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Programma Operativo Nazionale “Competenze per lo sviluppo”. Fondo Sociale Europeo Annualità 2009-2010. Obiettivo C. Azione 1. “Progetto di educazione all’affettività:

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Presentazione sul tema: "Programma Operativo Nazionale “Competenze per lo sviluppo”. Fondo Sociale Europeo Annualità 2009-2010. Obiettivo C. Azione 1. “Progetto di educazione all’affettività:"— Transcript della presentazione:

1 Programma Operativo Nazionale “Competenze per lo sviluppo”. Fondo Sociale Europeo Annualità Obiettivo C. Azione 1. “Progetto di educazione all’affettività: Narrar-si” Esperta Rossella Colonna, psicologa Tutor Giovanna Smaldino, insegnante 1

2 2 “NARRAR-SI” Perché un progetto di educazione all’ affettività educazione all’ affettività con l’aiuto di favole psicologicamente orientate? favole psicologicamente orientate?

3 3 Il progetto nasce dall’esigenza di sostenere il bambino durante il suo processo di crescita e di cambiamento lavorando principalmente sul suo sviluppo emozionale, attraverso “modelli di ruolo” dai quali imparare dei comportamenti e identificare ed esprimere in modo appropriato i sentimenti e lo sviluppo dell’autostima. In questa fase della sua vita il bambino, soprattutto nella relazione con gli adulti, sperimenta peculiari situazioni “nuove” legate al cambiamento e alla crescita e, inevitabilmente, si trova a provare particolari emozioni all'interno di un percorso fatto di parole non dette, di sguardi che nascondono stati d’animo molto intensi, di paure che non possono essere verbalizzate. Molto spesso tali e tante difficoltà si rivelano sottoforma di comportamenti conflittuali, aggressivi, di disinteresse e bassa autostima nella convinzione, magari, di non essere benvoluto sia a scuola che a casa. Nonostante le complessità del momento, la maggior parte dei bambini riescono a resistere e a riorganizzare positivamente la loro vita perché senza dubbio si sentono protetti, sentono di poter cominciare a parlare direttamente di sé e dei propri problemi, avvertono la comprensione e l’ascolto.

4 Per lavorare con i bambini è necessario arrivarci con lo strumento che loro meglio conoscono, le favole appunto. Queste permettono al bambino stesso di proiettare con il processo di identificazione parti di sé dalla valenza positiva o negativa su un personaggio di cui vestire i panni. Entrare a far parte di una storia, rimanendo nel ruolo scelto, permette loro di giocare con le proprie immagini riflesse e di “vedersi dall’esterno” più liberi e meno responsabili delle emozioni provate. In ciò l’obiettivo di fornire un’adeguata educazione sulle emozioni per acquisire le abilità necessarie per esprimere ed elaborare i propri sentimenti così che, dolore, odio e rabbia spesso comunicati in maniera distruttiva per sé e per gli altri, possano essere adeguatamente riconosciuti, interiorizzati e modulati. 4

5 Il meccanismo della proiezione è d'altronde uno dei più noti in psicoterapia. Si tratta di una strategia di difesa che permette di trasferire su oggetti o su altre persone reali o immaginarie le proprie paure e le proprie angosce permettendo di tenere a distanza quella parte di sé che ritiene ancora fragile per poterla adeguatamente riconoscere ed elaborare 5

6 La favola psicologicamente orientata, infatti, contiene innanzitutto una situazione simile a quella realmente vissuta dal bambino, nella quale possa identificarsi facilmente con il protagonista. La descrizione di emozioni e sentimenti incontrati nel recconto deve essere il più possibile puntuale ed efficace e, infine, devono trovarsi dei messaggi che forniscano al bambino la chiave per superare il suo problema ( frasi come "Puoi contare su te stesso", "Puoi essere amato", "C'è qualcuno che ti ascolta, che può aiutarti“). Lo scopo è quello di restituire fiducia al bambino circa le proprie possibilità e di mostrargli, quando necessario, come stanno realmente le cose, senza creargli illusioni ( nel caso di un bambino che abbia perso una persona cara, ad esempio, non possiamo raccontargli una storia in cui il protagonista riavrà indietro la persona perduta, possiamo però fornirgli una chiave per superare l'angoscia della separazione e il lutto ) 6

7 Non sempre una storia è sufficiente a risolvere il problema. Spesso la storia iniziale viene modificata del tutto o in parte, si sceglie un finale diverso, cambiano i personaggi o anche solo alcuni tratti del loro carattere. Ci si può aiutare con dei pupazzi e con disegni prodotti dal bambino. A volte è lo stesso bambino che, invitato a disegnare quello che vuole, ci suggerisce lo spunto da cui partire per inventare una storia. 7

8 Ci accorgiamo subito di aver colto nel segno quando i bambini insistono perché gliele raccontiamo di nuovo, quando restano ad ascoltarci a bocca aperta e si addentrano nella descrizione degli stati d'animo dei personaggi aggiungendo particolari o chiedendo che ne venga ripetuta la descrizione, proprio come credo sia accaduto nelle nostre ore 8

