che venne inserita ufficialmente nella terza edizione del DSM pubblicata nel 1974. L'omosessualità veniva considerata malattia nella sola versione "egodistonica" e includeva due criteri diagnostici: primo, "l'individuo lamenta che il suo eccitamento eterosessuale è persistentemente assente e ciò interferisce con il suo desiderio di iniziare o mantenere relazioni eterosessuali"; secondo, "esiste una consistente configurazione di eccitamento omosessuale che l'individuo esplicitamente definisce come indesiderata e come persistente fonte di stress". Tredici anni dopo, l'Associazione Psichiatrica Americana ha eliminato anche l'omosessualità egodistonica dall'edizione riveduta del DSM-III-R, in quanto "tale categoria diagnostica poteva far pensare all'omosessualità come a qualcosa di patologico in sé", interpretando il disagio egodistonico come processo evolutivo e non come sindrome a sé stante. Nel DSM-IV pubblicato nel 1994 la posizione è rimasta inalterata. La visione contemporanea delle discipline psicologiche mette sullo stesso piano eterosessualità e omosessualità. Secondo l'OMS l'omosessualità è una variante della sessualità umana. Nel 1973 l’associazione degli psichiatri statunitensi (APA, l’American Psychiatric Association), sulla base degli studi scientifici condotti e dei cambiamenti socio-culturali, ha cancellato l’omosessualità come categoria diagnostica dalla lista del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM); successivamente, nel 1992, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riportato nel manuale diagnostico denominato ICD-10 che l’omosessualità di per sé non è una condizione patologica. Da allora non è più considerata un disturbo mentale ma una variante dello sviluppo umano, come l’eterosessualità. Negli ultimi trent'anni, una serie di associazioni europee e americane attive nel campo della salute mentale e delle scienze mediche e sociali hanno ribadito, attraverso dichiarazioni o statuti, la connotazione non patologica dell'orientamento omosessuale e sono nate organizzazioni psicologiche dedicate a promuovere una visione affermativa dell'omosessualità. Nel all'interno della maggiore associazione di psicologia mondiale, l'Associazione Psicologica Americana, è stata creata una divisione (la divisione 44) dedicata allo studio psicologico delle tematiche gay e lesbiche che adesso conta quasi iscritti. Nel 1990 un’organizzazione analoga è sorta in Europa (European Association of Lesbian, Gay and Bisexual Psychology) con numerosi iscritti in particolare in Germania e in Olanda mentre nel 1998 la British Psychological Society ha deciso di fondare una sezione dedicata alla psicologia gay e lesbica.

81 Dal modello patologico a quello affermativo
8181 Dal modello patologico a quello affermativo Rapporto Kinsey (1948; 1953): il 37% della polazione maschile e il 13% di quella femminile, su soggetti della ricerca, hanno avuto esperienze omosessuali Studi sul comportamento animale e su altre culture (Ford e Beach, 1951) L’omosessualità non è una categoria diagnostica (esperimento della Hooker, 1957) Spiega i fattori scientifici e socio-culturali che hanno portato a depatologizzare l'omosessualità. Evidenzia i dati delle ricerche di Kinsey, di cui è stato tratto un film (Kinsey, di Bill Condon). Chiedi ai partecipanti se lo hanno visto. È un modo per coinvolgerli. Cita l’esperimento della psicologa americana Hooker che sottopose a una giuria di psicologi protocolli di test proiettivi compilati sia da eterosessuali che da omosessuali. Gli psicologi non riuscirono a distinguere quelli delle persone omosessuali da quelli delle persone eterosessuali. La Hoooker ne dedusse che l’omosessualità non poteva essere considerata una categoria diagnostica. 81 81

82 Esercitazione Cosa si dice sulle origini dell’omosessualità?
Chiedi cosa hanno sentito dire sulle origini dell'omosessualità, sulle cause. Se i partecipanti stentano a iniziare puoi presentare delle affermazioni che usualmente si fanno “alcuni pensano che si nasca omosessuali, altri che lo si diventa, voi cosa pensate? Perché?”. Discuti gli aspetti che emergono. 82 82 82

83 Le origini dell’orientamento sessuale
Le ricerche: L’orientamento sessuale si forma tramite complesse interazioni di fattori biologici, psicologici e sociali (Peplau e Garnets, 2000)‏ Spiega che le teorie contemporanee più accreditate sono quelle multifattoriali. Le ipotesi formulate sulle origini dell'omosessualità, soprattutto quelle incentrate sull'omosessualità maschile, sono innumerevoli: alcune hanno considerato i fattori genetici o ormonali, altre l'impatto delle esperienze vissute nella prima infanzia. Recentemente le ricerche sui fattori genetici hanno richiamato una vivace attenzione da parte dei mass media anche se gli esiti scientifici sono tuttora controversi. Studi sulle origini biologiche e fisiologiche dell'orientamento sessuale hanno riscontrato differenze nel numero di cellule ipotalamiche di uomini omosessuali e eterosessuali, ma i dati presentano ancora incertezze. Secondo alcuni studiosi, tutte le ipotesi che sono state formulate, da quelle genetiche a quelle familiari, hanno dimostrato di essere parziali e di spiegare solo in parte l'orientamento sessuale delle persone. La maggior parte degli studiosi concorda nell'idea che l'orientamento sessuale si formi tramite complesse interazioni di fattori biologici, psicologici e sociali. Questa miscela di fattori cambia da individuo a individuo e va a costituire la sessualità specifica di ogni persona: la "mappa d'amore" (lovemap) dell'individuo, unica e tipica di ognuno. Dalle indagini retrospettive condotte sulle persone omosessuali, l'orientamento sessuale sembra stabilirsi prima dell'adolescenza e prima dell'inizio dell'attività sessuale, in genere preceduta da una consapevolezza della propria attrazione per le persone dello stesso sesso. L'orientamento sessuale si svilupperebbe relativamente presto durante l'infanzia e non andrebbe incontro a grandi cambiamenti nel corso della vita. È uno stereotipo diffuso quello secondo cui la famiglia è responsabile dell'omosessualità dei figli. Spiega che non esistono evidenze empiriche che lo dimostrino e che la Psicologia contemporanea studia le famiglie con membri omosessuali non per individuare la causa o gli aspetti inadeguati, ma per studiare i processi relazionali che possono ostacolare o facilitare l'accoglimento dei figli gay e lesbiche. Le evidenze empiriche non supportano la teoria secondo la quale esperienze infantili influenzano l’orientamento sessuale. L’orientamento dei genitori sembra avere un modesto impatto su quello dei figli: gay e lesbiche crescono in famiglie eterosessuali e la maggioranza dei figli cresciuti in coppie lesbiche e gay diventa eterosessuale (Bailey e Dawood, 1998; Patterson, 1997) 83 83

84 Esercitazione A che età una persona è eterosessuale, lesbica, gay, bisessuale? Rimarca che in media l'età in cui si sentono le prime attrazioni non varia tra eterosessuali e omosessuali, trattandosi dell'adolescenza. È piuttosto lo stigma sociale che può ostacolare una piena accettazione di sé e che quindi può spostare in età più adulta il riconoscimento pieno di questa parte identitaria. 84 84 84

85 Dalla prima consapevolezza al coming-out
Spiegare il gap “In una fase in cui gli adolescenti imparano a socializzare, gli adolescenti omo/bisessuali apprendono a nascondersi” (Herek, 2006)‏. Dalle indagini retrospettive condotte sulle persone omosessuali, l'orientamento sessuale sembra stabilirsi prima dell'adolescenza e prima dell'inizio dell'attività sessuale, in genere preceduta da una consapevolezza della propria attrazione per le persone dello stesso sesso. L'orientamento sessuale si svilupperebbe relativamente presto durante l'infanzia e non andrebbe incontro a forti cambiamenti nel corso della vita. Comprendere la formazione dell’identità omosessuale richiede, da una parte, una consapevolezza delle dinamiche sessuali ed affettive tipiche dell’adolescenza, dall’altra una conoscenza delle più comuni strategie messe in atto nelle varie fasi del riconoscimento della propria omosessualità. L’adolescenza è un periodo di esplorazione e sperimentazione, in cui l'incertezza sulla propria identità sessuale è comune, per queste ragioni è difficile interpretare la relazione tra attività e identità sessuale negli adolescenti. Dai dati di ricerca la maggioranza degli adulti omosessuali dichiara di aver avuto relazioni eterosessuali in adolescenza, così una proporzione considerevole di adulti eterosessuali riporta di aver avuto esperienze sessuali con persone dello stesso sesso. In entrambi i casi le persone hanno spesso sottolineato il carattere ludico o conoscitivo di queste esperienze. L’età in cui le persone dichiarano di essersi “accorte” della propria omosessualità è stata individuata tra gli undici e i quindici anni per un'alta percentuale sia di femmine che di maschi, e solo nella fascia d’età seguente, dai quindici ai ventun anni, subentra nella maggior parte dei casi coscienza e accettazione. Nel grafico presentato di seguito è possibile notare le differenze di genere in alcuni eventi significativi appartenenti al processo di riconoscimento della propria omosessualità di media: gli uomini gay sono consapevoli delle loro attrazioni omosessuali, si definiscono omosessuali e hanno i primi rapporti omosessuali prima delle donne lesbiche (Saraceno, 2003). Coming-out (Rivelarsi) espressione che si usa per indicare la decisione di una persona gay, lesbica o bisessuale di rendere pubblico il proprio orientamento sessuale. È possibile distinguere tra un coming out “interiore” ed uno “esteriore”. Quando una persona inizia a identificarsi come lesbica/gay e, infine, accetta il proprio orientamento sessuale, si parla di coming out “interiore”. Quando la stessa persona comincia a parlare e a mostrare ad altri il proprio orientamento omosessuale si parla di coming out “esteriore”. Il coming out è un processo continuo e mai concluso, perché ad ogni nuovo incontro le persone lesbiche e gay devono decidere se rendere noto o meno il proprio orientamento sessuale. 85 85 85 85

86 Le differenze di genere
8686 Le differenze di genere Le persone lesbiche tendono a prendere coscienza più tardi del loro orientamento sessuale (mediamente nella tarda adolescenza invece che nella pubertà) Come le donne eterosessuali anche le donne omosessuali manifestano una forma di sessualità maggiormente orientata al partner e che si esprime prevalentemente all'interno di una relazione affettiva, mentre gli uomini, eterosessuali e non, sembrano tendere verso una sessualità caratterizzata di più in senso ricreativo e centrata sul corpo Le differenze tra persone gay e persone lesbiche sono da riportarsi alla loro appartenenza di genere e non all’orientamento sessuale. Gli uomini gay sono molto più simili agli uomini eterosessuali di quanto comunemente si pensi. Come le donne lesbiche assomigliano molto di più alle donne eterosessuali di quanto propone una visione stereotipica.

87 8787 Esercitazione Ritornate con l’immaginazione alla vostra adolescenza. Sentite che siete attratti/e esclusivamente da persone del vostro stesso sesso Cosa provate? Cosa pensate? Lo direste a qualcuno/a? A chi? Poni la domanda all’audience. Lascia 10 minuti di tempo perché ognuno possa pensarci per proprio conto, quindi chiedi chi vuole raccontare cosa ha pensato rispetto alle domande, prendile in considerazione una ad una. Scrivi sulla lavagna gli aspetti principali. 87 87 87

88 Omofobia interiorizzata
Adesione conscia o inconscia da parte di persone lesbiche e gay di pregiudizi, etichette negative e atteggiamenti discriminatori di cui essi stessi sono vittime Difficoltà ad accettare serenamente il proprio orientamento sessuale Spiega che anche le persone lesbiche e gay possono aderire a concezioni stereotipiche o possono avere visioni negative sull’omosessualità.

89 Strategie di fronteggiamento
Negative isolamento o paure sociali eccessivo monitoraggio dei propri comportamenti e delle informazioni su di sé soppressione dei propri desideri e sforzo di diventare eterosessuali compensazione con altre caratteristiche personali Positive ricerca di nuovi contatti sociali desiderio di acquisire maggiori informazioni sull'omosessualità trovare figure di sostegno, modelli di ruolo positivi trovare partner e amici Riferendoti a quanto emerso nella discussione precedente esponi i rischi e le risorse che un adolescente non eterosessuale può incontrare durante la formazione dell'identità. Metti in rilievo il supporto sociale come variabile significativa per una gestione efficace di un'identità stigmatizzata. 89 89 89

90 Obiettivi del modulo II La formazione dell’identità sessuale
Fornire informazioni scientifiche aggiornate sull’identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale e comportamenti sessuali, origini dell’omosessualità e della transessualità Spiegare l'influenza dei fattori sociali e culturali nella formazione dell'identità di genere e dei ruoli di genere e stimolare una riflessione critica sull'educazione a modelli dicotomici di genere nella nostra cultura Fornire l’impatto che ha sulla famiglia la conoscenza dell’omosessualità o della transessualità di un membro familiare e le differenza tra coppie eterosessuali e omosessuali Esplicita gli obiettivi del modulo, esso può costituire uno strumento di valutazione e sistematizzazione di quanto fatto.

