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1 TRA IL DISAGIO E LA SOFFERENZA. ASPETTI BIOSOCIALI.* * Raffaele Sinno, Docente di Bioetica ISSR di Benevento, Facoltà Teologica Italia meridionale e.

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1 1 TRA IL DISAGIO E LA SOFFERENZA. ASPETTI BIOSOCIALI.* * Raffaele Sinno, Docente di Bioetica ISSR di Benevento, Facoltà Teologica Italia meridionale e Master in Bioetica Università degli Studi di Bari. * VITERBO, 28 gennaio 2012.

2 IL DIS-AGIO. U NA CONDIZIONE DI NORMALITÀ ? 2

3 IL DIS-AGIO. U NA CONDIZIONE DI NORMALITÀ ? 3

4 4

5 COMUNICARE LE ESPERIENZE DEL VISSUTO: CONDIZIONE DELLUMANO; E ELABORARE IL SE NELLALTRO; UN SEGNALE CHE MOTIVA LESISTENZA; E FAVORIRE LA CRESCITA PERSONALE, E QUELLA COLLETTIVA. 5 Il DISAGIO E UNA DIS- COMUNICAZIONE

6 Il DISAGIO E UNA DIS-INFORMAZIONE 6

7 OGNI AZIONE PREVEDE LASCOLTO: INTERPRETARE UN SEGNALE, CHE CONSENTE UNA RISPOSTA EVOLUTIVA. Il DISAGIO 7

8 UN FARMACO È UN SEGNALE. UN NEURONE ELABORA SEGNALI SPECIFICI. LA PSICHE È UN SERVER DI SEGNALI. Il DISAGIO 8

9 ELABORARE UN SEGNALE RISPOSTA : ASCOLTARE PROGRAMMARE UN COMPITO Il DISAGIO 9

10 I COMPITI EVOLUTIVI UN COMPITO SI TROVA A METÀ STRADA TRA UN BISOGNO INDIVIDUALE, E UNA RICHIESTA SOCIALE: HA LA FUNZIONE DI METTERE ALLA PROVA E DI STIMOLARE LE RISPOSTE ADATTATIVE 10

11 ADATTARSI AI RAPIDI CAMBIAMENTI; ACCETTARE LE PULSIONI SECONDO VALORI CONDIVISI; SVILUPPARE AUTONOMIA; OPERARE SCELTE EQULIBRATE IN UN SISTEMA DI INTEGRAZIONE SOCIALE. I COMPITI ELABORATIVI 11

12 SAPER INSTAURARE E MANTENERE RAPPORTI NON CONFLITTUALI; PARTERICPARE ATTIVAMENTE AD UNA VITA DI RELAZIONE; PROGETTARE IL PROPRIO FUTURO; STABILIRE UN INTERAZIONE ADEGUATA CON LE ISTITUZIONI SOCIALI (conflitti ed ansie); I COMPITI ELABORATIVI 12

13 BISOGNO UMANO NON SI LEGA AD UNA SEMPLICE SODDISFAZIONE, INDICA UNA NECESSITA DI ADATTAMENTO. Il BISOGNO 13

14 LA CLASSICA GERARCHIA DI MASLOW E SUPERATA DALLA VISIONE BIO-PSICO-SOCIALE, IN CUI IL DISAGIO NON SI RIFERISCE UNICAMENTE AD UN RAPPORTO CON I BISOGNI INAPPAGATI, NE RAPPRESENTA UN ELABORAZIONE CONFLITTUALE DI RELAZIONI 14 RAPPORTO TRA DISAGIO E BISOGNI

15 BISOGNI DI TIPO PRIMARIO: SONO DA RIFERIRE A SITUAZIONI DI EMARGINAZIONE E DI POVERTÀ, DI ESCLUSIONE, E CREAZIONE DI STATI DI SUBCULTURE CHE SONO IN AUMENTO NEL MOMENTO STORICO DI CRISI DELLA POSTMODERNITA. SCALA DEI BISOGNI

16 BISOGNI SECONDARI O POSTMATERALISTI : SONO QUEI BISOGNI SECONDARI DI INSODDISFAZIONE INTERIORE, DEFINITI UN TEMPO SUPERIORI, OGGI SI INTENDONO DI ERRATA ELABORAZIONE DEGLI INPUT E DI DEPRIVAZIONE PSICHICA. 16 SCALA DEI BISOGNI

17 17

18 SOLITUDINE E ISOLAMENTO; DEPRIVAZIONE CULTURALE; NON ACCESSO ALLE ISTITUZIONI; NON GESTIRE IL TEMPO LIBERO; ESCLUSIONE DALLA VITA SOCIALE. 18 DISCOMFORT OF AFFLUENT SOCIETY

19 19 DISAGI E BISOGNI EVOLUTIVI BISOGNI EVOLUTIVI: SONO DA RIFERIRE ALLINCAPACITÀ DI ASSOLVERE AI COMPITI EVOLUTIVI SPECIFICI DI OGNI ETÀ, SONO DEFINITI DI IDENTITÀ, OPPURE DI SEGNALE DELLA PERSONALITÀ..

