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Teorie e modelli di nazione e nazionalismo. Sull’origine delle nazioni e del nazionalismo: scontro tra “perennialisti” (coloro che considerano il fattore.

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Presentazione sul tema: "Teorie e modelli di nazione e nazionalismo. Sull’origine delle nazioni e del nazionalismo: scontro tra “perennialisti” (coloro che considerano il fattore."— Transcript della presentazione:

1 Teorie e modelli di nazione e nazionalismo

2 Sull’origine delle nazioni e del nazionalismo: scontro tra “perennialisti” (coloro che considerano il fattore etno-nazionale dei popoli come strutturale: classica definizione per cui le nazioni sono “antiche come la storia”: cfr W. Bagehot “modernisti” (coloro che legano l'emergere del nazionalismo e delle nazioni all'affermazione dello Stato moderno e al più ampio contesto del mondo moderno), negli ultimi anni attraverso l’approccio culturale del filone di studio etno-simbolista (A.D. Smith, Ethno-symbolism and Nationalism. A cultural approach, London – New York 2009)

3 L’etnicità: costituisce un patrimonio pre-moderno dal forte valore culturale e simbolico anche nel moderno nazionalismo Smith, nei primi studi (The Ethnic Origins of Nations (Oxford- New York 1986), distingue tra l’etnia e il suo essere in nuce “nazione” (fattore pre-moderno) e il “nazionalismo” (fenomeno moderno e legato alla realizzazione della “nazione politica”, identificato da Smith nei movimenti e ideologie che rivendicano la propria azione a favore della nazione di riferimento) La prospettiva di Smith e la sua sociologia storica delle nazioni e del nazionalismo si è evoluta nel tempo: nel recente The Cultural Foundations of Nations. Hierarchy, Covenant and Republic (Malden [MA]-Oxford 2008) si distinguono nella storia specifici modelli di tradizioni culturali nazionali fin dalle civiltà dell’antichità: legate a questi contesti socio-storici di nascenti legami nazionali, vengono identificati fenomeni di nazionalismo anche prima del XVIII secolo (come nel caso delle forme di “nazionalismo” legate alla Riforma dal XVI secolo).

4 Versus l’etno-simbolismo/socio-culturalismo Contro questa prospettiva ci sono i “costruzionisti” di post-modernisti e post- marxisti, che considerano le nazioni come “comunità immaginate” (B. Anderson, Imagined Communities, London-New York 1991) e le tradizioni popolari un’“invenzione” delle élite nazionali (E.J. Hobsbawm – T. Ranger, The Invention of tradition, Cambridge 1983)

5 Modernismo fondamentale il ruolo dello Stato nella fenomenologia del nazionalismo nelle sue forme politiche: Eric J. Hosbawm in Nations and Nationalism from 1780: si dichiara in accordo con la divisione in 3 fasi dello sviluppo dei movimenti nazionali (cfr Miroslav Hroch): prima fase di tipo culturale e folclorico, seconda di tipo pionieristico militante (approfondita da Hroc), terza di mobilitazione nazionalista di massa (che affronta più in particolare Hobsbawm).

6 Gli Stati moderni: dalla seconda metà del Settecento, utilizzano i nazionalismo per rendere più omogeneo il popolo; John Breuilly in Nationalism and the State: “nationalism schould be understood as a form of politics that arises in close association with the development of modern State” il nazionalismo come una forma di politica che nasce in stretta connessione con lo sviluppo dello stato moderno e evidenzia dunque il ruolo cruciale svolto dallo Stato moderno per “modellare” il nazionalismo (*) Liah Greenfeld rovescia il paradigma: la nazione/nazionalismo genera democrazia, caratterizza la modernita’

7 Il paradigma rovesciato di Liah Greenfeld “democrazia” nasce con il senso della nazione/nazionalita’ E’ la nazione/nazionalita’ che produce le caratteristiche della modernita’

8 modernità e nazionalismo Smith, in Nationalism and Modernism (London-New York 1998): il nazionalismo risulta fenomeno moderno basato su un chiaro sentimento di solidarietà, mentre la nazione, come sviluppo di un gruppo etnico, ha origini pre-moderne nella prospettiva storica di “lunga durata” Gellner, in Nations and Nationalism (Oxford 1983): la modernita’ e’ legata ai processi di industrializzazione, ponendosi le premesse per la costruzione di una cultura nazionale standard Deutsch, in Nationalism and Social Communication (Cambridge 1953) evidenzia la funzione del linguaggio e della ”comunicazione sociale” come elemento nazionale costitutivo e Kedourie, in Nationalism (London 1960), il ruolo svolto nei fenomeni di nazionalismo dalle élites e dagli intellettuali

