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La Ricerca Scientifica in Italia Tecnologia e Innovazione per lAmbiente e lo Sviluppo Anno Accademico 2010/2011.

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Presentazione sul tema: "La Ricerca Scientifica in Italia Tecnologia e Innovazione per lAmbiente e lo Sviluppo Anno Accademico 2010/2011."— Transcript della presentazione:

1 La Ricerca Scientifica in Italia Tecnologia e Innovazione per lAmbiente e lo Sviluppo Anno Accademico 2010/2011

2 Ricerca e sviluppo: definizione Complesso di attività creative intraprese in modo sistematico allo scopo di accrescere linsieme delle conoscenze Conoscenze relative alluomo, alla società, alla cultura utilizzabili dalluomo per nuove applicazioni. 2

3 La ricerca scientifica Ricerca di base Ricerca applicata Sviluppo sperimentale Attività innovative industriali 3

4 La misurazione: il Manuale di Frascati Adottrato dallOCSE nel 1963 per la misurazione di attività tecnico scientifiche. Attraverso indagini statistiche sul personale sulla spesa e su altri aspetti relativi allorganizzazione e allesecuzione delle ricerca. Dopo la rilevazione statistica il manuale prevede il rispetto di criteri specifici: Approccio diacronico o spaziale Continuità o occasionalità della ricerca Creatività imprevedibilità 4

5 Il ruolo delle risorse umane nella ricerca 5 RICERCATORI DIMENSIONE SOCIALE INVECCHIAMENTO MOBILITA LA FUGA DEI CERVELLI BRAIN DRAIN BRAIN CIRCULATION BRAIN EXCHANGE

6 6 RICERCA SVILUPPO INNOVAZIONE CRESCITA ECONOMICA MODELLO LINEARE MODELLO A CATENA

7 Modello lineare 7

8 Modello lineare (2) Il modello lineare distorce la realtà in vari modi, in particolare la mancanza di sentieri di feedback durante il processo di sviluppo dellinnovazione e tanto meno sono presenti flussi informativi derivanti dalle settore delle vendite o dagli utilizzatori finali Le innovazioni radicali e rivoluzionarie prosperano meglio in un ambiente dove gli inputs informativi sono multipli. 8

9 Modello lineare (3) 9

10 Modello lineare (4) 10 innovazione come il soddisfacimento di un necessità derivante dal mercato. Un modello così articolato spiegherebbe in maniera abbastanza soddisfacente le innovazioni incrementali derivanti da un feedback emesso ad esempio dalla direzione vendite o marketing; premesso che il potenziale compratore o utilizzatore sia in grado di esprimere in modo chiaro e percepibile dallimpresa i propri bisogni. Bisogni del quale, lutilizzatore, essendo molto spesso questi indotti, non è neanche a conoscenza. Non spiegherebbe però le innovazioni di rottura o rivoluzionarie, quelle cioè che vanno a soddisfare una necessità che ancora non esiste nel mercato. Comunque, essendo un modello lineare, difetta nel rappresentare il processo innovativo, tuttaltro che lineare, in cui riveste un ruolo essenziale lapprendimento derivante dalla continua produzione. Appurato che modelli lineari rappresentano male la realtà del processo innovativo, come può essere rappresentato? La letteratura propone un altro modello chiamato Chain-Linked Model

11 11 Modello a catena

12 12 Modello a catena (2) Il modello a catena di Kline e Rosenberg ricalca nella parte centrale il modello lineare con alcune differenze. Parte dalla definizione di un mercato potenziale e continua con la fase di design analitico dove, non solo si introducono innovazioni ma si ricombinano conoscenze e componenti già esistenti per la produzione di un nuovo prodotto/servizio/prcesso. Esistono anche nuove forme di relazione: i feedback che agiscono lungo la catena principale e la bidirezionalità che lega il processo di innovazione alla ricerca. Questo significa che nuovi prodotti possono nascere dallavanzamento scientifico ma allo stesso tempo nuovi prodotti possono aiutare lattività di ricerca (vedi ad esempio i microscopi, i computer, ecc.). Infine, la conoscenza scientifica interviene lungo tutta la catena principale e non solo durante la fase di esign analitico.

