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Antropologia - Lezione 9^ Capitolo I Storia di una ricerca: lantropologia nella Bibbia e nella Tradizione (lAntropologia di Gaudium et Spes)

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1 Antropologia - Lezione 9^ Capitolo I Storia di una ricerca: lantropologia nella Bibbia e nella Tradizione (lAntropologia di Gaudium et Spes)

2 Sono figlio dellincredulità e del dubbio fino ad ora e, lo so bene, lo sarò fino alla tomba. Che sofferenze terribili mè costata e mi costa ora la sete di credere, tanto più forte nella mia anima quanto più numerosi sono gli argomenti contrari. Tuttavia, per me, non cè niente di più bello, di più profondo, di più simpatico, di più ragionevole, di più virile e di più perfetto del Cristo, e non solo non vè nulla ma, lo dico con amore geloso, non può esserci nulla. Di più ancora, se mi si dimostrasse che il Cristo è fuori della verità e che la verità è realmente fuori del Cristo, amerei di più rimanere col Cristo che con la verità (F. Dostoevskij)

3 GS 10 Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. …… Così nella luce di Cristo, immagine del Dio invisibile, primogenito di tutte le creature, il concilio intende rivolgersi a tutti per illustrare il mistero delluomo… »

4 incompleto passaggio pare ancora incompleto: nonorigine Cristo è il centro e il (la) fine della storia, ma non la sua origine. Questo, almeno, non è esplicitato. L. Ladaria L. Ladaria = è «insinuata» la relazione di Cristo con la creazione (è il primogenito…). laffermazione fondamentale del nesso antropologia-cristologia : la chiesa «nella luce di Cristo illustra il mistero delluomo».

5 GAUDIUM et SPES I^ parte: LA CHIESA E LA VOCAZIONE DELL'UOMO Cap I: La dignità della persona umana (12-22)

6 a diversità dellapproccio fenomenologico dellintroduzione Nel n. 11 – che introduce la parte I, La chiesa e la vocazione delluomo – e, poi, nel 12 (inizio del cap. I – La dignità della persona umana ), si riprende nuovamente la domanda iniziale: che cosè luomo? La risposta data in questo n. 12, a diversità dellapproccio fenomenologico dellintroduzione, muove ora dalla rivelazione : a immagine di Dio,capace di conoscere e di amare il proprio Creatore sopra tutte le creature terrene quale signore di esse «le sacre lettere insegnano che luomo è stato creato a immagine di Dio, capace di conoscere e di amare il proprio Creatore, e che fu costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse, per governarle e servirsene a gloria di Dio» (GS 12b-c).

7 imago Dei Luomo si comprende come imago Dei nella duplice valenza : relazione a Dio a)da un lato nella sua relazione a Dio ( capace di amarlo ) signore del creato b)e dallaltro come signore del creato ( superiorità e dominio, cfr. salmo 8,5-7). narrazione genesiaca natura sociale nella comunione di uomo e donna Il riferimento è evidentemente alla creazione, secondo la narrazione genesiaca, da cui il concilio ricava anche la costitutiva natura sociale delluomo fatto a immagine, in quanto creato nella comunione di uomo e donna :

8 GS 12: Ma Dio non creò luomo lasciandolo solo: fin da principio «uomo e donna li creò » (Gen1,27) e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone. Luomo, infatti, per sua intima natura è un essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti.

9 NB = una tale descrizione delluomo fa indubbiamente riferimento diretto alla rivelazione, ma in relazione solo allAT : non appare nessun riferimento al ruolo di Cristo nella creazione, né tantomeno alla sua identità di imago Dei. «non si è seguito un metodo puramente induttivo ma neppure si è iniziato con lesporre il nucleo centrale della fede in Cristo Signore» (Ladaria).

10 Ladaria Ladaria nota che il Vaticano II è il primo concilio che ha parlato delluomo come immagine di Dio. Ma fin qui lo fa con citazioni dellAT. Il primo testo che cita il NT sarà il n. 22.

11 paragrafi intermedi diverse questioni antropologiche Ne sono una chiara conferma i paragrafi intermedi, che trattano di diverse questioni antropologiche : n. 13: il peccato, che oscura limmagine di Dio nelluomo ed impedisce la perfetta armonia con sé, con gli altri e col mondo; i costitutivi delluomon. 14: i costitutivi delluomo : unità di anima e corpo ; n. 15: intelligenza e sapienza ; n. 16: coscienza morale ; n. 17: libertà ; n. 18: il mistero della morte ; nn : lateismo.

