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1 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)1 Lezione XII: La differenziazione del prodotto Ci sono mercati che per la natura del loro prodot- to, la numerosità dei soggetti coinvolti su en- trambi i lati del mercato (e in particolare, la bas- sa concentrazione dellofferta) potrebbero sem- brare (quasi) perfettamente competitivi, ma la cui prestazione tuttavia appare molto diversa: un buon esempio è il mercato italiano delle assicu- razioni contro il furto e lincendio dellautomo- bile (un altro esempio è il mercato statunitense delle carte di credito), per il quale il margine di profitto è apparentemente molto alto.

2 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)2 Differenziazione del prodotto e switching cost Due possibili spiegazioni, non indipendenti, sono relative alla possibile presenza di: 1) effettiva differenziazione del prodotto (diffe- renza nelle clausole contrattuali, nellaffidabilità delle compagnie assicurative, nella distanza da ca- sa delle agenzie, etc.). In tal caso, come vedremo, gli effetti della compe- tizione risultano indeboliti, e i prezzi di equilibrio possono effettivamente essere superiori ai costi marginali anche in presenza di molti competitori.

3 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)3 Differenziazione del prodotto e switching cost: continuazione 2) switching cost: costi relativi al cambiamento del fornitore di natura informativa e amministra- tiva, potenzialmente creati strategicamente dalle stesse imprese (ex: niente ass. furto senza la RC auto), e in generale radicati nellatteggiamento tendenzialmente passivo di molti consumatori. Anche in questo caso, i beni offerti dai diversi competitori possono di fatto risultare come diffe- renziati, e gli effetti sui prezzi di equilibrio sono analoghi a quelli implicati da tale condizione.

4 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)4 Differenziazione del prodotto In molti casi i prodotti proposti sul mercato nella stessa tipologia merceologica sono di fatto differenti, e/o ven- gono valutati diversamente da consumatori differenti. Si parla di differenziazione orizzontale (o per varietà) tra due prodotti se alcuni consumatori hanno preferenze opposte relativamente alla scelta tra essi. Vi è invece differenziazione verticale (o per qualità) se a parità di prezzo (e di eventuali altri aspetti contrattua- li) tutti i consumatori preferiscono (magari con inten- sità diversa) il medesimo prodotto allaltro.

5 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)5 Lapproccio delle caratteristiche In molti casi reali, i beni presentano elementi di differenziazione sia verticale che orizzontale. Per esempio, un computer potrebbe essere mol- to potente ma piuttosto pesante, e un altro molto leggero ma poco potente. Perciò, persino se tutti i potenziali utenti fossero daccordo nellap- prezzare sia la leggerezza sia la potenza, po- trebbe ben essere che alcuni preferiscano il pri- mo e alcuni il secondo.

6 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)6 Lapproccio delle caratteristiche: continuazione Lultimo esempio suggerisce di pensare ai beni co- me pacchetti (bundle) di caratteristiche (assunte misurabili), la cui domanda è di fatto derivata dalla domanda per le caratteristiche contenute. Questapproccio delle caratteristiche (dovuto a Lancaster, 1971), è illustrato sul Cabral nel caso della scelta tra due automobili nelle Tab di p. 257, in cui le valutazioni (disponibilità a pa- gare) di due potenziali consumatori per le carat- teristiche rilevanti sono presentate in migliaia di euro.

7 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)7 Tabb , p. 257:

8 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)8 Lapproccio delle caratteristiche: continuazione Esso assume che la disponibilità a pagare com- plessiva di uno specifico consumatore i per un dato bene k, u ik, sia ottenuta come somma del valore che egli associa alle singole caratteristiche contenute: u ik = j b ij c kj - p k, dove b ij la valutazione del consumatore i per la ca- ratteristica j, c kj è lammontare di caratteristica j con- tenuta nel bene k, e p k è il prezzo di questultimo. Il bene k è dunque identificato dal vettore delle sue m caratteristiche c k = [c k1, c k2, …, c km ]: verrà acquis- tato al posto del bene h se u ik > u ih.