13 Sistema scientifico italiano Università (32,8% delle spese per R&S) 76 Università addetti al 28 febbraio 2007, di cui ricercatori (da nel 2001 a nel 2005) Studenti spese per ricerca = milioni di euro (2007) Enti Pubblici di Ricerca e altre istituzioni (14,5% delle spese per R&S) 6 grandi enti: CNR, ENEA, ASI, INFN, ISS, ISPESL 10 enti di minore dimensione vigilati dal MIUR 32 istituzioni di ricerca del Ministero della Salute 23 Istituti di sperimentazione agraria del Ministero delle Politiche Agrarie e Forestali 13

14 Programma Nazionale della Ricerca Il PNR è documento programmatico del MIUR, contenente il quadro della situazione del settore della ricerca scientifica e tecnologica italiane, nonché gli indirizzi e le proposte del Governo. Il PNR individua le seguenti azioni: 1.definire obiettivi generali e modalità di attuazione degli interventi alla cui realizzazione concorrono le pubbliche amministrazioni, ivi comprese le università e gli enti di ricerca; 2.analizzare le principali prospettive e campi di intervento dell'attività di ricerca scientifica e tecnologica nel paese; 3.presentare il quadro complessivo degli interventi previsti; 4.fornire alle amministrazioni dello Stato, alle regioni, alle istituzioni, ai docenti, ai ricercatori e agli altri operatori del settore, pubblici e privati, un quadro di riferimento complessivo. 14

15 Novità PNR Nellambito della collaborazione pubblico-privato, il PNR sviluppa azione rivolte: alla ricerca orientata preferenzialmente alle tecnologie abilitanti sviluppata attraverso grandi progetti e da aggregazioni pubblico-private; alla ricerca industriale nei settori italiani competitivi nel mercato internazionale; a nuove iniziative ad alto contenuto tecnologico che sfociano nella fondazione dimpresa. Per quanto riguarda le infrastrutture: stimola il consolidamento delle piattaforme tecnologiche nazionali, filiazione delle omonime europee; sostiene i distretti tecnologici, strutture di secondo livello che coordinano, localmente, istituzioni diverse aventi strategie di sviluppo comuni; valuta lo stato dei distretti e disegna procedure per riorganizzarli; favorisce la nascita di poli di eccellenza, assimilati ai distretti ma impegnati su ben definite frontiere tecnologiche; propone interventi sulle infrastrutture: la valutazione ex-ante, unicità, rilievo internazionale, capacità di attrarre il Capitale Umano, caratura internazionale. 15

16 Gli impegni percentuali in risorse del PNR Fonte: 16

17 Le priorità: Ambiente, salute, scienze della vita, energia, agrofood, nanoscienze, ICT, progettazione molecolare, Made in Italy, aerospazio, trasporti, beni culturali, scienze socioeconomiche e umanistiche, piattaforme, distretti ed infrastrutture; Interazioni tra il sistema nazionale di ricerca e la competitività del sistema produttivo; Azioni di sistema: integrazioni tra azioni europee, nazionali e regionali; osmosi Nord-Sud; competenze ed eccellenze in R&S del paese; technology foresight; I sette bisogni di rilevanza strategica del Paese considerati in una ottica di sostenibilità: energie alternative, agricoltura e ambiente, made in Italy, patrimonio artistico-culturale e ambientale, mobilità, homeland security, salute e scienze della vita; La necessità nazionale di progetti di grande visibilità, volume, interesse, sostenibilità ambientale ed economico-sociale 17

18 La Ricerca e Sviluppo in Italia La spesa complessiva per la ricerca in ITALIA nel 2007 è stata di milioni di euro (28 miliardi di dollari) che rappresentano circa 1,1% del Pil. Nello stesso anno le altre nazioni hanno speso: Germania, 72 miliardi di dollari Regno Unito, 38 miliardi di dollari Giappone, 148 miliardi di dollari Stati Uniti, 373 miliardi di dollari Cina, 102 miliardi di dollari Investimenti in R&S nel mondo Fonte: dati World Bank 18