12 morte In nessuno di questi si trova un riferimento a Cristo, eccetto il n. 18, dove si oppone al dramma umano della morte la «vittoria di Cristo». libertà Significativo, inoltre, il fatto che al n. 17 la libertà è presentata quale «eximium divinae imaginis in homine signum». Torna il tema dellimago Dei senza, però alcun fondamento nel NT e in Cristo (cf. ad es. Gal 5,1). grazia Anche laiuto della grazia di Dio per lattua- zione della libertà ferita è condotto senza un esplicito richiamo a Cristo : si parla generica- mente di una gratia Dei adiuvante (GS 17).

13 Il riferimento esplicito a Cristo ? compare al termine del capitolo con un numero indimenticabile – il 22 - che costituisce uno dei vertici del documento.

14 GS 22: Cristo è immagine di Dio GS 12 21: luomo è immagine di Dio ESPLICITO IMPLICITO

15 Il n. 22, De Christo novo homine, merita unattenzione a sé, precisamente per limportanza capitale che ha nella riflessione antropologica. Secondo lintento iniziale del n. 10, si ha al n. 22 in forma diretta il riferimento del mistero delluomo alla persona di Gesù Cristo : esplicitamente si pone in relazione con Cristo tutto quello che finora è stato detto Da un lato, può sembrare comprensibile che di Cristo si parli solo nellultimo paragrafo del capitolo, visto lintento di dialogare con il mondo e, dunque, la scelta per un andamento più induttivo ed esperienziale del discorso.

16 Però resta ancora una volta la constatazione che il riferimento cristologico, per quanto dichiarato, compaia di fatto, sempre «dopo», in un secondo momento, lasciando il sospetto di una linea ancora «di compromesso» tra il parlare naturale sulluomo e il parlarecristiano sulluomo. Ladaria Lo stesso Ladaria, prudentemente, conclude: si fonda sulla rivelazione divina alla fine «malgrado tutto ciò, non si vede con chiarezza perché, ogni volta che la risposta conciliare espressamente si fonda sulla rivelazione divina, si lasci alla fine il riferimento a Gesù»

17 Il n. 22 De Christo novo homine Testo e commento

18 Titolo del numero Linterrogativo originario «chi è luomo?» (n. 11 e 12) ha aperto un cammino di ricerca che dal n. 12 luomo immagine di Dio ha finalmente il suo culmine qui in Cristo uomo nuovo (n. 22) si evidenziano i due poli attorno cui muove la questione.

19 De Christo homo perfecto Nei primi schemi preparatori il titolo di questo numero era De Christo homo perfecto in seguito fu cambiato (benché nel testo lidea permanga ben chiara) perché non coglieva suffi- cientemente la dimensione travagliata del peccato. uomo nuovo uomo vecchio Lespressione paolina uomo nuovo evoca, invece, la corrispondente espressione uomo vecchio con la sua realtà di peccato e la fatica del suo rinnovamento che è costato la croce di Cristo. contrasta con levidente timidezza Ladaria rispetto ai numeri precedenti, qui senza dubbio si tratta di un testo di elevata statura teologica, che contrasta con levidente timidezza con cui la GS affronta le questioni più strettamente teologiche (Ladaria)

20 § 1 solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero delluomo Adamofigura di quello futuro e cioè di Cristo Signore svela anche pienamente luomo alluomo e gli fa nota la sua altissima vocazione § 1 «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero delluomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è lAdamo definitivo (novissimus), proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente luomo alluomo e gli fa nota la sua altissima vocazione. Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte trovino in lui la loro sorgente e tocchino il loro vertice.

21 § 1 Principio fondamentale fondamentale è il capoverso iniziale, in cui si enuncia il criterio ermeneutico essenziale: «solamente nel Verbo incarnato trova vera luce il mistero delluomo» nella persona di Gesù di Nazareth appare la verità delluomo: è Lui che «svela luomo alluomo e gli fa nota la sua altissima vocazione». Solo in Cristo, luomo comprende in pienezza e definitivamente la propria identità il nesso cristologia-antropologia è affermato come criterio decisivo per la comprensione delluomo. una volta affermato, questo criterio va applicato in modo retrospettivo : tutto ciò che è stato descritto in precedenza sulla dignità e lesistenza delluomo dovrà essere reinterpretato alla luce di Cristo.

