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Università degli Studi G. DAnnunzio di Chieti - Pescara Master 1° liv. 2005-2006 Progettazione e Gestione della Sicurezza dei Cantieri ad Alta Complessità

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Presentazione sul tema: "Università degli Studi G. DAnnunzio di Chieti - Pescara Master 1° liv. 2005-2006 Progettazione e Gestione della Sicurezza dei Cantieri ad Alta Complessità"— Transcript della presentazione:

1 Università degli Studi G. DAnnunzio di Chieti - Pescara Master 1° liv Progettazione e Gestione della Sicurezza dei Cantieri ad Alta Complessità Moduli di Psicologia a cura del Dott. Giorgio Di Matteo

2 Infortuni sul lavoro. Evoluzione delle concezioni Management della sicurezza: cultura, organizzazione, gestione Comportamento sul lavoro e sicurezza Fattore umano nel lavoro Rapporto uomo – lavoro Programma

3 Percezione e sicurezza Motivazione alla sicurezza Comunicazione e sicurezza Rapporto capo - dipendente e sicurezza Formazione alla sicurezza

4 In particolare Comunicazione non verbale Comunicazione verbale Assertività Leadership Auto ed etero consapevolezza

5 MANAGEMENT DELLA SICUREZZA : CULTURA ORGANIZZAZIONE GESTIONE

6 Infortuni sul lavoro Evoluzione delle concezioni Lanalisi degli infortuni sul lavoro richiede un approccio multi-disciplinare che suppone, al contempo, approcci tecnici, medici, sociologi, economici, ecc., senza i quali ci si condanna ad una visione frammentaria e incompleta

7 Infortuni sul lavoro Evoluzione delle concezioni monocausalità corrispondono studi centrati sullindividuo (la vittima) multicausalità corrispondono analisi di sistemi sociotecnici sempre più ampi

8 Concezione oggi prevalente sul problema degli infortuni sul lavoro prospettiva globale in cui la sicurezza è il risultato di una equilibrata interazione tra Uomo, Macchina e Ambiente linfortunio è la caduta di questo equilibrio

9 Elementi del sistema uomo: lavoratore macchina: tecnologia produttiva ambiente: –ambiente fisico (microclima, illuminazione, rumorosità, eventuali inquinanti…) –ambiente organizzativo (rapporti tra persone, clima interno, stili gestionali, sistema di comunicazione, organizzazione produttiva,…) Concezione oggi prevalente sul problema degli infortuni sul lavoro

10 approccio globale ai problemi della prevenzione gli aspetti tecnici e normativi condizione necessaria ma non sufficiente Concezione oggi prevalente sul problema degli infortuni sul lavoro

11 Per realizzare la sicurezza sul lavoro occorre: tecnologia sicura ambiente di lavoro idoneo sia per –parametri fisici ambientali –aspetti organizzativi comportamenti sicuri ed efficaci del lavoratore conseguenti ad un atteggiamento maturo e responsabile Concezione oggi prevalente sul problema degli infortuni sul lavoro

12 netto contrasto con ciò che accade nella prassi quotidiana tendenza generalizzata a voler considerare la sicurezza come un problema specialistico tecnico o normativo Concezione oggi prevalente sul problema degli infortuni sul lavoro

13 Linfortunio andrà studiato insieme con le altre aree di miglioramento dellorganizzazione aziendale: qualità, razionalizzazione, flessibilità La sicurezza è un dato di vita dellorganizzazione e ne esprime il grado di salute e di efficienza Concezione oggi prevalente sul problema degli infortuni sul lavoro

14 Comportamento sul lavoro Il comportamento costituisce la manifestazione esterna della realtà psicologica individuale, è laspetto fenomenologico, osservabile direttamente

15 Nonostante quello di sicurezza sia un bisogno cardine nella vita sociale, molto spesso gli uomini assumono comportamenti contrari alla sicurezza Comportamento sul lavoro

16 esempio delle cinture di sicurezza in auto un dispositivo tecnico finalizzato alla prevenzione un obbligo tutelato da norma di legge ma luso di esso è raro Comportamento sul lavoro

17 Perché? Lansia associata al vissuto di pericolo viene superata con meccanismi di difesa inconsci di rimozione, di negazione dellesistenza del pericolo di proiezione sugli altri della probabilità di un evento drammatico Comportamento sul lavoro