20 20 QUANDO NON SONO SODDISFATTI I BISOGNI SECONDARI NASCE UN DISAGIO DA DEPRIVAZIONE, UNA SITUAZIONE IN CUI IL SOGGETTO TENDE AD UN APPAGAMENTO DI TIPO PATOLOGICO, CON UNA RIELABORAZIONE IMPROPRIA DI INPUT E DI RISULTATI. DISAGI E BISOGNI EVOLUTIVI

21 21 BISOGNI EVOLUTIVI: SONO QUEI BISOGNI SECONDARI QUELLI DI UNA INSODDISFAZIONE INTERIORE, DEFINITI UN TEMPO SUPERIORI, OGGI SI INTENDONO DI ERRATA ELABORAZIONE DEGLI INPUT E DI DEPRIVAZIONE PSICHICA. DISAGI E BISOGNI EVOLUTIVI

22 22 DISAGI E BISOGNI EVOLUTIVI BISOGNI EVOLUTIVI L A VALUTAZIONE DEI BISOGNI EVOLUTIVI DIPENDE DA UNA ANALISI DELL INTERAZIONE COMPLESSA TRA FATTORI DI TIPO BIOGRAFICO - PSICOLOGICO - SOCIOCULTURALE.

23 23 DISAGIO EVOLUTIVO I DISAGI EVOLUTIVI SONO DA COSNIDERARSI SEMPRE CONFLITTUALI OSSIA DI TERRENO PER UNA DEVIANZA, OPPURE SONO FASI DI CRESCITA DELLA PERSONALITA DA SEGUIRE CON GLI STRUMENTI EDUCATIVI?

24 24 DISAGIO EVOLUTIVO DISAGI EVOLUTIVI ENDOGENI; DISAGI EVOLUTIVI ESOGENI; DISAGI CONCLAMATI O CRONICI

25 25 DISAGI EVOLUTIVI ENDOGENI I DISAGI EVOLUTIVI ENDOGENI SONO LEGATI ALLA CRESCITA TRANSIZIONALE DA UNA FASE ALLALTRA DELLEVOLUTIVITA BIO-PSICO-FISICA-RELAZIONALE. TALE PROCESSO FA PARTE DELLA NATURALE MATURAZIONE PERSONALE

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27 27 FASE PRE-ADOLESCENZIALE; (0- 10°aa) ADOLESCENZIALE; (10- 18° aa). GIOVANILE; (18-30 aa) MATURITA; ( aa) DELLA TERZA ETA; ( aa) DELLA QUARTA ETA.( aa). LE FASI EVOLUTIVE

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29 29 DISAGI EVOLUTIVI PRE - ADOLESCENZIALI DIFFICOLTA TRA DIVIETI E COMPITI (FELICITA E AFFETTIVA FAMILIARE); DIFFICOLTA DI ADATTAMENTO SCOLARE ; STRUTTURAZIONE FILIALE; STRESS INDOTTI DALLE ANSIE GENITORIALI; ALTERAZIONI COGNITIVE-COMPORTAMENTALI; USO NON IDONEO DELLE NUOVE TECNOLOGIE.

30 30 DISAGI EVOLUTIVI ADOLESCENZIALI DISADATTAMENTO ADOLESCENZIALE; MANCATA CONDIVISIONE DEGLI OBIETTIVI ; SINDROME DI MOTIVAZIONE ( NON IN GRADO DI); DISORIENTAMENTO E MODELLI DELLO SVILUPPO BIO-PSICO- SESSUALE; DISORIENTAMENTI SOCIALI; IMITAZIONI COMPORTAMENTALI; TENSIONI DÌ AUTONOMIA ( IL NON ANCORA) DIFFICOLTA DÌ RELAZIONE TRA DI LORO E CON GLI ADULTI SINDROME DEL GRUPPO. NON ACQUISIZIONE DEL SENSO