22 GS 22: Cristo è immagine di Dio GS 12 21: luomo è immagine di Dio

23 il rapporto è affermato secondo un ordine ben preciso: da Cristo alluomo questo è il criterio ermeneutico per lantropologia cristiana. È importante anche la precisazione che segue immediatamente: Adamo, il primo uomo era figura di quello futuro, cioè Cristo Signore, sulla scia di Rom 5,14.

24 Due le indicazioni incluse in questo passaggio: si ribadisce ulteriormente la relatività del- luomo a Cristo : luomo, sin dallorigine (Adamo), fa riferimento a Cristo; dunque, si comprende a partire da lui (e non viceversa). Non è Adamo che spiega Cristo, ma Cristo che spiega Adamo. Perciò, solo per mezzo di Cristo possiamo sapere che cosè luomo Non è Adamo che spiega Cristo, ma Cristo che spiega Adamo. Perciò, solo per mezzo di Cristo possiamo sapere che cosè luomo. Questo è il criterio che si va chiarendo: * da Cristo ad Adamo * cioè da Cristo alluomo.

25 Facciamo unapplicazione…

26 Metodo della correlazione (P. Tillich) : luomo spiega Cristo Partire dallantropologia per illustrare la cristologia Dai valori umani/etici alluomo Gesù di Nazareth -Pace Gesù il pacifico -Libertà Gesù uomo libero (sovversivo?) -Giustizia Gesù dalla parte degli ultimi Metodologia cristologica (San Paolo) : Cristo spiega luomo - Cristo è la nostra pace = lettera agli Efesini - Cristo ci ha liberati perché rimanessimo liberi = Gal 5,1 - Cristo è il giusto che ci giustifica = lettera ai Romani

27 Non è la copia che spiega il Modello. È il Modello che spiega la copia!

28 va richiamato laccenno al fondamento protologico del legame Cristo-Adamo (uomo) : un nesso che si dà fin dallorigine il nesso emerge se si pone attenzione alla nota a piè pagina che commenta laffermazione conciliare: Il testo : Adamo, il primo uomo era figura di quello futuro, cioè Cristo Signore La nota riporta un passo del De carnis resurrectione, n. 6 di Tertulliano : quodcumque limus exprimebatur, quodcumque limus exprimebatur, Christus cogitabatur homo futurus Christus cogitabatur homo futurus. Cristo luomo futuro in qualsiasi forma infatti il fango venisse modellato, veniva pensato Cristo luomo futuro

29 La citazione conciliare si ferma qui. Il testo di Tertulliano però continua affermando che la caparra dellincarnazione in quel fango (= Adamo) che rivestiva già limmagine di Gesù nella carne non cera solo lopera di Dio, ma la caparra (pignus) dellincarnazione. il legame Cristo-uomo non è più ricondotto solo al peccato, né è proiet- tato al futuro, ma è riconosciuto sin dalle origini. Adamo è figura del Cristo che deve incarnarsi In questo caso, dunque, avremmo finalmente un recupero del riferimento a Cristo sin dalla creazione : il legame Cristo-uomo non è più ricondotto solo al peccato, né è proiet- tato al futuro, ma è riconosciuto sin dalle origini. Adamo è figura del Cristo che deve incarnarsi.

30 Ladaria nota a piè pagina Ladaria insiste molto su questo possibile sviluppo contenuto nella nota a piè pagina del testo. Anzi, lo amplifica ricorrendo anche a santIreneo : poiché è preesistente il Salvatore dovevano ve- nire allesistenza coloro che dovevano essere salvati salvare qui salvare non significa giustificare il peccato, ma far partecipi della vita divina. Ladaria Per Ladaria è importante evidenziare che il Concilio va nella direzione di un collegamento protologico tra antropologia e cristologia, anche se, poi, in realtà, non sviluppa questo itinerario. Il rapporto di Cristo con la creazione, infatti, è un punto che rimane aperto.

31 Un ultimo particolare va ancora evidenziato. Il testo afferma che «proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente luomo alluomo e gli fa nota la sua altissima vocazione». si anticipa qui il contenuto della verità sulluomo. Infatti, non si fa semplicemente unaffermazione formale, precisando che la rivelazione del Padre è inseparabile da quella sulluomo se stesso come il Figlio se ne può ricavare che Cristo rivelando Dio come Padre (e con esso il Suo Amore) manifesta se stesso come il Figlio di conseguenza rivela il contenuto dellaltissima vocazione delluomo: la filiazione.

