La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Competitività e specializzazione dellindustria italiana Sergio de Nardis ISAE-Istituto di Studi e Analisi Economica Seminario presso la Facoltà di scienze.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Competitività e specializzazione dellindustria italiana Sergio de Nardis ISAE-Istituto di Studi e Analisi Economica Seminario presso la Facoltà di scienze."— Transcript della presentazione:

1 Competitività e specializzazione dellindustria italiana Sergio de Nardis ISAE-Istituto di Studi e Analisi Economica Seminario presso la Facoltà di scienze statistiche Bologna 15 dicembre 2005

2 Aspetti che verranno trattati 1.Teorie della specializzazione = perché i paesi hanno ruoli diversi nella divisione internazionale del lavoro – teorie del chi vende che cosa a chi o pattern of trade (7 slides) 2.Il caso dellItalia = come spiegare la collocazione atipica della nostra industria (12 slides) 3.Gli sviluppi più recenti = lindustria italiana tra crisi e trasformazioni (13 slides)

3 Teorie della specializzazione - chi vende che cosa a chi

4 Teorie della specializzazione perché un paese si specializza in determinate produzioni piuttosto che in altre chi vende che cosa a chi? 3 principali gruppi di teorie 1.Teorie tradizionali dei vantaggi comparati statici, basate sulle differenze strutturali che caratterizzano i paesi 2.Teorie nuove basate su concorrenza monopolistica, differenziazione di prodotto e gusto per la varietà 3.Teorie tradizionali/nuove basate sui vantaggi comparati dinamici: accidente iniziale + processo cumulativo

5 Teorie tradizionali dei vantaggi comparati statici: i paesi sono diversi e, con lo scambio, traggono vantaggio da queste diversità (Ricardo-Heckscher-Ohlin-Samuelson) Si concentrano le risorse in ciò che si sa fare relativamente meglio (dove cè un vantaggio comparato); ciò che viene realizzato in casa viene esportato in cambio di ciò che si sa fare relativamente peggio Due meccanismi possibili 1.Teoria ricardiana - differenze nella tecnologia/produttività: n. di ore di lavoro necessarie per produrre ununità di bene; ci si specializza nei beni nella cui produzione sì è relativamente più efficienti 2.Heckscher-Ohlin– Samuelson differenze nella dotazione relativa dei fattori; ci si specializza nei beni la cui produzione richiede con maggiore intensità il fattore abbondante Implicazioni 1.Note le caratteristiche dei paesi (tecnologie e dotazioni dei fattori) e, quindi, i loro vantaggi comparati, il pattern of trade (chi vende che cosa a chi) è univocamente determinato 2.Specializzazione di tipo interindustriale: alcune industrie si concentrano in un paese, le altre nellaltro; scambio di prodotti diversi, scarpe in cambio di microchip

6 Nuove teorie basate su concorrenza monopolistica e gusto per la varietà (Helpman-Krugman) Differenze (tecnologiche e/o fattoriali) non spiegano tutto; anche paesi perfettamente identici hanno convenienza a specializzarsi e a effettuare scambi commerciali Meccanismo Con economie di scala e consumatori che hanno gusto per la varietà, i paesi possono trarre un vantaggio non producendo tutti i beni richiesti dai consumatori nazionali, ma concentrando le risorse in una gamma limitata, farlo in modo più efficiente grazie alla maggiore scala produttiva, esportarli e importare dallestero le varietà non prodotte internamente Implicazioni 1.Indeterminatezza del pattern di specializzazione; elemento di casualità su chi vende che cosa a chi 2.Specializzazione di tipo intraindustriale: ciascun paese produce ed esporta un sottoinsieme di beni di una data industria, importando gli altri; scambio di prodotti simili; auto in cambio di auto, scambio allinterno dellindustria dellauto

7 Teorie vecchie/nuove dei vantaggi comparati dinamici differenze iniziali di produttività + learning by doing portano a cristallizzare le specializzazioni (Myrdal-Kaldor-Krugman) Meccanismo Differenze di partenza nelle produttività determinano inizialmente chi vende che cosa a chi; lespansione nel tempo della produzione amplifica il vantaggio iniziale rafforzandolo ulteriormente attraverso learning-by-doing; meccanismo circolare, per cui si fa sempre meglio ciò che si fa in quantità sempre maggiore e si fa in quantità sempre maggiore ciò che si fa sempre meglio; il trascorrere del tempo (storia) rafforza il percorso, come un fiume che scava il proprio letto sempre più profondamente (finché non intervengono movimenti tettonici che ne modificano il corso) Implicazioni 1.Possibile arbitrarietà del pattern of trade + lock in della specializzazione; per la circolarità di questo meccanismo un tipo di specializzazione può persistere anche quando i vantaggi comparati iniziali che lavevano determinata sono venuti meno 2.Si possono trovare giustificazioni a politiche protezionistiche temporanee: proteggere per dare tempo a unindustria di espandersi e conquistare, tramite laccumulo di conoscenze, una specializzazione durevole