31 E la manifestazione presso le nuove generazioni delle difficoltà di assolvere ai compiti evolutivi che vengono loro richiesti dal contesto sociale per il conseguimento dell identita personale e per l acquisizione delle abilità necessarie alla soddisfacente gestione delle relazioni quotidiane NERSINI RANCI. 31 DISAGIO GIOVANILE

32 Sindrome esistenziale che porta un individuo a non sentirsi motivato al lavoro scolastico, a non accettare le regole della vita collettiva, a rifiutare la vita quotidiana, ad assumere comportamenti disfunzionali al proprio bene e a quello degli altri. DISAGIO GIOVANILE

33 33

34 E una domanda, non patologica (o non ancora tale) inerente i bisogni psicologici ed affettivi, le difficoltà familiari e di relazione, e scolastiche, un malessere esistenziale connesso agli squilibri che il processo di costruzione dell identita produce. Melucci, Fabbrini 34 DISAGIO GIOVANILE

35 IL DISAGIO GIOVANILE APPARE COME UNA SITUAZIONE DIFFUSA, UNA CONDIZIONE DI DIFFICOLTÀ A CRESCERE, CHE INVESTE LA TOTALITÀ DEI GIOVANI, E TENDE A CONFONDERSI CON LA COSIDDETTA NORMALITA. 35 DISAGIO GIOVANILE

36 36 DISAGIO GIOVANILE E PROBLEMATICO STABILIRE UNA LINEA NETTA DI DEMARCAZIONE TRA LE DUE CONDIZIONI ESISTENZIALI.

37 37 DISAGIO GIOVANILE

38 38

39 39 DISAGI EVOLUTIVI ESOGENI

40 40 DISAGI CRONICIZZANTI

41 41 RISCHIO E DISAGIO.

42 42

43 43 FATTORI DI RISCHIO.

44 44 FATTORI DI RISCHIO.

45 45 FATTORI DI RISCHIO.

46 46 FATTORI DI RISCHIO.

47 47 FATTORI DI RISCHIO.

48 48 MISURZIONE DEL DISAGIO

49 49 DISAGIO ASINTOMATICO E UNA FORMA DI DISAGIO CUI MANCANO MOLTI DEGLI INDICATORI CHE UN TEMPO DEFINIVANO IL DISAGIO OPPURE LA MARGINALITA SOCIALE.

50 50 DISAGIO PATOLOGICO IL DISAGIO NON PATOLOGICO HA CARATTERI NON PERSISTENTI NEL TEMPO, POLIMORFI, CHE NON COMPROMETTONO LADEGUAMENTO ALLA REALTÀ, NON INTERFERISCONO CON IL GENERALE SVILUPPO DELLA PERSONA, NON PROCURANO ECCESSIVA FATICA EMOTIVA.

51 51 I SINTOMI DEL DISAGIO PATOLOGICO ISOLAMENTO, APATIA, ANSIA; CONDOTTE AUTO-LESIONISTICHE; COMPORTAMENTI RISCHIOSI; DISTURBI ALIMENTARI; CONSUMO DI DROGHE ED ALCOOL; BULLISMO (RAPPORTO VITTIMA- CARNEFICE); DEVIANZA (VIOLENZA QUASI SEMPRE COLLETTIVA)

52 52 I SEGNALI DI ALLARME DEL DISAGIO PATOLOGICO

53 53 TRISTEZZA, PIANTO; TRISTEZZA, PIANTO; STANCHEZZA, SVOGLIATEZZA; STANCHEZZA, SVOGLIATEZZA; AUMENTO O DIMINUZIONE DI SONNO; AUMENTO O DIMINUZIONE DI SONNO; AUMENTO O DIMINUZIONE DELL APPETITO; AUMENTO O DIMINUZIONE DELL APPETITO; CAMBIAMENTI REPENTINI DI UMORE, IRRITABILIT À E DEPRESSIONE; CAMBIAMENTI REPENTINI DI UMORE, IRRITABILIT À E DEPRESSIONE; LITIGIOSIT À, MUTISMO LITIGIOSIT À, MUTISMO

54 54 I SEGNALI DI ALLARME DEL DISAGIO PATOLOGICO

55 55 Sensi di colpa; Sensi di colpa; Riduzione dell autostima; Riduzione dell autostima; Assenza di progettualit à Assenza di progettualit à Allusioni alla morte nei temi e in altri scritti; Allusioni alla morte nei temi e in altri scritti; Diminuzione della capacit à di concentrarsi e prendere decisioni; Diminuzione della capacit à di concentrarsi e prendere decisioni; Noia, calo dell attenzione; Noia, calo dell attenzione;