91 La relazione con le vittime di omofobia e transfobia
Modulo III

92 Contenuti del modulo III La relazione con le vittime di omofobia e transfobia
Violenza omofobica e transfobica Colpevolizzazione della vittima Discriminazioni riguardanti persone LGBT Il bullismo omofobico e le discriminazioni sui generi a scuola oggi Introduci brevemente i contenuti del modulo

93 Esercitazione Cosa ti sei portato dietro dalla precedente giornata?
In cosa hai provato a cambiare il tuo operato?

94 Esercitazione Raccontare casi di aggressioni (verbali, fisiche, ecc.) dovute all’orientamento sessuale, all’identità di genere o al ruolo di genere della persona Chiedi ai partecipanti di riferire se nel corso della loro vita hanno assistito o sono venuti a conoscenza di episodi di aggressione nei confronti di persone lesbiche, gay con ruolo di genere atipico, transgender, ecc. Chiedi poi di raccontare il caso mettendo in evidenza il potenziale ruolo dell’odio derivato da omofobia e transfobia.

95 La violenza omofobica e transfobica
Espressiva (fine) vs. strumentale (mezzo) “Anticipatoria”: l’aggressore pensa che gli omosessuali siano più vulnerabili e meno portate a reagire. Es., si scelgono omosessuali come target per ricatti e furti “Correttiva”: l’aggressore esprime il suo odio nei confronti del target. Es., stupro verso le lesbiche L’aggressività può essere definita strumentale, in cui l’aggressione serve per ottenere uno scopo diverso dal danneggiare l’altro (aggressività finalizzata) o espressiva, il cui obiettivo è l’espressione di se stessi attraverso l’aggressività (l’aggressione è finalizzata a se stessa). All’interno di questa suddivisione rientra la differenziazione fra aggressività anticipatoria e correttiva, espressioni, rispettivamente, dell’aggressività espressiva o strumentale. Anticipatoria: aggressività rivolta in modo strumentale e pianificato contro persone LGBT Correttiva: aggressività espressiva motivata in questo caso dall’odio

96 Hate crimes Reati motivati da pregiudizi e razzismo nei confronti di etnia, nazionalità, sesso, religione, orientamento sessuale, identità sessuale o disturbo mentale Boys Don't Cry (1999) film diretto da Kimberly Pierce e basato sulla storia vera di Brandon Teena (Hilary Swank) un giovane transgender (FtM) che fu violentato e ucciso dai suoi amici di sesso maschile dopo che questi avevano scoperto che egli aveva genitali femminili.  Boys Don't Cry è un film del 1999 diretto da Kimberly Peirce. Il soggetto è basato su un fatto di cronaca, le vicissitudini del giovane Teena Brandon, transgender biologicamente donna che cambiò il proprio nome in Brandon Teena, finché fu smascherato, violentato e ucciso da due conoscenti di sesso maschile. Nonostante la non eccellente distribuzione in USA la pellicola suscitò interesse e consensi, accresciuti con il concomitante assassinio di un teenager gay, Matthew Shepard.

97 Definizione Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODIHR)
Ogni crimine commesso contro persone o loro proprietà, a causa della loro, reale o percepita, affiliazione o appartenenza a un gruppo basato su caratteristiche quali razza, nazione, etnia, religione, colore della pelle, sesso, età, disabilità, disturbo mentale, orientamento sessuale, identità di genere o altri fattori simili Negli ultimi anni la dimensione umana, ovvero l'insieme delle questioni attinenti a diritti umani, democratizzazione e stato di diritto, ha acquistato un ruolo crescente nell'ambito delle attività dell'Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE). Principale strumento di promozione, all'interno dell'organizzazione, è l'ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Rights), la cui sede è a Varsavia. In questo ambito vengono sviluppati l’azione di assistenza nel campo della tutela dei diritti umani, delle libertà fondamentali, delle pari opportunità, dell’attività di monitoraggio elettorale e di consulenza giuridico-costituzionale nei Paesi in transizione. Altrettanto importante è il ruolo svolto dall'Alto Commissario per le Minoranze Nazionali e dal Rappresentante per la libertà dei media, che ha il compito di coordinare la difesa della libertà e dell’indipendenza dei giornalisti nell’area OCSE.

98 Omocidi Più di cento casi di omicidi di gay dal 1990 al 2001 segnalati grazie anche alla Questura di Roma (“Omocidi” di Andrea Pini, ed. Nuovi Equilibri 2002) Si tratta di omicidi volontari, non premeditati, compiuti in modo molto efferato, che avvengono perlopiù in casa della vittima La vittima nella maggior parte dei casi è un uomo omosessuale con più di 50 anni, poco o per nulla dichiarato nel suo ambiente quotidiano che ricerca un partner in modo celato L’autore è tendenzialmente un giovane che fa sesso contando di avere in cambio qualcosa, con un marcato disagio psicosociale (immigrato clandestino, tossicodipendente o sbandato) e forti conflitti riguardo al suo stato di bisogno e alla sua sessualità L’aspetto positivo è che oltre la metà dei casi sono risolti con l’arresto degli autori In Italia i delitti contro le persone gay sono molto più numerosi di quanto si creda. Il libro di Andrea Pini intitolato “Omocidi” fornisce la prima ricostruzione completa: dai casi celebri (Winckelmann, Pasolini, Lavorini, Versace) alle innumerevoli vittime sconosciute e spesso dimenticate. Ripercorrendo la cronaca nera dell'ultimo decennio, attraverso casi esemplari e analisi dettagliate, emergono i contorni di un fenomeno che i pregiudizi hanno sottaciuto o addirittura nascosto. Una ricerca mette in luce l'indifferenza della società verso questi delitti, un'indifferenza che ha ostacolato le indagini impedendo spesso l'identificazione dei colpevoli.

99 Esercitazione Visione del volantino che presenta l’associazione Polis, servizio contro le discriminazioni Distribuisci il volantino, che trovi tra le dispense, a tutti i partecipanti e chiedi loro di leggerlo. In seguito apri una discussione con domande quali: come vi sembra? Secondo voi è utile? Che cosa avete trovato di interessante? E che cosa invece di meno interessante? Sareste disposti a distribuirlo sul luogo di lavoro? Oppure di lasciarlo a persone che sono state vittimizzate a causa del loro orientamento o identità di genere?

100 Testimonianza di una persona transessuale
La testimonianza richiede un’ora di tempo. Concorda con la persona che interverrà le questioni che verranno presentate e come si svolgerà il suo intervento. Presenta al gruppo la persona e chiarisci qual è l’obiettivo dell’incontro: conoscere meglio una persona transessuale. Una prima ½ la persona racconterà alcuni aspetti della sua storia (presentazione, come ha avvertito di essere transessuale, quando ha deciso di cambiare sesso, il lavoro -gli aspetti di difficoltà e di risorsa che ha incontrato- e nella seconda risponderà alle domande dei partecipanti. Spiega che i partecipanti possono fare le domande che desiderano e che l’ospite non sarà obbligato a rispondere. Nella parte finale della testimonianza l’ospite presenterà casi di violenza di cui è stato vittima o di cui è venuto a conoscenza. Si può accennare al rapporto tra transfobia e razzismo (quest’ultimo costituisce peraltro una delle cause più evidenti nelle aggressioni contro i transessuali). TESTIMONIANZA DI UNA DONNA TRANSESSUALE (S.) La donna riassume brevemente la sua biografia: la sua infanzia in un paesino vicino Catania, l’emigrazione a Torino, l’arrivo della sorella con figlio, le difficoltà lavorative, la scelta obbligata della prostituzione e della tossicodipendenza come strategia protettiva da un contesto non scelto, il riconoscimento di FIGLIA da parte della mamma (che si infuria quando qualcuno si permette di rivolgersi a S. al maschile), le esperienze spirituali in India (S. ne approfitta per parlare delle Hijras). S. focalizza il suo racconto su tre incontri con agenti di Polizia Municipale, avvenuti nel corso della sua esperienza a Torino: “il vigile buono” un “papà”: un incontro positivo, una persona che ha saputo riconoscere l’identità di S., anche attraverso un linguaggio rispettoso declinato al femminile. Una figura di riferimento, presenza costante nel quartiere, riferimento istituzionale anche per la mamma di S., emigrata a Torino per seguire la figlia. la vigilessa distaccata e formale: un incontro neutro, l’agente si comporta in maniera professionale/formale e mai offensiva, per essere conforme alle regole usa la dicitura al maschile sia nella compilazione del verbale che nel dialogo con S., senza tenere conto che S. si declina al femminile. La risposta di S. all’atteggiamento dell’agente consiste nel continuare e sottolineare il suo declinarsi al femminile. il vigile arrogante: un incontro sgradevole, il vigile continua a ripetere il nome anagrafico di S., per sottolinearne la caratteristica maschile. La mamma di S. che esprime rabbia per questa violenza. Tre incontri caratterizzati da sentimenti molto diversi: dall’accoglienza, al distacco, all’arroganza transfobica.

101 BULLISMO Definizione Traduzione letterale del termine inglese “bullying”, parola inglese comunemente usata nella letteratura internazionale per caratterizzare il fenomeno delle prepotenze tra pari in contesto di gruppo Azioni che mirano deliberatamente a fare del male o danneggiare (Fonzi, 2002)‏ perpetrati in modo persistente e organizzato secondo un determinato copione relazionale ai danni di uno o più compagni che non hanno la possibilità di difendersi a causa dell’asimmetria di status o potere Bullismo è la traduzione letterale del termine inglese “bullying”, parola inglese comunemente usata nella letteratura internazionale per caratterizzare il fenomeno delle prepotenze tra pari in contesto di gruppo. Il bullismo consiste in atti di aggressione perpetrati in modo persistente e organizzato secondo un determinato copione relazionale ai danni di uno o più compagni che non hanno la possibilità di difendersi a causa dell’asimmetria di status o potere. Affinché si possa parlare di bullismo, devono essere soddisfatti tre criteri: intenzionalità, sistematicità e relazionalità. L’intenzionalità è un criterio molto importante per distinguere un atto aggressivo da un errore o da problematiche legate all’irruenza o impulsività dello studente. L’intenzionalità viene spesso chiamata in causa dal bullo allo scopo di minimizzare il proprio comportamento (non l’ho fatto apposta) o per addossare la colpa alla vittima (è stato lui a cominciare). L’intenzionalità di arrecare danno a persone, animali o cose può essere difficile da interpretare. Tuttavia, nel caso del bullismo, l’intenzionalità può essere ricavata dal fatto che l’atto si ripeterà in futuro, proprio perché è sistematico. Il bullismo è sistematico nel senso che tende a ripetersi con una certa organizzazione. Il bullismo si differenzia dal semplice atto aggressivo messo in atto in uno stato di rabbia poiché è duraturo nel tempo (per settimane, mesi o anni). Oltre ad essere ripetuto il bullismo è anche organizzato nel senso che l’aggressore pianifica con grande meticolosità: sceglie la vittima più facile da sopraffare, i luoghi e i momenti più opportuni in cui la supervisione degli adulti è ridotta e il comportamento aggressivo sulla base della vittima e del contesto. Lo stesso bullo, infatti, può ricorrere ad atti di violenza fisica o verbale a seconda della vittima e del contesto. I contesti più frequenti sono generalmente gli spazi extraclasse come corridoi, bagni, mensa, ambienti all’esterno, ecc. Infine l’ultimo criterio è quello relazionale. Il bullismo è, prima ancora che un atto aggressivo, un atto relazionale in cui il bullo soddisfa il proprio desiderio di intimidire e dominare e un gruppo di studenti, ognuno con i rispettivi ruoli, recita una specie di copione. Il termine copione indica proprio la rigidità dei ruoli. Nel gruppo, inoltre, si verifica un effetto contagio sociale (se uno insulta la vittima è facile che un altro faccia altrettanto) e di diluizione di responsabilità secondo la quale più si è nel compiere la sopraffazione e meno ci si sente responsabili di quanto accaduto. Fra il bullo e la vittima vi è una differenza in termini di potere, inteso come maggiori abilità (cognitive, fisiche e relazionali) e un maggiore status sociale. Il bullo, infatti, può contare su compagni che agiscono da complici in modo diretto, ossia aiutandolo o fungendo da testimoni a suo favore, ma anche in modo indiretto, ossia non intervenendo e non riferendo agli adulti l’accaduto. La vittima d’altra parte teme e/o non è in grado di difendersi, né di riferire ad altri l’accaduto, per timore di ritorsioni. Nel bullismo, infine, va considerato l’aspetto della deumanizzazione della vittima, ossia nell’attribuirle caratteristiche inferiori a quelle umane. Questa forma estrema di svalutazione nei confronti della vittima consente al bullo e ai complici di eliminare qualsiasi senso di colpa e di colpevolizzare la vittima per quello che è successo (se l’è cercata perché è un verme).