8 Digressione sulle virtù dei vantaggi comparati: non contano i vantaggi assoluti, ogni paese trova una specializzazione PAIA DI SCARPEMICROCHIP ORE DI LAVORO PER UNUNITA DI OUTPUT PRODUTTIVITA OUTPUT PER ORA DI LAVORO ORE DI LAVORO PER UNUNITA DI OUTPUT PRODUTTIVITA OUTPUT PER ORA DI LAVORO Ita31/3=0,3361/6=0,17 Usa2½ = 0,511 Prima degli scambi prezzo relativo del microchip rispetto alle scarpe Italia=2; Usa = 0,5 Con lo scambio, prezzo internazionale si colloca tra 2 e 0,5; per esempio a 1 Con apertura agli scambi gli Usa, pur più produttivi in assoluto nei 2 beni, hanno convenienza a produrre solo il bene dove sono relativamente più efficienti, cioè microchip (vantaggio comparato), e importare scarpe italiane Infatti se gli Usa realizzassero scarpe in casa, con unora di lavoro otterrebbero 0,5 unità di scarpe; se invece impiegassero quellora di lavoro per produrre microchip, ottengono ununità di microchip che possono scambiare nel mercato mondiale al prezzo relativo di 1 ottenendo ununità di scarpa italiana Scambio internazionale = produzione indiretta

9 Digressione sulle virtù dei vantaggi comparati: ai vantaggi di produttività corrispondono vantaggi comparati di costo Lindustria nei 2 paesi si divide così: Italia scarpe 80% microchip 20%; Usa scarpe 20%, microchip 80%. Quindi Produttività media Italia =0,80x0,33+0,20x0,17=0,3 Produttività media Usa= 0,20x0,5+0,80x1=1 Gli Usa pagano un salario triplo rispetto allItalia. Nonostante ciò gli Usa conservano un vantaggio comparato di costo nei microchip perché in questa industria la produttività di un lavoratore americano è 6 volte maggiore di quella di un lavoratore italiano LItalia è meno produttiva degli Usa in entrambe le produzioni. Nonostante ciò presenta un vantaggio comparato di costo nella produzione di scarpe. Questo perchè i salari italiani sono 1/3 di quelli americani, mentre la produttività italiana nelle scarpe è solo 2/3 di quella americana nello stesso settore Clup italiano nelle scarpe più basso nonostante la più bassa produttività; clup Usa nei microchip più basso nonostante i più alti salari: qui il motivo dellinterscambio CLUP SCARPE CLUP MICROCHIP ITALIA SALARI O=0,30 0,3/0,33=0,90,3/0,17=1,8 USA SALARI O=1 1/0,5=21/1=1

10 Alcuni punti da sottolineare 1.Commercio interindustriale prevale tra paesi diversi (per tecnologia e dotazione dei fattori); tipicamente riguarda lo scambio tra un paese industriale e un paese in ritardo (per esempio Germania con Egitto). Commercio intraindustriale prevale tra paesi simili: scambio tra paesi industriali (per esempio Germania con Francia) 2.Commercio interindustriale comporta vincitori e vinti, cioè industrie che si espandono (quelle di vantaggio comparato) e industrie che si contraggono o muoiono (di svantaggio comparato). Ci sono costi sociali nel modello ricardiano (se il lavoro è specifico a ciascuna industria: operaio tessile non può diventare meccanico); ci sono costi nel modello di HecKscher-Ohlin (con limportazione di un bene si importa dallestero il fattore che nella nazione importatrice è scarso, pressione sulle remunerazioni dei proprietari dei fattori scarsi). Leffetto netto del commercio è positivo, ma si hanno conseguenze distributive a vantaggio di alcuni e a danno di altri 3.Commercio intraindustriale comporta più vantaggi (possibilità di acquistare più varietà di uno stesso bene) e meno costi. Non ci sono settori che si espandono e altri che si estinguono, ma imprese che si espandono e imprese che muoiono allinterno di uno stesso settore; il lavoro può spostarsi da unimpresa allaltra dello stesso settore 4.Nel 2004, le esportazioni mondiali sono state pari a circa 9000 miliardi di dollari: circa 50% scambio tra paesi industriali; 30% tra paesi in sviluppo; circa 20% tra paesi industriali e in sviluppo

