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Ma il desiderio ha a che fare con il senso e non è propria­mente estinguibile: esso è costitutivamente segna­to da una mancanza, da una non-sazietà che.

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Presentazione sul tema: "Ma il desiderio ha a che fare con il senso e non è propria­mente estinguibile: esso è costitutivamente segna­to da una mancanza, da una non-sazietà che."— Transcript della presentazione:

1 Ma il desiderio ha a che fare con il senso e non è propria­mente estinguibile: esso è costitutivamente segna­to da una mancanza, da una non-sazietà che divie­ne principio dinamico e di proiezione in avanti. Il vero desiderio è quello che il desiderato non sazia, ma approfondisce.

2 Il desiderio è insaziabile perché aspira a ciò che non si può possedere: il senso. È il senso che seduce il desiderio. La società dei consu­mi propaga soddisfacimento e così priva di futuro l’orizzonte storico ed esistenziale.

3 Il consumo ha inficiato anche la sfera della sessualità: si parla spesso di «mercato del sesso». Il de­siderio è irriducibile al possesso e nell’innamora­mento il corpo dell’altro può essere venerato, ado­rato, ma non usato o abusato. Nell’amore il rispetto dell’altro è assoluto. Il desiderio desidera l’altro, de­sidera il suo volto, la sua unicità, la sua alterità.

4 Nul­la di più lontano dall’autentico erotismo quanto il possesso: l’erotismo è la dimensione umana, non animale della sessualità, ovvero una sessualità abitata dalla parola e dall’immaginazione.

5 Rendere an­che il corpo e il sesso oggetto di consumo significa togliere al corpo e al sesso la loro valenza simboli­ca e dunque la loro capacità di fare segno, di aprire futuro, di essere bellezza, ovvero promessa sempre rinnovata di felicità e di novità. Che altro è la bel­lezza se non promessa di felicità?

6 Anche a livello storico-politico i risorgenti na­zionalismi, le tendenze xenofobe e razziste, che mirano all’esclusione dell’altro, alla sua espulsione, al suo allontanamento, si risolvono in un autismo sto­rico-sociale in cui si tende a creare il regno dei me­desimi all’interno di un ideale regressivo di auto­isolamento, di autosufficienza, di nascita da se stes­si, di essere bastanti a se stessi.

7 Ma questo trionfo del Medesimo, dell’Identico, implica la distruzio­ne dello spazio simbolico garantito dalla presen­za irriducibile dell’altro il che equivale a uccidere il desiderio.

8 La distruzione del desiderio, dunque del futuro, passa pertanto anche attraverso scelte politiche, ispirate dalla visione che tende a ridur­re le relazioni sociali alla mera materialità di un da­to naturale FABIO CIARAMELLI, La distruzione del desiderio. Il narcisismo nell’e­poca del consumo di massa, Dedalo, Bari 2000.

9 Così l’interrogativo iniziale riguarda anche le scelte politiche che stiamo compiendo oggi e che hanno ricadute pesanti sul domani.

10 Immaginare L’immaginazione è una facoltà che ha goduto di poca stima. Per Pascal essa è «maestra di errori e di falsità» 8 e spesso la si denigra come fantasticheria e fonte di evasione dalla realtà. In verità l’immagina­zione è temuta perché dà voce al desiderio BLAISE PASCAL, Pensieri, Newton, Roma 1996, Cfr. LUCIANO MANICARDI, L’immaginazione: potenza di Dio, potenzia­lità dell’uomo, Qiqajon, Bose 2000.

11 Si de­nigra l’immaginazione perché il modello oggi dominante è quello del dominio razionale, conscio, ordinato, del pensiero e dell’azione. La si disprez­za perché poco tecnica e poco scientifica, e la si teme perché sovversiva, essendo non controllabile, non misurabile, non riducibile ai parametri con cui avviene l’addomesticamento e l’omologazione del pensare e del sapere.


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