56 56 I SEGNALI DI ALLARME DEL DISAGIO PATOLOGICO

57 57 PEGGIORAMENTO DEL RENDIMENTO; PEGGIORAMENTO DEL RENDIMENTO; RIDUZIONE DELLE PERFORMANCE; RIDUZIONE DELLE PERFORMANCE; DISATTENZIONE E PERDITA DI MEMORIA; DISATTENZIONE E PERDITA DI MEMORIA; ABBANDONO DELLE ATTIVIT À IN ATTO ABBANDONO DELLE ATTIVIT À IN ATTO ISOLAMENTO; ISOLAMENTO; PERDITA DI INTERESSI SOCIALI, SPORTIVI, E DI RELAZIONE; PERDITA DI INTERESSI SOCIALI, SPORTIVI, E DI RELAZIONE;

58 58 I SEGNALI DI ALLARME DEL DISAGIO PATOLOGICO

59 59 COMPORTAMENTI A RISCHIO; COMPORTAMENTI A RISCHIO; (CORRERE IN MOTO, SPORT ESTREMI); (CORRERE IN MOTO, SPORT ESTREMI); USO DI DROGHE, USO DI DROGHE, USO DI ALCOOL,PSICOFARMACI USO DI ALCOOL,PSICOFARMACI NEGLIGENZA NELLA CURA DELL IGIENE E DELL ASPETTO PERSONALE NEGLIGENZA NELLA CURA DELL IGIENE E DELL ASPETTO PERSONALE MALESSERI FISICI FREQUENTI. MALESSERI FISICI FREQUENTI.

60 60 IL RISCHIO NON CONDUCE DI FATTO ALLA DEVIANZA, SE SI METTONO IN ATTO LE STRATEGIE COMUNICATIVE RELAZIONALI CHE RIDUCONO LA POSSIBILITA CHE DAL DISAGIO SI PASSI AD UNO STATO DÌ SOFFERENZA

61 Psicopatologia nel passaggio da ladolescenza,alla fase giovanile DISTURBI NEVROTICI ESORDI PSICOTICI DISTURBI BORDERLINE 61

62 Disturbi Nevrotici. 62 PERSONALITA RIGIDE, DIFFICILI, DISADATTATE, COMPLICATE E NON REAGENTI.

63 63 DISTURBI ANSIOSI SINDROMI DEPRESSIVE DISTURBI OSSESSIVO-COMPULSIVI DISTURBI PSICO-SOMATICI DISTURBI ALIMENTARI.

64 Esordio psicotico 64 PERSONALITA PROVATE DALLANSIA E DA SENSI CONTINUI DI FRUSTAZIONE, FREQUENTI FENOMENI DI STESS.

65 65 Comincia con un senso di estraneità e perdita dei riferimenti abituali, per cui le figure familiari tendono a diventare estranee, la familiarità del mondo tende a diventare differenza, bizzarria estraneità da esso In seguito si sviluppano disturbi del pensiero (deliri) e della percezione (allucinazioni).

66 66 IL GIOVANE FIN DAL PRINCIPIO SI È SENTITO ESTRANEO, ESTRANIATO, ISOLATO, ALLONTANATO, SOLO, DIVERSO, ANGOSCIATO, PREOCCUPATO, INDIFFERENTE AL RESTO.

67 Disturbo Borderline 67 PERSONALITA NARCISISTICHE, IMPULSIVE E COMPULSIVE

68 68 CARATTERIZZATO DA IMPULSIVIT À, RABBIOSITA, SENSO DI VUOTO, TENDENZA A GESTI IMPULSIVI PER ALLONTANARE DA SE UN SENSO DI INADEGUATEZZA E INFELICITA, DI IRRITABILITÀ, DI MALUMORE. LE FRUSTRAZIONI, ANCHE PICCOLE, PORTANO A REAZIONI ESAGERATE, TOTALIZZANTI.

69 69 Quando un disagio giovanile produce comportamenti impulsivi, rotture brusche dei rapporti, atteggiamenti tossicomanici, sessualit à sregolata, autolesionismi, sensation seeking, è ipotizzabile uno slittamento verso un disturbo borderline.

70 70 NUOVI APPROCCI INTERPRETATIVI NEL RAPPORTO TRA RISCHIO SOCIALE E DISAGIO PATOLOGICO

71 71 LAPPROCCIO PSICO-SOCIALE EMPIRICO Di STEPHEN LYNG.