11 Il caso dellItalia - come spiegare la collocazione atipica della nostra industria

12 Lindustria italiana e la divisione internazionale del lavoro: laumento dellapertura commerciale sullestero Shock da apertura commerciale Tra il 1970 e il 2003 è aumentata lesposizione internazionale delle industrie: nel 2003, il 76% della manifattura europea risultava oggetto (come export o import) di commercio internazionale Apertura ha riflesso tanto una crescita del commercio intra- area, quanto una maggiore esposizione alla competizione delle economie emergenti. Questultima è stata molto forte negli ultimi anni: la quota di esportazioni mondiali di pertinenza dei paesi emergenti è passata dal 15 al 30% tra il 1970 e il 2003 AnniItaGermFrancReg. U.Media ,431,027,133,230, ,180,872,788,675,8

13 Lindustria italiana e la divisione internazionale del lavoro: dotazione dei fattori e commercio intraindustriale in Europa 1.Laumento dellintegrazione commerciale intra-europea ha coinvolto paesi fondamentalmente simili per tecnologia, dotazione dei fattori, grado di sviluppo, gusti dei consumatori (italiani, francesi, tedeschi domandano varietà molto simili di beni) 2.LItalia si discosta in parte da questa descrizione per quanto riguarda la dotazione dei fattori: mentre per la disponibilità relativa di capitale fisico non è molto distante dalla dotazione delle maggiori economie europee, lItalia è scarsamente dotata (in rapporto ai partner europei) di capitale umano. Secondo le previsioni di Heckscher-Ohlin, lItalia dovrebbe essere importatrice netta di beni ad alta intensità di capitale umano ed esportatrice netta di beni a bassa intensità di capitale umano 3.Per questi motivi, limportanza del commercio intraindustriale dovrebbe essere per lItalia più bassa che per gli altri paesi europei

14 La dotazione fattoriale italiana Dotazione relativa di capitale Usa=100 Dotazione relativa di terra Usa=100 % della popol con titolo secondario % della popol con titolo terziario o più Italia 8231,34412 Germania 8723,28322 Francia 9851,56537 Regno Un 9618,26533 Belgio 9611,16239 Finlandia 9275,87640 Stati Uniti Giappone n.d.4,08452

15 Il commercio intra-industriale gli indici di intra-industry trade nei beni manufatti ItaliaGerm ania Fran cia Reg. Un. Belgi o Olan da Dani mar. Austr ia Spag na Porto gallo ,367,786,777,983,776,664,976,569,551, ,278,487,586,091,783,375,689,285,168,6

16 Le atipicità dellItalia confronto con la specializzazione dei partner Tre aspetti: 1) Nei settori tradizionali 2) Molto intensa in tali settori 3) Persistente, anche negli anni delleuro Francia: indice di specializzazione Italla: indice di specializzazione Germania: indice di specializzazione

17 SPECIALIZZAZIONE MANIFATTURIERA atipica, ma in linea con i fondamentali (ricardiani) Specializzazione settoriale e produttività relativa Italia nei confronti dei maggiori concorrenti

18 Coefficienti di cograduazione 1.Bulgaria0,4413. Filippine-0,02 2. Spagna0,3714. Germania-0,08 3. Romania0,3315. Messico-0,18 4. Thailandia0,2916. Francia-0,20 5. Hong Kong0,2517. Sud Corea-0,21 6. Rep. Ceca0,2418. Ungheria-0,22 7. Indonesia0,2219. Stati Uniti-0,34 8. Cina0,2120. Singapore-0,37 9. Brasile0,1621. Malaysia-0, Taiwan0,1622. Giappone-0, Polonia0,1223. Regno Unito-0, Argentina0,03 Atipicità dellItalia: graduatoria delle somiglianze delle specializzazioni italiane con i paesi concorrenti: più simili agli emergenti?

