La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

DALLA PREVENZIONE ALLA RIABILITAZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI Caserta 14 - 15 novembre 2005 SCOMPENSO CARDIACO: IL RUOLO DELLE PROCEDURE RIABILITATIVE.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "DALLA PREVENZIONE ALLA RIABILITAZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI Caserta 14 - 15 novembre 2005 SCOMPENSO CARDIACO: IL RUOLO DELLE PROCEDURE RIABILITATIVE."— Transcript della presentazione:

1 DALLA PREVENZIONE ALLA RIABILITAZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI Caserta novembre 2005 SCOMPENSO CARDIACO: IL RUOLO DELLE PROCEDURE RIABILITATIVE IL TRAINING FISICO: IL RUOLO DEL TECNICO DI RIABILITAZIONE Silvana CELARDO

2 Lo S.C.C. Una tappa evolutiva comune a molte malattie cardiache: - malattia coronarica - cardiomiopatia dilatativa idiopatica - malattia valvolare - ipertensione arteriosa - altre

3 Alterazioni della funzione di pompa La congestione, con: - mancanza di respiro durante lo sforzo - cattiva digestione - gonfiore alle caviglie La ridotta quantità di sangue arricchito di ossigeno agli organi con sintomi di: - facile stanchezza - sudore freddo - ritenzione idrica (ridotto flusso di sangue al rene) L

4 Obiettivi del trattamento Eliminare o correggere i fattori causali Alleviare i sintomi Aumentare lautonomia funzionale Ridurre i ricoveri ospedalieri Rallentare la progressione della malattia

5 Strategie di intervento Definizione eziologica e dello stadio clinico Prevenire e/o limitare i sintomi di scompenso Approccio personalizzato: -terapia farmacologica -esercizio fisico - supporto psicologico - correzione delle malnutrizioni e dei disturbi del sonno

6 Ricondizionamento fisico Laspetto clinico più rilevante dello Scompenso Cardiaco è la ridotta capacità lavorativa, dovuta alla precoce comparsa di fatica e dispnea, che condizionano negativamente la qualità di vita dei pazienti ed è solo in parte correlata ai parametri emodinamici centrali tale discordanza ha suggerito lipotesi che fattori periferici possano concorrere nel determinare il quadro clinico. U.O. Cardiologia Riabilitativa-A.O.Caserta

7 Meccanismi della disfunzione periferica Circolatori : per disfunzione endoteliale da ridotta produzione di NO (per riduzione dello shear stress) Respiratori: ipersensibilità dei chemiocettori ed ergocettori muscolari Muscolari : atrofia muscolare, secondaria al decondizionamento muscolare, allincrementata stimolazione adrenergica, allaumento delle citochine. Sistemici : accentuazione dello stato catabolico U.O. Cardiologia Riabilitativa-A.O.Caserta

8 Effetti dellesercizio fisico sulla disfunzione periferica Incremento della capacità funzionale e dellautonomia del paziente mediante: migliorata funzione endotelialemigliorata funzione endoteliale riduzione dellatrofia muscolareriduzione dellatrofia muscolare migliorato metabolismo aerobico periferico e riduzione dellattivazione simpaticamigliorato metabolismo aerobico periferico e riduzione dellattivazione simpatica UO Cardiologia Riabilitativa - AO CASERTA UO Cardiologia Riabilitativa - AO CASERTA

9 Ricondizionamento fisico * Limita la progressione della miopatia dovuta al decondizionamento e alla riduzione di flusso * Migliora le alterazione a carico del muscolo scheletrico (strutturali e funzionali) * Migliora la funzione cardiopolmonare e la tolleranza allo sforzo * riduce i sintomi, in particolare la fatica e la dispnea * Aumenta lautonomia e migliora in definitiva la qualità di vita dei pazienti. U.O. Cardiologia Riabilitativa-A.O.Caserta

10 Differenziazione dei pazienti che ne determina il tipo di trattamento Pazienti instabili: - per scompenso in atto - per recente episodio di scompenso Pazienti clinicamente stabili: - in I-II classe NYHA - in III-IV classe NYHA

11 Lesercizio fisico in pazienti instabili Paziente con SCC in atto che necessita di cure in ambiente monitorizzato, in terapia infusiva continua : ridotta o assente autonomia funzionale Attività: * Mobilizzazione esclusivamente passiva degli arti per: - conservare lelasticità dei tessuti, - incrementare il circolo locale, - prevenire episodi tromboembolici da stasi. * Cambi frequenti della postura (corretti e controllati) per la prevenzione di ulcere da decubito

