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CORSO ABILITANTE SOSTEGNO MACERATA 2014 “ Progettazione del PDF e del PEI- Progetto di vita e modelli di qualità della vita: dalla programmazione alla.

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Presentazione sul tema: "CORSO ABILITANTE SOSTEGNO MACERATA 2014 “ Progettazione del PDF e del PEI- Progetto di vita e modelli di qualità della vita: dalla programmazione alla."— Transcript della presentazione:

1 CORSO ABILITANTE SOSTEGNO MACERATA 2014 “ Progettazione del PDF e del PEI- Progetto di vita e modelli di qualità della vita: dalla programmazione alla valutazione”- Scuola dell’infanzia – Scuola primaria Dott.ssa Angela Fiorillo Docente a contratto Università di Macerata, Insegnante scuola primaria, Pedagogista, Dottore di ricerca in Theory and History of education Angela Fiorillo

2 SOMMARIO DALLA CIRCOLARE B.E.S.: o IL GRUPPO DI LAVORO PER L’INCLUSIONE (GLI) o IL PIANO ANNUALE PER L’INCLUSIVITA’ (PAI) o IL MODELLO MINISTERIALE DEL PAI o DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE

3 IL GRUPPO DI LAVORO PER L’INCLUSIONE (GLI) E’ COMPOSTO DA Tutte le risorse specifiche e di coordinamento presenti nella scuola: funzioni strumentali, insegnanti per il sostegno, AEC, assistenti alla comunicazione, docenti “disciplinari” con esperienza e/o formazione specifica o con compiti di coordinamento delle classi, genitori ed esperti istituzionali o esterni in regime di convenzionamento con la scuola.

4 IL GRUPPO DI LAVORO PER L’INCLUSIONE (GLI) FINALITA’ Assicurare all’interno del corpo docente il trasferimento capillare delle azioni di miglioramento intraprese e un’efficace capacità di rilevazione e intervento sulle criticità all’interno delle classi. Svolge le seguenti funzioni: rilevazione dei BES presenti nella scuola; raccolta e documentazione degli interventi didattico- educativi posti in essere anche in funzione di azioni di apprendimento organizzativo in rete tra scuole e/o in rapporto con azioni strategiche dell’Amministrazione;

5 IL GRUPPO DI LAVORO PER L’INCLUSIONE (GLI) focus/confronto sui casi, consulenza e supporto ai colleghi sulle strategie/metodologie di gestione delle classi; rilevazione, monitoraggio e valutazione del livello di inclusività della scuola; raccolta e coordinamento delle proposte formulate dai singoli GLH operativi sulla base delle effettive esigenze tradotte in sede di definizione del PEI come stabilito dall'art. 10 comma 5 della Legge 30 luglio 2010 n. 122 ; elaborazione di una proposta di Piano Annuale per l’Inclusività riferito a tutti gli alunni con BES, da redigere al termine di ogni anno scolastico (entro il mese di Giugno).

6 IL PIANO ANNUALE PER L’INCLUSIVITA’ (PAI) Il Gruppo procederà con:  un’analisi delle criticità e dei punti di forza degli interventi di inclusione scolastica operati nell’anno appena trascorso. Formulerà:  un’ipotesi globale di utilizzo funzionale delle risorse specifiche, istituzionali e non, per incrementare il livello di inclusività generale della scuola nell’anno successivo. Il Piano sarà discusso e deliberato in Collegio dei Docenti e inviato ai competenti Uffici degli UUSSRR, nonché ai GLIP e al GLIR, per la richiesta di organico di sostegno, e alle altre istituzioni territoriali come proposta di assegnazione delle risorse di competenza, considerando anche gli Accordi di Programma in vigore o altre specifiche intese sull'integrazione scolastica sottoscritte con gli Enti Locali.