32 Conferma di questa affermazione si ha esplicitamente più avanti: «il cristiano è reso conforme allimmagine del Figlio che è il primogenito tra molti fratelli» «affinché, figli nel Figlio, esclamiamo nello Spirito: Abba, Padre». Emile Mersch Figli nel Figlio = espressione resuscitata da Emile Mersch

33 Piccola verifica sul campo di lavoro = nellinsegnamento scolastico della RC Chi è luomo?Chi è luomo? Creatura di Dio = insufficiente fatta a sua immagine? = insufficiente figlio di Dio? = impreciso perché indica un rapporto pre-trinitario Figlio (adottivo) del Padredi Gesù Figlio (adottivo) del Padre di Gesù = corretto

34 Loggetto primo della rivelazione è Dio, ma nel rivelare Dio come Padre, Cristo svela anche luomo a sé stesso. In Cristo, Dio è luomo sono due grandezze speculari, co-rivelantesi. Il Concilio dirige verso un approfondimento : scaturisce chiaramente dal testo conciliare qual è la realtà più profonda dellessere umano : la sua ontologia è la filiazione. il un Cristo rivelandosi il Figlio svela il senso della filiazione e svela alluomo ciò che anche lui è più profondamente: un figlio.

35 è una natura Si supera così il tradizionale dualismo imposto dalla teoria del duplice ordine luomo è una natura che, potenzialmente, può elevarsi fino a Dio: è una creatura e tra le tante possibilità che ha cè anche quella di essere figlio di Dio. Nessuna meraviglia quindi se tutte le verità suesposte = dignità delluomo, libertà delluomo, immortalità delluomo, luomo immagine di Dio. = n. 12 trovano in Cristo la propria sorgente e toccano il proprio vertice = dignità, libertà, immagine di figlio

36 Cristo rivelando la filiazione mostra di essere Colui (IL Figlio) dal quale tutte le verità sulluomo (un figlio adottivo) traggono origine. solamente nel Verbo incarnato trova vera luce il mistero delluomo anche lAT è una fonte rivelata Certo non possiamo interpretare il Concilio in modo massimalista, affermando cioè che non possiamo sapere niente delluomo se non in Cristo (es. anche lAT è una fonte rivelata), ma qualsiasi conoscenza sulluomo alla luce di Cristo viene profondamente reinterpretata.

37 Cristo, il Figlio, svela la verità ultima ( filiale ) delluomo. Conoscenze valide vengono anche dal di fuori, ma in Lui trovano lultimo senso ed acquisiscono piena interpretazione. Senza che laffermazione venga ulteriormente chiarita, si dice che Cristo è il discriminante per sapere cosa siamo noi.

38 § 2limmagine luomo perfetto ha restituito la somiglianza con Dioresa deforme già subito agli inizi a causa del peccato § 2 Egli è limmagine dellinvisibile Dio (Col. 1,15). Egli è luomo perfetto, che ha restituito ai figli dAdamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato. Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata, per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime. Con lincarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo. Ha lavorato con mani duomo, ha pensato con mente duomo, ha agito con volontà duomo, ha amato con cuore duomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato.

39 due note delineano la relazione Cristo-uomo : il tema dell imago-somiglianza e quello dell uomo perfetto IMAGO DEI il tema dell IMAGO DEI : Cristo nuovo Adamo, è limmagine dellinvisi- bile Dio (Col 1,15). Il tema dell immagine cè già in GS 10, ora viene finalmente letto in chiave cristologica ma laffermazione cristologica (= Cristo immagine di Dio) non ha ricaduta sul versante antropologico : non si dice ancora che luomo è creato non genericamente ad immagine di Dio, bensì del Figlio

40 pur non escludendolo, si deve riconoscere che viene «persa» la possibilità di esplicitare il riferimento cristologico sin dalle origini. ne è prova che parlando dopo della somiglian- za restituita, non viene posta in relazione a Cristo. La somiglianza A CHI, viene restituita? Ladaria Commenta Ladaria : «non si indica (anche se il primo paragrafo può farlo supporre) se loriginaria immagine e somiglianza che il peccato ha deformato abbia qualche rapporto con Cristo».