19 CoreaTaiwanHong KongThailandiaMalaysiaFilippineIndonesiaCina Prod. in gomma 0,610,270,19 Prod.in carta0,37 Miner non metallici 0,110,160,43 Ferro e acc.0,49 Prodotti di metallo 0,520,66 Macchinario specializzato Macchine per lavor. Metalli 0,45 Altri macch. Prod. in cuoio0,070,15 Tessili0,430,340,170,240,37 Prod. casa0,590,55 Mobili0,310,220,280,320,62 Art da viagg.0,500,260,290,210,46 Abbigliamen.0,480,600,330,170,300,450,61 Calzature0,700,210,220,58 Altri man.0,400,440,36 Atipicità dellItalia: somiglianza dei prodotti italiani con quelli asiatici nei settori a specializzazione comune

20 Allorigine della specializzazione italiana: differenziazione qualitativa 1.Come è possibile che la specializzazione italiana nei settori tradizionali sia rimasta intatta a fronte dellofferta di prodotti (apparentemente) simili da parte dei paesi emergenti? 2.Il precedente interrogativo può essere posto anche così: perché i consumatori mondiali hanno continuato a domandare tessile, abbigliamento, calzature, prodotti per la casa, ecc. allindustria italiana, quando questi stessi beni erano prodotti a costi enormemente più bassi in altre parti del globo? 3.Lunica risposta possibile è che non si tratta veramente degli stessi prodotti; i consumatori mondiali (soprattutto quelli che appartengono alle fasce medio- alte) amano la differenziazione qualitativa; necessità di tenere conto di questo aspetto nel calcolo delle somiglianze tra beni italiani e dei paesi emergenti

21 CoreaTaiwanHong KongThailandiaMalaysiaFilippineIndonesiaCina Prod. in gomma 0,360,010,00 Prod.in carta0,08 Miner non metallici 0,000,07n.d. Ferro e acc.0,39 Prodotti di metallo 0,080,00 Macchinario specializzato Macchine per lavor. Metalli 0,45 Altri macch. Prod. in cuoio0,000,01 Tessili0,040,030,020,010,04 Prod. casa0,150,00 Mobili0,020,010,000,020,00 Art da viagg.0,00 Abbigliamen.0,050,070,01 0,00 Calzature0,00 n.d.0,02 Altri man.0,260,020,050,00 Somiglianza qualitativa dei prodotti italiani con quelli asiatici nei settori a specializzazione comune

22 Allorigine della specializzazione italiana: il Lock-in 1.Il fatto che i consumatori mondiali hanno continuato domandare prodotti italiani tradizionali, sia pure di qualità elevata, sembra avere determinato un effetto di lock in nella specializzazione della nostra industria 2.Esempio di QWERTYUIOP: tastiera del computer identica a quella delle macchine da scrivere, pur non essendo più giustificata da quelle caratteristiche tecniche e nonostante lesistenza di soluzioni alternative potenzialmente più efficienti: accidente storico che per azioni di feedback (utilizzatori e produttori agganciati a uno stesso standard) si perpetua 3.E cioè possibile che, seppure sono venute meno le cause iniziali della specializzazione italiana (abbondanza relativa di lavoro rispetto ai partner europei), le produzioni tradizionali si sono rafforzate per laccumulo di conoscenza che lItalia ha conseguito in tali prodotti 4.Risultato finale è il lock in: condanna, da parte del mercato, a produrre le stesse cose, perché così facendo le si producono sempre meglio e il mercato ne domanda ancora di più; circuito di autorafforzamento cumulativo

23 Allorigine della specializzazione italiana: dotazione dei fattori-produttività, lock in, upgrading qualitativo 1.Dotazione fattoriale e produttività. Scarsità relativa di capitale e presenza di vantaggi comparati di tipo ricardiano sono allorigine della specializzazione italiana: allinizio, nei primi anni 50, lapertura fu intraeuropea e intra –area industriale, nei confronti dei paesi interessati lItalia aveva abbondanza relativa di lavoro 2.Economie dinamiche di scala. fenomeni di lock in della specializzazione, conseguente a meccanismi di tipo learning by doing: lapertura internazionale dellItalia non è stata occasione di cambiamento strutturale; essa ha anzi rafforzato lesistente, cristallizzando il pattern di specializzazione (ruolo del territorio e dei vantaggi che si sviluppano nei distretti industriali) 3.Differenziazione qualitativa. le economie dinamiche di scala hanno operato anche per il continuo innalzamento qualitativo delle produzioni. Grazie a questo processo, le produzioni vincenti dellItalia sono riuscite, negli anni della globalizzazione, a non competere in modo diretto con le economie emergenti; una barriera qualitativa ha protetto le produzioni italiane