12 Gradualmente, con il migliorare delle condizioni del paziente: Mobilizzazione attiva assistita con: - esercizi segmentari degli arti per migliorarne il trofismo muscolare (prevenzione della miopatia periferica) - esercizi di respirazione toracica e diaframmatica per sbloccare il sistema bronchiale e ripristinare lelasticità parenchimale - passaggi posturali - deambulazione in camera - deambulazione assistita in corridoio

13 Six minute walking test (test dei 6 minuti) Test accessibile a pazienti molto compromessi emodinami- camente; la distanza percorribile in tale tempo dà indicazioni sui limiti del paziente nellambito dellattività quotidiana * Utile come test discriminante per la frequentazione della palestra e per regolare il tipo di esercizio fisico più adeguato

14 SCALA DI BORG: FATICA * ASSENTE 0 * MOLTO MOLTO LIEVE 0.5 * MOLTO LIEVE 1 * LIEVE 2 * DISCRETA 3 * PIUTTOSTO INTENSA 4 * INTENSA 5 6 * MOLTO INTENSA * QUASI INSOPPORTABILE 10 * INSOPPOTABILE 11

15 Attività in palestra per pazienti che hanno acquisito una sufficiente autonomia funzionale -Ginnastica respiratoria individuale -Ginnastica respiratoria in gruppo -Ginnastica a corpo libero a bassissimo dispendio energetico -Ginnastica a corpo libero a basso dispendio energetico - Ciclette a carico 0 watt (tempo variabile) -Ciclette con basso carico -Treadmill (tempo e velocità variabile) -Ginnastica a corpo libero ad impegno energetico adeguato -Ciclette con carico (25-30 watt) -Passeggiate nel parco (su percorsi stabiliti)

16 Training fisico in fase di stabilita Selezione dei Pazienti Stabilità clinica e farmacologica da almeno 2 m; Valutazione funzionale ( Classe N.Y.H.A. e CPX) controindicazioni allesecuzione di attività fisica: -pericardite o miocardite in atto, -stenosi aortica severa, -malattie sistemiche in fase acuta, -febbre, -recente episodio embolico, -aritmie atriali e ventricolari non controllate, -diabete scompensato, U.O.Cardiologia Riabilitativa-A.O. Caserta

17 Training fisico in fase di stabilita Programma personalizzato: - monitoraggio ECG in telemetria nelle fasi iniziali - sedute a cadenza trisettimanale - modalità interval training - per un periodo di almeno 3 mesi U.O. Cardiologia Riabilitativa- A.O. Caserta

18 Training fisico in fase di stabilita Ogni seduta, della durata di 40-60, è composta da: esercizi di ginnastica respiratoria esercizi di trofismo muscolare segmentari cyclette e/o treadmill in aerobiosi (50-60% del VO 2peak ), con progressivo incremento del carico di lavoro, sulla base della osservazione clinica. U.O. Cardiologia Riabilitativa- A.O. Caserta

19 Training fisico in fase di stabilita. Indicazioni all incremento del carico lavorativo: grado di affaticamento o dispnea inferiore a 3/10 della Scala di Borg ( sforzo leggero); FC <120 bpm; assenza di rantoli polmonari durante lo esercizio; capacità da parte del paziente di parlare durante lesercizio, senza comparsa di dispnea. U.O. Cardiologia Riabilitativa- A.O. Caserta

20 Training fisico in fase di stabilita Indicazioni alla riduzione del carico lavorativo e/o all interruzione della seduta: presenza o accentuazione della fatica e/o della dispnea in esercizio (Borg> 4/10); comparsa di sintomi da scarso adattamento allo sforzo ( pallore, confusione, cianosi, FR> 40/min); comparsa di rantoli polmonari; calo PAS>10 mmHg; comparsa o incremento della incidenza di aritmie. U.O. Cardiologia Riabilitativa- A.O. Caserta

21

22


Scaricare ppt "DALLA PREVENZIONE ALLA RIABILITAZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI Caserta 14 - 15 novembre 2005 SCOMPENSO CARDIACO: IL RUOLO DELLE PROCEDURE RIABILITATIVE."

Presentazioni simili


Annunci Google