41 Cristo cosa ripara? Uomo chiamato a diventare somigliante a Cristo Uomo creato a immagine di DIO DATO DI PARTENZA………..TENSIONE

42 Cristo cosa ripara? Affinché diventi somigliante a Cristo Uomo creato a immagine di Cristo DATO DI PARTENZA………..TENSIONE

43 Perché questa conclusione? Nel pensiero patristico, lidea di immagine è tipicamente protologica (S. Ireneo afferma che Cristo ci ha rivelato pienamente che cosa significa che siamo immagine ) mentre la nozione di somiglianza ha una valenza più dinamica, progressiva, destinata a trovare compimento solo in una prospettiva escatologica il testo conciliare, invece, affermando che in Cristo ci viene restituita la somiglianza si discosta dal pensiero patristico che afferma che ciò che è stato distrutto dal peccato originale è invece limmagine di Cristo.

44 età post-agostiniana Sembra qui che il Concilio abbia fatto allusione alla terminologia patristica senza seguirla rigorosa- mente, accogliendo piuttosto la terminologia di età post-agostiniana in cui immagine e somiglianza diventano sinonimi (endiadi). la tesi della predestinazione Tutto ciò, a mio giudizio, alimenta ulteriormente la constatazione di una lacuna nel riferimento delle origini a Cristo. In ogni caso, manca ancora con chiarezza laffermazione esplicita della crea- zione in Cristo, la tesi della predestinazione. Pertanto, pur senza concludere che ci si restringa al modello amartiocentrico, ancora una volta il ruolo di Cristo viene ricondotto prevalentemente alla redenzione, alla restaurazione dal peccato so- praggiunto più che a riparare la sua creazione.

45 PERFECTUS HOMO Il tema di Gesù quale PERFECTUS HOMO Il testo ha subito molte modifiche. In origine recitava: Lui è come Dio, limmagine dellinvi- sibile contro il senso evidente del testo paolino. Questa forma fu giustamente modificata. umanità Cristo non è immagine solo come Dio, ma anche nella sua umanità (solo perché è uomo può essere imago visibile!) Lumanità di Gesù è la visibilità di Dio!

46 uomo perfetto. più ricco è il testo finale che parla di uomo perfetto. Qui il latino ha i suoi piccoli segreti. Homo perfectusperfectus homo Homo perfectus è diverso da perfectus homo. Perfectus homo (cfr. GS 38 e 45) significa dire che Gesù è perfettamente uomo, come i Concili da Efeso e Calcedonia in poi hanno ribadito: non gli manca niente per essere vero uomo. Dire invece homo perfectus vuol dire che Gesù è luomo perfetto (nn°22 e 41).

47 Cè un progresso: non solo perfettamente uomo, ma luomo perfetto. Dobbiamo ridurre la portata di questo testo solo alla sfera morale ? Gesù uguale al Padre e privo di peccato è uomo moralmente perfetto. Ma sembra troppo poco fermarsi qui.

48 in Cristo lumanità delluo- mo perfettamente compiuta e realizzata In realtà il testo vuol proporre unidea più radicale che vede in Cristo lumanità delluo- mo perfettamente compiuta e realizzata. In Lui lumanità realizza pienamente il proprio essere: è perfetta, cioè esemplare, paradi- gmatica. In Lui tutte le verità sulluomo toccano il vertice. Cristo uomo perfettoCristo uomo nuovo Se il titolo del n° 22 è stato modificato da Cristo uomo perfetto a Cristo uomo nuovo, lidea forte di perfezione dellumanità in Cristo è rimasta nel testo. Cristo rimane luomo per eccellenza.

49 Fondamento di tale perfezione risiede nel fatto che in Lui la natura umana è stata assunta... senza per questo venire annientata. Lumanità di Cristo non è oscurata o annichilita dallipostasi divina, ma è esaltata, pienamente realizzata. La maggiore prossimità a Dio non significa la distruzione o la diminuzione della creatura. falsa lalternativa: divinizzazione o umanizzazione

50 Chiunque segue Cristo, luomo perfetto, si fa lui pure più uomo Ladaria Al contrario, ne è lattuazione piena e defi- nitiva al punto tale che i padri conciliari oseran- no dichiarare con forza che in Gesù luomo si fa più uomo, si realizza pienamente: Chiunque segue Cristo, luomo perfetto, si fa lui pure più uomo(GS 41). Questa frase unisce profondamente e inscindibilmente cristologia e antropologia. E così commenta Ladaria : «la crescita in Cristo significa, quindi, crescita in umanità. Lessere cristiani non ci separa dallessere uomini, ma ci aiuta ad esserlo con maggior pienezza»

51 Allinterno di questo nesso Cristo-uomo, viene insinuato un altro particolare: la solidarietà di Cristo è con lintera umanità : con lincarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo. È necessario evidentemente spiegare il senso di questa unione del Figlio di Dio allumanità vista in ogni suo componente: ogni uomo.