102 Ruoli nel bullismo (Belacchi, 2008, Menesini & Gini, 2000)
Aiutante, chi prende parte attiva alle aggressioni spalleggiando il bullo, Sostenitore, chi tifa per il bullo incitandolo ma senza scendere in campo personalmente, Difensore, chi attivamente cerca di contrastare le prepotenze e/o di consolare il compagno aggredito Esterno, chi si tiene in disparte, osservando senza intervenire Consolatore (simmetrico e reciproco di sostenitore), ovvero colui che non interviene direttamente per far cessare l’aggressione ma si adopera affinché gli effetti negativi sulla vittima siano leniti (per esempio offrendogli amicizia e/o sostegno), Mediatore (simmetrico e reciproco di esterno) ossia colui che, ponendosi in maniera equidistante tra bullo e vittima, cerca attivamente di pacificarli o richiede l’aiuto di un adulto Già i primi studi (Olweus, 1993) avevano definito il bullismo come una ampia serie di comportamenti di tipo ostile, intenzionalmente e ripetutamente rivolti da un individuo più potente (il bullo) contro un pari più debole (la vittima), alla presenza di altri compagni (astanti o spettatori). Questa definizione mette bene in evidenza il carattere sociale del bullismo il quale non può essere considerato l’espressione di una cattiveria agita da pochi che trae le sue origini da variabili esclusivamente intraindividuali. Per esempio dalle osservazioni condotte da Pepler e Craig (1995) emerge la sostanziale natura sociale e collettiva dell’aggressività fra bambini, la quale si manifesterebbe nella maggior parte dei casi in contesti di gruppo. Nello specifico, i ricercatori hanno messo a punto una metodologia di osservazione diretta dell’interazione tra bambini durante la ricreazione, facendo largo uso di strumenti di registrazione audio e video, con la quale hanno scoperto come circa l’85% degli episodi di prepotenza vedano presenti, oltre al bullo e alla vittima, altri compagni. Hanno così potuto individuare i ruoli di quei bambini che sostengono il bullo in vari modi, di coloro che aiutano la vittima e di quelli che svolgono il ruolo di osservatori esterni. Secondo Danieli (2007a) gli atti di bullismo vengono spesso compiuti da gruppi medio-piccoli ai quali appartengono figure come il leader e i complici, i quali possono prendere parte attivamente alle aggressioni o svolgere ruoli di appoggio o copertura. Gli studi classici sul bullismo hanno individuato la figura dell’aiutante, ossia chi prende parte attiva alle aggressioni spalleggiando il bullo, del sostenitore, ossia di chi tifa per il bullo incitandolo ma senza scendere in campo personalmente, del difensore, ossia chi attivamente cerca di contrastare le prepotenze e/o di consolare il compagno aggredito e dell’esterno, ossia chi si tiene in disparte, osservando senza intervenire (Menesini & Gini, 2000). Secondo un recente studio italiano (Belacchi, 2008), la gamma di ruoli sinora delineata sarebbe incompleta in quanto non considera altri due ruoli teoricamente possibili: il consolatore (simmetrico e reciproco di sostenitore), ovvero colui che non interviene direttamente per far cessare l’aggressione ma si adopera affinché gli effetti negativi sulla vittima siano leniti (per esempio offrendogli amicizia e/o sostegno), e il mediatore (simmetrico e reciproco di esterno) ossia colui che, ponendosi in maniera equidistante tra bullo e vittima, cerca attivamente di pacificarli o richiede l’aiuto di un adulto.

103 Tipi di bullismo Tipo fisico includendo atti aggressivi fisici (ad esempio calci e/o pugni) o danneggiamento oppure sottrazione di proprietà (ad esempio rovinare o sottrarre l’astuccio) Tipo verbale che si sostanzia in modo diretto tramite insulti o derisioni oppure in modo indiretto tramite la diffusione di maldicenze Tipo manipolativo/relazionale, ossia volto a colpire i rapporti di amicizia della vittima allo scopo di isolarla. le prime forme di bullismo che compaiono sono quelle fisiche, già a partire dalla scuola primaria Il bullismo verbale e manipolativo tendono a comparire in un secondo momento e sono più diffusi fra le femmine Cyberbullying o bullismo elettronico, ossia attuato tramite l’ausilio di apparati elettronici o informatici Come si è detto il bullismo non è l’aggressività, o meglio, è una fra le tante forme dell’aggressività con caratteristiche particolari. Come l’aggressività, si può manifestare tramite tre modalità principali. Il bullismo può essere, infatti, di tipo fisico includendo atti aggressivi fisici (ad esempio calci e/o pugni) o danneggiamento oppure sottrazione di proprietà (ad esempio rovinare o sottrarre l’astuccio). Un secondo tipo di bullismo è quello verbale che si sostanzia in modo diretto tramite insulti o derisioni oppure in modo indiretto tramite la diffusione di maldicenze. Infine il bullismo può essere anche manipolativo/relazionale, ossia volto a colpire i rapporti di amicizia della vittima allo scopo di isolarla. In senso evolutivo le prime forme di bullismo che compaiono sono quelle fisiche, già a partire dalla scuola primaria. Il bullismo verbale e manipolativo tendono a comparire in un secondo momento ed è più diffuso fra le femmine. Recentemente è stato introdotto un quarto tipo di bullismo chiamato cyberbullying o bullismo elettronico, ossia attuato tramite l’ausilio di apparati elettronici o informatici. Per esempio il bullo potrebbe inviare messaggi molesti alla vittima tramite sms oppure filmarla in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi inviare tale filmato ad altri per diffamarla, per minacciarla o darle fastidio.

104 Esercitazione Bullismo omofobico
“Sono un ragazzo gay di 17 anni e nei primi anni del liceo sono stato oggetto di scherzi, insulti e a volte anche aggressioni fisiche, perché non nascondevo la mia omosessualità. Spesso per sfuggire alle aggressioni evitavo di andare a scuola fingendomi malato, ma non ha funzionato perché il problema non si risolve evitandolo. Ora i “bulli” non sono più nella mia stessa classe ma in quel periodo ricordo che mi sentivo isolato e avrei desiderato un aiuto da parte degli insegnanti e dei miei compagni che invece sembravano ignorare e non capire quanto io soffrissi…” tutti gli atti di bullismo che vanno a colpire chi è o viene etichettato come omosessuale o deviante rispetto al ruolo di genere Racconta la storia ai partecipanti sottolineando gli aspetti centrali del bullismo (vedi definizione) e le reazioni della vittima.

105 La specificità del bullismo omofobico
Diffusione dell’omo/transfobia nella nostra società Presenza nella vittima di omofobia interiorizzata Maggiore frequenza del victim blaming Maggiore frequenza dello “stigma per associazione” Maggiore difficoltà della vittima a denunciare gli episodi di bullismo (per non centrare l’attenzione sulla propria sessualità) Effetti sulle vittime più negativi Costante nel processo di crescita Maggiore nei maschi (deviazioni da ruolo di genere più sanzionate): rapporto tra omo/transfobia e sessismo

106 Bullismo omofobico: una ricerca italiana
Il campione dello studio è costituito da 863 studenti Il 39,3% degli studenti (n = 326) è di sesso maschile. L’età media è di 17,26 (DS = 1,59) con un minimo di 15 anni e un massimo di 22. Il 45,5% (n = 393) degli studenti frequenta un istituto tecnico o professionale mentre il 54,5% (n = 470) un liceo Ora presenta alcuni risultati della ricerca nazionale di Arcigay sul bullismo omofobico. I dati che verranno presentati fanno parte di un ampio progetto di ricerca di intervento sul bullismo omofobico denominato Interventi per la prevenzione contro il bullismo a sfondo omofobico co-finanziato dal Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, (ai sensi della L. 383/2000, anno 2007, lett. F) e realizzato da Arcigay - Associazione lesbica e Gay Italiana. Prati, G. (2010). Report finale della ricerca sul bullismo omofobico nelle scuole superiori italiane. Bologna, Arcigay.

107 Circa una volta a settimana Diverse volte alla settimana
“Pensa a uno o più ragazzi della tua scuola che sembrano o sono gay o effeminati. Per questa loro caratteristica nell’ultimo mese a scuola quante volte…” Mai Solo una o due volte Circa una volta a settimana Diverse volte alla settimana % Hai scritto il suo nome su muri, porte o in altri posti 97,4 2,0 0,5 0,1 L’hai escluso dal gruppo o da attività 93,9 3,9 0,8 1,4 Hai detto male di lui in giro 79,8 15,9 2,2 2,1 L’hai preso in giro 74,9 19,7 3,2 L’hai minacciato 97,2 0,9 Hai rubato o danneggiato delle cose sue 96,8 1,6 0,6 Hai cercato di picchiarlo 97,1 1,5 L’hai preso a calci e/o pugni 97,3 1,0 0,7 Gli hai toccato parti intime per dispetto o presa in giro 97,0 L’hai filmato durante un’aggressione o una presa in giro 98,1 0,4 Gli hai inviato o sms offensivi o di presa in giro L’hai incitato a comportarsi in modo diverso 84,7 10,2 In Tabella sono riportate le frequenze degli atti omofobi nei confronti di compagni. Uno studente su quattro e uno su cinque hanno riportato di avere, almeno una volta, preso in giro la vittima o aver detto male di lei rispettivamente. Circa il 3% degli studenti ha ammesso di avere rubato o danneggiato cose del proprio compagno, di avergli inviato o sms offensivi, di averlo molestato sessualmente, di avere provato a picchiarlo, di averlo minacciato, di avere scritto il suo nome su muri, porte o in altri posti ma soprattutto di averlo picchiato con calci e/o pugni un proprio compagno. 107

108 Circa una volta a settimana Diverse volte alla settimana
“Pensa a una o più ragazze della tua scuola che sembrano o sono lesbiche o mascoline. Per questa loro caratteristica nell’ultimo mese a scuola quante volte…” Mai Solo una o due volte Circa una volta a settimana Diverse volte alla settimana % Hai scritto il suo nome su muri, porte o in altri posti 98,9 0,8 0,1 L’hai esclusa dal gruppo o da attività 96,3 3,0 0,4 Hai detto male di lei in giro 88,8 8,5 1,5 1,2 L’hai presa in giro 86,0 11,0 1,4 L’hai minacciata 98,5 0,9 0,5 Hai rubato o danneggiato delle cose sue 98,1 1,1 0,7 Hai cercato di picchiarla 0,6 0,2 L’hai presa a calci e/o pugni Le hai toccato parti intime per dispetto o presa in giro 97,2 L’hai filmata mentre la aggredivano o prendevano in giro 98,3 Le hai inviato o sms offensivi o di presa in giro 97,8 L’hai incitata a comportarsi in modo diverso 89,8 6,8 1,8 In Tabella sono riportate le frequenze degli atti omofobi nei confronti delle compagne. I dati sono, ancora una volta, più contenuti rispetti ai compagni ma sempre degni di nota. Più di un partecipante su dieci ha riportato di avere incitao una propria compagna a comportarsi in modo diverso, di prenderla in giro e di avere detto male di lei. Circa il 2% di averla filmata mentre la aggredivano o prendevano in giro, di averle inviato o sms offensivi o di presa in giro, di averla minacciata e di averla presa a calci e pugni. 108

109 Bulli e bulle Un totale di circa 172 studenti (19,93%) potrebbe rientrare nei criteri di bullo secondo i criteri di Fonzi (1997) e Olweus (1993), avendo commesso almeno una tipologia fra i comportamenti indicati con cadenza settimanale nell’ultimo mese Per conteggiare il totale dei bulli potenziali sono state considerate tutte le risposte “Circa una volta a settimana” e “Diverse volte la settimana” relativi agli atti omofobici illustrati nelle due tabelle precedenti e includendo anche l’utilizzo di epiteti omofobi nei confronti di compagni e compagne di cui si pensava fossero gay o lesbiche. Un totale di circa 172 studenti (19,93%) potrebbe rientrare nei criteri di bullo secondo i criteri di Fonzi (1997) e Olweus (1993), avendo commesso almeno una tipologia fra i comportamenti indicati con cadenza settimanale nell’ultimo mese (Figura 7). Escludendo l’utilizzo di epiteti omofobi nei confronti di compagni e compagne di cui si pensava fossero gay o lesbiche, 115 studenti (13,33%) potrebbero essere considerati bulli.

