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Storia della Chiesa Lezione IV. MAOMETTO Maometto nacque nel 571 a Mecca in Arabia. Ben presto orfano di padre e di madre, fu affidato allo zio Abu Talib.

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1 Storia della Chiesa Lezione IV

2 MAOMETTO Maometto nacque nel 571 a Mecca in Arabia. Ben presto orfano di padre e di madre, fu affidato allo zio Abu Talib un mercante che lo portò con se nei suoi viaggi. Così conobbe le tradizioni religiose giudaiche e cristiane. Conobbe anche una ricca vedova Khadijah di 40 anni che sposò quando aveva solo 23 anni. Nel 611 durante il mese di Ramadan gli apparve di notte mentre meditava in una caverna l’angelo Gabriele che gli rivelò il Corano o recitazione sacra che da allora lui iniziò a diffondere. La prima a convertirsi fu la moglie Khadijah mentre i concittadini della Mecca si mostrarono piuttosto ostili. Nel 622 con 70 seguaci fonda a Medina la Umma, comunità politico religiosa che si sviluppa rapidamente. Nel 630 con un esercito di suoi seguaci conquista la Mecca. Nel 632 muore a Medina a 61 anni

3 IL CORANO Il Corano che significa “lettura” o anche “recitazione” rivelato secondo la tradizione a Maometto dallo stesso angelo Gabriele nel corso di una decina di anni dal 611 al 622 fu messo per iscritto dopo la morte del Profeta e pubblicato dal terzo califfo Uthman nel 670 sulla base di tradizioni orali. Consta di 114 capitoli o “sure” con un totale di 6236 versetti. Tutte le sure sono ugualmente importanti e sono divise in ordine di lunghezza. Anche se esistono delle traduzioni nelle varie lingue i fedeli devono recitarlo in arabo.

4 Pregare cinque volte al giorno rivolti verso la Mecca Credere in un solo Dio e nel suo profeta Maometto Fare l’elemosina Digiunare per tutto il mese del Ramadan Recarsi una volta nella vita in pellegrinaggio alla Mecca L’ISLAM L’Islam che vuol dire “sottomissione” è una religione monoteista che riconosce Allah come unico Dio e si basa su 5 regole fondamentali, considerate “i pilastri della fede":

5 Non esiste nulla di simile ai sacramenti cristiani e non esiste sacerdozio (gli imam, mullah, ayatollah ecc. sono esperti in questioni coraniche). Non esiste alcuna differenza tra autorità religiosa e autorità politica e perciò nessuna separazione tra Islam e Stato. Sembra opportuno ribadire che la moschea non è l'equivalente della chiesa cristiana: la moschea è il luogo dove si prende atto dei pericoli che corre l'islam di fronte ai non credenti per prendere le contromisure e perciò somiglia più a un centro sociale che a un luogo di preghiera. L'osservanza esterna della legge coranica esaurisce i doveri del fedele: non occorre che egli vada oltre l'aspetto visibile degli atti che egli compie ponendosi problemi di coscienza (legalismo).

6 I Luoghi Sacri

7 La Mecca, la principale città santa dell'Islam è la sede della Ka 'ba ed il luogo di nascita di Maometto. Secondo la tradizione, il patriarca Abramo condusse Agar e il loro figlio Ismaele verso l’interno dell’immenso deserto a nord della penisola Araba, in una desolata valle a sud della terra di Canaan. Vennero presi dalla sete e Agar, temendo per la vita del bambino, salì su una roccia per vedere se vi fosse qualcuno che poteva aiutarli. Non vedendo nessuno corse verso un altura, anche questa volta senza esito. In preda al panico, la donna corse sette volte da un punto all'altro, finché alla fine della settima corsa, stremata, sedette a riposare su una roccia. Apparve l’angelo, che le ordinò di alzarsi e di sollevare il fanciullo. Le annunciò che Dio avrebbe creato, per mezzo di Ismaele, una grande nazione. Quando riaprì gli occhi, Agar vide una sorgente d’acqua scaturire dalla sabbia proprio nel punto in cui in tallone del bambino aveva premuto il terreno. Un giorno Abramo fece visita al figlio e Dio gli mostrò il punto esatto, vicina al pozzo, sul quale lui e Ismaele dovevano edificare un santuario. Spiegò loro come doveva essere costruito: il nome dell’edificio, derivato dalla sua forma, sarebbe stato Ka’ba, ovvero cubo.