19 La percentuale del finanziamento pubblico sul totale delle spese è passata dal 17,9% del 2004 al 14,5% del Il Nord-ovest mantiene il ruolo chiave della spesa per R&S nazionale (36,8 per cento), seguita dal Centro (23,5 per cento), dal Nord-est (22,1 per cento) e dal Mezzogiorno (17,6 per cento). 19

20 Le spese dellItalia in Ricerca e Innovazione appaiono significativamente al di sotto della media OCSE. Le imprese italiane finanziano per il 40% la R&S, contro la media OCSE del 53%. Le attività di R&S si presentano fortemente concentrate nel segmento delle grandi imprese: nel 2001 l'82,8% della spesa complessiva per R&S intra-muros (ricerca svolta dalle imprese al proprio interno, con proprio personale e con proprie attrezzature) è stato sostenuto dalla grande industria; Il contributo delle piccole e medie imprese alla spesa per ricerca è risultato basso. 20

21 Innovazione e R&S nel settore energetico (dati 2008) A livello mondiale gli investimenti in R&S in aumento: finanziamenti pubblici = 14 miliardi di dollari finanziamenti privati = 19 miliardi di dollari il nucleare ha assorbito il 40% delle risorse, lefficienze energetica e le rinnovabili l1,7%, I brevetti richiesti nel settore sono il 12% del tot. LItalia si trova al 7° posto per investimenti in R&S nel settore, il 45% degli investimenti proviene dai privati, il 55% dallo Stato. 21

22 Output della R&S (1): il Segreto aziendale Definizione Segreto che copre conoscenze tecniche (non brevettabili o non brevettate) relative all'attuazione di un procedimento industriale.non brevettabili Esistono sul segreto forme di tutela legale tali per cui le caratteristiche dellinnovazione sono protette dai tentativi sleali di appropriazione da parte di soggetti terzi. A differenza del brevetto, con il segreto un'impresa innovatrice non beneficia di alcuna tutela nei confronti di innovazioni indipendenti, e non può opporsi nemmeno al reverse engineering. Il vantaggio rispetto al brevetto è che, se nel processo innovativo non ci sono altri enti che erano vicini alla scoperta, linnovatore monopolista potrebbe rimanere tale per molto tempo, più dei 20 anni della tutela brevettuale. 22

23 Il segreto è utile ed efficace per quelle innovazioni con un elevato grado di complessità, o per proteggere il know-how di imprese di piccole o medie dimensioni, che non ha i requisiti di originalità per essere brevettato ma è molto importante quale componente del vantaggio competitivo. Oppure il segreto diventa una valida alternativa se brevettare linsieme delle informazioni è troppo costoso. Esistono eccezioni alla volatilità del segreto di prodotto. Il caso più famoso è quello della Coca Cola, la cui ricetta protetta da segreto è da oltre un secolo sconosciuta, nonostante sia una bevanda, quindi chimicamente analizzabile. 23

24 Output della R&S (2): i Brevetti Definizione: Il brevetto è il sistema di attribuzione di un diritto di proprietà su una invenzione che consente il suo sfruttamento economico in modo esclusivo per un determinato periodo di tempo (20 anni). Possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le invenzioni nuove che implicano un'attività inventiva e sono atte ad avere un'applicazione industriale. Le qualità dellinvenzione sono: 1. novità: non è una conoscenza acquisita dal pubblico; 2. originalità: deriva da uno sforzo innovativo, e non potrebbe essere diversamente poiché deve risultare che altrimenti non sarebbe originale; 3. industrialità: consiste in un oggetto riproducibile industrialmente; 4. liceità: non è contraria all'ordine pubblico o al buon costume. 24