72 CONSUMO NARCISISTICO; GIOCHI DEL LIMITE; LA VELOCITA COME SENSO DELLA VITA; LESALTAZIONE DELLINASPETTATO; STESS SEEKERS; SANSATION SEEKERS; EDGE -WORK 72

73 73 LAPPROCCIO SISTEMICO, OPPURE POSTMODERNO DI NIKLAS LUHMAN,ARON BECK

74 74 QUESTO SISTEMA CONSIDERA IL RISCHIO COME CARATTERISTICA INTRINSECA DÌ UNA SOCIETA POSTMODERNA.

75 I GIOVANI, COME GLI ADULTI, SONO ESPOSTI AD UNA INDIVIDUALE CAPACITA DI ELABORARE I RISCHI; LE PERSONE HANNO COMPORTAMENTI PIU LIBERI ED AUTONOMI, E PIU ESPOSTI ALLO SCIVOLAMENTO DAL DISAGIO ALLA SOFFERENZA; IL RISCHIO DIVIENE STRUMENTO DI SUCCESSO E POTERE, E DI DEVIANZA; LE VIOLAZIONI DELLE NORME VENGONO ACCETTATE NEL NOME DELLA LORO INEVITABILITA AL SISTEMA. 75

76 76 LAPPROCCIO RELAZIONALE DI PIER PAOLO DONATI

77 77 QUESTO SISTEMA CONSIDERA IL RISCHIO COME UN FRUTTO DÌ UNA RELZIONE INADEGUATA TRA SFIDE E RISORSE.

78 UNO SCARTO TRA LE METE PROPOSTE DAL SISTEMA SOCIALE E I MEZZI DISPONIBILI PER RAGGIUNGERLE, TEORICMENTE MESSI A DISPOSIZIONE PER TUTTI I SOGGETTI (Merton); SI CREA UN RISCHIO DÌ DEPRIVAZIONE DI RISORSE NECESSARIE ALLA VITA FISICA E CULTURALE CON LA POSSIBILITA DÌ GENERARE ALTERZIONI DELLA COSTRUZIONE DELLE IDENTITA INDIVIDUALI E COLLETTIVE 78

79 CAUSE DEL RISCHIO SOCIALE CHE PROVOCANO DISAGIO E SOFFERENZA. 79

80 80

81 CAUSE DIRETTE; CAUSE MULTIFATTORIALI; CAUSALITÀ PROCESSUALE; CAUSE DIPENDENTI DA FATTORI PROBLEMATICI 81

82 82

83 CASUALITA DIRETTA IL RAPPORTO TRA FATTORE DÌ RISCHIO ED EFFETTO E DIRETTO E AUTOMATICO; LA CAUSA E COSTITUITA DA UNA VARIABILE SINGOLA DELLA SITUAZIONE DI RISCHIO; I FATTORI DI RISCHIO ANCHE SE SONO MOLTEPLICI VENGONO VALUTATI SEMPRE SEPARATAMENTE. 83

84 I FATTORI DI RISCHIO AGISCONO CONTEMPORANEAMENTE; SI RAFFORZANO GLI ELEMENTI CUMULATIVI; LA NOZIONE DI CAUSA VIENE VALUTATAT IN MANIERA GLOBALE 84 CASUALITA MULTIFATTORIALE

85 SI MAPPANO TUTTI I FATTORI NELLA SITUAZIONE, QUALI FATTORI GENETICI, AMBIENTALI, SOCIALI E FAMILIARI; SI MISURA LINTENSITA DI CIASCUNO IN MODO DA POTER ASSEGNARE UN LIVELLO DI RISCHIO BASSO, MEDIO, ALTO. 85 CASUALITA MULTIFATTORIALE

86 QUESTA TEORIA PREVEDE CHE IL NESSO CAUSALE DIPENDA DA UN PROCESSO CONTINUO DI SIGNIFICATIVE INTERAZIONI TRA LINDIVIDUO E LAMBIENTE 86 CASUALITA PROCESSUALE

87 NELLA MISURA IN CUI IL SOGGETTO INTERAGISCE CON I FATTORI DI RISCHIO EGLI NON E DESTINATO A SUBIRLI COME CAUSA DÌ EFFETTI NOCIVI INEVITABILI, MA PUO ANCHE FRONTEGGIARLI ED EVENTUALMENTE MODIFICARLI 87 CASUALITA PROCESSUALE