9 Il paradigma Kohn Hans Kohn, noto dal 1945 con il suo The Idea of Nationalism, propone la dicotomia tra nazionalismo/nazione civica (per lo più di matrice occidentale e inclusiva) e nazionalismo/nazione etnica (per lo più dell’Europa orientale e tendenzialmente esclusivista)

10 Variante: Una variante di questo schema propone una distinzione tra le “vecchie” nazioni (occidentali) e le “nuove” (appositamente create, dall’Europa orientale all’Asia) Smith in questa dicotomia indica come elemento caratterizzante rispettivamente il “territorio” per il primo modello e l'“etnicità” per il secondo

11 La “nazione plurale” Per Smith solo una nazione “plurale” possa generare un sincero multiculturalismo basandolo su un effettivo pluri-nazionalismo, con proprie istituzioni e simboli: ad es. L'Austria-Ungheria asburgica (più teoricamente, per il proclamato rispetto delle differenti nazionalità) L’Impero ottomano, che nella seconda metà del XIX secolo tenta di proporre un’“identità ottomana” al di sopra delle differenti nazionalità e religioni: In questo caso si rivela però elemento piu’ caratterizzante dei popoli sotto dominio ottomano la specificità etno-confessionale Di fatto nei domini ottomani dei Balcani avviene uno slittamento dalla concezione religiosa della “nazione confessionale” (millet) alla “nazione etnica”

12 Il millet ortodosso il fattore di appartenenza alla comunità confessionale diventa a tutti gli effetti fattore di identificazione etno- culturale (B. Jelavich, History of the Balkans, Cambridge 1983, in particolare: “Ch. 1. Balkan Christian under Ottoman rule”) esempio tipologico: per il millet ortodosso, appartenere alla comunità cristiano ortodossa e’ come qualità fondamentale per alcune nazioni emergenti (greca, serba, romena etc.) dell’Europa sud-orientale. (A. Tamborra, L’Europa centro-orientale nei secoli , Milano 1970; A. Biagini, Note e relazioni di viaggio nei Balcani ( ), Roma 1978)

13 La dialettica “nazione etnica” / “nazione civica” Richiama concetti politici (demos /ethnos) e tradizioni culturali che nella cultura europea, tra fine XVIII e inizio XX secolo, fanno da sfondo ad aspri scontri tra nazioni europee e che richiamano visioni opposte del diritto di cittadinanza (ius sanguinis versus ius soli) Il riferimento principale è alla differenza tra visione della nazione herderiana (tedesca) e quella renaniana (francese)

14 Kulturnation Herder (Ideen zur Philosophie der Geschichte der Menschheit, ) propone una prospettiva “etno-culturale” (völkisch) per la nazione tedesca: la Kulturnation si fonda sull'identificazione con la lingua, sulla comunione di elementi innati, etnico- biologici, insieme a elementi culturali considerati connaturati con il “sangue” (come nel concetto di “lingua madre”

15 La “lingua madre” L.L. Cavalli-Sforza (Gènes, peuples et langues, Paris 1996), genetista, realizzando la mappatura genetica della popolazione umana, rileva che i dati genetici coincidono grosso modo con i dati linguistici delle stesse popolazioni La formula “lingua-madre” (che sembra dare corpo alla convinzione che la trasmissione linguistica avvenga con un’eredità genetica) può però dare adito a pericolosi sconfinamenti tra le differenze “genetiche” (di origine biologica) e quelle “culturali” (dovute ad apprendimento) e alla confusione tra “popolo” e “nazione”

16 Renan « Qu'est-ce qu'une nation? » Ernest Renan con questa conférence faite en Sorbonne, 11 marzo 1882, definisce la nazione “un plebiscito di tutti i giorni”, fondata sulla condivisione volontaria di un corpus morale e culturale (come la lingua francese) e di valori (come il trinomio dell'Ottantanove francese, liberté egalité fraternité) in funzione di un futuro comune In tale contesto si inserisce anche la categoria della “solidarietà”, elemento di coesione sempre presente all’interno di un gruppo o comunità

17 Weber Pur valorizzando preminentemente la determinazione socio-economica di appartenenza identitaria a ceti e strati sociali nello sviluppo delle comunità etniche, Max Weber indica in uno “specifico sentimento di solidarietà” di un certo gruppo di uomini nei confronti di altri gruppi il fattore di definizione del concetto di “nazione”, il cui utilizzo risulta però spesso ambiguo e carico di elementi emozionali