110 Circa una volta a settimana Diverse volte alla settimana
Risposte alla domanda: “Nell’ultimo mese a scuola quante volte sei stata vittima dei seguenti comportamenti perché eri visto/a come gay/lesbica oppure come femminuccia/maschiaccio Mai Solo una o due volte Circa una volta a settimana Diverse volte alla settimana % Hanno scritto il tuo nome su muri, porte o in altri posti 98,6 1,3 0,1 Ti hanno escluso/a dal gruppo o da attività 96,7 2,7 0,2 0,4 Hanno detto male di te in giro 93,9 4,9 0,6 Ti hanno preso/a in giro 91,9 6,1 0,9 1,1 Ti hanno minacciato/a 98,2 0,8 0,7 Hanno rubato /danneggiato delle cose tue 97,4 Hanno cercato di picchiarti 96,5 0,5 1,2 Ti hanno preso/a a calci e/o pugni Ti hanno toccato parti intime per dispetto o presa in giro 97,0 2,1 Ti hanno filmato durante un’aggressione o presa in giro 98,4 Ti hanno inviato o sms offensivi o di presa in giro Ti hanno incitato a comportarti in modo diverso 96,6 1,9 In Tabella sono riportati i casi in cui i partecipanti sono diventati vittime di aggressioni a sfondo omofobico. I dati mostrano che il 3% circa degli studenti ha subito, a causa della loro presunta omosessualità, almeno una volta danneggiamenti o furti a cose proprie, molestie sessuali, o sms offensivi o di presa in giro, incitamenti a comportarsi in modo diverso. Il 2% ha subito minacce, è stato escluso/a dal gruppo o da attività o è stato filmato durante aggressioni o prese in giro, mentre 1,4% è stato preso a calci e pugni. 110

111 Vittime Considerando tutti i comportamenti in tabella, 32 studenti (3,71%) li hanno subiti con una cadenza almeno settimanale Essi possono essere considerati vittime secondo i criteri di Fonzi (1997) e Olweus (1993) Quasi il 4% degli studenti risulta vittima di episodi di bullismo omofobico nell’ultimo mese considerato. Considerando che il numero di studenti della scuola secondaria di secondo grado è di (A.S. 2008/2009, fonte MIUR), si può arrivare a stimare, pur con tutte le cautele del caso, a oltre le vittime di bullismo omofobico.

112 Esercitazione Gli effetti del bullismo omofobico
“Continuavo a ricevere commenti dai ragazzi: "Tu sei anormale, tu sei una lesbica", un sacco di insulti. Era veramente cattivo e sprezzante quello che dicevano… Sono andata dal preside. Mi ha detto: "Tu semplicemente cerca di ignorarli, dimentica quello che dicono, continua con il tuo lavoro a scuola". Non ha detto una sola parola agli studenti. Ha semplicemente messo da parte la cosa. Non gli ha detto niente. Ho pensato che non era giusto, perché io non dovevo ricevere quei commenti. Avrebbe dovuto dirglielo, sedersi con loro, parlare con loro e spiegarglielo, che non c'è niente di "sbagliato" nell'essere gay. Mi sentivo così in ansia e depressa a causa… delle prevaricazioni e per come venivo trattata a scuola…volevo farla finita…ci ho provato una volta con delle pasticche, poi mi sono tagliata le vene con il rasoio di mio padre” Leggi il caso e sottolinea i punti più salienti evidenziando le conseguenze.

113 Gli effetti del bullismo omofobico
Bassa autostima e depressione (Rivers, 2000, 2001, 2004)‏ Disturbi d’ansia (es. PTSD) (Gruber e Fineran 2008)‏ Uso di sostanze e comportamenti sessuali a rischio (Garofalo, et al., 1998)‏ Contemplare, tentare o mettere in atto suicidio (Bontempo, & D’Augelli, 2002)‏ il 69% delle persone lesbiche e gay avevano contemplato il suicidio mentre erano a scuola, mentre uno su tre (30%) aveva effettivamente provato a farsi del male o a suicidarsi sempre nell’ambiente scolastico (Rivers, 2000)‏ Assenteismo e abbandono scolastico (Rivers, 1990, 2000)‏ Perdita di amicizie e isolamento (Pilkington & D’Augelli 1995)‏ C’è chi pensa che aggressioni verbali o fisiche non siano altro che una ragazzata, eventi di vita che fanno parte della normale crescita di un adolescente. Altri ancora, possono pensare che tali eventi servano a temprare la personalità dell’adolescente. In realtà quando le aggressioni assumono la forma del bullismo, i danni psicologici e fisici sono molto importanti. Nella letteratura scientifica vi sono molti studi da parte di ricercatori come Rivers (2001, 2004), D’Augelli e colleghi (2002), Espelage e colleghi (2001, 2008) e Poteat assieme a Espelage (2008) che hanno rilevato conseguenze serie e durature fra gli adolescenti vittime di omofobia. L’omofobia interiorizzata porta le vittime a sviluppare sensi di colpa e vergogna per gli episodi di bullismo in quanto possono ricercare le loro responsabilità sia in senso comportamentale (non dovevo atteggiarmi in quel modo) sia in senso disposizionale (sono un errore della natura). In queste situazioni l’autostima personale tende a crollare e ci si sente impotenti con conseguenze pesanti in termini di depressione. Ci sono casi in cui le vittime sviluppano preoccupazioni e paure spesso elevate. Per esempio alcuni ragazzi riferiscono di non riuscire a tornare a scuola per paura di essere aggrediti oppure di provare un forte disagio quando arriva l’ora della ricreazione poiché temono che si ripeta un precedente episodio di violenza di cui sono stati vittime. Gli episodi di bullismo possono essere rivissuti mentalmente in altri contesti. Per esempio uno studente potrebbe sentire che gli ritornano spesso in mente i ricordi delle aggressioni. Oppure vi possono essere incubi ricorrenti che si collegano in qualche modo agli episodi di bullismo subiti. La vittima, inoltre, può presentare improvvisi e ingiustificati scoppi di collera. Nelle vittime di bullismo omofobico si è osservato una diminuzione del rendimento scolastico dovuti sia a difficoltà di attenzione e concentrazione sia a una generale disaffezione del sistema scolastico responsabile della mancata protezione. L’abbassamento del rendimento scolastico associato a difficoltà a ritornare a scuola (assenteismo per paura delle prepotenze) possono determinare l’abbandono della scuola o la bocciatura. La vittima spesso si isola non parlando con nessuno dell’accaduto; raramente gli adolescenti omosessuali denunciano l’episodio perché hanno paura di ritorsioni nel caso in cui si venisse a conoscere la loro omosessualità. Per questo motivo, quando gli o le viene chiesto di riportare che cosa sta succedendo, evita di rispondere o reagisce con aggressività. Alcuni ragazzi sembrano attivare meccanismi di negazione e sottovalutazione del problema che, se da un lato hanno la funzione di difendere il soggetto dalla sofferenza psicologica, dall’altro concorrono a perpetuare una pericolosa condizione disadattiva. L’esposizione ripetuta ad atti di bullismo, i sentimenti di depressione e impotenza e l’isolamento sociale concorrono tutti al rischio di tentato suicidio o suicidio. Le conseguenze negative del bullismo non riguardano solo la vittima ma anche l’aggressore (Fedeli, 2007). Le conseguenze negative possono comprendere da problemi comportamentali; si è visto, infatti, che i bulli tendono a sviluppare condotte delinquenziali in età adulta. Al pari della vittima, inoltre, l’aggressore tende ad avere un ridotto rendimento scolastico, a essere isolato socialmente, a sviluppare disturbi dell’umore e a mettere in atto suicidi. In conclusione il bullismo omofobico comporta conseguenze negative sia per gli aggressori che per le vittime. Ne deriva l’importanza di programmare interventi volti alla prevenzione e riduzione del fenomeno.

114 Rapporto fra orientamento sessuale, bullismo e disagio psicologico (Williams, Connolly, Pepler, & Craig, 2005) Gli attacchi di matrice omofobica sembrano spiegare bene perché questi studenti sono a maggiore rischio di problemi di salute. A tale proposito una ricerca su un campione di studenti di scuola superiore ha dimostrato che gli allievi non eterosessuali, esposti a un basso livello di aggressioni omofobe a scuola, non mostravano particolari problemi di salute mentale rispetto ai compagni eterosessuali. Tuttavia gli studenti non eterosessuali che avevano subito aggressioni omofobe tendevano a riportare un maggiore uso di sostanze, maggiori comportamenti sessuali a rischio e suicidari rispetto agli altri studenti (Bontempo & D’Augelli, 2002). Questi dati sembrano confermare l’associazione fra bullismo omofobico e rischi per la salute degli studenti. Al tempo stesso mostrano in modo convincente che non è tanto l’essere omosessuale di per sé ad associarsi al rischio di suicidio, ma la vittimizzazione di matrice omofobica. Pertanto sembra esservi una relazione fra condizione omosessuale e bullismo omofobico e fra questo e il rischio di suicidio, come del resto esiste una connessione più ampia tra prepotenze subite e ideazione suicidaria. Questa catena di relazioni è stata riscontrata in uno studio di Friedman, Koeske, Silvestre, Korr e Sites (2006) su 96 studenti reclutati presso associazioni omosessuali. È stato chiesto loro in modo retrospettivo di rievocare gli episodi di bullismo omofobico nella scuola elementare, media e superiore. I risultati mostrano che, al diminuire della conformità del ruolo di genere (maschi poco mascolini e femmine poco femminili), aumentava la probabilità di aver subito prevaricazioni e tale vittimizzazione a sua volta aumentava il rischio di ideazione suicidaria (pensare e pianificare il suicidio) e tentato suicidio. In linea con questi dati un altro studio effettuato su un campione di 97 studenti non eterosessuali, confrontati con un campione di studenti eterosessuali, ha rivelato che la condizione omosessuale si associa a un maggiore rischio di subire atti di bullismo e che tale vittimizzazione, a sua volta, si associa con una maggiore probabilità di soffrire di sintomi psicologici fra cui depressione, iperattività e aggressività (Williams, Connolly, Pepler, & Craig, 2005).

115 Colpevolizzazione della vittima
Meccanismo di “colpevolizzazione della vittima” Assunzione implicita che il bersaglio si meriti un danno o una punizione (Es., “L’ho aggredito perché mi voleva corteggiare”, “Mi ha provocato”) Persona A: “Hanno scritto sulla lavagna che X è frocio e poi lo hanno aspettato fuori e lo hanno riempito di botte” Persona B: “Ma X è veramente gay o no?” La colpevolizzazione della vittima consiste nel ritenere la vittima di un crimine o di altre sventure parzialmente o interamente responsabile di ciò che le è accaduto e spesso nell'indurre la vittima stessa ad autocolpevolizzarsi. Un atteggiamento di "colpevolizzazione" è anche connesso con l'ipotesi che si deve conoscere e accettare una supposta "natura umana" (che sarebbe maligna in questa visione, o tendente all'abuso, alla sopraffazione), e -conseguentemente- adeguarcisi anche a scapito dei propri desideri, opinioni e della propria libertà . Il concetto di "colpevolizzazione della vittima" è stato coniato da William Ryan con la pubblicazione, nel 1976, del suo libro intitolato appunto "Blaming the victim". La pubblicazione è una critica al lavoro di Daniel Patrick Moynihan "The Negro Family: The Case for National Action" del 1965, in cui l'autore descriveva le sue teorie sulla formazione dei ghetti e la povertà intergenerazionale. Ryan muove una critica a queste teorie in quanto le considera tentativi di attribuire la responsabilità della povertà al comportamento e ai modelli culturali dei poveri stessi. Il concetto è stato ripreso in ambito legale, in particolare in difesa delle vittime di stupro accusate a loro volta di aver causato o favorito il crimine subito.

116 Esercitazione Caso «victim blaming»
«Alle superiori ricordo molte volte in cui sono stato canzonato per la mia omosessualità. In particolare una volta sul muro della scuola è apparsa una scritta gigantesca col mio cognome e l'epiteto "ciucciacazzi, crepa". Mi sarei sprofondato. Ricordo con piacere l'insegnante di lettere che è entrato in classe, ha guardato tutti per qualche minuto e poi ha detto "se siete in grado di fare cose del genere sappiate senza mezzi termini che mi fate schifo, e ora andate pure a lamentarvi anche di me con i vostri genitori!"; ma il preside ricordo che con fare molto untuoso mi ha detto che io dovevo cercare di trattenermi, che forse erano alcuni miei modi di fare a suscitare comportamenti simili...» Leggi il caso ad alta voce e metti in evidenza i punti principali per sottolineare le dinamiche del victim blaming.