9 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)9 Lapproccio delle caratteristiche: conclusione Lapproccio delle caratteristiche permette di model- lare sia il caso di beni differenziati verticalmente (la Porsche e la Panda se solo le caratteristiche 1, 2 e 4 fossero rilevanti), sia il caso di beni differenziati o- rizzontalmente (la Porsche e la Panda nellesempio). Permette inoltre di concentrare lanali empirica su di un numero (m) relativamente contenuto di caratteris- tiche, in presenza di una dimensione di varietà (n) potenzialmente molto più elevata (si stimano m x n parametri invece di n 2 elasticità di prezzo incrociate). Permette di strutturare semplicemente le strategie di posizionamento (positioning) delle imprese.

10 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)10 Differenziazione e potere di mercato Si consideri il seguente modello di differenziazio- ne orizzontale: due venditori di gelato sono collocati agli estremi di una spiaggia (di lunghezza 1 Km, per semplici- tà). Anche se vendono gli stessi gelati, e magari agli stessi prezzi, il loro prodotto sarà considerato differentemente dai consumatori sparsi lungo la spiaggia, in funzione della collocazione di questi ultimi. In particolare, la differenza la faranno (al- meno potenzialmente) i costi di trasporto che i consumatori devono sostenere per recarsi presso i venditori.

11 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)11 Il Modello di Hotelling In effetti, è chiaro che per un consumatore colloca- to allinizio della spiaggia, recarsi a comprare il ge- lato al capo opposto potrebbe (dipenderà dai prezzi e dalla distanza) essere meno conveniente che an- dare dal gelataio più vicino. Si noti inoltre che la situazione appena descritta, che caratterizza il considdetto modello di Hotelling (1929), è analoga a quella di un qualunque altro ca- so di distribuzione geografica dei venditori, se i costi di trasporto sono a carico dei compratori (ex: ristoranti, distributori di benzina, agenzie di viag- gio).

12 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)12 Il Modello di Hotelling: continuazione Non è infine difficile capire che in effetti la situazione descritta dal modello di Hotelling è simile anche a quella nella quale i consumatori hanno gusti diversi rispetto ad una certa caratteristica, e affrontano dei costi di trasporto (cioè perdono utilità) in funzione della distanza tra la loro versione ideale e quella che di fatto trovano sul mercato. Per esempio, si pensi allamante dellaranciata amara che debba però scegliere tra due bevande contenenti quantità diverse di zucchero.

13 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)13 Il Modello di Hotelling: continuazione Secondo la versione duopolistica del modello di Hotelling, i consumatori sono uniformente distribuiti lungo il segmento unitario che rappresenta la spiaggia, e le due imprese competono à la Bertrand. In particolare, limpresa 1 è localizzata nel punto 0 (ini- zio della spiaggia), e limpresa 2 nel punto 1 (fine della spiaggia). I consumatori sopportano dunque un costo di trasporto (lineare) pari a t per la distanza percorsa (td i, i = 1,2). Se dunque il consumatore localizzato nel punto x [0,1] si reca a comprare dal gelataio 1, sopporta un costo to- tale pari a tx + p 1, mentre pagherebbe t(1 – x) + p 2 se comprasse dallimpresa 2.

14 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)14 Il Modello di Hotelling: continuazione Formalmente, immaginiamo che acquistando dal ven- ditore i il consumatore in x ottenga unutilità pari a: U i = u – p i – td i (x), dove d i (x) è la distanza tra x e la localizzazione del- limpresa i. Supponiamo che lutilità del bene (u) sia così elevata che comunque i consumatori comprino (una singola unità, per semplicità), lunico loro problema decisio- nale essendo dunque quello di decidere da quale im- presa comprare. Il consumatore acquisterà perciò da i se U i > U j (i,j = 1,2, i j), mentre sarà indifferente se U i = U j.

15 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)15 Graficamente (dati i prezzi p 1 e p 2 ): x è il consumatore indifferente 0 1x p2p2 p1p1 p1p1 p2p2 p 1 + tx p 2 + t(1 – x) p 2 + td 2 p 1 + td 1 d1(x)d1(x)d 2 (x) x p 1 + tx = p 2 + t(1 – x), tg = t

16 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)16 Il Modello di Hotelling: continuazione Si vede chiaramente nella precedente figura che il consumatore indifferente tra i due venditori è collocato in x, mentre quelli col- locati alla sua sinistra (rispettivamente alla sua destra) preferiscono comprare da 1 (ris- pettivamente da 2), a cui sono più vicini. Si noti inoltre che pur essendo nella figura p 2 > p 1, e pur competendo à la Bertrand le imprese, la domanda dellimpresa 2 non è (necessariamente) nulla.