88 NELLO SPAZIO VITALE DEL SOGGETTO SONO PRESENTI NON SOLO I FATTORI DÌ RISCHIO MA ANCHE ALTRI EVENTI DI SEGNO POSITIVO CHE POSSONO INTERAGIRE CON I FATTORI DI RISCHIO ATTENUANDO O INIBENDO LA LORO POTENZIALE CARICA NEGATIVA 88 CASUALITA PROCESSUALE

89 I FATTORI DI RISCHIO INTERAGENDO CON LE VRIABILI MULTIPLE DELLAMBIENTE POSSONO PERDERE LA LORO INIZIALE CARICA NEGATIVA E TRSFORMARSI IN UNA OCCASIONE DÌ CRESCITA PSCICOLOGICA PER IL SOGGETTO, DIVENTARE FATTORI PROTETTIVI PER ULTERIORI POSSIBILI RISCHI. 89 CASUALITA PROCESSUALE

90 CASUALITADA FATTORI PROBLEMATICI. 90

91 I FATTORI DÌ RISCHIO SONO CORRELATI I LORO EFFETTI PROBLEMATICI SECONDO UN CALCOLO DÌ PROBABILITA STATISTICA; I FATTORI DÌ RISCHIO INTERAGISCONO TRA DÌ LORO IN UN PROCESSO CONTINUO DI RECIPROCHE MODIFICAZIONI; LA NOZIONE DÌ FATTORE DÌ RISCHIO E DINAMIZZATA A TAL PUNTO DA ASSUMERE VALENZA DÌ SEGNO POSITIVO O NEGATIVO 91

92 92

93 APPROCCIO BIOPSICOMEDICO SOCIALE:LA VALUTAZIONE DELLA SOFFERENZA 93

94 MODELLO BIOMEDICO IL CLASSICO MODELLO BIOMEDICO VALUTA LE CAUSE DELLE MALATITE ESCLUSIVAMENTE A MODIFICHE DI PARAMETRI MISURABILI; LA TERPIA CONSITE IN INTERVENTI DIRETTI O INDIRETTI SU TALI VARIABILI 94

95 MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE LE VARIABILI PSICOLOGICHE E SOCIALI HANNO UN RUOLO CHIAVE NELLO SVILUPPO, NEL DECORSO, E NELLESITO DELLE MALATTIE. 95

96 UN ASSISTENZA E UNA CURA OTTIMALE DEL PAZIENTE RICHIEDONO CHE IL MEDICO RICONOSCA ED INDAGHI CONTEMPORANEAMENTE LE DIMENSIONI BIOMEDICHE QUELLE PSICO-SOCIALI DELLA MALATTIA E SAPPIA GESTIRE E UTILIZZARE QUESTE VARIABILI 96 MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE G.L. ENGEL, The need for a new medical model. A challenge for biomedicine Science 196; , 1977.

97 RAPPORTO TRA DISAESE E ILNESS LILNESS E UNO STATO SOGGETTIVO DI MALESSERE; NON CORRISPONDE SEMPRE D UNA PATOLOGIA ORGANICA; E PIU DETERMINANTE DELLA PATOLOGIA ORGANICA PER LA DECISIONE DÌ SOTTOPORSI AD UNA VISITA MEDICA; HA DELLE COMPONENTI PSICOSOCIALI COMPLESSE. 97

98 NON TUTTI I PAZIENTI CON PATOLOGIE ORGANICHE(DISEASE) CERCANO AIUTO MEDICO; NON TUTTI I PAZIENTI CHE CERCANO AIUTO MEDICO HANNO UNA PATOLOGIA ORGANICA (DISEASE); MOLTI PROBLEMI E DISTURBI NON SONO DÌ NATURA BIOLOGICA; NON ESISTONO MALATTIE MA PERSONE 98 RAPPORTO TRA DISAESE E ILNESS

99 IL MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE VALUTA IL DISAGIO EMOTIVO NELLA ESPRESISONE E VALUTAZIONE DI UN DISORDINE E LO CORRELA AI FATTORI DI DISAGIO ESOSEGNI O ENDOGENI 99 MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE

100 IL DISAGIO EMOTIVO EMOZIONI NEGATIVE COME LANSIA O VISSUTI DEPRESSIVI POSSONO INDICARE LA PRESENZA DI UNA POLARIZZAZIONE VERSO UNA STATO DI MALATTIA. 100