18 cinture di sicurezza (e in genere il mezzo di protezione individuale) aspetto buono, protettivo, che ripara aspetto cattivo: possibilità concreta del pericolo (a volte interpretato con: ….fastidioso, …impaccia i movimenti…) Comportamento sul lavoro

19 Da che cosa è determinato laspetto buono e laspetto cattivo? Conseguenze Conoscenze Capacità Emozioni Opinioni Atteggiamenti Comportamento sul lavoro

20 fattori determinanti del comportamento legati a: ambiente lavorativo clima dei rapporti dinamica comunicativa modello di comportamenti richiesto in azienda E la Cultura organizzativa vigente in azienda che determina il comportamento di sicurezza auspicato Comportamento sul lavoro

21 Cultura di sicurezza insieme di valori e principi su cui si fonda il rapporto tra individuo e organizzazione Quanto più questo sistema è condiviso (grado di accettazione/partecipazione) e coerente con gli obiettivi generali (grado di orientamento strategico) tanto più è possibile parlare di cultura di sicurezza

22 Condizioni di base per condivisione e coerenza flusso comunicativo che metta in comune il valore sicurezza e lo sostenga con comportamenti coerenti e con attività che ne favoriscono unaccettazione consapevole (importante, a questo proposito, è il ruolo della formazione del gruppo) problema della comunicazione (obiettivi, regole del gioco, risultati) diventa prioritario Cultura di sicurezza

23 Occorre intervenire parallelamente su quegli aspetti gestionali atti a modificare gli atteggiamenti e a favorire il cambiamento dei comportamenti Cultura di sicurezza

24 La sicurezza è ritenuta un aspetto molto importante da molte realtà aziendali ma non prioritario rispetto agli obiettivi produttivi Cultura di sicurezza

25 La quantità di infortuni negli ultimi 50 anni è rimasta pressoché invariata, a dispetto delle leggi e delle formazioni, dei divieti e delle pressioni Segno che bisogna cambiare strada Si propone unidea soggettiva, psichica, gruppale Soggettività e appartenenza, partecipazione e autogestione possono forse costruire una speranza sinora difficilmente immaginabile Cultura di sicurezza

26 La psicologia oggi dà un contributo alla formulazione di una teoria generale della sicurezza seguendo tre direttive principali: Partecipazione e motivazione alla sicurezza Teoria delle comunicazioni dei climi e delle influenze interpersonali e sociali Intervento sulle attitudini e le capacità soggettive, gli atteggiamenti, le competenze, ecc. Cultura di sicurezza

27 Motivazione Individuale: tende a stabilire ununità tra le diverse parti della dinamica psichica Sociale: tende ad ottenere un livello daccettazione sociale elevato, cioè unintegrazione tra i motivi individuali e i motivi del gruppo Morale o etica: controllo del senso di colpevolezza Cultura di sicurezza

28 In tale dinamica se ne iscrive sempre unaltra, quella del rischio Ma non si parla mai di motivazione al rischio perché la tendenza individuale al rischio fa in ogni caso parte della dinamica della sicurezza, per quanto sia costantemente presente, pur se in gradi diversi, e per quanto agisca apparentemente contro la tendenza verso la sicurezza Cultura di sicurezza

29 Vanno sperimentate per la sicurezza le condizioni di efficacia della relazione capo/collaboratore Quella del coinvolgimento Quella di dare alla relazione un orientamento pragmatico rispetto al risultato da conseguire Cultura di sicurezza

30 Gestione della sicurezza Maggiore attenzione agli aspetti organizzativi, sociali e psicologici (leadership, comunicazione, motivazione, …) assunzione di comportamenti sicuri

31 Esempio lavoratore che non usa il mezzo personale di protezione 1) il capo vede ma non interviene - frenato dalle conseguenze che potrebbero nascere dal suo richiamo - poco determinato dalla necessità di dover prendere posizione rispetto ad una omissione (soprattutto se non si sente sostenuto dal vertice) Gestione della sicurezza

32 2) il capo interviene - ascolta le ragioni del collaboratore - comprende il significato del rifiuto - impara un diverso modo di agire e di procedere che arricchisce nei fatti il suo set comportamentale e professionale Nel primo caso la relazione è finalizzata a bisogni di tipo personale e non al miglioramento della prestazione Nel secondo la relazione diventa fonte di apprendimento, anche se lefficacia del messaggio dipenderà dalla sua capacità di comunicazione Gestione della sicurezza