17 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)17 Il Modello di Hotelling: continuazione Si può in effetti facilmente dedurre che le domanda di 1 e 2, dati i prezzi da loro decisi, e nellipotesi che tutti acquistino, saranno in generale pari a D 1 = x e D 2 = 1 – x (assumiamo per semplicità che il numero complessivo di consumatori, N, sia uguale a 1), dove x è il consumatore indifferente tra i due venditori (assumendo che questi esista). Poiché la condizione di indifferenza risulta: p 1 + tx = p 2 + t(1 – x), si ottiene facilmente che: D 1 (p 1, p 2 ) = ½ + (p 2 - p 1 )/(2t) e D 2 (p 1, p 2 ) = ½ + (p 1 - p 2 )/(2t). Si noti che D i (p i, p j ) è una funzione lineare di p i, che si sposta parallelamente verso lalto allaumentare di p j (i j).

18 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)18 Il Modello di Hotelling: continuazione Si noti poi che D i diventa nulla se p i = p j + t (il consumatore indifferente si localizza dove il ven- ditore i ha il suo negozio), ed è pari a 1 se p i = p j - t (il consumatore indifferente si localizza dove il venditore j ha il suo negozio). Perciò ( i j) : D i = 0 se p i p j + t, D i (p i, p j ) = ½ + (p j - p i )/(2t) se p j + t p i p j – t, D i = 1 se p i p j – t. La domanda dellimpresa 1 è illustrata grafica- mente nella prossima figura.

19 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)19 La domanda nel modello di Hotelling (p 2 > t) D1(p1,p2)D1(p1,p2) p1p1 0 1 p2p2 p 2 - t p2p2 p 1 + tx p 2 + t(1 – x) p1p1 x D 1 (p 1,p 2 ) = x, tg = t, tg = 2t p 2 + t

20 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)20 Il Modello di Hotelling: continuazione Si noti che la domanda ad angolo precedente- mente identificata assume che sia p j t. Se invece p j < t, allora anche fissando p i = 0 lim- presa i non può appropriarsi di tutti i consumato- ri, e la sua domanda avrà un intercetta sullasse delle ascisse pari a D i (0, p j ) = (t + p j )/(2t). Ovvero: D i = 0 se p i p j + t, D i (p i, p j ) = ½ + (p j - p i )/(2t) se p j + t p i 0. Tale caso è illustrato graficamente nella prossi- ma figura.

21 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)21 La domanda nel modello di Hotelling (p 2 < t) D1(p1,p2)D1(p1,p2) p1p1 0 1 p2p2 t p2p2 p 1 + tx p 2 + t(1 – x) p1p1 x D 1 (p 1,p 2 ) = x, tg = t, tg = 2t p 2 + t (t + p j )/(2t)

22 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)22 Il Modello di Hotelling: curve di reazione Assumendo un costo unitario costante pari a c, la funzione di profitto di ciascuna impresa risulta: i (p i, p j ) = (p i - c)D i (p i, p j ). Diversamente dal caso standard del duopolio à la Bertrand, la curva di domanda (e pertanto quella di profitto) non è discontinua e la curva di reazione di ciascuna impresa può essere caratterizzata (come in Cournot) utilizzando la condizione del primo ordine (FOC) per la massimizzazione del profitto (nellipo- tesi che la produzione delle imprese copra com- plessivamente tutto il mercato).

23 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)23 Il Modello di Hotelling: curve di reazione Ignorando la possibilità di un ottimo di frontiera (nel- langolo della curva di domanda) in cui unimpresa da sola copra lintero mercato poiché questo non può cor- rispondere a un equilibrio di duopolio (laltra impresa non venderebbe nulla), la FOC risulta: D i (p i, p j ) + (p i - c) D i (p i, p j )/ p i = ½ + (p j - p i )/(2t) - (p i - c)/(2t) = ½ + (p j + c)/(2t) - p i /t = 0 (la SOC, - 1 /t < 0, è sempre soddisfatta), ovvero: p i *(p j ) = (p j + t + c )/2.