101 DISTURBI EMOTIVI NON RICONOSCIUTI E NON TRATTATI INTERAGISCONO CON IL DECORSO E LESITO DELLE MALATTIE SOMATICHE, ATTRAVERSO UNAMPLIFICAZIONE E CRONICIZZAZIONE DEI SINTOMI SOMATICI. 101 IL DISAGIO EMOTIVO

102 IL DISTURBO EMOTIVO E QUELLO DÌ TIPO RELAZIONALE SONO RICONOSCIUTI IN MENO DEL 40 % DELLE DIAGNOSI COMUNI; IL NON RICONOSCIMENTO DÌ TALI PREDISPOSIZIONI AUMENTA IL RICORSO ALLA SPESA SANITARIA. 102 IL DISAGIO EMOTIVO

103 EVIDENZE SCIENTIFICHE PAZIENTI CHE ESPRIMONO I LORO DISAGI PSICHICI E RELAZIONALI MIGLIORANO I SINTOMI DÌ BASE CORRELATI: ULCERA DUODENALE, GASTRITE, CISTITI SINE CAUSA, CONTROLLO GLICEMICO, E PRESSORIO. (KAPLAN ET AL 1989). 103

104 PAZIENTI DÌ MEDICINA DÌ BASE CHE RIDUCONO I GIORNI DÌ ASSENZA PER MALATTIA. (LITTLE ET AL. 2001). 104 EVIDENZE SCIENTIFICHE

105 PAZIENTI CHE MIGLIORANO LA COMUNICAZIONE OTTENGONO UNA MIGLIORE STATUS DÌ PARTNERSHIP, CON UNA MAGGIORE ADESIONE E COINVOLGIMENTO NELLE SCELTE PROCEDURALI DELLE TERAPIE (KAPLAN ET AL. 2002) 105 EVIDENZE SCIENTIFICHE

106 LO STRUMENTO DELLA MEDICINA BIO-PSICO- SOCIALE: LINTERVISTA. 106

107 107

108 LA STRUTTURA DELLA INTERVISTA INTRODUZIONE : IL MEDICO SLUTA E DICHIARA IL MODO DIVERSO DÌ APPROCCIARSI IN MODO CHE LA PERSONA SIA A PROPRIO AGIO RELAZIONALE 108

109 LA RACCOLTA DEI SINTOMI PASSA IN SECONDO ORDINE SI DA AVVIO ALLANALISI DELLE MOTIVAZIONI, E DEI FATTORI SOCIALI CUI SI INSERISCONO I SINTOMI E LE EVENTUALI CAUSE. 109 LA STRUTTURA DELLA INTERVISTA

110 SI PASSA ALLANALISI PERSONALE : IL MEDICO INDAGA : 1. IL DISTURBO EMOTIVO E PSICOSOMATICO PRINCIPALE; 2. LE ASPETTATIVE DEL PAZIENTE; 3. LE INTERFERENZE ETICHE; 4. IL MOTIVO DELLA CONSULTAZIONE; 5. LE EVENTUALI RISPOSTE AI DUBBI E ALLE LACERAZIONI DEL PERCHE ? 110 LA STRUTTURA DELLA INTERVISTA

111 RACCOLTA DELLA STORIA ATTUALE CON IL CONFRONTO SISTEMATICO DEI DATI DA SOTTOPORRE AD UNA VALUTAZIONE CONDIVISA E ACCETTATA. 111 LA STRUTTURA DELLA INTERVISTA

112 ESAME OBIETTIVO CORRELATO, OSSIA UTILIZZARE LA CLASSICA VISITA PATOGNOMICA ASSOCIANDOLA ALLA CONSULTAZIONE DEL PAZIENTE: EVITARE IL SILENZIO E LE PAUSE NEGAZIONALI E FAR EMERGERE IL VISSUTO DEI PRECEDENTI ESAMI 112 LA STRUTTURA DELLA INTERVISTA

113 CONCLUSIONE: IL MEDICO PASSA IN RASSEGNA SISTEMATICA I PUNTI EMERSI E LI CONFRONTA CON LE DOMANDE DELLA PERSONA IN MODO DA AGGIUNGERE MOTIVAZIONI E RISPONDERE AD ULTERIORI RICHIESTE. 113 LA STRUTTURA DELLA INTERVISTA

114 BIOPSYCHOSOCIAL MODEL: PAIN AND SUFFURING FATTORI DI PERSONALITA: AUMENTA LA SENSIBILITA ALLA PAURA DELLA PERCEZIONE DEL DOLORE, CON INCREMENTO DEI FATTORI DELLA CASCATA INFIAMMATORIA, RILASCIO DÌ FATTORI PEPTIDICI, E DIMINUZIONE DELLA INCREZIONE DELLE ENDORFINE. 114