24 Gli sviluppi più recenti - Lindustria italiana tra crisi e trasformazioni

25 Un forte shock a livello globale è raddoppiata lofferta di lavoro mondiale (ma anche la platea dei potenziali consumatori!) 1.Nel 1985, leconomia mondiale che risultava integrata nei traffici internazionali (Nord America, Europa occidentale, Giappone, Sud America, tigri asiatiche, Africa) consisteva di 2,5 miliardi di persone 2.Allinizio del nuovo secolo, in conseguenza del collasso del comunismo e dellapertura di Cina e India, leconomia globale integrata consiste di circa 6 miliardi di persone 3.Se Cina, India ed ex impero sovietico fossero rimasti fuori dai traffici mondiali, leconomia globale integrata sarebbe stata popolata, allinizio del nuovo secolo, da circa 3 miliardi di persone 4.Rischi (impatto di una forza lavoro a basso costo, in molte sue parti bene istruita), ma anche opportunità (una formidabile espansione della platea dei consumatori in via di arricchimento)

26 La crisi competitiva dellindustria italiana Lambiente concorrenziale è quindi notevolmente mutato dalla fine degli anni Novanta: tre date cruciali per lindustria italiana 1.Gennaio 1999: tasso di cambio diventa irrevocabilmente fisso nellUEM con ladozione della moneta unica; fine della possibilità di abbassare, con il cambio, i prezzi e i costi dellindustria italiana rispetto a tutti gli altri paesi 2.Dicembre 2001: La Cina entra nel WTO, venendo a condividere lapparato di regole entro cui si muove gran parte del commercio mondiale 3.Gennaio 2005: azzeramento completo delle quote sulle importazioni dai paesi emergenti di tessile- abbigliamento in atto dal 1974 con laccordo Multifibre; leliminazione era stata decisa nel 1994 ed è poi stata realizzata per gradi, con un progressivo phasing out; lazzeramento non è un fatto improvviso

27 Ruolo del cambio Il cambio influisce sulla competitività dellintero apparato produttivo, non solo su alcuni settori 1.Le svalutazioni del cambio servivano a ridare competitività allintero apparato produttivo, non solamente a determinate produzioni; restituivano competitività tanto ai settori di specializzazione (tessile, ecc.) quanto a quelli di despecializzazione (chimica, ecc.) 2.Anche quando molto intense (come nel ) le svalutazioni della lira ridavano competitività allapparato manifatturiero dellItalia rispetto ai paesi industriali (in particolare europei), non rispetto ai paesi emergenti che avevano (e hanno) costi pari a una frazione molto bassa di quelli italiani 3.Inoltre, il cambio stabile (fisso) mette in difficoltà in primo luogo i settori più deboli, non quelli in cui il vantaggio competitivo è molto forte e radicato; si possono perdere per un cambio persistentemente forte le produzioni borderline, non quelle che si trovano ai primi posti della catena dei vantaggi comparati (tessile, calzature, ecc.) 4.Si soffre lassenza della svalutazione, ma il vero problema è domestico (stasi della produttività e, quindi, aumento dei costi unitari di produzione) e la soluzione deve essere domestica; la svalutazione abbassa la febbre, ma non cura la malattia, con ripercussioni negative sul resto (tenore di vita)

28 Ruolo della Cina uninfluenza più determinante: le quote di mercato, in valore, cinesi e italiane (in parentesi) Prodotti manufatti 5,0 (4,4)8,0 (3,9)Gomma e plastica 6,7 (6,9)9,0 (6,5) Prodotti alimentari 3,2 (3,9)4,0 (4,6)Porodotti non metall. 6,7 (13,1)10,5 (11,4) Prodotti tessili-abb. 17,0 (8,0)26,0 (7,2)Prodotti in metallo 3,8 (4,9)6,9 (5,0) Cuoio e pelli 30,1 (15,7)31,9 (14,8)Apparecchi meccanici 2,5 (10,3)6,3 (9,8) Legno e rel. prodotti 4,1(2,2)7,4 (2,1)Macchine eletteriche 6,0 (2,1)15,1 (1,7) Prodotti in carta 1,4 (3,7)3,0 (3,9)Autoveicoli 0,4 (3,6)0,4 (3,3) Prodotti petroliferi 2,0 (2,8)3,6 (3,2)Altri mezzi di trsposrto 1,9 (3,1)3,5 (3,8) Prodotti chimici 2,4 (3,8)3,2 (3,5)Altri manufatti 5,4 (17,8)13,5 (13,2)