24 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)24 Il Modello di Hotelling: equilibrio Si noti che le curve di reazione sono lineari e cres- centi, con unintercetta che cresce al crescere di t (e di c) e un coefficiente angolare pari a ½. In effetti, il valore della curva di reazione non è altro che il prezzo di monopolio per unimpresa che aves- se come curva di domanda (lineare) quella sopra identificata. Nell(unico, simmetrico) equilibrio di Nash (rappre- sentato nei due grafici che seguono) si ottiene per- tanto: p i N = p j N = c + t.

25 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)25 Graficamente: le curve di reazione e lequilibrio nel modello di Hotelling pipi pjpj (c+t)/2 pjNpjN piNpiN 45° pi*(pj)pi*(pj) pj*(pi)pj*(pi) tg = 1/2

26 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)26 Lequilibrio nel modello di Hotelling p1p1 0 1 p2p2 c p2Np2N p 1 N + tx p 2 N + t(1 – x) p1Np1N 1/2 tg = t, tg = 2t, p 1 N = p 2 N = c + t. c + 2t D 1 (p 1, p 2 N ) R1(q1)R1(q1)

27 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)27 Il Modello di Hotelling: conclusione Si noti che P 1 (q 1 ) = (2t + c) – 2tq 1 è la curva di doman- da inversa (residuale) dellimpresa 1 nellipotesi che limpresa 2 adotti il prezzo p 2 N = c + t. Perciò nel grafi- co precedente R 1 (q 1 ) = (2t + c) – 4tq 1 è il ricavo margi- nale rilevante dellimpresa 1. Si noti soprattutto che p i N > c, a causa del fatto che la presenza di costi di trasporto rende il prodotto di fatto differenziato. Se infatti fosse t = 0 allora le curve di do- manda sarebbero perfettamente elastiche al prezzo c e il paradosso di Bertrand (si veda il Capitolo 7) si appli- cherebbe (ovvero si otterrebbe p i N = c). Si noti infine che L i N = t/(c + t), ovvero il potere di mer- cato esercitato dalle imprese cresce al crescere di t.

28 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)28 Il Modello di Hotelling: welfare E il caso di notare anche che, prendendo per dato il posizionamento delle imprese, dal punto di vista del benessere collettivo il potere di mercato, nellipotesi che questo sia comunque interamente servito (coper- to) dalle imprese, non crea alcuna inefficienza alloca- tiva ma ha solo effetti distributivi a favore delle im- prese e a danno dei consumatori (la conclusione sareb- be diversa se alcuni consumatori finissero per non ac- quistare il bene a causa di un prezzo troppo elevato).

29 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)29 Le scelte di posizionamento Se il prodotto è potenzialmente differenziato, le imprese devo- no dunque effettuare cruciali scelte di posizionamento, per e- sempio geografico (dove aprire i negozi), ma più in generale in termini della varietà da produrre (quanto zuccherata larancia- ta?). Il problema essenziale è quello di scegliere se e quanto diffe- renziarsi (allontanarsi) dalla varietà scelta dalle concorrenti. Possiamo immaginare che tali scelte strategiche avvengano allinterno di un gioco a due stadi, in cui la posizione/varietà viene scelta per prima (in quanto scelta di lungo periodo), come già nel caso delle scelte di capacità à la Edgeworth.

30 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)30 Le scelte di posizionamento: continuazione Naturalmente, nellSPNE del gioco, le scelte di po- sizionamento andranno effettuate tenendo conto del- linfluenza che avranno, nel secondo stadio, sulle scelte di prezzo. Ci sono essenzialmente due effetti che vanno consi- derati: il cosiddetto effetto diretto consiste nel fatto che, a parità dei prezzi, avvicinandosi alle scelte di posizionamento delle concorrenti si copre meglio il mercato e la propria quantità domandata aumenta. Leffetto strategico emerge invece tenuto conto del fatto che più vicine sono le scelte di posizionamento più tendenzialmente intensa sarà la concorrenza (e più bassi i prezzi di equilibrio).