52 Il Concilio appare (volutamente) vago: in un certo modo. Questa apparente mancanza di precisione non significa che allargomento sia attribuita scarsa importanza. Piuttosto, manca una formula teologica precisa che descriva con esattezza il rapporto tra Cristo e luomo. Il Concilio riprende il linguaggio che della grande Tradizione:

53 lidea dellunione di Gesù con ogni uomo è ricorrente Nella riflessione patristica lidea dellunione di Gesù con ogni uomo è ricorrente, ma non ha mai avuto una definizione magisteriale esplicita. Il riferimento dei Padri è soprattutto a due testi biblici: Gv 1,14 :...et habitavit in nobis, dove in nobis significa in noi, cioè allinterno di tutta la carne umana, ununica carne umana, che è la carne di ognuno di noi (interpretazione di diversi Padri)

54 Lc 15, 1-7 : la parabola della pecorella smarrita, in cui diversi Padri riconoscono lumanità smarrita = Ireneo Gesù riconduce al Padre lumanità peccatrice assumendola su di sé, portandola ( Ireneo ) Gregorio di Nissa e facendo in modo che lumanità di ogni uomo venga ad essere sostenuta (sulle spalle) dalla sua divinità ( Gregorio di Nissa ).

55 lunione ipostatica (assumere….) Il Concilio recepisce linsegnamento di Efeso (431) circa lunione ipostatica (assumere….), linguaggio che dopo il 400 era diventato una formula teologica, ma da sempre era stato articolo di fede. Col Concilio di Efeso prima e di Calcedonia poi diviene linguaggio tradizionale. una realtà profonda per esprimere la quale manca una formula precisa Si avverte nel testo di GS 22 la coscienza di essere di fronte a una realtà profonda per esprimere la quale manca una formula precisa. La dimensione comunitaria della salvezza offerta allumanità verrà sviluppata con mag- giore accuratezza al numero 32 di GS.

56 § 3 Agnellosangue sparso riconciliati strappati dalla schiavitù § 3 Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita, e in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con lapostolo: il Figlio di Dio ha amato me e ha sacrificato se stesso per me (Gal 2, 20). Soffrendo per noi non solo ci ha dato lesempio perché seguiamo le sue orme, ma ci ha anche aperta la strada; mentre noi la percorriamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.

57 morte in croce di Cristo Il terzo paragrafo presenta il mistero della reden- zione operata con la morte in croce di Cristo. Nonpiù allunione ipostatica In questa si coglie un altro aspetto dellunione tra Cristo e luomo: laspetto mistico : «ha amato me ed ha sacrificato se stesso per me (Gal 2,20)». Non si allude più allunione ipostatica delle due nature nella persona di Cristo, ma alla solidarietà tra Lui e lumanità manifestata dalla sua sofferenza vicaria. In questa solidarietà si dischiude un nuovo senso anche allesperienza umana della morte.

58 Va notato, però, che tra i passi citati dalla nota 25 nel testo (2Cor 5,18-19; Col 1,20-22) per dire la dimensione escatologica manca un testo fondamentale: 1Cor 15,49: come abbiamo portato limmagine delluomo di terra, così porteremo limmagine delluomo celeste in cui Paolo instaura un parallelismo tra gli inizi e la fine. Questo testo non è però ripreso dal Concilio

59 § 4 cristiano diventa capace di adempiere la legge nuova dellamore § 4 Il cristiano, poi, reso conforme allimmagine del Figlio che è il primogenito tra molti fratelli, riceve le primizie dello Spirito (Rm 8,23), per cui diventa capace di adempiere la legge nuova dellamore. In virtù di questo Spirito, che è la caparra della eredità (Ef 1,14), tutto luomo viene interiormente rifatto, fino al traguardo della redenzione del corpo (Rm 8,23): Se in voi dimora lo Spirito di colui che resuscitò Gesù da morte, egli che ha risuscitato Gesù Cristo da morte darà vita anche ai vostri corpi mortali, a motivo del suo Spirito che abita in voi (Rm 8,11). Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma associato al mistero pasquale e assimilato alla morte di Cristo, andrà incontro alla risurrezione confortato dalla speranza.