33 Esempio comportamento degli automobilisti di fronte allobbligo delle cinture di sicurezza in auto R1: rispetta sempre lobbligo di indossare le cinture in auto R2: rispetta lobbligo a volte si a volte no, cioè quando presume che ci sia maggiore o minore pericolo (in autostrada, quando piove…) Comportamento sul lavoro

34 R3: rispetta lobbligo solo perché teme la sanzione R4: non solo non rispetta lobbligo ma suppone che le cinture siano, oltre che inutili, anche pericolose Comportamento sul lavoro

35 In generale anche in campo lavorativo, queste tipologie comportamentali appaiono comuni e diffuse Comportamento sul lavoro

36 Safety e Security Safety (sicurezza oggettiva) esigenze di sicurezza legate ad aspetti oggettivi quali es. la normativa e gli aspetti tecnici (Protezioni, impianti a norma, segnaletica, dispositivi di sicurezza, disponibilità dei dispositivi di protezione individuale) Comportamento sul lavoro

37 Security (sicurezza soggettiva) – atteggiamento verso la prevenzione – alla cultura di sicurezza – al valore che viene attribuito allaspetto oggettivo della sicurezza – agli schemi comportamentali che favoriscono o, al contrario, inibiscono comportamenti coerenti nei confronti dei messaggi di sicurezza ricevuti Comportamento sul lavoro

38 Art. 5 Ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, conformemente alla sua formazione e alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro Comportamento sul lavoro e decreto 626

39 La richiesta di sicurezza significa interdipendenza rispetto ad un progetto comune di lavoro e di miglioramento continuo tra le varie componenti aziendali in cui la stessa sicurezza viene integrata nel processo produttivo Comportamento sul lavoro e decreto 626

40 Art. 21 Impone al datore di lavoro lobbligo di informare i lavoratori sui rischi presenti in azienda e sulle misure messe in atto per prevenirli Art. 22 Fa ricadere lobbligo di formazione alla sicurezza dei lavoratori sia sul datore di lavoro che sul dirigente preposto Comportamento sul lavoro e decreto 626

41 Art. 9 Servizio di Prevenzione e Protezione valutazione dei rischi individuazione delle misure di prevenzione proposta dei programmi di informazione e formazione con particolare ai fattori umani e alla comunicazione fornire ai lavoratori le informazioni di cui allart. 21 Comportamento sul lavoro e decreto 626

42 IL FATTORE UMANO NEL LAVORO

43 Fattore umano nel lavoro fattore umano o problemi umani nel lavoro variabili che non hanno nulla, apparentemente, a che vedere con gli aspetti tecnici, organizzativi, produttivi, … A volte vengono chiamati problemi morali e sono messi in relazione alla volontà - buona o cattiva - di chi lavora

44 Di solito ci si accorge di loro quando essi si manifestano in comportamenti in contrasto con gli obiettivi delle Organizzazioni Fattore umano nel lavoro

45 gli aspetti più frequenti Mancata o diminuita produttività non dovuta a cause oggettive Difetti nella qualità indipendenti dallo stato degli impianti e macchine Disaffezione per il lavoro svolto Rifiuto di apprendere cose nuove Rifiuto o resistenza ai cambiamenti Fattore umano nel lavoro

46 Scarsa sensibilizzazione per ciò che riguarda laspetto della sicurezza, che a lungo andare può portare ad eventi traumatici, incidenti, infortuni Assenteismo Non collaborazione tra persone, gruppi o enti Abbandono frequente del posto di lavoro Scarsa attenzione per le norme e le procedure di lavoro Fattore umano nel lavoro

47 Ricerca delle cause pregiudizi allinsorgere dei problemi umani nel lavoro Li creiamo noi parlandone troppo I tempi sono mutati e le persone diventano più esigenti Le aziende sono condotte male Le persone se ne approfittano, si concede loro il giusto e loro abusano di queste concessioni

48 Lorganizzazione del lavoro comporta necessariamente disagio per il lavoratore Si parla molto di sicurezza, ma nessuno ha intenzioni serie Sono frasi lapidarie che non lasciano spazio al dialogo, al confronto, al coordinamento di forze per affrontare in modo appropriato questi problemi Ricerca delle cause

49 RAPPORTO UOMO-LAVORO

50 Rapporto uomo-lavoro molteplici fattori intervengono in questo rapporto aspettative dellOrganizzazione i bisogni che luomo vuole vedere realizzati nel lavoro