117 Quale rapporto tra contesto scolastico omofobico e comportamento prosociale?
Teoria dell'apprendimento sociale di Bandura (1977) teoria dell' empatia-altruismo di Batson (1991) il comportamento di aiuto è causato dall' empatia provata nei confronti della persona in stato di bisogno Per poter maggiormente comprendere lo sviluppo dell’omofobia e i comportamenti ad essa associati è utile fare riferimento alla teoria dell’apprendimento sociale (Bandura, 1977) secondo la quale i bambini che sono esposti a un comportamento aggressivo degli adulti o dei pari tendono a manifestare maggiormente la loro aggressività (Bandura, Ross e Ross, 1963). Questa teoria mette in luce come l'apprendimento non implica esclusivamente il contatto diretto con gli oggetti, ma avviene anche attraverso esperienze indirette, sviluppate attraverso l'osservazione di altre persone. Bandura ha utilizzato il termine modellamento (modeling) per indicare quel processo di apprendimento che si attiva quando il comportamento di una persona che osserva si modifica in funzione del comportamento di un altro individuo che ha la funzione di modello. Esemplificativi risultano in questo senso gli studi condotti sull’apprendimento di condotte aggressive da parte di bambini che osservavano un modello; ad esempio tramite il famoso l'esperimento della bambola Bobo fu dimostrato che il comportamento aggressivo dei bambini può essere modellato, cioè appreso per imitazione. Naturalmente l’apprendimento tramite modellamento non è automatico ma è funzione di diverse condizioni fra cui le conseguenze del comportamento osservato. Nel nostro caso se un o una adolescente utilizza un termine omofobico come frocio e da ciò ne ricava un vantaggio (ad esempio in termini di immagine) allora tale insulto tenderà ad essere appreso. La teoria la teoria dell’empatia-altruismo di Batson (1991) sostiene che il comportamento di aiuto è causato dall’empatia provata nei confronti della persona in stato di bisogno. All’aumentare del numero di volte in cui uno o una studente assiste ad atti di bullismo omofobico aumenta anche la probabilità che vi siano casi in cui si identifica con la vittima (ad es. in base ad una relazione preesistente o a una percezione di similarità) e che quindi si offra di aiutarla. I risultati pertanto offrono conferme per i due approcci teorici: da una parte vivere in un contesto scolastico omofobico comporta un aumento dell’omofobia e una minore propensione a intervenire in aiuto coerentemente con la teoria dell’apprendimento sociale, dall’altra assistere ad atti di bullismo omofobico nella scuola comporta maggiori occasioni in cui intervenire in aiuto della vittima poiché, secondo il modello empatia-altruismo, aumentano le probabilità di identificarsi con essa (per esempio per somiglianza percepita).

118 Comportamento prosociale e bullismo omofobico (Prati, Pietrantoni, Norcini Pala & Lelleri, 2009)‏
I risultati della ricerca offrono conferme per i due approcci teorici (teoria dell’apprendimento sociale e teoria dell' empatia-altruismo di Batson): da una parte vivere in un contesto scolastico omofobico comporta un aumento dell’omofobia e una minore propensione a intervenire in aiuto coerentemente con la teoria dell’apprendimento sociale, dall’altra assistere ad atti di bullismo omofobico nella scuola comporta maggiori occasioni in cui intervenire in aiuto della vittima poiché, secondo il modello empatia-altruismo, aumentano le probabilità di identificarsi con essa (per esempio per somiglianza percepita).

119 Esercitazione Interazione con un ragazzo picchiato a scuola perché «frocio» In questo role play si chiede a un partecipante scelto dal formatore di recitare il ruolo dell’operatore di Polizia Municipale e il formatore recita la parte di un ragazzo aggredito. Nella prima parte della simulazione il formatore spiega all’agente la sua situazione basandosi sulla traccia. Dopo la simulazione si apre una discussione non colpevolizzante nei confronti dell’operatore. Traccia per il role playing Un ragazzo di nome Paolo al termine di un incontro a scuola prende da parte l’operatore di polizia e riferisce quanto segue: «Sono disperato. È da due anni che mi aggrediscono quotidianamente, sempre gli stessi 3 ragazzi: offese verbali a sputi e calci. Due giorni fa hanno simulato una violenza sessuale su di me, negli spogliatoi. Mi hanno preso la testa e l’hanno spinta contro i loro genitali al grido di «succhia frocio». Non so più cosa fare per farli smettere. Posso denunciarli?».

120 Obiettivi del modulo III
La relazione con le vittime di omofobia e transfobia Acquisire informazioni sugli “hate crimes” commessi nei confronti di persone LGBT Acquisire informazioni sul bullismo omofobico Sapere identificare casi di bullismo omofobico Esplicita gli obiettivi del modulo, esso può costituire uno strumento di valutazione e sistematizzazione di quanto fatto.

121 Le buone pratiche professionali in caso di omofobia e transfobia
Modulo IV

122 Contenuti del modulo IV Le buone pratiche professionali in caso di omofobia e transfobia
Prevenire il bullismo omofobico Intervenire in situazioni di pregiudizio e discriminazione Risorse del territorio Lavoro di rete Introduci brevemente i contenuti del modulo

123 Esercitazione Avete avuto esperienza di situazioni di bullismo omofobico? Chiedi ai partecipanti di raccontare se hanno avuto esperienze di bullismo omofobico. Ascolta e commenta i loro racconti, se ci sono, evidenziando gli spunti interessanti. Se non ci sono esperienze di bullismo omofobico utilizza il “Caso di Francesco”, presentato nelle slide successive.

124 Esercitazione Il caso di Francesco
Si può parlare di bullismo? Come è stato gestito il caso? Utilizza il “Caso di Francesco” solo se non ci sono esperienze di bullismo omofobico riportate dai partecipanti del corso. Distribuisci a ogni partecipante la dispensa sul “Caso di Francesco” e chiedi a uno/a di leggerlo ad alta voce. Alla fine chiedi di discutere il caso facendo domande quali «Come sono andate le cose?», «Si può parlare di bullismo?», «Perché si o perché no?», «Il caso poteva essere gestito in modo diverso?», «E se si come?». 124

125 Il caso di Francesco Intervento dell’insegnante:
Il caso di Francesco Intervento dell’insegnante: Parla con la classe in assenza di Francesco mostrando una totale assenza di fiducia nelle sue capacità di risolvere il problema Sottolinea le caratteristiche negative di Francesco come se fossero delle colpe o qualcosa da biasimare Non ha cercato di incrementare le abilità di Francesco ma solamente di elicitare un comportamento compassionevole da parte dei compagni In questo modo il ruolo di vittima passiva viene rinforzato Il dirigente scolastico: Rovescia i ruoli, Francesco diventa il capro espiatorio della situazione Si trasforma un problema relazionale di bullismo in difficoltà individuale della vittima Mostra i punti di debolezza dell’intervento dell’insegnante e del dirigente facendo riferimento a questo espresso dai partecipanti nella discussione precedente in un’ottica di valorizzazione. 125

126 Come prevenire il bullismo omofobico?
Esaminate il linguaggio che usate quotidianamente Parlate di “origine”, piuttosto che di “causa” dell'orientamento sessuale Sforzatevi di creare nella classe un'atmosfera in cui gli studenti possano parlare dell'impatto che la discriminazione ha avuto su di loro. Tracciate dei parallelismi tra sessismo, razzismo e omofobia e parlate dell'oppressione in tutte le sue forme. Cogliete l'opportunità di combattere gli stereotipi e i pensieri automatici. Cercate di correggere i concetti errati e la disinformazione che circonda le persone LGBT. Invitate persone LGBT a parlare in classe Parlate per i giovani LGBT ed eterosessuali che sono bersaglio di molestie Se siete persone omosessuali, bisessuali o transessuali considerate l'ipotesi di un coming out Elenca e commenta i suggerimenti per prevenire il bullismo omofobico, facendo degli esempi. Evidenzia il punto che riguarda l'invitare persone della comunità LGBT a parlare in classe. 126 126

127 Come gestire episodi di bullismo: porre fine alle offese o alle molestie fisiche
È importante che tutti i presenti che sono stati testimoni all'episodio di bullismo siano anche testimoni della vostra reazione Etichettate il tipo di molestia Generalizzate la condanna verso il comportamento offensivo Esplicitate l'impatto che il comportamento ha anche su chi non lo subisce Elenca e commenta i suggerimenti, spiegandone le motivazioni. Ad esempio è importante che tutti gli studenti che sono stati testimone all'episodio di bullismo siano anche testimoni della vostra reazione in modo che ricevano il messaggio che tali comportamenti non sono ammissibili e che nella scuola sono al sicuro e protetti. Etichettare il tipo di molestia significa ad esempio non lasciare che termini come “negra”, “sporco ebreo”, “mongoloide” o “frocio” passino semplicemente per cattiva educazione: bisogna sottolinearne il grave peso discriminatorio, etc. 127 127

128 Come gestire episodi di bullismo: parlate col bullo o con la bulla
Cercate di avere un atteggiamento più educativo che disciplinare Non accettate che si difenda affermando che era solo uno scherzo Siate interlocutori rispetto alle sue idee, ma irremovibili rispetto alle sue azioni Richiedete un cambiamento di atteggiamento per il futuro Elenca e commenta i seguenti suggerimenti: cercate di avere un atteggiamento più educativo che disciplinare: è importante che il bullo non percepisca di essere punito per le proprie opinioni, affinché lo si possa sensibilizzare sull'effetto che ha il suo comportamento. non accettate che si difenda affermando che era solo uno scherzo: spiegategli quali effetti può avere il bullismo. siate interlocutori rispetto alle sue idee, ma irremovibili rispetto alle sue azioni: la violenza e le offese non possono essere tollerate. richiedete un cambiamento di atteggiamento per il futuro, chiedendo che si dichiari responsabile delle proprie azioni. 128 128

129 Come gestire episodi di bullismo: parlate con il bersaglio
Cercate di non farlo sentire una vittima indifesa Incoraggiatelo ad avere rispetto per se stesso e ricordategli che l'essere trattato male da alcuni non significa che se lo meriti Ricordategli che ha il diritto di vivere in un ambiente sicuro e che la scuola lo deve tutelare al riguardo Incoraggiatelo a valorizzare la propria identità Cercate di relativizzare la sua situazione Riconoscetegli il diritto di essere ferito e arrabbiato Incoraggiatelo a cercare l'aiuto dei suoi compagni/e di classe, aiutatelo a raccontare quello che succede agli amici. Ricordategli che può sempre contare su di voi e rendetevi disponibili per ascoltare quello che gli succede Elenca e commenta i seguenti suggerimenti: cercate di non farlo sentire una vittima indifesa, responsabilizzatelo riguardo al proprio benessere. incoraggiatelo ad avere rispetto per se stesso e ricordategli che l'essere trattato male da alcuni non significa che se lo meriti: il suo valore non dipende dal comportamento degli altri nei suoi confronti. 129 129

130 Raccomandazioni per l’intervento sulla crisi
Non minimizzare Non cercare colpevoli ma soluzioni Incoraggiare il ragazzo a parlare senza drammatizzare (sensi di colpa e vergogna)‏ Ascoltare senza interrompere o interrogare Coinvolgere il ragazzo/a nella decisione dei passi da compiere Fissare un incontro con insegnanti al fine di discutere l’episodio e progettare azioni condivise Leggi e commenta le raccomandazioni nell'intervento sulla crisi. 130

131 Strategie di intervento nell’istituzione scolastica
A livello di istituzione scolastica: Supervisione nei luoghi a rischio Accesso a risorse di aiuto (es., opuscoli, sportelli)‏ Definizione di regole e provvedimenti disciplinari Conseguenze appropriate per chi viola le regole Incoraggiamenti e premi per chi segue le regole Con i genitori Incontri in cui si discute del problema, quando si verifica, chi riguarda, cosa si può fare Incontri specifici con i genitori di “bersagli” e “bulli” Leggi e commenta le strategie di intervento nell'istituzione scolastica. 131