60 imago torna il riferimento all imago per la prima volta è riferito esplicitamente secondo la linea del NT a Gesù Cristo: «il cristiano reso conforme allimmagine del Figlio» (e non solo di Dio) i testi di riferimento, citati in nota, sono: Rm 8,29: Poiché quelli che egli da sempre ha conosciu- to li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli e Col 3,10-14: Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore (= Cristo). Qui non cè più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.

61 Positivo: conformità pasquale a Cristo Positivo: conformità pasquale a Cristo associato al mistero pasquale e assimilato alla morte di Cristo, andrà incontro alla risurrezione Manca Manca il possibile richiamo di 1Cor 15,45-49 (= conformità non solo nella morte ma anche nel portare limmagine delluomo celeste ) che avrebbe potuto aiutare a mettere in relazione la protologia con lescatologia nonostante alcuni progressi, dunque, rimane una certa fatica ad esplicitare il riferimento a Cristo che copre tutta la traiettoria (creazione-escatologia).

62 Spirito Santo rilevante, invece, il richiamo al dono e allopera dello Spirito Santo. in nuce Si annuncia in nuce lopera della grazia nelluomo : la conformazione a Gesù Cristo -Lo Spirito è principio di rinnovamento: rifà interiormente tutto luomo -Lo Spirito è il motore della vita morale: «rende capace» luomo di compiere il bene. -Lo Spirito è il principio della risurrezione: come caparra (anticipo): la redenzione dei corpi come fatto in fieri e non solo finale.

63 § 5 § 5 E ciò non vale solamente per i cristiani ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia lavora invisibilmente la grazia. la ultima delluomo effettivamente, quella lo Spirito santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto,, col mistero pasquale Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima delluomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale.

64 estende il discorso a tutti gli uomini la vocazione delluomo è una sola non possiamo pensare allincarnazione come al perfezionamento, più o meno estrinseco, di un ordine naturale o di creazione chiuso in se stesso Decisiva, in questo senso, laffermazione che la vocazione delluomo è una sola, superando evidentemente ogni dualismo tra natura e soprannatura : non possiamo pensare allincarnazione come al perfezionamento, più o meno estrinseco, di un ordine naturale o di creazione chiuso in se stesso laggettivo divina per definire lunica vocazione delluomo è molto più adeguato dellaggettivo soprannaturale. Ununica vocazione dunque per luomo: Dio stesso.

65 Due fini? SOPRANATURA: NATURA : FELICITA NATURALE = senza Cristo VISIO BEATIFICA = con Cristo

66 luomo è creato interlocutore di Dio Esistenziale soprannaturale tutto luomo Una sola vocazione! Il compimento di tutto luomo in Cristo

67 Positivo è il riferimento al ruolo dello Spirito Santo da a tutti la possibilità di venire a contatto,, col mistero pasquale da a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale: MISTERO PASQUALE via ecclesiale via coscienza interiore polo oggettivo polo soggettivo Fede esplicita religioni e sapienze Sacramenti rettitudine morale Vita comunitaria

68 limite Il limite è che neppure qui ci si apre esplicitamente al riconoscimento del ruolo di Cristo nella creazione, che invece avrebbe fornito il fondamento ultimo del suo legame con tutta lumanità. nel modo che Dio conosce. Probabilmente è imputabile anche a questo il fatto che lenunciazione del concilio sia aperta, ma molto prudente o quanto meno generica: nel modo che Dio conosce.

69 § 6 § 6 Tale e così grande è il mistero delluomo, che chiaro si rivela agli occhi dei credenti, attraverso la rivelazione cristiana. Per Cristo e in Cristo riceve luce quellenigma del dolore e della morte, che al di fuori del suo vangelo ci opprime. Cristo è risorto, distruggendo la morte con la sua morte, e ci ha donato la vita, affinché, figli nel Figlio, esclamiamo nello Spirito : Abba, Padre!» (GS 22) (GS 22)

70 il paragrafo conclusivo riprende la tesi centrale: la grandezza del mistero umano si dischiu- de pienamente e definitivamente solo in Cristo e per Cristo la conclusione, più che unaffermazione di prin- cipio ha unintenzione pratica, in quanto si apre sul senso nuovo della vita (…lenigma) dischiuso ed attuato da Gesù Cristo. emerge come dato molto rilevante la dimen- sione trinitaria della salvezza: luomo raggiun- ge la sua pienezza quando, in virtù dello Spi- rito Santo, è figlio nel Figlio e partecipa alla relazione unica che Gesù ha con il Padre. Questa salvezza ha un aspetto comunitario (il plurale!).