51 Aspettative delle Organizzazioni Produttività Espansione sui mercati Raggiungimento di utili Presentazione di unimmagine aziendale di prestigio e allavanguardia Coordinamento armonico di tutti i settori aziendali (bisogno di tenerli sotto controllo al fine che nessuno di essi si scosti dalla tensione al raggiungimento degli obiettivi) Rapporto uomo-lavoro

52 Aspettative delle Organizzazioni Riduzione delle spese Necessità che lattività proceda senza intoppi ed ostacoli (specialmente quelli di natura umana, difficili da gestire) Necessità di flessibilità di adattamento da parte dei dipendenti a nuove situazioni Rapporto uomo-lavoro

53 Bisogni del lavoratore Necessità di risolvere i problemi più urgenti dellesistenza Necessità di progettare il proprio futuro e non solo di sopravvivere Vivere in un ambiente che non presenti eccessivi pericoli di ordine fisico o disagi psicologici Rapporto uomo-lavoro

54 Bisogni del lavoratore Desiderio di essere inserito in un gruppo in cui è accettato Sviluppare la propria creatività e personalità Soddisfare i propri bisogni intellettuali e affettivi Mantenere nel tempo la propria identità professionale e psicologica Rapporto uomo-lavoro

55 obiettivi dellorganizzazione e quelli dei lavoratori molto spesso in conflitto per vari motivi Situazioni di partenza insanabili e rigide, con inflessibilità da ambo le parti Rapporto uomo-lavoro

56 Concezioni superate A) Concezione delluomo diviso luomo al lavoro, luomo che si diverte, luomo che fa vita associativa, ecc., sono separati, non sono quasi parte di ununica realtà B) Concezione delle attività in compartimenti stagni le attività, le specializzazioni, i settori in cui luomo si muove, sono inconciliabili fra loro; per cui si manifestano gelosie, chiusure, mancata comunicazione tra settori diversi anche nella stessa azienda Rapporto uomo-lavoro

57 Modi di agire verso lambiente esterno Collaborazione/non collaborazione Disponibilità/indisponibilità Calma/tensione Accettazione/rifiuto Razionalità/irrazionalità Apertura/chiusura Prudenza/imprudenza Rapporto uomo-lavoro

58 Questi comportamenti in buona parte sono dovuti alla storia passata dellindividuo, al suo vissuto Alcuni ritengono che il comportamento non sia influenzabile da interventi esterni Non cè molto da fare! Lindividuo inserito in una determinata situazione darà sempre la stessa risposta Rapporto uomo-lavoro Modi di agire verso lambiente esterno

59 Tesi: Tendenza al comportamento imprudente selezione adeguata di individui con caratteristiche positive e rifiuto di quelli con carattaristiche negative Modi di agire verso lambiente esterno Rapporto uomo-lavoro

60 Spesso però le persone scelte, a distanza di tempo, manifestano comportamenti non conformi alle aspettative, sia sul piano della disciplina che su quello della sicurezza Rapporto uomo-lavoro Modi di agire verso lambiente esterno

61 manifestazioni più evidenti Produzione di una serie di incidenti non gravi ma pericolosi per il loro ripetersi Noncuranza per disposizioni e norme Nessun riguardo per la propria e altrui sicurezza Leggerezza nel trattare con dispositivi pericolosi Intolleranza verso gli strumenti di protezione Nessuna attenzione ai segnali dallarme Modi di agire verso lambiente esterno Rapporto uomo-lavoro

62 ? parte di questi interrogativi va ricercata nellambiente di lavoro Rapporto uomo-lavoro Modi di agire verso lambiente esterno

63 Ambiente di lavoro Fisico clima, temperatura, polveri, stato di efficienza di macchine o impianti, chiarezza dei segnali, ecc. in un numero sensibile di casi è correttamente impostato Rapporto uomo-lavoro

64 Ambiente di lavoro Psicosociale -interazioni tra persone, gruppi, settori -cultura aziendale ufficiale e sotterranea -tipo di comunicazione prevalente - stile di management esistente Rapporto uomo-lavoro

65

66 Comunicazione Percezione e sicurezza Motivazione e sicurezza Leadership Formazione alla sicurezza

67 LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

68 Comunicazione interpersonale Definizioni e modelli due caratteristiche fondamentali, che la distinguono dal semplice comportamento: intenzionalità nella persona emittente processo, cioè di un sistema che coinvolge più soggetti sociali in una serie di eventi