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9 La Ka'ba è un edificio a forma di cubo, nove metri per dodici, che si eleva nel cortile della Grande Moschea. Si ritiene che la Ka 'ba, l'edificio sacro che si trova all’incirca nel mezzo della Grande Moschea, sia stata costruita da Abramo e da suo figlio Ismaele e rappresenti una copia esatta della casa di Dio in cielo. Nell'angolo sud-est, all'esterno, vi è incastrata la famosa Pietra Nera, un meteorite che prima di Maometto veniva identificato con il dio locale Hubal e che fu ridotto in frammenti nel 683 d.C., durante l'assedio del califfo Yezid. I frammenti sono tenuti insieme da una cornice rotonda, d'argento. La Ka'ba contiene un'unica stanza senza finestre, cui si accede per una porta, alcuni metri sotto il livello del suolo. Vi si fanno vedere l'impronta del piede di Abramo su una sacra pietra, insieme con la tomba di Agar e del figlio Ismaele. L'edificio è coperto da pesanti drappeggi di broccato nero ricamato in oro con i testi del Corano.

10 la Ka'ba all'inizio '900

11 Il grande pellegrinaggio alla Mecca si fa nell'ultimo mese del calendario (per gli altri mesi si parla di "piccolo pellegrinaggio"). Durante la permanenza in questa città, i fedeli non possono radersi, tagliarsi i capelli e le unghie, né avere rapporti sessuali, litigare o far del male a qualcuno. Appena entrati in città, tutti i pellegrini, con indosso una divisa di stoffa bianca, composta di due panni non cuciti (simbolo di umiltà, purificazione e uguaglianza sociale), devono compiere le abluzioni previste. Il primo rito è quello di girare attorno alla Kaaba per sette volte: a ogni giro ci si ferma per baciare la Pietra nera. Se c'è troppa folla la si tocca con la mano o con il bastone. Poi si percorrono di corsa, per altre sette volte, i cinquecento metri che separano due collinette, in ricordo della triste situazione di Agar e di suo figlio Ismaele, che, secondo le tradizioni islamica, ebraica e cristiana, furono salvati da una sorgente d'acqua fatta zampillare da dio nel deserto. Tale pozzo, cui si può attingere l'acqua, considerata santa, dista solo alcuni chilometri dalla Mecca. Dopo questo rito i fedeli raggiungono il monte Arafat dove stanno eretti in meditazione da mezzogiorno al tramonto: qui, secondo la tradizione, Adamo ed Eva si sarebbero ritrovati dopo la cacciata dal paradiso, e qui Maometto avrebbe pronunciato l'ultimo discorso.

12 Medina - la Moschea del Profeta Medina è celebrata come luogo di sepoltura del Profeta e per un periodo è anche stata la capitale dell'impero islamico. Orgoglio di Medina è la Grande Moschea originariamente costruita da Maometto e in seguito ampliata e modificata. Al di sotto della cupola centrale vi era la casa del Profeta, nella quale morì e fu sepolto. Nei successivi ampliamenti la casa venne inglobata nella moschea.

13 Tomba di Maometto

14 L'area comprende oltre 14 ettari di fontane, giardini, costruzioni e cupole. L' intera zona è considerata una moschea e comprende quasi un sesto della città entro le mura. Due sono le strutture principali : La Cupola della roccia e la Moschea Al-Aqsa

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16 La Cupola della Roccia è il piu antico monumento esistente nell'architettura islamica, fu costruita nell'epoca degli Omayyadi ( ). La roccia è una rupe naturale di forma irregolare che sorge al centro della spianata sacra di Gerusalemme. Gerusalemme era gia considerata il luogo da cui il profeta Maometto aveva spiccato il famoso volo notturno (Alisraa wa Ilmiirag) nel cielo ed è probabile che la roccia (sakra) fosse il punto dove avvenne il fatto.