132 Esercitazione Role-playing
Identificazione di una persona apparentemente di sesso maschile sui cui documenti c’è scritto genere femminile In questo role play si chiede a un altro partecipante scelto dal formatore di recitare il ruolo dell’operatore di Polizia Municipale che deve procedere con l’identificazione e il formatore recita la parte della persona transessuale. Dopo la simulazione si apre una discussione non colpevolizzante nei confronti del comportamento dell’operatore di Polizia Municipale. Traccia per role play Nella sede centrale del nucleo operativo di prossimità viene ascoltato dell’operatore di Polizia Municipale, il sig. Borello che riferisce di essere esasperato dai continui rumori fatti dagli inquilini del piano di sopra, i quali a suo dire sono incuranti del fastidio che gli arrecano battendo dei colpi sul pavimento, che il sig. Borello definisce “simili al rumore di tacchi”. Il condomino chiede pertanto che l’operatore di Polizia Municipale si rechi sul posto per intimare ai Drovetti/Battaglia di smettere di disturbarlo. L’operatore di Polizia Municipale quindi si reca a far visita ai sigg. ri Angela Drovetti e Luigi Battaglia per verificare la situazione e chiedere spiegazioni. Dopo aver suonato, apre la porta il sig. Battaglia, del quale l’operatore verifica le generalità sull’uscio, spiegando il motivo della visita, ovvero una segnalazione da parte dell’inquilino del piano di sotto. L’operatore chiede quindi di entrare in casa per “scendere” nel merito della segnalazione, riferendo a quel punto che il vicino si lamenta per un rumore costante sul pavimento simile a quello prodotto da tacchi e ne chiedi spiegazione. Riflessioni In questo role playing il/le agenti hanno modo di riflettere e confrontarsi molto sull’importanza di riconoscere anche attraverso il proprio linguaggio, l’identità di genere della persona con cui hanno a che fare. Questa riflessione conduce alla contraddizione in cui può venire a trovarsi l’agente di polizia municipale: una volta riconosciuta l’identità di genere della persona che mi sta davanti, se questa non combacia con l’identità riportata sui documenti anagrafici, come condurre un colloqui accogliente e stilare un verbale che rispetti le regole ma allo stesso tempo la nuova consapevolezza acquisita? Dopo discussione articolata solitamente si condividono le seguenti possibilità: Riconoscere l’identità di genere e declinare il linguaggio (al maschile o al femminile) conformemente a quanto fa la persona che ci sta di fronte; Se l’identità di genere autodefinita dalla persona non corrisponde a quella riportata sui documenti si suggerisce di stilare il verbale secondo lo schema di seguito riportato: Ad esempio persona trans gender con sesso biologico femminile (anagraficamente) ma con identità di genere maschile: In data … si incontra la Sig.ra Giovanna Rossi che si autodefinisce Sig. Mario Rossi per cui ci si riferirà così per il resto di questo verbale. Il Sig. Mario Rossi dichiara che…… Luogo e data Firma a nome di Giovanna Rossi In questo modo: L’operatore esprime con il linguaggio di riconoscere la persona con cui sta interagendo L’operatore compila il verbale riportando all’inizio e alla fine i dati anagrafici, come presentati sui documenti L’operatore anche nel verbale manifesta il riconoscimento dell’identità di genere della persona e spiega la necessità formale di dover iniziare e concludere il verbale riportando l’identità anagrafica

133 Esercitazione In quali casi avete interagito con persone LGBT nel vostro lavoro? Che cosa è andato bene e che cosa si può migliorare? In questa discussione si fa un giro dei partecipanti e si pone loro la prima domanda. A chi risponde affermativamente si pone anche la seconda.

134 Esercitazione Immaginate quali potrebbero essere le situazioni nel vostro lavoro in cui potreste interagire con persone LGBT Una situazione ipotetica per ciascuno Lista dei comportamenti professionali e non professionali In questa seconda discussione si coinvolgono tutti gli operatori che nella precedente discussione avevano risposto «no» alla prima domanda. Per ogni situazione ipotetica riportata da ciascun partecipante si chiede a tutti una lista dei comportamenti professionali e non professionali data. Prima della discussione prepara una lavagna a fogli mobili con fogli divisi a metà in senso verticale (con un pennarello) dove nel lato sinistro si indicheranno i comportamenti professionali e su quello destro quelli non professionali. Stimola la discussione chiedendo come mai reputano un comportamento professionale o non professionale.

135 Esercitazione Un tuo collega o una tua collega…
Dopo essere usciti dall’appartamento per un servizio, chiama «frocio» il cittadino appena incontrato che convive con un altro ragazzo Dopo essere usciti dall’appartamento per un servizio, chiama «puttana» la persona appena incontrata perché era vestita da donna ma nei documenti c’era scritto sesso maschile e quindi transessuale Che cosa rispondete al/alla vostro/a collega? Poni ai partecipanti, uno ad uno, la domanda.

136 Esercitazione Cosa rispondereste?
Dividi i partecipanti in quattro gruppi e chiedi ad ognuno di immaginare una situazione in cui qualcuno fa delle osservazioni o esprime degli atteggiamenti omofobi e gli altri rispondono. Aiutali a preparare una “scenetta” in cui vengono rappresentati gli argomenti e la messa in discussione degli atteggiamenti omofobi. Ogni gruppo rappresenta la propria scenetta. Chiedi al pubblico di commentarla, evidenziando i punti di forza e di debolezza delle controargomentazioni e proponendo altri suggerimenti. Infine commenta anche tu le scenette, recuperando le argomentazioni utili e integrandole con altre e focalizzando l'attenzione anche sugli stili comunicativi adeguati o meno.

137 Le risorse LGBT a livello nazionale e locale
Presentazione di due referenti Prendi in considerazione la possibilità di invitare i rappresentanti di 2 enti/associazioni locali che costituiscono un importante nodo nella rete, ad esempio una persona di un’associazione transessuale e una persona di un’istituzione. Chiedigli di presentare non tanto la loro associazione quanto il lavoro di rete che hanno fatto, che stanno svolgendo o che vorrebbero impostare con i gli agenti di Polizia Municipale. Chiedi di evidenziare i punti di forza e debolezza che hanno riscontrato nel lavoro di rete. Questo incontro può, eventualmente, sostituire la parte di slide dedicata alla presentazione delle risorse e del lavoro in rete, che può essere limitata alle risorse locali e gestita dal rappresentante del Servizio LGBT presente in ogni corso. Invece che su una sequenza di slide, il rappresentante del Servizio potrebbe illustrare l'importanza del lavoro di rete e i nodi delle diverse reti partendo dal materiale informativo a disposizione, quali il pieghevole del Servizio o la scheda del Coordinamento ISELT. In questo modo verrebbero anche illustrati gli strumenti informativi che si potrebbero poi mettere a disposizione dell'utenza dei diversi servizi. Affidare a un rappresentante del Servizio questa parte permettere anche di evidenziare altri riferimenti, non solo Lgbt, che fanno parte di una rete più allargata.

138 Le risorse LGBT a livello nazionale
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139 ARCIGAY Fondata nel marzo 1985, è un’organizzazione di volontariato sociale che ha come obiettivi la lotta contro l’omofobia e la promozione dei diritti delle persone omosessuali. Si articola in comitati provinciali, coordinamenti regionali e associazioni ricreative affiliate. sede nazionale: via Don Minzoni 18 – Bologna tel – orario segreteria lun./ven /19.00 Arcigay, fondata nel marzo 1985, è la principale organizzazione nazionale per la difesa dei diritti delle persone omosessuali operante in Italia. Ne fanno parte soci e socie. Si articola in 44 comitati provinciali e 2 comitati promotori - 4 coordinamenti regionali e 68 associazioni ricreative affiliate (bar, discoteche, saune, ristoranti, circoli culturali) - distribuite in 48 province italiane da Bolzano a Siracusa. La sede nazionale è a Bologna. Arcigay è un’Associazione che ha come obiettivi la lotta contro l'omofobia e l'eterosessismo, contro il pregiudizio e le discriminazioni. Si impegna per la realizzazione della pari dignità e delle pari opportunità tra individui a prescindere dall'orientamento sessuale e dall’identità di genere di ciascuna persona e per l'affermazione di una piena, libera e felice affermazione identitaria. Questi obiettivi sono perseguiti attraverso l'organizzazione di iniziative di aggregazione e socializzazione, l'attivazione di servizi di supporto alla persona, la promozione della visibilità delle persone omosessuali nella società, il supporto alle manifestazioni dell’orgoglio (Pride). Arcigay si batte per la promozione del diritto alla salute fisica e psicologica, per l'abolizione delle normative discriminatorie e per il riconoscimento di pari diritti e pari dignità delle persone e delle coppie omosessuali. Agisce in un'ottica di dialogo e confronto con istituzioni, partiti e sindacati, di alleanza con altri movimenti di promozione civile e sociale, di contribuzione alla più generale difesa delle libertà civili, individuali e collettive. Dalla sua nascita Arcigay collabora continuativamente con il Ministero della Salute e con l'Istituto Superiore della Sanità, impegnandosi nel'organizzazione di campagne di prevenzione e informazione contro l'HIV/AIDS e le altre malattie a trasmissione sessuale, anche attraverso corsi di formazione, consultori autogestiti, linee di telefono amico, unità di strada, attività di ricerca. Fa parte della Consulta delle associazioni di lotta all'AIDS presso il Ministero della Sanità. L'associazione opera nel campo della cultura e dell'informazione, nella formazione e nell'aggiornamento degli operatori sociosanitari e del personale scolastico, anche in collaborazione con associazioni di studenti, di insegnanti e di genitori di omosessuali. Grazie alla collaborazione con il Ministero della Solidarietà Sociale, negli ultimi anni ha condotto progetti per l’integrazione delle persone migranti omosessuali e per l’educazione all’alterità nelle scuole e la lotta al bullismo omofobico. 139

140 ARCILESBICA Associazione lesbica nata nel dicembre del 1996 dall’evoluzione di ArciGay-ArciLesbica in due distinti soggetti autonomi ma federati. È composta esclusivamente da donne. L’associazione si pone due obiettivi fondamentali: difendere le donne lesbiche dalle discriminazioni e aumentare la loro visibilità. sede nazionale: via Don Minzoni 18 – Bologna tel fax ArciLesbica, associazione costituita e diretta da donne, nasce nel 1996 a conclusione di un percorso articolato di autonomia e di autorappresentazione delle lesbiche dentro il movimento omosessuale misto sia nazionale sia locale. Essere visibile nella società civile per combattere discriminazioni e pregiudizi, costruire una socialità diffusa, diffondere e promuovere forme di espressione artistica e culturale delle donne e delle lesbiche, costruire percorsi comuni anche con altri soggetti, non solo lgbt, impegnati nelle battaglie per i diritti di cittadinanza, continuare a essere un soggetto politico in grado di dialogare con le istituzioni sono alcuni degli obiettivi dell’agire politico dell’Associazione. 140

141 AGEDO Costituita da genitori, parenti e amici di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali ed è impegnata ad aiutare le famiglie ad accogliere positivamente l’omosessualità o la transessualità di un loro familiare. Offre i seguenti servizi: sostegno, counseling telefonico; interventi educativi e formativi; consulenza bibliografica e specialistica; self-help group; prevenzione disagio-suicidio; manifestazioni nazionali e coordinamenti internazionali. L’associazione ha prodotto il film “Due volte genitori”, di Claudio Cipelletti col finanziamento della Commissione Europea, Progetto Daphne II “Family matters - Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche” sede nazionale: via Bezzecca 4 – Milano tel. / fax – orario segr. giovedì 15.00/19.00 L'A.GE.D.O. è formata da genitori, parenti e amici di uomini e donne omosessuali, bisessuali e transessuali, impegnati per l'affermazione dei diritti civili delle persone lgbt, tra i quali il diritto all'identità personale. La funzione primaria dell'AGEDO è quella di aiutare le famiglie ad accogliere positivamente l'omosessualità di un figlio, una figlia, di un parente o di un amico. L'Associazione inoltre promuove iniziative pubbliche di sensibilizzazione e formazione rivolte alla cittadinanza, con particolare attenzione al mondo della scuola e ai servizi del territorio, per prevenire ogni forma di omofobia. E' presente in diverse città italiane, con sede nazionale a Milano. 141

142 FAMIGLIE ARCOBALENO L’ Associazione, nata nel marzo 2005, è composta da coppie o single lesbiche e gay con figli, o che desiderano averne. Offre i seguenti servizi: sostegno, counseling telefonico; consulenza psicologica e legale; incontri di aggregazione; supporti agli educatori scolastici; produzione e traduzione di testi per bambini e bambine; azioni finalizzate alla conoscenza delle famiglie omogenitoriali e al loro inserimento nel tessuto sociale. Associazione genitori omosessuali: tel – lun /17.00; gio /20.00 142

143 GAYLIB Associazione nazionale delle persone gay liberali e di centrodestra italiani, nata nel 1997 per operare nel campo della politica e della cultura delle persone omosessuali. Compie un’opera di sensibilizzazione nel centrodestra per favorire dibattito e apertura alle tematiche dei diritti civili di lesbiche e gay, anche intervenendo nei casi di discriminazione rivolti verso singole persone tel Gaylib denuncia con forza l'omofobia di una parte della Destra, uno schieramento dove vi è una forte ignoranza riguardo alla tematica delle libertà civili in generale e per le persone omosessuali in particolare. L’Associazione vuole essere di stimolo e di pungolo all'interno del Centro - Destra, lavorando con insistenza e determinazione e utilizzando l'arma della dialettica politica. Questo perché ritiene che il nemico dei gay non siano gli schieramenti di Destra o di Sinistra, ma il bigottismo ed il filo-clericalismo radicati in entrambi gli schieramenti. Pertanto vuole interloquire con la parte laica del Centro - Destra. Gaylib crede nell'uguaglianza fra i cittadini, nella parità dei diritti e dei doveri, nella libertà di vivere il proprio orientamento sessuale con serenità e dignità. Ritiene che il movimento gay debba prestare maggiore attenzione alla propria cultura storica e contemporanea, per favorire il riconoscimento in un'identità comune ed in valori solidi. L’associazione chiede al movimento gay più accortezza ai problemi sociali nel mondo omosessuale stesso, ovvero maggiore impegno nella lotta alla prevenzione dell'infezione da HIV, ma anche solidarietà tangibile verso i gay disabili e verso i gay anziani. 143