69 modello lineare qualcosa che una persona fa ad unaltra Emittente (E) codifica idee e sentimenti in una sorta di Messaggio (M) e lo spedisce attraverso un canale (parole, scritti, ecc.) al Ricevente (R) Modello tradizionale Emittente-Messaggio-Ricevente Comunicazione interpersonale

70 Modello di Shannon e Weaver (1949) 5 elementi disposti in ordine lineare: fonte di informazione codificatore canale di trasmissione decodificatore destinazione Comunicazione interpersonale

71 Modello interattivo concetto di feedback partita a tennis verbale e non verbale emittente può diventare anche ricevente durante una stessa interazione: la comunicazione è riuscita quando le immagini mentali degli interlocutori coincidono trascura laspetto di costruzione dei significati Comunicazione interpersonale

72 Modello dialogico interlocutori contemporaneamente emittenti e riceventi durante linterazione soggetti creano congiuntamente il significato degli scambi Comunicazione interpersonale

73 Pragmatica della comunicazione Pragmatica della comunicazione umana (Watzlawick, Beavin, Jackson ) Vengono analizzati gli effetti pragmatici, cioè comportamentali, della comunicazione Comunicazione interpersonale

74 Assiomi della comunicazione 1) Non si può non comunicare Qualsiasi comportamento, le parole o i silenzi, lattività o linattività hanno valore di messaggio, influenzando gli interlocutori che non possono non rispondere a queste comunicazioni Comunicazione interpersonale

75 2) Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione Livello di contenuto: informazione, significato parole Livello di relazione: informa il destinatario sul tipo di messaggio emesso e sulla modalità migliore per riceverlo. Definisce quindi implicitamente le relazioni tra i comunicanti Comunicazione interpersonale Assiomi della comunicazione

76 3) La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti Assiomi della comunicazione Comunicazione interpersonale

77 4) Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico sia con quello analogico Linguaggio numerico: luso di parole, segni arbitrari dovuti ad una convenzione semantica Linguaggio analogico: tutte le modalità della Comunicazione Non Verbale Comunicazione interpersonale Assiomi della comunicazione

78 5) Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici e complementari, a seconda che siano basati sulluguaglianza o sulla differenza Es. relazioni complementari padre/figlio, insegnante/alunno, medico/paziente Assiomi della comunicazione Comunicazione interpersonale

79 LA COMUNICAZIONE NON VERBALE

80 contatto oculare espressione del volto gestualità atteggiamento corporeo gestione dello spazio interpersonale tono e volume della voce contatto fisico sincronizzazione Comunicazione Non Verbale

81 Comunicazione non verbale e paraverbale Elementi NV Elementi paraverbale Posizione del corpo Tono Gesti Volume Espressione del viso Velocità Coloritura Ritmo e cadenza Mimica facciale Lo sguardo La respirazione…

82 Verbale meno del 10% Paraverbale 35-40% Non verbale 50-55% Comunicazione non verbale e paraverbale

83 Congruenza e incongruenza della comunicazione Quando i vari canali di uscita esprimono messaggi discordanti tra loro la persona che comunica è incongrua, e appare confusa ed indecisa Quando invece vengono espressi messaggi tra loro concordanti la persona che comunica è congrua e risulta convincente

84 Funzioni esprimere emozioni comunicare atteggiamenti interpersonali partecipare alla presentazione di sé completare, sostenere, modificare, sostituire il discorso Comunicazione Non Verbale

85 Esprimere emozioni Strategie per controllare le proprie emozioni: regole di ostentazione nascondere lemozione realmente provata simulandone unaltra mostrare indifferenza cercare di ridurre il livello di espressione di una certa emozione aumentare lespressività Comunicazione Non Verbale

86 i segnali non verbali possiedono, rispetto al linguaggio, una maggiore efficacia comunicativa e veridicità possono essere controllati in misura minore rispetto al discorso e alle parole Comunicazione Non Verbale Esprimere emozioni

87 1) volto 2) corpo 3) tono della voce Comunicazione Non Verbale Esprimere emozioni

88 volto canale più controllato, mentre voce e corpo lo sono meno trasmette più informazioni sul tipo di emozione postura, gesti e gli altri movimenti del corpo danno informazioni sullintensità dellemozione canale più informativo per esprimere la contentezza e la collera Comunicazione Non Verbale Esprimere emozioni