17 La costruzione venne chiamata Masjid al-Aqsa (Moschea Al-Aqsa) anche se nella realtà l' intera zona del Nobile Santuario ha questa denominazione, all'interno di recinti inviolabili secondo la legge islamica. Ogni preghiera del venerdì, l' edificio della moschea trabocca, e migliaia dei fedeli eseguono le preghiere nei piazzali all'esterno. Mentre la Cupola della Roccia è stata eretta per commemorare il viaggio nella notte del Profeta, la costruzione conosciuta come moschea Al-Aqsa si è sviluppata come un centro di culto e di accrescimento della conoscenza, attirando grandi insegnanti da ogni luogo.

18 L'aspetto “geniale” della sua sintesi politico-religiosa è d'aver rifiutato le due "religioni del libro", ma considerandole come gradini propedeutici per accedere all'Islam. Dall'ebraismo dedusse: la concezione di Allah totalmente trascendente, al quale tributare una completa sottomissione, con proibizione assoluta di raffigurarlo. alcune parti della legge coranica, peraltro sviluppate al di fuori degli schemi razionali della filosofia greca e che perciò ripugnano alla sensibilità occidentale. Dal cristianesimo accolse: Gesù, inteso come uno dei profeti, forse il più grande prima di Maometto, ma negando che egli sia vero Dio oltre che vero uomo. Occorre tener presente che il cristianesimo conosciuto da Maometto era un cristianesimo eretico, monofisita in Egitto e nestoriano in Siria, due versioni tra loro opposte del problema circa il rapporto tra umanità e divinità in Cristo. Anche Maria, madre di Gesù, è trattata con onore, rifiutando l'appellativo "Madre di Dio", considerato blasfemo. Il rifiuto della divinità di Gesù comporta anche il rifiuto della dottrina della Trinità, al punto che il cristianesimo, anche a causa del culto delle icone, viene accusato di larvato politeismo con ricaduta nell'idolatria. L'universalismo, ossia la sicurezza che la nuova religione islamica era destinata a conquistare il mondo intero, superando i limiti nazionali.

19 Il Corano suggerisce che Dio non può essere conosciuto, e che ha voluto rivelare di sé ciò che ha voluto. Di fatto si da una netta separazione tra fede e ragione, simile a quella che oggi vediamo a motivo del relativismo. Il papa Benedetto XVI argomenta ampiamente sull’unità tra fede e ragione, anzitutto sul piano storico, già a partire dalla sua prima prolusione accademica, nel 1959 all’Università di Bonn, intitolata Il Dio della fede e il Dio dei filosofi, e poi fino al recentissimo discorso all’Università di Regensburg. Camillo Ruini, L’Occidente? Ha bisogno della verità. Al cuore dell’insegnamento di Benedetto XVI. Proporre la verità salvifica di Gesù Cristo alla ragione del nostro tempo, discorso al clero di Roma nella Pontificia Università Lateranense, 14 dicembre 2006, in Avvenire, 15 dicembre 2006 (http://www.avvenire.it/)http://www.avvenire.it/

20 Unità tra fede e ragione Critica dei miti e dei falsi dei Traduzione al greco dell’AT “In principio era il Logos” universalità Benedetto XVI, Discorso nell’Università di Ratisbona, 12-IX Camillo Ruini, L’Occidente? Ha bisogno della verità. Al cuore dell’insegnamento di Benedetto XVI. Proporre la verità salvifica di Gesù Cristo alla ragione del nostro tempo, discorso al clero di Roma nella Pontificia Università Lateranense, 14 dicembre 2006, in Avvenire, 15 dicembre 2006 (http://www.avvenire.it/)http://www.avvenire.it/ Come argomenta sul piano storico l’unità tra fede e ragione ? … vediamo rapidamente ognuno di questi momenti

21 L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco non è stato un semplice caso, ma la concretizzazione storica del rapporto intrinseco tra la Rivelazione e la razionalità. Nonostante tutta la durezza del disaccordo con i sovrani ellenistici, che volevano ottenere con la forza l'adeguamento allo stile di vita greco e al loro culto idolatrico (cfr. i Maccabei), la fede biblica, durante l'epoca ellenistica, andava interiormente incontro alla parte migliore del pensiero greco e la sua critica dei miti religiosi compiuti dalla filosofia greca, che ha trovato un corrispettivo nella critica agli falsi dei condotta dai profeti di Israele. Critica dei miti religiosi compiuti dalla filosofia greca.