9 Il mio intervento si è strutturato in tre moduli o fasi di lavoro per un totale di 30 ore 9

10 Fase di accoglienza Fase di accoglienza In questa fase ho costruito il gruppo di lavoro delineando per ogni partecipante aspettative e motivazioni rispetto il progetto, l’argomento trattato ed il ruolo di ogni singolo partecipante nel gruppo di lavoro. In questo momento del lavoro i bambini hanno evidenziato le difficoltà associate al riconoscimento, prima, e alla manifestazione, poi, delle emozioni legate alla relazione di sé con gli altri e alla percezione ed accettazione della propria immagine corporea. Dichiarare di “essere emozionato” in un dato momento e di individuare l’adeguato vissuto affettivo provato è risultato un difficile processo di elaborazione e condivisione sia dal punto di vista cognitivo che affettivo. 10

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12 12 Calimero guardia forestale

13 Fase didattica Fase didattica Nel corso degli incontri i bambini sono stati accompagnati da racconti e storie di personaggi di fantasia, animali ed essere umani, alla scoperta della propria affettività grazie alla condivisione in gruppo e alla rielaborazione personale delle emozioni man mano presenti nelle favole raccontate. In questo modo hanno potuto toccare con mano episodi e dinamiche relative alle emozioni di paura, rabbia, tristezza, felicità, disgusto, sorpresa e per questo hanno potuto immaginare e sperimentare modalità alternative e più funzionali di stare al mondo. 13

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17 17 Idea della propria immagine. I bambini non solo hanno imparato a riconoscere di sé “due maschere emozionali”( una, pubblica, che permette ad ognuno di adattarsi al contesto esterno e, l’altra, privata, generalmente ben diversa dalla prima, che ognuno tiene per sé o mostra solo a pochi) con lo scopo di promuoverne una sana integrazione, ma hanno anche rivisitato la propria immagine corporea disegnando una sagoma di sé e dell’Altro su un foglio a dimensione uomo con lo scopo di individuare nelle differenze personali la somiglianza di ognuno;

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19 19 Concetto di fiducia. Le attività hanno portato l’attenzione sul concetto del “dare e ricevere fiducia”con lo scopo di riflettere ed elaborare l’emozione connessa all’esperienza. Interessante a questo proposito è stato osservare le dinamiche intra e inter-gruppali e il modo con cui hanno saputo proporsi nel gruppo e nella coppia con le proprie reticenze e difficoltà a “lasciarsi andare nella relazione con l’altro”, ad esempio nell’ attività della “guida cieca” in cui, a turno, i due componenti della coppia hanno prima guidato e poi seguito, bendati, l’altro;

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21 Modalità di ascolto e di comunicazione. I bambini hanno sperimentato forme di comunicazione non verbale, dalla relazione “vis à vis” con il compagno o compagna, con lo scopo di percepirne l’immagine corporea e le emozioni a questa connesse, al “dialogo silenzioso” con l’altro in cui hanno appreso l’importanza del corpo e del silenzio come strumenti di comunicazione alternativi a quella verbale. 21

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24 Allo stesso modo hanno sperimentato diverse tipologie di ascolto, da quello passivo e di comando, prima di arrivare all’addestramento dell’ascolto attivo e partecipe, utile anche ai fini del proprio benessere personale e sociale. 24

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28 Fase di verifica conclusiva. Al termine importante è stata la testimonianza di ognuno su ciò che è stato funzionale o meno durante il percorso, quali gli insegnamenti, quali i nuovi punti di riflessione. Il gruppo ha dimostrato la possibilità di manifestare le proprie emozioni in una modalità simbolica e metaforica con lo scopo di comunicare al sé e all’altro nuove forme di esistenza e rappresentanza nello spazio e ha sperimentato la possibilità di esprimersi senza pregiudizi né aggressività, ma con “assertività e rispetto” con lo scopo di costruire relazioni affettive sane ed equilibrate. 28

29 Condivisione delle proprie favole preferite: 29

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31 Costruzione dell’ ”Albero dei sogni” 31

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33 Il coinvolgimento dei bambini è apparso sin da subito un indicatore della buona riuscita dell’intervento: essi, infatti, si sono mostrati piacevolmente colpiti dagli argomenti trattati e dalle modalità di interagire del gruppo di lavoro. L’infanzia, i cambiamenti a questa legati, il disagio e l’emozione a questa connessi, le paure e le difficoltà di reagire ed agire in un contesto a volte aggressivo come quello tra pari, sono diventati argomenti fondamentali di discussione ed elaborazione nel gruppo. I bambini hanno sperimentato la positività dell’essere sostenuti e del dare supporto, di comunicare e trasmettere all’altro le proprie emozioni, di pensare al gruppo come risorsa positiva piuttosto che come strumento di attacco ed aggressività. 33


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