115 QUESTI FATTORI AGISCONO DIRETTAMENTE PERCHE AUMENTANO LATTIVAZIONE DEL S.N.A., CON RIDUZIONE DI PRODUZIONE DI OPPIODI E DISREGOLAZIONE DELLE ATTIVITA AUTOMATICHE QUALI IL CONTROLLO DELLA FREQUENZA CARDIACA E DEL RITMO E FREQUENZA REPIRATORIA, DEL CONTROLLO DELLA TEMERATURA E INDIRETTAMENTE DELL DIURESI. 115 BIOPSYCHOSOCIAL MODEL: PAIN AND SUFFURING

116 QUESTI FATTORI AGISCONO ANCHE INDIRETTAMENTE PERCHE RIDUCONO LATTIVITA FISICA IL TONO MUSCOLARE, LA RESISTENZA FISICA. 116 BIOPSYCHOSOCIAL MODEL: PAIN AND SUFFURING* * GATCHEL AND TURK, 2002

117 117 PERCEZIONE DEL DOLORE ACUTO E DELLA SOFFERENZA AD ESSO CORRELATA.

118 PERCEZIONE DEL DOLORE COMPONENTE DISRCIMINATIVA : LA CAPACITA DELLE VIE DEL DOLORE DÌ TRASMETTERE INFORMAZIONI SPAZIALI E TEMPORALI SULLO STIMOLO DOLOROSO. 118

119 119 PERCEZIONE DEL DOLORE COMPONENTE COGNITIVA : LESPERIENZA DEL DOLORE VIENE MODIFICATA DAI SIGNIFICATI CHE AD ESSA VENGONO ATTRIBUITI. (VLAUTAZIONE CORTICALE).

120 120 PERCEZIONE DEL DOLORE COMPONENTE AFFETTIVA: LO STIMOLO DOLOROSO E ACCOMUNATO AI VISSUTI EMOTIVI. (VALUTAZIONE LIMBICA-NUCLEO- CORTICALE).

121 DOLORE E SOGGETTIVITA HIGHLY SENSITIVE INDIVIDUALS EXIHIBITED MORE FREQUENT AND MORE ROBUST PAIN INDUCED ACTIVATION OF THE PRIMARY SOMATOSENSORY CORTEX, ANTERIOR CINGULATE CORTEX, AND PREFORNTAL CORTEX THAN DID INSENSITIVE INDIVIDUALS 121 COGHILL R.C., McHHAFFE J.F., Neural correlates of interindividual Difference in the subjective experience of pain, Proc. Natl. Acad. U.S.A. 2003, 100:

122 122

123 ASPETTI POSITIVI: 1) SI TRATTA DI UN MODELLO OLISTICO CON TUTTI I RELATIVI VANTAGGI; 2) PONE AL CENTRO LINTERESSE DÌ UNA RELAZIONE COMPLETA; 3) RIDUCE LA CONFLITTUALITA NEL RAPPORTO MEDICO PAZIENTE; 4) LA SOFFERENZA SI INTERGA CON I RELATIVI ASPETTI SOCIALI. 123 MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE

124 124 MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE ASPETTI NEGATIVI : 1) SI TRATTA DI UN MODELLO DIFFICLMENTE APPLICATO PER LA SUA NON CONOSCENZA E TEMPISTICA 2) SPESSO SI ENFATIZZANO SOLO GLI ASPETTI PSCIOLOGICI UNA TRASFORMAZIONE DÌ UN SISTEMA UNICO IN UN ALTRO; 3) LA SOFFERENZA PRESENTA ASPETTI PIU COMPLESSI DÌ UNA SEMPLICE INTEGRAZIONE SOCIALIE.

125 T UTTO E UNO, TUTTO E DIVERSO. Q UANTE NATURE NELLA NATURA DELL UOMO ! C ONTRADDIZIONI. L UOMO E NATURALMENTE CREDULO, INCREDULO, TIMIDO, TEMERARIO. L UOMO E NATURALMENTE CREDULO, INCREDULO, TIMIDO, TEMERARIO. D ESCRIZIONE DELL UOMO : DIPENDENZA, DESIDERIO DI INDIPENDENZA, BISOGNO. C ONDIZIONE DELL UOMO : INCOSTANZA, NOIA, INQUIETUDINE. Blaise Pascal. Pensieri. 125


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