22 L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco non è stato un semplice caso, ma la concretizzazione storica del rapporto intrinseco tra la Rivelazione e la razionalità. Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell'Antico Testamento, realizzata in Alessandria – la "Settanta" –, è più di una semplice traduzione del testo ebraico. La traduzione greca dell’Antico Testamento La fede biblica, durante l'epoca ellenistica, andava interiormente incontro alla parte migliore del pensiero greco, fino ad un contatto vicendevole che si è poi realizzato specialmente nella tarda letteratura sapienziale.

23 Incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco. Gv 1,1: "In principio era il λόγος, …" Giovanni chiama Gesù “il Verbo” (il λόγος). È questa proprio la stessa parola che usa l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo : Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos (cfr discorso di Benedetto XVI a Ratisbona). Un paragone per capire la nozione di logos: come un uomo, nel conoscersi, modella nella sua mente un immagine di se stesso, in modo analogo Dio, conoscendosi, genera il Verbo eterno. Logos significa insieme ragione e parola, e in questo caso una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. Gv 1,1: “… e il λόγος era presso Dio e il λόγος era Dio“ Segnalando d’altro canto che era presso Dio, cioè presso il Padre, il Vangelo ci insegna che la Persona del Verbo è distinta da quella del Padre, e in pari tempo ne indica la medesima natura del Padre. Il Logos (il λόγος )

24 L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco non è stato un semplice caso, ma la concretizzazione storica del rapporto intrinseco tra la Rivelazione e la razionalità. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell'Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: "Passa in Macedonia e aiutaci!" (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una "condensazione" della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi greco. Rimaneva la difficoltà del legame speciale tra l’unico Dio creatore universale e il solo popolo giudaico, legame superato dal cristianesimo, nel quale l’unico Dio si propone come salvatore, senza discriminazioni, di tutti i popoli. Universalità

25 Così però abbiamo, per così dire, soltanto una metà del discorso: l’altra metà è costituita dalla novità radicale e dalla diversità profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalità greca, e ciò anzitutto riguardo al tema centrale della religione, che è chiaramente Dio. Come si vede nell’insegnamento di Benedetto XVI ?

26 Non c’è una fredda teoria etica Dio non è inaccessibile Dio non ci ama per i benefici che riceve Non c’è separazione tra il Dio dei filosofi e il Dio salvatore Diversità profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalità greca. Dio non è la natura o il mondo … vediamo rapidamente ognuno di questi momenti

27 Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalità greca Dio non è la natura o il mondo (Es, 3) [13]Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». [14]Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi». (Gv, 8) [57] Gli dissero allora i Giudei: >. [58] Rispose loro Gesù: >. [59] Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. “Riconoscete il Creatore, non confondendolo con la creatura. Colui che parlava era discendente di Abramo; ma perché potesse chiamare Abramo all’esistenza doveva essere prima di lui” (S. Agostino, In Ioannis Evang. Tractatus, 43, 17)

28 Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalità greca Dio non è inaccessibile Dio non è una realtà a noi inaccessibile, che noi non possiamo incontrare e a cui è inutile rivolgersi nella preghiera, come ritenevano i filosofi. Al contrario, il Dio biblico ama l’uomo e per questo entra nella nostra storia, dà vita a un’autentica storia d’amore con Israele, suo popolo, e poi, in Gesù Cristo. Non solo dilata questa storia di amore e di salvezza all’intera umanità ma la conduce all’estremo, al punto cioè di “rivolgersi contro se stesso”, nella croce del proprio Figlio, per rialzare l’uomo e salvarlo, e di chiamare l’uomo a quell’unione di amore con Lui che culmina nell’Eucaristia.

29 Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalità greca Dio non ci ama per i benefici che gli offriamo L’amore di Dio per l’uomo è del tutto disinteressato, libero e gratuito: Dio infatti crea liberamente l’universo dal nulla (solo con la libertà della creazione diventa piena e definitiva la distinzione tra Dio e il mondo) e liberamente, per la sua misericordia senza limiti, salva l’umanità peccatrice.