31 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)31 Le scelte di posizionamento: continuazione Con riferimento al modello di Hotelling, si suppon- ga ora che le imprese 1 e 2 scelgano di collocarsi in a e in b, dove 1 > b > a > 0. Dati i prezzi scelti dalle imprese, un consumatore indifferente esisterà solo se lequazione: p 1 + t(x – a) = p 2 + t(b – x) ha una soluzione x [a, b] (altrimenti una sola delle imprese servirà tutto il mercato, sotto lusuale ipote- si che esso sia comunque interamente coperto). Risolvendo si ottiene facilmente: D 1 (p 1, p 2 ) = x = (a + b)/2 + (p 2 - p 1 )/(2t), D 2 (p 1, p 2 ) = 1 - x = 1 - (a + b)/2 + (p 1 - p 2 )/(2t).

32 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)32 Leffetto diretto nel modello di Hotelling Lespressione per la domanda D i (p i, p j ) sopra derivata illustra chiaramente leffetto diretto: allaumentare di a (rispettivamente al diminuire di b) la domanda D 1 (ris- pettivamente D 2 ) aumenta, a parità di prezzi e del posi- zionamento delle concorrente (purché b > a). In particolare, la posizione del consumatore indifferen- te si sposta in tal caso verso la concorrente, aumentan- do la quota di mercato dellimpresa esaminata (con consumatori uniformemente distribuiti). Lidea intuiti- va è che avvicinandosi al concorrente (a parità di prez- zi) gli si sottraggono clienti. Si veda il grafico successivo.

33 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)33 Leffetto diretto nel modello di Hotelling 0 1a p2p2 p1p1 p1p1 p2p2 p 1 + t(x – a) p 2 + t(b – x) p 1 + t(1 – a) p 2 + tb d 2 (x) x D 1 (p 1, p 2 )= x, D 2 (p 1, p 2 ) = 1 – x b a b

34 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)34 Leffetto di posizionamento strategico Tuttavia, comè altrettanto intuitivo, tanto più vi- cini si è al concorrente in termini di posiziona- mento, minore sarà il suo prezzo di equilibrio, e minori pertanto i profitti estraibili dal mercato. Si consideri per esempio il caso in cui a = b: in tale situazione i prodotti non sono di fatto diffe- renziati e il risultato di Bertrand perciò si applica, con imprese che fanno prezzi uguali al costo marginale e profitti nulli. Leffetto strategico punta dunque in direzione op- posta a quello diretto (incentiva alla differenzia- zione), e la sintesi finale dipende dai costi di tras- porto (e dalla distribuzione dei consumatori).

35 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)35 Posizionamento: conclusioni Quello che si può concludere è che tanto minore la competizione di prezzo, tanto più vicine saranno le scelte di posizionamento delle imprese, e viceversa. Si pensi per esempio al caso in cui i prezzi siano re- golamentati esogenamente: in tal caso ci si dovreb- be aspettare una convergenza nel posizionamento delle imprese (si applicherebbe una sorta di princi- pio di minima differenziazione, già ipotizzato da Hotelling). Si noti però che, nellipotesi di mercato coperto, la localizzazione delle imprese allocativamente effi- ciente dovrebbe mirare piuttosto alla minimizzazio- ne dei costi di trasporto complessivi.

36 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)36 Informazione imperfetta e switching costs Talora le differenze del prodotto sono in larga misura soggettive, dovute allimperfetta conoscenza dei consu- matori (magari abilmente manipolata dalle tecniche di marketing). Dal punto di vista dellanalisi del potere di mercato, tuttavia, lanalisi precedente si applica senza problemi (diverse saranno però le conseguenze in termini di welfare, che divengono problematiche). Un caso diverso (ma simile negli effetti) è quello nel qua- le i consumatori, pur in presenza di prodotti sostanzial- mente omogenei, non sono inizialmente perfettamente in- formati sui prezzi (e devono pertanto sostenere dei costi di ricerca delle informazioni), oppure sostengono costi nel caso in cui cambino il loro fornitore.

37 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)37 Search costs Supponiamo che vi siano molti consumatori interes- sati al prodotto (omogeneo) di n imprese diverse, e che lutilità dellacquisto di una unità di bene sia u. Supponiamo inoltre che i prezzi delle imprese non siano inizialmente noti ai consumatori, che per sco- prirli devono sostenere un costo di ricerca pari a s per ciascuna impresa. Ci sono molti equilibri possibili se le imprese compe- tono scegliendo i prezzi (à la Bertrand), e i consuma- tori formulano delle congetture confermate dai com- portamenti delle imprese in termini di prezzo.