71 Il capitolo I (specie il n. 22) è indubbiamente la parte centrale e più consistente del contributo conciliare allantropologia. Nei capitoli successivi va notato il ripetersi di elementi sin qui emersi. Due su tutti: il ritorno del riferimento cristologico sempre nellultimo numero dei capitoli, dunque, alla fine del discorso; la mancata esplicitazione della relazione Cristo-creazione (già tante volte sottolineata).

72 Capitolo II di GS La comunità degli uomini

73 delluomo immagine di Dio senza menzionare Cristo Si parla più volte delluomo immagine di Dio e della sua dignità, ma senza menzionare Cristo : GS 24; 26; 29. condizione sociale delluomo ciò affiora nellultimo numero, GS 32, dove è applicato alla condizione sociale delluomo. Limpressione, però, è che Cristo entri effettivamente a dare compimento ad una solidarietà umana che sta prima di Lui o che comunque vi prescinde : «tale indole comunitaria è perfezionata e compiuta dallopera di Gesù Cristo» (GS 32,2).

74 la perfeziona e la compie, ma non la fonda… solidarietà tra gli uomini appare non fondata nella solidarietà in Cristo. La solidarietà tra gli uomini appare non fondata nella solidarietà in Cristo. Manca ancora la relazione Cristo- creazione Manca ancora la relazione Cristo- creazione. solidarietà Cristo-umanità umanità tutta solidale in Cristo Perciò, la solidarietà Cristo-umanità e umanità tutta solidale in Cristo non appare come dimensione originaria dellesistenza. Ma così è ridotta a una dimensione etica.

75 O. Clément: Luguaglianza morale del precetto della carità: ama il prossimo come te stesso. La consustanzialità dellamore: ama il prossimo perché è te stesso (Ef 4,25: siamo membra gli uni degli altri). È questione molto attuale: la ricerca di un vincolo di fraternità planetaria. Cristo non è assolutezza ir-relata (inclusivismo - esclusivismo) Cristo è assolutezza relazionale: apre spazio di accoglienza ad altre vie religiose.

76 Capitolo III di GS Lattività umana nelluniverso

77 Al n. 34 torna il tema dellimmagine, ma senza riferimento a Cristo. Novità il n. 38 che afferma per la prima (ed unica volta) il ruolo di Cristo nella creazione : Titolo: L'attività umana elevata a perfezione nel mistero pasquale. Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, fattosi carne lui stesso e venuto ad abitare sulla terra degli uomini, entrò nella storia del mondo come uomo per- fetto, assumendo questa e ricapitolandola in sé …

78 lordine della creazione e quello della redenzione appaio- no per conseguenza in ununità che deriva da CristoTimidamente è aperta la via ad una lettura unitaria dellopera salvifica : lordine della creazione e quello della redenzione appaio- no per conseguenza in ununità che deriva da Cristo. si noti : positivamente = si parla del Verbo di Dio fattosi carne, implicitamente: Gesù Cristo però si dice che lattività umana è elevata a perfezione nel mistero pasquale (il titolo) = il riferimento perciò è al piano della redenzione e non a quello cristologico della creazione: Cristo muove dallinterno lo sviluppo della crea- zione: i logoi-codici di S. Massimo Confessore.

79 Capitolo IV di GS La missione della chiesa nel mondo contemporaneo

80 Si ribadisce nuovamente la tesi di fondo : la Chiesa annuncia che il mistero delluomo si dis-vela pienamente nella rivelazione. immagine di Dio, senza riferimento a Gesù Cristo Ancora, però, si parla della creazione delluomo ad immagine di Dio, senza riferimento a Gesù Cristo ( GS 41,2 ). Cristo è il centro della storia ed il fine, ma non esplicitamente anche il principio Analogamente va detto dellultimo numero di questo capitolo: Cristo è il centro della storia ed il fine, ma non esplicitamente anche il principio ( GS 45 ).

81 Conclusionisu Gaudium et Spes

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