30 Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalità greca Non c’è separazione tra il Dio dei filosofi e il Dio salvatore Il Dio dei fistolosi: Il Bene (Platone); l’Unità (Plotino); l’Immutabilità (sant’Agostino); l’Infinitezza (Scoto; Ockham; Cartesio); la Conoscenza (Eckhart); la Libertà (Scretan); il Fondare (Zubiri); ecc. non è diverso dal Dio che salva l’uomo nella quotidianità della vita.

31 Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalità greca Non c’è una fredda teoria etica per la vita quotidiana Quando a un Dio soltanto pensato subentra l’incontro con il Dio vivente, avviene anche il passaggio da una teoria etica a una prassi morale comunitariamente vissuta e messa in atto nella comunità credente, in concreto attraverso la concentrazione di tutta la morale nel duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. E come questo Dio crea e si dona nella libertà, così la fede in Lui non può che essere un atto libero, che nessuna autorità statuale può proibire o può imporre: pertanto “alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr. Matteo, 22, 21)”

32 Dicevamo prima che Il Corano suggerisce che Dio non può essere conosciuto, e che ha voluto rivelare di sé ciò che ha voluto. Di fatto si da una netta separazione tra fede e ragione, simile a quella che oggi vediamo a motivo del relativismo. Dopo avere visto papa Benedetto XVI argomentare anzitutto sul piano storico sull’unità tra fede e ragione, quali conseguenze ne derivano ?

33 Al Corano, che suggerisce che Dio non può essere conosciuto, e che ha voluto rivelare di sé ciò che ha voluto, si può obiettare che per l’unità che esiste tra fede e ragione noi possiamo avere una certa conoscenza di Dio in modo analogico. Analogia si da quando si predica un termine di Dio e dell’uomo, secondo significati che sono in parte differenti e in parte identici; analogia implica somiglianza e dissomiglianza. Conosciamo Dio in modo analogico perché omne agens agit sibi simile, ogni agente realizza qualcosa di simile a sé. Ma oltre ad essere somiglianza, esiste una infinita dissomiglianza perché Dio è “Colui che è”, e le creature hanno ricevuto l’esistenza. Il fatto che l’uomo non possa comprendere totalmente Dio, non implica che Dio sia inconoscibile, ma che sia, invece, incomprensibile. Angel Luis Gonzalez, “Filosofia di Dio”, Ed. Le Monnier, 1997 p.140

34 Così conosciamo che Dio è “Prima-Intelligenza-ordinatrice” Questa è una delle vie o prove dell’esistenza di Dio: “Noi vediamo che alcune cose che mancano di conoscenza, come i corpi naturali, agiscono per un fine, e ciò è evidente per il fatto che agiscono sempre o quasi sempre nello stesso modo, così da ottenere ciò che è ottimo. Quindi è chiaro che esse raggiungono il loro fine non per caso, ma per intenzione. Ora, tutto ciò che non ha conoscenza non può muoversi verso un fine, a meno che non sia mosso da qualche ente dotato di conoscenza e intelligenza, come la freccia è diretta dall’arciere. Perciò esiste qualche essere intelligente da cui tutte le cose naturali sono dirette al loro fine: questo essere noi lo chiamiamo Dio” S. Tommaso d’Aquino, Somma Teologica I, q.2, a.3.

35 Dio Prima Intelligenza ordinatrice La cosa curiosa è che Ibn Sina, alias Abū Alī al-usayn ibn Abd Allāh ibn Sīnā o Pur-Sina più noto in occidente come Avicenna, in persiano: ابن سينا (Balkh, 980 – Hamadan, 1037) è stato un medico, filosofo, matematico e fisico persiano. Si dice che leggesse per ben quaranta volte la Metafisica di Aristotele, fino a quando le parole si impressero nella sua memoria. Dunque, nemmeno per i musulmani fede e ragione dovrebbero essere così distanti. La formulazione di questa prova da parte di San Tommaso d’Aquino è frutto della sistematizzazione di precedenti dimostrazioni proposte da altri autori: Aristotele; Avicenna; Platone e San Giovanni Damasceno (1). (1) Angel Luis Gonzalez, “Filosofia di Dio”, Ed. Le Monnier, 1997 p.84