18 Due casi dell’Est: 1) L’Impero e la Russia la Russia autocratica degli Zar/ bolscevica di Stalin/ repubblicana di Putin Lo Zar e’ imperatore “bicipite”: ‘basileus’ (epigono dell’imperatore bizantino, romano e cristiano), in senso etno-culturale-confessionale; ‘khan’ (prosecutore del potere dispotico dell’impero mongolo), in senso geografico continentale (=EurAsia) Il trinomio anti-rivoluzionario/reazionario dello zar Nicola I e’: samoderzavije = autocrazia, pravoslavije = ortodossia, narodnost = popolo/nazione, in senso geografico inclusivo > differente da nacional’n’ij = “nazione russa” in senso etno-culturale Il “popolo”-nazione russo (dato dal territorio euroasiatico) e’ dunque inclusivo (nel senso schmittiano del grosse raum) mentre il “popolo”-nazione tedesco (etno-centrico) e’ invece esclusivo (nel senso hitleriano del lebens raum)

19 2) “DA OTTOMANI A TURCHI” (Suna Kili, The Ataturk Revolution. A paradigm of modernization, Istanbul ) sottolinea che tra le varie correnti ideologiche che caratterizzarono l’Impero ottomano tra Otto e Novecento l’unica che ebbe una certa fortuna – come movimento “progressista” e “moderno” – è stato il “turchismo”, finché trasformandosi in “turanismo” non si è disperso in una prospettiva intercontinentale

20 Il “turchismo” nacque dalla riscoperta degli studi sulla lingua e sulla storia delle stirpi turche non ha avuto una grande diffusione durante i periodi dominati dall’ottomanismo (l’orgoglio di essere parte dell’Impero e sudditi del sultano) e dall’islamismo (l’essere fedeli musulmani aventi come capo religioso il sultano in quanto califfo) ha invece avuto maggiore fortuna con il secondo periodo costituzionale ottomano inaugurato con la “rivoluzione” di intellettuali e ufficiali dell’esercito (detta dei “giovani turchi”, 1908), che costrinsero il sultano a ripristinare l’ordinamento costituzionale e a modernizzare lo Stato

21 La “modernita’”: e’ la comunanza etnica, linguistica e culturale piuttosto che solo quella religiosa, su cui si basava il sistema di governance del millet ottomano Il turchismo – come etno-nazionalismo turco – si contrapponeva così chiaramente all’ottomanismo, che rappresentava un nazionalismo “civico” basato sulla cittadinanza ottomana L’idea turco-nazionalista veniva così considerata da propri sostenitori come il punto di riferimento per uscire dalla crisi che attanagliava il “grande malato” d’Europa e dell’Oriente euro-asiatico

22 Ziya Gökalp, studioso delle culture e delle società di origine turca nello sviluppo del turchismo prospettò 3 stadi di avanzamento nazionalista: l’unificazione di tutti i turchi nell’unica nazione di Turchia (Türkiyecilik); la riunificazione delle popolazioni turche Oğuz (Oğuzculuk), comprendenti così tra i vari popoli gli azeri, i gagauzi della Bessarabia, i turkmeni infine l’unione di tutte le stirpi turaniche, dal ceppo ugrico a quello uralo-altaico, fino ai popoli mongolo e giapponese dell’estremo oriente asiatico) sulla base del “pan-turanismo”, Turancılık.

23 Lo Yeni Turan (“Il nuovo Turan”, del 1912) e la scrittrice Halide Edib Adıvar Il romanzo Yeni Turan celebrò il leggendario passato e futuro della razza turca simboleggiata dalla lupa (Bozkurt) Gli anni successivi, durante la prima guerra mondiale, il “turchismo” diventa base per la propaganda “pan-turchista”, finalizzata a suscitare sentimenti di fratellanza nelle popolazioni di etnia turca della Russia zarista, in guerra contro gli ottomani Ad ogni modo nell’Impero ottomano, al momento del collasso dello Stato conseguenza della sconfitta nel primo conflitto mondiale, emerge finalmente con gran forza la coscienza della “turchicità” Quello “turchista”, e “turanista”, risulta essere l’ambiente sciovinista nazionalista turco e islamico anti-armeno, in cui si giustificano i massacri del 1915, in cui ebbe un ruolo importante Ismail Enver, più noto come Enver “Pascià” o Enver Bey


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