144 CERTI DIRITTI Centro di iniziativa politica non violenta, giuridica e di studio per la promozione e la tutela dei diritti civili in materia di identità di genere e orientamento sessuale. È impegnata contro ogni forma di violenza omofobica, transfobica e di genere. Sede nazionale: via Torre argentina 76 – Roma tel fax L’Associazione aderisce alla conferenza permanente per la riforma del diritto di famiglia e alla Rete Lenford (l’Avocatura per i diritti LGBT). Sostiene la campagna “Affermazione civile” per il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso. 144

145 COORDINAMENTO TRANS SYLVIA RIVERA
Il Coordinamento Nazionale (Italiano) delle Associazioni Transessuali si è costituito nel 2009 e raccoglie le esperienze di associazioni che: cercano di dare sostegno a chi desidera affrontare aspetti legati alla propria identità di genere; difendono i diritti delle persone che hanno effettuato, o desiderano effettuare, un percorso di transizione di genere come riconosciuto dalla Legge 164/1982; difendono i diritti delle persone che vivono un’identità di genere non riconosciuta legalmente (transgender) Il Coordinamento Trans Sylvia Rivera è costituito da: MIT Movimento di Identità Transessuale Il MIT è un’associazione di volontariato che si occupa della difesa dei diritti delle persone transessuali, travestiti e transgender con sede in Bologna, Via Polese 15. Ha sedi in Toscana e Campania. .Gestisce il Consultorio per la salute delle persone transessuali gestito dall’Associazione con convenzioni tra Regione Emilia Romagna e ASL. RETE RAIMBOW ROMA – Centro Italia La Rete ed il suo Blog fanno parte di un progetto sperimentale per la costruzione di un soggetto unitario, democratico e plurale, composto di persone, associazioni e movimenti. Nel rispetto delle singole identità, la rete saprà proporsi all’esterno come soggetto politico compatto su temi condivisi e basilari per la comunità LGBT, LGBT friendly, per chi crede nella laicità e nel riconoscimento dei diritti umani e civili. Il progetto partirà coinvolgendo dapprima le realtà della zona di Roma – Centro Italia -, con l’idea di estendere via via le altre città interessate – del Nord e Sud Italia. GRUPPO LUNA Il Gruppo Luna e’ un gruppo, costituito all’interno del Circolo Culturale Maurice a Torino, per transessuali, travestiti, transgender (per brevità “T*”) e persone interessate o coinvolte in tali tematiche (parenti, amici, partner…) – occasioni d’incontro; gruppi di auto­aiuto – divulgazione di informazioni su date&luoghi di seminari, convegni, ecc. – informazioni mediche/legali/endocrinologiche/ estetiche – organizzazione di manifestazioni / feste / convegni ecc. – azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica; – azione politica / di collaborazione con le istituzioni locali; Prossimamente: – convenzioni agevolate per i suoi soci con strutture medico­estetiche. ASSOCIAZIONE TRANSGENERE L’Associazione Trans Genere nasce nel 2008 dall’esperienza delle proprie fondatrici, maturata negli anni all’interno del movimento LGBTQ , dell’ associazionismo e delle realtà politiche ed istituzionali a difesa dei diritti civili. L’Associazione Trans Genere si pone l’obbiettivo di tutelare, supportare e difendere le persone Transgender e Transessuali, sviluppando politiche di inclusione sociale, metodi di inserimento/reinserimento lavorativo e supporto specialistico attraverso il proprio Consultorio. L’Associazione Trans Genere considera prioritario diffondere la corretta informazione sulla condizione Trans, attraverso corsi di formazione/informazione, seminari ed eventi pubblici atti a sensibilizzare l’opinione pubblica su una condizione umana del tutto naturale. Tenendo conto delle difficoltà che ancora adesso le persone Trans si trovano a dover affrontare per vivere serenamente la propria identità, il nostro impegno sarà speso su diversi livelli, coinvolgendo e sollecitando le istituzioni locali, regionali e nazionali sulle tematiche di genere e sulla difesa dei diritti e delle pari oppurtunità. IREOS P.A. ­ Centro servizi autogestito per la comunità queer Ireos è una associazione di volontariato con sede in Firenze. Membro dell’ANPAS (pubbliche assistenze) Progetti e iniziative: – Accoglienza e informazioni per le persone transessuali. – Consultorio per la salute delle persone transessuali, con sostegno psicologico, aiuto, diritti, lavoro, ecc. – Consultorio in convenzione con Az. ospedaliera per l’avviamento al percorso di adeguamento dei caratteri seciondari e/o primari. – Test HIV. – Centro di documentazione. – Florence queer Festival. – PAAS, Punti di accesso assistito ai servizi. – Gruppi auto mutuo aiuto (uno specifico sull’identità di genere). – Sportello Intersex. CICOLO PINK Il Circolo Pink Gay Lesbiche Transessuali Bisessuali Eterosessuali ­ Diritti Umani e Cittadinanza Verona è una Associazione culturale e di promozione sociale non a scopo di lucro. Progetti e iniziative: – Sportello di accoglienza e informazione per le persone transessuali. 145

146 bullismoomofobico.it è promosso dal Dottorato di Ricerca in Studi di Genere, dal Dipartimento di Scienze Relazionali e dal Dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Spiega che il sito offre uno spazio di ascolto, aiuto e sostegno a quanti sono coinvolti perché subiscono, agiscono o sono spettatori di episodi di bullismo omofobico (adolescenti, famiglie, insegnanti, operatori sociali). Si tratta di uno spazio protetto in cui liberamente esprimere ed elaborare vissuti, difficoltà ed ansie oppure chiedere aiuto, consiglio per capire come intervenire, reagire e contrastare tali prevaricazioni. 146

147 POLIS APERTA PIAZZA DUCA DEGLI ABRUZZI, 3 34132 TRIESTE
Tel 147

148 Le risorse LGBT a livello locale
148

149 Servizio LGBT della Città di Torino
Il Servizio LGBT per il superamento delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere è stato istituito nel febbraio 2001, con delibera della Giunta Comunale, su proposta del Coordinamento Gay Lesbiche e Transessuali di Torino, con l'intento di: riaffermare il principio generale di divieto di discriminazione che riguarda ogni persona, anche alla luce delle normative e degli orientamenti espressi dall'Unione Europea creare nella Città un clima di accoglienza, rispetto e scambio culturale libero da pregiudizi. Tel./fax torino/politichedigenere 149

150 Finalità del Servizio Conoscere le condizioni di vita delle persone LGBT, evidenziandone i bisogni per orientare le azioni e gli interventi Analizzare la percezione sociale dell'omosessualità e della transessualità per impostare azioni di sensibilizzazione e cambiamento culturale Sviluppare politiche di inclusione sociale delle persone omosessuali e transessuali e contribuire alla diffusione di buone prassi sul territorio cittadino. 150

151 Ambiti di intervento Promozione e tutela dei diritti nei diversi aspetti della vita sociale, culturale e lavorativa Informazione e sensibilizzazione pubblica rivolta a tutta la popolazione Iniziative culturali finalizzate a favorire il dialogo fra le differenze Formazione rivolta al personale delle Amministrazioni pubbliche e della Scuola Attività educative e di contrasto all'omofobia rivolte ai giovani e alle scuole Azioni per l'inclusione sociale e lavorativa delle persone transessuali / transgender Collaborazioni con le Associazioni per valorizzarne le attività e sviluppare iniziative comuni 151

152 Gestione del Servizio Per lo svolgimento delle sue funzioni il Servizio si avvale di due tavoli di confronto: Il Coordinamento delle associazioni lesbiche, gay e transessuali di Torino il Gruppo di Pilotaggio, composto da rappresentanti dei diversi Settori dell'Amministrazione comunale Il Servizio collabora con la Provincia di Torino e la Regione Piemonte ed è stato promotore, insieme al Comune di Roma, della Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per Orientamento Sessuale e Identità di Genere - RE.A.D.Y 152

153 Coordinamento Torino Pride GLBT
Raccoglie le Associazioni a tematica LGBT della Regione, insieme ad Associazioni non LGBT che ne condividono i valori Progetta e organizza iniziative politiche, sociali e culturali Dialoga e collabora con le Pubbliche Amministrazioni e con le altre realtà del territorio Al suo interno è presente il Gruppo Formazione e il Gruppo Accoglienza Internazionale (GAI) È membro dell'ILGA La sede del Coordinamento, a rotazione presso le associazioni aderenti, è attualmente presso la Fondazione Sandro Penna: Via Santa Chiara, Torino Tel./fax - Il Coordinamento è un raggruppamento di associazioni  cui aderiscono le realtà associative lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) operanti nel territorio della Regione Piemonte, insieme ad associazioni non LGBT impegnate nel sostegno dei valori della laicità, del rispetto e della valorizzazione della differenze. Un Coordinamento gay, lesbiche e Transessuali di Torino nasce alla fine degli anni Novanta, originariamente per seguire la discussione in Consiglio Comunale sulla proposta di istituzione di un registro delle coppie di fatto, poi decidendo di mantenere iniziative comuni, in particolare nei rapporti con le istituzioni. Proprio da questa impostazione deriva la collaborazione che porta alla costituzione del primo Servizio LGBT comunale italiano e, contemporaneamente, alla ricerca universitaria che analizza la realtà locale, con una rappresentazione paritaria di genere mai realizzatasi a livello nazionale. A partire dal 2004 le associazioni aderenti decidono di dare avvio, insieme ad altre realtà, al percorso di candidatura che porterà alla realizzazione del Pride nazionale nella nostra città nel Proprio in seguito a questo evento prenderà la forma attuale un Coordinamento Torino Pride. Il Coordinamento progetta e organizza iniziative politiche, sociali e culturali sul tema dei diritti delle persone LGBT, a difesa della loro identità e dignità e per il superamento di ogni forma di pregiudizio e discriminazione legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Persegue rapporti di confronto e dialogo con le Amministrazioni pubbliche, le Istituzioni politiche e sindacali, le rappresentanze della pubblica istruzione e delle fedi religiose. Ricerca lo scambio e la sinergia con le realtà  dell'associazionismo sociale, studentesco, giovanile e del movimento delle donne.   Tra le tappe del suo percorso, l'organizzazione del Pride nazionale del  2006 e l'ingresso nell'ILGA (International Gay and Lesbian Association) nel Promuove annualmente, oltre al Pride (28 giugno),  la celebrazione della Giornata Mondiale contro l'Omofobia  (17 maggio)  e il Transgender Day of  Remembrance (20 novembre) . Al suo interno è attivo un Gruppo di Formazione che svolge attività educative e formative rivolte ad adulti (dipendenti pubblici, insegnanti, professionisti) e a studentesse e studenti delle scuole Inoltre è presente il GAI, gruppo accoglienza internazionale, per incrementare gli scambi culturali internazionali. 153

154 Fanno parte del Coordinamento Torino Pride GLBT:
Associazione Lambda – Amici della Fondazione Sandro Penna Associazione Quore Associazione Radicale Certi Diritti Centro S.D. “F.Castellano” Fede Religione e Omosessualità Circolo di Cultura GLBT Maurice Comitato provinciale Arcigay di Torino “Ottavio Mai” Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni Famiglie Arcobaleno Gaytineris Gruppo L’Altra Martedì Gruppo Luna Gruppo Pesce L’Altra Comunicazione La Fenice La Jungla 154 154

155 Altre Associazioni LGBT
AGEDO - Associazione genitori, parenti e amici di omosessuali Torino, cell Direzione Gaya – Gruppo di volontariato rivolto a ragazze e donne lesbiche e bisessuali Fondazione Sandro Penna via Santa Chiara, 1 – Torino Tel. / fax L'A.GE.D.O. è formata da genitori, parenti e amici di uomini e donne omosessuali, bisessuali e transessuali, impegnati per l'affermazione dei diritti civili delle persone lgbt, tra i quali il diritto all'identità personale. La funzione primaria dell'AGEDO è quella di aiutare le famiglie ad accogliere positivamente l'omosessualità di un figlio, una figlia, di un parente o di un amico. L'Associazione inoltre promuove iniziative pubbliche di sensibilizzazione e formazione rivolte alla cittadinanza, con particolare attenzione al mondo della scuola e ai servizi del territorio, per prevenire ogni forma di omofobia. È presente in diverse città italiane, tra le quali Torino, dove è possibile contattare telefonicamente i responsabili dell'Associazione a livello locale. Direzione Gaya è un Gruppo che propone uno spazio di accoglienza, ascolto e sostegno e dei servizi mail di consulenza psicologica e legale rivolti a ragazze e donne lesbiche e bisessuali che vivono una situazione di disagio, difficoltà e discriminazione. Inoltre organizza corsi di ballo reggaeton, chitarra e tastiera, eventi musicali e culturali, momenti di ritrovo e aggregazione per donne lesbiche. La Fondazione Sandro Penna è nata nel 1980 dal gruppo storico del Fuori! - il primo movimento omosessuale italiano – per conservare e valorizzare l'ingente archivio storico posseduto e promuovere studi e ricerche in ambito storico, letterario e scientifico. 155