36 Per l'imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l'uomo dovrebbe praticare anche l'idolatria. Cfr. Benedetto XVI, discorso a Ratisbona (12-IX-2006) “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio” Un’altra conseguenza dell’unità tra fede e ragione è che…

37 Ma raggionando così, Dio, Intelligenza infinita, è Onnipotente ? Affermare –come fa l’imperatore bizantino- che “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio” non equiverrebbe a negare la Sua onnipotenza, a porGli dei limiti?

38 L’unica cosa che Dio “non può” fare è ciò che ripugna alla ragione, cioè che comporta una contraddizione metafisica (per es.: che ciò che è esistito non sia esistito). Ma che non lo possa fare non significa che la sua potenza non sia infinita. Si tratta di qualcosa di impossibile non per la mancanza di potere attivo, ma per l’impossibilità della cosa stessa. Non se ne deve dedurre che Dio non può fare qualcosa, ma che questo qualcosa non può essere fatto. Il potere di Dio si estende a tutto ciò che non implica contraddizione. Angel Luis Gonzalez, “Filosofia di Dio”, Ed. Le Monnier, 1997 p.140 Dio, Intelligenza infinita, è Onnipotente ?

39 … ma torniamo alla storia

40 Lentamente, con il passare del tempo, Maometto, oltre alla sua missione profetica, assume anche il ruolo di legislatore e capo militare e politico: alle rivelazioni riguardanti la fine del mondo, le gioie del paradiso, le pene dell’inferno, aggiunge dei contenuti di carattere etico, giuridico, politico-sociale. Inoltre, come punizione verso quegli abitanti della Mecca che gli si sono dimostrati ostili, vengono condotte delle battaglie, vinte dal profeta e dai suoi seguaci: in realtà il profeta ritiene che tali vittorie siano dovute ad Allah ed ecco allora che, piano piano, si arriva ad attribuire l’espansione del dominio islamico mediante le armi al volere di Allah. Nasce così il concetto di "gihad” o “guerra santa”.

41 L’ESPANSIONE DELL’ISLAM Fin dall’inizio l’Islam detto anche la religione della spada ebbe una connotazione politico-religiosa e si diffuse soprattutto attraverso conquiste militari. Le tribù arabe, sempre impegnate in precedenza da guerre interne, trovarono un meraviglioso impiego in guerre esterne ai danni dell’impero Persiano e di quello Bizantino. Le guerre erano condotte in modo travolgente dalla cavalleria leggera araba che fiaccava e affamava gli eserciti di fanteria bizantini. Damasco fu conquistata nel 636; Gerusalemme nel 638; Alessandria nel 642 in modo definitivo.

42 Nei successivi cinquant’anni gli eserciti arabi occuparono l’Iraq, l’Iran, attraversarono l’India giungendo fino in Indonesia.

43 L’ESPANSIONE DELL’ISLAM Negli stessi anni, partendo da Alessandria raggiunsero Cartagine occupandola definitivamente nel 692, arrivando fino in Marocco. Nel 711 essi sbarcarono a Gibilterra conquistando tutta la Spagna, ad accezione della regione montuosa di nord-ovest (Galizia e Asturias). Passarono anche in Francia, ma furono fermati dalla cavalleria pesante di Carlo Martello a Poitiers nei pressi di Tours (732).

44 Nei primi anni del secolo VIII la situazione della cristianità appariva critica: Perdita pressoché completa delle province cristiane dell’Africa (a. 698 Cartagine) e della Spagna (a. 720). In Oriente gli arabi per un anno intero assediarono Costantinopoli. In Occidente gli arabi arrivarono fino a Tours, finchè furono fermati da Carlo Martello con la decisiva battaglia di Poitiers (a. 732).

45 Il risultato di questi eventi fu la formazione di tre blocchi reciprocamente isolati: In Oriente l’impero bizantino ancora in possesso dell’Asia minore In Occidente i regni barbarici tra i quali emergeva il regno dei Franchi. Nel sud l’impero arabo.


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