89 Voce il migliore canale per comunicare la tristezza e la paura il peggiore per esprimere la contentezza Comunicazione Non Verbale Esprimere emozioni

90 Comunicare gli atteggiamenti interpersonali CNV (Ekman e Friesen, 1968) un linguaggio di relazione basato su sensazioni che sono allorigine delle valutazioni, opinioni e giudizi che gli individui si fanno circa le altre persone Comunicazione Non Verbale

91 Simpatia sorriso spontaneo maggiore vicinanza contatto fisico Dominanza assenza di sorriso innalzamento del tono della voce ostentazione della propria altezza Comunicazione Non Verbale Comunicare gli atteggiamenti interpersonali

92 Presentare se stessi aspetto esteriore invia informazioni molto precise –caratteristiche personali –status sociale –appartenenza a un determinato gruppo o esercizio di una professione Comunicazione Non Verbale

93 Sostenere, modificare, completare, sostituire il discorso gesti e sguardo per sottolineare il discorso vocalizzazioni, suoni come Uh, Ehm, sospiri, risate per accompagnare e intercalare le parole Comunicazione Non Verbale

94 messaggio verbale quasi sempre accompagnato e influenzato da elementi NV non vocale: –gesti –movimenti del corpo –postura –espressioni del viso –sguardo Comunicazione Non Verbale Sostenere, modificare, completare, sostituire il discorso

95 vocali: –intonazione –qualità della voce –vocalizzazioni –pause Comunicazione Non Verbale Sostenere, modificare, completare, sostituire il discorso

96 Regole per comunicazione efficace rispettare alternanza dei turni (turn-taking) regolare interazione con feedback Gesti di assenso, sorrisi, espressioni come sì, bene, certo rivelano il grado di interesse, sono un rinforzo rispetto a quanto viene comunicato Comunicazione Non Verbale

97 Elementi della CNV aspetto esteriore conformazione fisica volto (nei suoi tratti fisici) abiti trucco acconciatura Comunicazione Non Verbale

98 persone magre considerate più tese, nervose e pessimiste persone grasse più calorose, bonarie quelle muscolose più forti, audaci Comunicazione Non Verbale Aspetto esteriore

99 feedback delle espressioni facciali su messaggio verbale esse intervengono inoltre a regolare lalternanza dei turni e la sincronizzazione negli scambi Comunicazione Non Verbale volto

100 sguardo Elementi fisiologici e involontari: es. dilatazione delle pupille o il battito della palpebre consapevoli: es. i movimenti e le espressioni degli occhi Comunicazione Non Verbale

101 Guardare gli altri Essere guardati Fattori di influenza su stati emotivi e comportamenti – modo – tempo – tipo e quantità Comunicazione Non Verbale sguardo

102 Guardare a lungo linterlocutore è considerato un segnale di gradimento lo sguardo degli altri può anche provocare disagio e ansia perché produce la sensazione di essere osservati può provocare inoltre unalterazione fisiologica e queste sensazioni possono risultare spiacevoli e non gradite Comunicazione Non Verbale sguardo

103 Uso del contatto visivo in modo opportuno e appropriato alle circostanza (persone e scopi) sguardi per segnalare lalternanza dei turni e sottolineare le sequenza del dialogo sguardo Comunicazione Non Verbale

104 voce e aspetti non verbali del parlato Legati al parlare Segnali prosodici: pausa, sonorità, tono Segnali sincronici: per segnalare quando si è terminata una frase (es. tono di voce discendente) Segnali di disturbo: ripetizioni, balbettii, omissioni, suoni incoerenti, Ehm, Uh, Ah Comunicazione Non Verbale

105 Indipendenti dal parlare Rumori emotivi:pianto, sospiri, lamenti Segnali paralinguistici: che comunicano le emozioni e gli atteggiamenti La voce rivela in modo più veritiero i reali stati emotivi e gli atteggiamenti interpersonali Comunicazione Non Verbale voce e aspetti non verbali del parlato

106 comportamento spaziale rapporto tra individuo e spazio elementi fisici dellambiente caratteristiche individuali fattori sociali e culturali Comunicazione Non Verbale

107 movimenti del corpo nellambiente fisico livello di contatto fisico o distanza che tende a stabilire tra sé e gli altri postura rapporto con il territorio (comportamento territoriale) Comunicazione Non Verbale comportamento spaziale