25 Research Joint Venture (RJV) Se lattuazione dellinnovazione è difficile per una impresa da sola, a causa di ostacoli tecnici o finanziari, vale la pena spingere più imprese alla cooperazione. VANTAGGI DELLA RJV: Laccordo di RJV genera economie di scala, economie di scopo e divisione del rischio. In una RJV CI si accorda prima dividendo i costi della sua creazione e si prevengono le ingiustizie dovute allappropriabilità irregolare. Definendo regole di sfruttamento della conoscenza si può giungere ad una diffusione di questa ottimale. Ogni ente apporta i fattori relativamente più efficienti di cui dispone. La sinergia che si crea può determinare un valore aggiuntivo che va al di là della semplice somma dei valori dei beni apportati. Si evitano duplicazioni degli sforzi di ricerca. 25

26 Dal 2005 al 2007 lItalia ha conosciuto il più basso numero di brevetti (13) per milione di abitanti rispetto agli altri Paesi. Le tipologie di brevetti registrati dimostrano un discreto livello di specializzazione nel settore sanitario e in quello delle tecnologie ambientali, mentre diminuiscono le innovazioni nel campo delle nanotecnologie. Produzione brevettuale in Italia Fonte: OCSE, Technology and Industry Scoreboard

27 Il tasso di international co-patenting – brevetti realizzati da due o più inventori provenienti da paesi diversi - dimostra che il coinvolgimenti dellItalia nelle attività di ricerca internazionale è basso. I brevetti internazionali e quelli multinazionali rappresentano il 14% e il 7% del totale, mentre la media europea è di circa il 20% per entrambi. Fonte: OCSE, Technology and Industry Scoreboard

28 Nel 2007, la bilancia commerciale per i beni high-tech ha mostrato un saldo negativo. A confronto con gli altri paesi OCSE, le aziende italiane fanno scarso ricorso alle-commerce, sia per le vendite che per gli acquisti. Nel 2008, gli IDE in entrata e in uscita sono rimasti ai modesti livelli degli anni precedenti Fonte: OCSE, Technology and Industry Scoreboard 2009 Competizione dellItalia nel settore dellHigh-Tech 28

29 Le perfomances dellItalia nel settore delleducazione sono in linea con quelle dellOCSE. Il tasso di uomini laureati è leggermente sopra la media mentre il numero di studenti che conseguono un dottorato è leggermente al di sotto. Di questi, ben il 45% appartengono alle aree scientifiche ed ingegneristiche. Il dato può derivare dal differenziale salariale ottenibile in Italia con un elevato livello di istruzione. Performance delle Università italiane Fonte: OCSE, Technology and Industry Scoreboard

30 Innovation Union Scoreboard LInnovation Union Scoreboard è uno strumento dellUnione Europea il cui obiettivo è quello di monitorare il livello di innovazione tecnologica degli Stati Membri, fornendo unanalisi comparata delle loro performance ed evidenziando punti di forza o di debolezza. Per i confronti, lIUS si avvale di una lista di indicatori. Si distinguono 3 categorie di indicatori e 8 diverse dimensioni dellinnovazione che forniscono un totale di 25 indicatori. Il grafico mostra lindice Innovation Performace per i 27 Stati Membri, dividendoli in: innovatori modesti, moderati, inseguitori e leaders. Fonte: 30

31 Gli indicatori dellIUS CATEGORIE: ENABLERS, FIRMS ACTIVITY, OUTPUT ENABLERS, Cattura i principali elementi di innovazione esterni allimpresa 31

32 FIRM ACTIVITIES, cattura limpegno delle aziende in ambito innovativo OUTPUT, cattura gli effetti delle innovazioni delle aziende. 32

33 LITALIA SECONDO LIUS Il nostro paese si trova tra gli innovatori moderati. Il nostro maggior punto di forza è rappresentato da assett intellettuali, innovatori e risultati. Le maggiori debolezze, invece, dipendono da investimenti e collaborazione tra aziende transfrontaliere. In questi 12 mesi la crescita maggiore nel nostro paese la si è registrata tra i nuovi dottorati di laurea mentre nel campo della spesa in innovazione non collegata alla ricerca e sviluppo, cè stato il maggior calo. 33

34 34 Fonte:

35 Confronti tra gli Stati Membri EU A Fonte:

36 Confronti EU e resto del mondo 36 Fonte:

37 Confronti EU e USA 37 Fonte:

38 Confronti EU e Giappone 38 Fonte:


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