7 IL PIANO ANNUALE PER L’INCLUSIVITA’ (PAI) Gli Uffici Scolastici regionali assegnano alle singole scuole globalmente le risorse di sostegno secondo quanto stabilito dalla Legge n. 111/2011. Nel mese di settembre, in relazione alle risorse effettivamente assegnate alla scuola, ovvero alle reti di scuole, il Gruppo Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per l’Istruzione provvederà ad un adattamento del Piano, sulla base del quale il Dirigente scolastico procederà all’assegnazione definitiva delle risorse, sempre in termini “funzionali”. A tal punto i singoli GLHO completeranno la redazione del PEI per gli alunni con disabilità di ciascuna classe, tenendo conto di quanto indicato nelle Linee guida del 4 agosto 2009.

8 IL MODELLO MINISTERIALE DEL PAI E’ composto da due parti: I: Analisi dei punti di forza e di criticità II: Obiettivi di incremento dell’inclusività proposti per il prossimo anno Finalità:  Cura la qualità dell’inclusione  Implementa la collaborazione tra i vari attori coinvolti  Sottolinea la necessità della gestione razionale delle risorse  Promuove la formazione specifica

9 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE APPRENDIMENTO COOPERATIVO Il Cooperative Learning ha ricadute importanti su tre aspetti : Qualità delle relazioni Impegno condiviso per i risultati Benessere psicologico e personale

10 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE Cinque elementi importanti: 1.Interdipendenza positiva: non può esistere successo individuale senza successo collettivo 2.Responsabilità individuale: ognuno è responsabile di una parte di lavoro comune (distribuzione del lavoro e ruoli) 3.Interazione costruttiva diretta: gli studenti devono promuovere reciprocamente il loro apprendimento 4.Abilità sociali: gli studenti devono possedere abilità sociali: cogliere il punto di vista dell’altro, mantenere l’attenzione congiunta, prendere decisioni insieme.. 5.Valutazione di gruppo: il gruppo valuta il lavoro svolto, le strategie usate ed il loro possibile miglioramento

11 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE Si propone di facilitare il lavoro di un gruppo di 4-5 studenti che lavorano sulla comprensione di un testo nel gruppo composto da 4-5 allievi a turno ognuno svolge il ruolo di insegnante ( o leader o conduttore del gruppo) 4 importanti processi: -fare domande: gli studenti sono stimolati a porre domande per selezionare gli aspetti più rilevanti del testo -chiarire: gli studenti sono stimolati a chiarire i punti oscuri del testo (parole non note, concetti sconosciuti, fraintendimenti..) -sintetizzare: la sintesi aiuta ad integrare le informazioni del testo con le informazioni emerse dalla discussione ed a monitorare la comprensione -fare previsioni: implica attivare conoscenze e crearsi aspettative sul contenuto successivo, da verificare mediante lettura

12 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE I processi in sequenza: 1-viene letto un paragrafo del testo (individualmente in silenzio o ad alta voce). 2-il conduttore pone una domanda per focalizzare gli aspetti importanti del testo. 3- tutti cercano di chiarire gli eventuali punti oscuri. 4-il conduttore sintetizza quanto emerso dai chiarimenti. 5-il conduttore chiede ad un compagno di fare previsioni sul contenuto del paragrafo successivo. 6-viene letto un altro paragrafo.

13 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE Fasi di lavoro A.Discussione in classe: come si fa per - fare domande -chiarire -sintetizzare -fare previsioni B. Simulazione 1: con insegnante che fa da esempio e verbalizza i processi ad alta voce C. Simulazione 2: con alcuni allievi che fanno da esempio, prendendo ognuno a turno il ruolo dell’insegnante e insegnante che fa da osservatore e supervisore D. Simulazione 3: gruppi di allievi da soli e riflessione metacognitiva sulle strategie di lavoro