156 Il Coordinamento ISELT
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157 Coordinamento ISELT Inclusione Sociale E Lavorativa persone Transessuali
Il Coordinamento ISELT prosegue l'esperienza maturata tra il 2003 e il 2007 a sostegno dello Sportello ISELT e si propone di promuovere un lavoro di rete sul territorio finalizzato all'inclusione sociale e lavorativa delle persone transessuali e transgender. Il Coordinamento si propone i seguenti obiettivi: fornire elementi di conoscenza dei fabbisogni delle persone transessuali e transgender; realizzare attività di formazione rivolte agli operatori dei servizi territoriali; individuare tirocini formativi, piani di occupabilità e borse lavoro; destinare risorse abitative per l'accoglienza delle persone transessuali e transgender; partecipare a progetti europei, nazionali e locali; promuovere la circolazione delle informazioni. Segreteria: Servizio LGBT del Comune di Torino Per conoscere la storia dello Sortello ISELT consultare 157

158 Fanno parte del Coordinamento ISELT:
Servizio LGBT del Settore Pari Opportunità e Politiche di Genere del Comune di Torino Divisione Lavoro, Formazione Professionale e Sviluppo Economico del Comune di Torino Settore Prevenzione Fragilità Sociali e Sostegno Adulti in Difficoltà della Divisione Servizi Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie del Comune di Torino Consorzio sociale Abele Lavoro Gruppo Abele – Oltre lo Specchio Gruppo Transessuali Luna ONIG Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere Fondazione Carlo Molo Onlus 158 158

159 Città di Torino Divisione Lavoro, Formazione Professionale e Sviluppo Economico
Percorsi per l'occupabilità (finanziati dal FSE - Fondi Regionali - Fondo Comunali) Cantieri di Lavoro generici/qualificati Informazione sulle tematiche del Lavoro Periodico Informalavoro Servizi per il lavoro indipendente, orientamento sui finanziamenti, microcredito Progetti e interventi per l'occupazione di soggetti svantaggiati  disabili, detenuti,affetti da patologie psichiatriche o da dipedenze (L.381/91) 159

160 Città di Torino Divisione Servizi Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie Settore Prevenzione Fragilità Sociali e Sostegno Adulti in Difficoltà È un Servizio sociale rivolto alle persone (dai 18 ai 59 anni) residenti a Torino che non hanno più una dimora stabile e da tempo vivono in strada o presso i dormitori (case di ospitalità notturna). Il servizio opera anche nei seguenti campi di intervento: attraverso uno sportello collocato a Porta Nuova, in collaborazione con i servizi sanitari, si occupa delle persone senza dimora provenienti da altri Comuni e non residenti a Torino, promuovendo il riavvicinamento della persona ai servizi di competenza e alla famiglia di origine coordina i servizi di accoglienza notturna e residenziale dedicati alle persone senza dimora coordina i servizi educativi di strada rivolti alle persone senza dimora monitora le attività di distribuzione pasti svolte dalle Associazioni di Volontariato distribuisce, in relazione alle necessità, i buoni doccia gratuiti a tutti i servizi pubblici (sociali e sanitari) e privati (cooperative sociali e di volontariato) che si occupano di persone senza dimora fornisce informazioni e orienta relativamente alle risorse che rispondono ai bisogni di prima necessità dislocate sul territorio cittadino offre consulenza ai servizi pubblici e del privato sociale relativamente a progettualità volte al reinserimento sociale e all'autonomia delle persone senza dimora. 160

161 Agenzia di orientamento / Agenzia formativa
Consorzio Sociale Abele Lavoro Consorzio di Cooperativa Sociali e Agenzia Nautilus Agenzia di orientamento / Agenzia formativa Il 14/05/2005 il Consorzio è stato accreditato dalla regione Piemonte N° certificato 630/001 L’agenzia eroga i seguenti servizi: Accoglienza Informazione orientativa Consulenza orientativa Formazione orientativa Bilancio delle competenze Sostegno all’inserimento lavorativo si rivolge a: Persone tossicodipendenti ed alcooldipendenti Persone con problemi penitenziari (detenuti, persone in misura alternativa, ex detenuti, famigliari di persone con problematiche penitenziarie..)‏ Persone in percorso di transizione di genere Persone affette da invalidità fisiche, in particolare da patologie connesse all’utilizzo di sostanze stupefacenti Donne vittime della tratta Disoccupate/i di lunga durata gestisce: Sportello Nautilus Accoglie domande di lavoro per conto delle cooperative sociali consorziate e cura l’incontro domanda /offerta mediante raccolta dei c.v dei candidati.  Sportello SP.IN. Accoglie e accompagna in un percorso di reinserimento sociale e lavorativo persone con problematiche penitenziarie. 161

162 Associazione Gruppo Abele Oltre lo specchio
Sportello di ascolto e orientamento Servizi a bassa soglia Dormitorio del Gruppo Abele in sinergia con i dormitori della città Accompagnamento ai Servizi Accoglienza residenziale temporanea in alloggio (2 posti) per soggetti  con i quali è stato avviato un progetto di reinserimento sociale Accompagnamento al lavoro tramite il Consorzio sociale Abelelavoro Sostegno nel percorso di fuoriuscita dai circuiti della prostituzione 162

163 Gruppo transessuali Luna
Gruppi di confronto fra pari Supporto, informazioni per utenti Accompagnamento per iter legale in volontaria giurisdizione Contatto e lavoro di rete con le strutture del territori Rivendicazione di diritti civili e cittadinanza Iniziative culturali: convegni, incontri, produzioni video, mostre, ecc... Partner di: Coordinamento Torino Pride, Coord.Trans Sylvia Rivera, Tgeu (Transgender european network) 163

164 ONIG Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere
Scopo: incentivare il confronto e la collaborazione fra tutte le realtà che operano nel settore dei D.I.G.. Finalità: ricerca scientifica promuovere informazione e formazione promuovere aperture culturali. Statuto: possono essere "associati" : professionisti di fondato interesse nel settore; persone che rappresentino associazioni o gruppi fondati sui temi della identità di genere; persone che si occupino di servizi nel quadro dell'applicazione della legge 164 del 1982. Aree di specifico interesse: medico-endocrinologica, psicologica, chirurgica, sociale, legale. I Servizi: lavoro interdisciplinare di operatori in èquipe, o comunque in collegamento secondo procedure concordate, al fine di creare una vera e propria rete di protezione attorno alle persone. Menziona brevemente questo ente senza entrare nel dettaglio 164

165 Fondazione Carlo Molo ONLUS
La Fondazione nasce nel 1997 come “Associazione di ricerca” con l'intento di applicare la ricerca scientifica al campo della psicologia clinica Si propone esclusivamente finalità di solidarietà sociale nei settori dell'assistenza sociale e socio-sanitaria e della ricerca scientifica di particolare rilevanza sociale, con specifico riferimento alla psicologia, alla psicosomatica, alla sessuologia e al disagio Campi di interesse: i disturbi dell'identità di genere l'afasia 165

166 C.I.D.I.Ge.M. Centro Interdipartimentale Disturbi Identità di Genere- Ospedale Molinette
Servizi disponibili: Sportello d’accoglienza Valutazione psicologica e psichiatrica Inquadramento medico-internistico Trattamenti ormonali Interventi chirurgici di adeguamento dei caratteri sessuali primari e secondari Controlli post operatori Psicoterapia individuale e di gruppo per pazienti e familiari Seminari informativi per operatori e familiari  Collabora con l’ISTITUTO DI TERAPIA FAMILIARE: Valutazione psicologica Psicoterapia familiare Seminari informativi per operatori e familiari. Menziona brevemente questo centro senza entrare nel dettaglio 166

167 Il lavoro di rete Per rete sociale si intende “un sistema di riconoscibili e multiple connessioni e strutture entro cui operano nodi ad alto livello di autoregolazione capaci di cooperare tra loro in vista di fini comuni o di risultati condivisi” (Bufera, Il castello e la rete, Franco Angeli). In una rete sociale i nodi sono i diversi servizi (pubblici, privati, referenti istituzionali). Il concetto di rete è utilizzato per definire l’insieme generico delle relazioni tra soggetti, servizi, attori che operano in una medesima area. Presuppone una metodologia di presa in carico di un problema da parte di tanti servizi in un continuum di intervento; i diversi servizi avranno un unico progetto per quel problema ed un diverso ruolo da svolgere. Presuppone l’autonomia e l’autoregolazione dei singoli soggetti di rete. Presuppone l’esistenza di una struttura generale di sistema e di un coordinamento che renda possibile la connessione delle parti. Presuppone un collegamento tra i diversi soggetti, ma soprattutto un collegamento di tutti con il centro. Il collegamento dei servizi è dovuto ad obiettivi su un problema e perciò all’esplicitazione di un progetto.

168 Il lavoro di rete Quando parliamo di lavoro o intervento di rete in campo sociale intendiamo l’integrazione e la mobilitazione dei servizi con le forze vive del territorio (associazioni, cooperative, volontariato, scuola, ecc.) attorno a un problema sul quale si ha un’idea condivisa e un approccio globale Un aspetto molto importante quando si parla di intervento a rete è la consapevolezza che ognuno di noi come persona e quindi anche gli utenti che arrivano ai nostri servizi con il loro problema,appartiene a più reti (rete primaria o personale, rete sociale, rete dei servizi) Si parte da un problema/questione del territorio: - Riflessione sul fenomeno (interna al gruppo degli operatori sulla realtà che si presenta rispetto a: problema considerato, risorse, modalità di presa in carico, bisogno/domanda espressa rispetto al problema) - Socializzazione della riflessione con altri (delimitando il campo di intervento territoriale di riferimento) - Creazione di Protocolli d’Intesa indicando le reciproche e reali disponibilità al coinvolgimento - Operatività integrata e presa in carico (sviluppo della cultura su un certo problema, individuazione di diverse forme di collaborazione con attori sociali; individuazione di iniziative nuove) - Verifica

169 Esercitazione Lavorare in rete vi potrebbe essere/è utile?
In che modo? Cosa vi può aiutare a mantenere la rete? Cosa vi può aiutare a implementarla? Ci sono delle difficoltà? Cosa vi potrebbe aiutare a superarle? Poni le domande a tutti i partecipanti e scrivi le risposte sulla lavagna.

170 Esercitazione Quali cambiamenti apporteresti da domani nella tua pratica quotidiana di lavoro sulla base di quanto acquisito durante il corso? Scrivere tre cambiamenti su un foglio Fai la domanda ai partecipanti e chiedi di scrivere in modo sintetico tre cambiamenti. Possono essere evidenziati  interventi di vario genere: dall'in/formazione ai/alle colleghi/e che non hanno partecipato alla formazione alla diversa strutturazione dell'ambiente per riservare spazi per l'ascolto, dalla messa a disposizione di materiale informativo per l'utenza alla revisione della modulistica, o ancora a proposte educative specifiche. Chiedi a ciascun partecipante in ordine sparso i tre cambiamenti e scrivili sulla lavagna. Poi commentali tutti insieme. In questo modo si potenzia nell'iter formativo l'approccio dal basso.

171 Obiettivi del modulo IV Le buone pratiche professionali in caso di omofobia e transfobia
Comprendere gli aspetti principali per costruire un contesto inclusivo Acquisire strumenti pratici di prevenzione e intervento Comprendere le risorse del territorio Identificare le aree di potenziale problematicità nell’interazione con e tra cittadini eterosessuali, omosessuali e transessuali Riconoscere e comprendere le risorse sul territorio Rielaborare la propria esperienza professionale Riflettere sull’idea di lavoro di rete Esplicita gli obiettivi del modulo alla fine, esso può costituire uno strumento di valutazione e sistematizzazione di quanto fatto.

172 Vi ringrazio per l’attenzione Per informazioni, commenti o proposte
…………………………………………………………………………………… Scrivi nel lucido i tuoi recapiti per essere contattato. Ringrazia i/le partecipanti per l’attenzione, chiedi loro se hanno altre domande o richieste di chiarimento. Successivamente fai riferimento ai tuoi recapiti.


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