108 aspetti della personalità stati emotivi atteggiamenti norme condizionamenti culturali e sociali significato che attribuisce a sé e agli elementi dellambiente circostante Comunicazione Non Verbale

109 postura Ogni postura può essere legata a specifiche situazioni dinterazione riflette uno stato danimo, un atteggiamento, il ruolo sociale di un individuo manifesta la differenza fra i sessi, rivela limmagine che si ha del proprio corpo Comunicazione Non Verbale

110 Esempi Dominanza e stato sociale –postura eretta –mani sui fianchi –il capo allindietro Sottomissione o riverenza –abbassando lo sguardo e il capo, inchinandosi o inginocchiandosi Comunicazione Non Verbale postura

111 rilassatezza comunica anche ostilità –una postura molto rilassata è usata nei confronti di persone che non si rispettano –moderatamente rilassata con quelle simpatiche Comunicazione Non Verbale postura

112 movimenti del corpo e i gesti (figura) gesti: azioni prodotte volontariamente per comunicare informazioni gesti spontanei, involontari che rappresentano comunque segnali visivi percepiti da chi guarda Comunicazione Non Verbale

113 5 tipi di gesti Emblematici: il cui significato è traducibile direttamente in parole (es. il segno per lautostop) Illustratori: tutti i movimenti mentre si parla Regolatori dellinterazione (es. cenno del capo) Indicatori dello stato emotivo (es. agitare un pugno in segno di rabbia) Comunicazione Non Verbale

114 5 tipi di gesti Di adattamento –autoadattivi (self-adaptors): rivolti al proprio corpo, cioè movimenti di automanipolazione –centrati sullaltro (alter-adaptors) –diretti su oggetti (object-adaptors) Comunicazione Non Verbale

115

116 Una via, due vie pag. 86 n. 23 Intro sulla comunicazione –Verbale –Non verbale Intro Comunicazione ad una via, a due vie Start Discussione Nella sit 1) usato il verbale e paraverbale senza possibilità di interagire con il pubblico, senza feedback Sit 2) V e NV : + gesti, mimica facciale, sguardo Comunicazione più precisa

117

118 Comunicazione a una via e a due vie Una via Due vie Messaggio semplice Messaggio complesso Obiettivo predeterminato Obiettivo delineato Preparazione esaustiva Preparazione non esaustiva Numero destinatari alto Numero destinatari basso Tempi brevi Tempi più lunghi Autorità Partecipazione Assenza componenti Presenza forti componenti emotive, assenza di conflitti emotive, possibili conflitti

119 La comunicazione non verbale e paraverbale Elementi NV Elementi paraverbale Posizione del corpo Tono Gesti Volume Espressione del viso Velocità Coloritura Ritmo e cadenza Mimica facciale Lo sguardo La respirazione…

120 La comunicazione non verbale e paraverbale Verbale meno del 10% Paraverbale 35-40% Non verbale 50-55%

121 Congruenza e incongruenza della comunicazione Quando i vari canali di uscita esprimono messaggi discordanti tra loro la persona che comunica è incongrua, e appare confusa ed indecisa Quando invece vengono espressi messaggi tra loro concordanti la persona che comunica è congrua e risulta convincente

122 Percezione e sicurezza La percezione: la facoltà di recepire gli stimoli che provengono dallambiente, di selezionarli, di riconoscerli e quindi di decodificarli (renderli chiari ed accessibili) allo scopo di produrre adeguate reazioni

123 la percezione è un fenomeno conoscitivo che implica un contatto con il mondo esterno mediante gli organi di senso dobbiamo selezionare allo scopo di risparmiare energie psichiche concentrando lattenzione su ciò che è importante e utile per noi in quel determinato momento

124 Caratteristiche di un ambiente percettivo idoneo (in fatto di sicurezza): -chiarezza differenziata visiva, uditiva, tattile, olfattiva, di movimento ecc., in cui i vari stimoli sono distinguibili e riconoscibili -Di positività affettiva e quindi con segnali non depressivi, ripugnanti, noiosi, burocratici, ecc.