38 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)38 Costi di ricerca: continuazione In uno di questi equilibri tutte le imprese praticano il prezzo di monopolio (pari a u: Diamond, 1971)! Infatti se tutte le imprese praticano lo stesso prez- zo nessun consumatore ha ragione di effettuare ri- cerche, e in tal caso nessuna impresa ha un incen- tivo ad abbassare il prezzo (ciò vale in effetti per ciascun equilibrio simmetrico). Dunque la presenza di costi di ricerca (per quanto eventualmente piccoli) può indurre prezzi di mo- nopolio anche con prodotto omogeneo e compor- tamento à la Bertrand!

39 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)39 Switching costs In molti casi il cambiamento di fornitore causa ai consumatori un costo: si pensi alla necessità di far pratica di un nuovo programma o addirittura di un nuovo sistema operativo per computer. La situazione è simile al caso della presenza di costi di ricerca, anche se tutti i consumatori sono perfetta- mente informati sui prezzi. Supponiamo infatti che s sia ora il costo di switch: si capisce facilmente che nel setting precedente esiste adesso un unico equilibrio con p i N = u, se s è suffi- cientemente grande da scoraggiare le imprese a ta- gliare i prezzi abbastanza da attrarre altri consuma- tori.

40 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)40 Search and Switching costs In effetti, per ogni prezzo inferiore a u le imprese av- rebbero convenienza ad aumentarlo (di un ammonta- re non superiore a s: Klemperer, 1995). Anche se i risultati di perfetta monopolizzazione sopra esposti sono dovuti allestrema semplificazione del modello presentato, si può dire più in generale e in via di sintesi che più alti sono i costi di ricerca che i consumatori devono sopportare, o i costi per muta- re il fornitore precedente, più elevato è lesercizio del potere di mercato da parte delle imprese. Per questa ragione le imprese hanno potenzialmente un forte incentivo a creare artatamente simili costi!

41 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)41 La dispersione dei prezzi Le differenze di prezzo tra paesi, fornitori e mezzi di vendita (per esempio in agenzia o via internet) per prodotti apparentemente omogenei sono molto comu- ni. Esse possono essere dovute a pratiche di discrimina- zione di prezzo (Capitolo 10), a differenze nella tas- sazione o nella regolamentazione tra paesi/operatori, oppure a effettive differenze nei costi della distribu- zione. In alcuni casi (per esempio i biglietti aerei), è possi- bile fornire anche una spiegazione basata sulla pre- senza di costi (oggettivi o soggettivi) di ricerca.

42 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)42 La dispersione dei prezzi: continuazione Se infatti i consumatori hanno costi di ricerca differenti, è pos- sibile che le imprese specializzino le proprie politiche di prezzo come segue. Supponiamo che vi siano due tipi di consumatori, uno con si- gnificativi costi di ricerca e uno con costi di ricerca essenzial- mente nulli. Se le imprese praticano prezzi elevati oppure bassi con diffe- renze non troppo elevate (rispetto ai costi di ricerca), allora i consumatori con costi di ricerca comprano dal primo vendito- re nel quale si imbattono, pur consapevoli della possibilità che ne esistano altri con prezzi inferiori. Invece, naturalmente, i consumatori con costi di ricerca nulli si servono dalle imprese che praticano i prezzi più bassi.

43 IO: XII Lezione (P. Bertoletti)43 La dispersione dei prezzi: conclusione Un comportamento del genere da parte delle imprese può in effetti costituire un equilibrio (in un cosiddet- to modello con turisti e residenti) se le imprese che praticano prezzi bassi compensano con vendite maggiori i minori margini unitari (tali imprese ven- dono in effetti ai consumatori informati e anche ad alcuni degli altri, che li scelgono casualmente). Si tratta di una razionalizzazione delle cosiddette trappole per turisti. Si noti che i turisti potrebbero anche avere un costo opportunità del tempo speso in ricerca più basso, ma i residenti hanno incentivi maggiori ad informarsi per il fatto che i loro acquisti si ripetono nel tempo!


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