14 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE LA DISCUSSIONE La discussione è un "ragionamento collettivo" su un problema, gestita dall'insegnante per favorire l'espressione di punti di vista personali, la presa di posizione supportata da argomentazioni e la disputa. ha un obiettivo socio-cognitivo ben definito: costruire collettivamente conoscenza su un problema Quattro condizioni ben precise: 1) Individuazione di una esperienza collettiva comune : area comune di significati ma con diverse possibili interpretazioni 2) Proposta di un problema sotto forma di domanda (Perché.. Come…) a risposte multiple possibili 3) Cambiamento delle regole di partecipazione nella comunicazione: da unidirezionale a circolare 4) Conduzione dell’insegnante orientata a favorire l’espressione del punto di vista di ciascuno

15 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE La discussione per: costruire delle ipotesi davanti ad un problema nuovo socializzare le conoscenze o le procedure utilizzate durante un processo di indagine (riflessione metacognitiva) sintesi delle conoscenze costruite in un processo di indagine La struttura della comunicazione: da unidirezionale a circolare Scomparsa della sequenza: domanda-risposta –valutazione Alternanza dei turni regolata più dagli studenti che dall’insegnante

16 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE Necessità di sviluppo di abilità di tipo: -linguistico:  ascoltare,  esprimere le proprie idee,  argomentare,  fare esempi per farsi comprendere,  capire di non capire,  porre domande. -sociale:  rispettare i turni,  sapersi inserire nel discorso,  assumere il punto di vista altrui,  non alterarsi di fronte alle opposizioni

17 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE Strategie comunicative dell’insegnante -Il rispecchiamento -Le domande di chiarimento (In che senso?) e di spiegazione (Come mai?) -Fare il punto della situazione -La richiesta di contraddittorio (Tutti d’accordo?) -Introduzione di dati discrepanti

18 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE IL JIGSAW Quattro fasi: Fase 1: Costituzione dei gruppi di partenza a)L’insegnante esplicita l’obiettivo cognitivo e sociale b)L’insegnante assegna ai partecipanti una parte di materiale comune sull’argomento di studio e a ciascun membro il compito di diventare esperto su di un aspetto particolare Fase 2: Gruppo degli esperti Il gruppo iniziale si smembra: gli incaricati di ogni aspetto vanno a raggiungere i colleghi corrispondenti formando gruppi omogenei ( Ad es. cause, fasi, conseguenze). In questa fase possono essere attribuiti diversi ruoli ai membri del gruppo:lettore, sintetizzatore, verbalizzatore. Obiettivo: studiare insieme quell’aspetto per poi tenere una relazione ai membri dei gruppi della fase 1.

19 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE Fase 3: Socializzazione delle conoscenze I partecipanti, dopo aver studiato il proprio aspetto tornano a comporre i gruppi di partenza e presentano la loro relazione, ricevendo domande e riflessioni Gli esperti possono presentare domande per verificare la comprensione Fase 4: Studio individuale o di gruppo in vista della verifica Ogni membro ha la possibilità di riesaminare, da solo o in gruppo, l’intero argomento su cui verterà la prova di verifica

20 DIDATTICA INCLUSIVA: STRATEGIE E BUONE PRATICHE ATTIVITA’ SCUOLA DELL’ INFANZIA Storytelling: laboratorio linguistico “Elmer l’elefantino variopinto” Storytelling: drammatizzazione con marionette sulla trama del testo “Ti voglio bene” (lessico delle emozioni e arricchimento lessicale per ciascun allievo) La storia di “ Cornelio” accompagnata dalla canzone Il coccodrillo come fa testo di Leo Lionni ATTIVITA’ SCUOLA PRIMARIA Storytelling: Letture sulle tematiche del rispetto e del bullismo; produzione di disegni e storie a più mani per realizzazione di e-book utilizzando le parole-chiave dei racconti. Storytelling: “Educare lo sguardo” di M. Moschini sul tema della diversità. Mappa delle parole per arricchimento lessicale Geo-narrativa: “La gabbianella e il gatto” con produzione di racconti provenienti da varie parti del mondo Narrazione: “Capire con il cuore” Dalle Memorie di Adalberto di A. Nanetti Percorso di alfabetizzazione emotiva.


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