125 -Di collaborazione o sollecitazione delle iniziative individuali -Cioè un campo percettivo troppo agevole in cui lindividuo non possa mettere nulla di se stesso è deleterio, in quanto questo campo si presenta alla fin fine piatto, senza attrattiva e quindi corre il rischio di passare inosservato

126 -Di ricerca di novità -Perché a volte lo stimolo o complessi di stimoli che si è abituati a percepire perdono la loro intensità e quindi vengono sottintesi o rimossi

127 Educazione percettiva in generale e sul piano della sicurezza Esercizio accorto che abitua alluso degli organi di senso acuendo la loro capacità di discriminazione e accrescendone il rendimento –Se abituo le persone a vedere non solo le grandi differenze, ma le sfumature esistenti tra diversi stimoli le aiuto a proteggersi anche quando lambiente non presenta chiarezza (es. guardiani di dighe)

128 Informazione calibrata e precisa su ciò che si deve percepire, laccresciuta conoscenza degli ambienti, delle situazioni e delle circostanze in cui certi eventi si verificano crea una tensione benefica finalizzata a distinguere i vari segnali Molti incidenti avvengono spesso perché le persone hanno abbassato la guardia Linformazione in questo caso si chiama anche aggiornamento ed è molto utile per rinfrescare le nozioni passate e per riaccendere nuovi interessi

129 LA MOTIVAZIONE ALLA SICUREZZA

130 Motivazione Spinta o stato interiore che orienta lorganismo verso una azione finalizzata al raggiungimento di un determinato scopo o obiettivo

131 Teoria gerarchica dei bisogni (A. Maslow) La sorgente della motivazione va ricercata in alcuni specifici bisogni I bisogni umani sono di natura biologica, hanno una base genetica e spesso influenzano il comportamento a livello inconscio La teoria di un uomo non è che la storia del processo di soddisfazione di questi bisogni Un bisogno soddisfatto perde centralità e rilevanza allinterno dellindividuo aprendo la strada allinsorgenza di nuovi bisogni

132 categorie di bisogni bisogni fisiologici bisogni di sicurezza bisogni di appartenenza bisogni di affetto e di stima bisogni di autorealizzazione Sono tra loro in rapporto gerarchico: non sarà possibile linsorgenza di bisogni di ordine superiore se non dopo lavvenuta soddisfazione di bisogni di ordine inferiore

133 Bisogni primari: Protezione dal freddo, dalle malattie, nutrimento, riposo, sopravvivenza, autoconservazione e conservazione della famiglia

134 Bisogni secondari Sfera sociale: Appartenenza al gruppo, desiderio di partecipare alla vita sociale, avere uno status dignitosi, essere accettati, stimati ed apprezzati Sfera psichica: Autorealizzazione : sviluppare, nei limiti del possibile, la propria personalità, realizzare il proprio potenziale creativo, soddisfare i propri bisogni intellettuali e affettivi

135 bisogno di sicurezza occupa una posizione intermedia nella scala gerarchica motivazionale fattore di barriera tra sopravvivenza e vita serena che si manifesta in vari modi e riguarda sia elementi fisici (vivere in un ambiente non pericoloso) elementi psichici (non avere paura del futuro, fiducia in se stessi, essere protetti da altri, avere i mezzi per combattere linsicurezza)

136 Motivazione / demotivazione Finire figura BISOGNO

137 Quando il bisogno è soddisfatto, il processo motivazionale cessa di manifestarsi, in quanto lindividuo non è più stimolato allazione Se però il bisogno è costantemente disatteso, sia per continue risposte negative sia per disinteresse dellambiente le persone entrano nella convinzione che non cè più nulla da fare. Non cercano più. Entrano in uno stato di equilibrio perenne, che rappresenta la morte dellorganismo (esempio: fame disattesa a lungo, inedia, stimolo che non si manifesta più) e lassenza di vita da un punto di vista psichico

138 Esempio Il lavoratore che è – o si crede – bersagliato dai propri capi e dallazienda Abbandona la tensione al lavoro Cessa di applicarsi Si autoemargina dalla vita di lavoro, dai compagni, ecc Atteggiamento che favorisce una diffusa situazione di pericolo, in quanto cessano di agire le difese positive individuali

139 Processo di demotivazione Le persone non entrano più in tensione perché sanno, o credono di sapere, che non cè più nulla da fare

140 In fatto di sicurezza gli interventi (da parte delle Organizzazioni) solamente repressivi hanno effetti immediati, ma poi a lungo termine non danno più alcun frutto I delusi (cioè coloro ai quali sono state fatte molte promesse di bonifica dellambiente o genericamente preventive, ma poi non le hanno viste messe in pratica) sono poco propensi a considerare lutilità della sicurezza A poco a poco costoro attuano un meccanismo di rimozione sullargomento, cioè non ne vogliono più sentir parlare


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