29 Ruolo della Cina: non solo lItalia è toccata 1.La Cina ha guadagnato notevolmente quote di mercato in alcuni settori di specializzazione dellItalia (tessile, prodotti non metalliferi, ecc.), ma anche in industrie che non rientrano nelle vocazioni produttive italiane (macchine elettriche, prodotti in legno escl. mobili) 2.Le erosioni di quote dellItalia nei settori tradizionali di specializzazione, calcolate in valore (a prezzi correnti), sono evidenti, ma non così così marcate (ad eccezione che negli altri manufatti dove la flessione è stata in 7 anni di 4,5 punti, la caduta si è commisurata in circa 1 punto nel tessile-cuoio, meno di 1 punto negli apparecchi meccanici, in poco meno di 2 punti nel prodotti non metalliferi). Le diminuzioni sono state però molto più severe nei volumi: lItalia vende di meno, ma a prezzi più alti?

30 Ruolo della Cina: reazioni di difesa la rapidità dellavanzata dei prodotti cinesi induce richieste di protezione in risposta a comportamenti che, si asserisce, sono sleali, non solo per le contraffazioni (argomento giusto), ma anche e soprattutto per lorganizzazione interna della società cinese (argomento discutibile) La Cina farà sempre di più quello che vuole: le ore, le paghe, i ritmi di lavoro. Ecco noi le consideriamo tutte cose loro, interne. Si tratta di una realtà che è sfuggita al controllo del mondo occidentale Dichiarazione del Presidente dei calzaturieri italiani; Sole 24 ore, 27 novembre 2005

31 3,00 3,50 4,00 4,50 5,00 5, Quota a prezzi correntiQuota a prezzi 2000 Quota di mercato dellItalia a prezzi costanti e correnti: due storie diverse

32 Performance rispetto ai competitori europei Molto male a prezzi costanti, non così male a prezzi correnti Quote di mercato a prezzi costantiQuote di mercato a prezzi correnti 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9 1 1, ItaliaGermaniaFranciaRegno Unito 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9 1 1, ItaliaGermaniaFranciaRegno Unito

33 Esportazioni italiane anomalie nei prezzi allesportazione dellItalia? Prezzi relativi delle esportazioni

34 Anomalia soprattutto nei beni di consumo non durevole dove è più grave la crisi dellexport Beni di consumo non durevoleBeni di consumo durevole Beni di investimento Beni intermedi

35 Se i valori medi unitari allexport si identificassero con indici di prezzo si potrebbe essere portati a pensare a uno shock dofferta… … o a un potere di mercato degli esportatori di made in Italy; ma i valori unitari approssimano imperfettamente i prezzi Offerta e domanda delle esportazione italiane: Shock sulla domanda Offerta e domanda delle esportazione italiane: Shock sull offerta

36 Totale esportazione: Valori medi unitari all'esportazione prezzi alla produzione e (UE, Extra UE) (indici destagionalizzati 2000=100) Tessile e abbigliamento: Valori medi unitari prezzi alla produzione e (Ue, Extra UE) (indici destagionalizzati 2000=100) Cuoio e calzature: Valori medi unitari prezzi alla produzione e (Ue, Extra UE) (indici destagionalizzati 2000=100) Laumento dei valori medi unitari risente di una modifica di composizione degli esportatori italiani: fuori i meno pregiati, rimane la qualità più elevata

37 Industria italiana tra crisi e trasformazioni Modifica di composizione settoriale dellexport: si riduce il made-in-Italy, aumentano beni di investimento e intermedi; ma non fino al punto di un mutamento strutturale del modello di specializzazione che è profondamente radicato Il made-in-Italy tradizionale è ancora lì, ma è in trasformazione; processo di selezione del più adatto, con un nuovo movimento di specializzazione allinterno dei settori, già avvenuto in passato; la bassa qualità e le fasi più intensive di lavoro sono spiazzate dai produttori a basso costo e/o delocalizzate; upgrading delle esportazioni a riflesso del successo/sopravivenza dei beni a più alta qualità (più elevato valore unitario) I più adatti sono anche i produttori dotati di un potere di mercato: essi difendono i margini di profitto sul mercato estero (piuttosto che su quello interno meno dinamico), nonostante la crescente pressione dei competitori a basso costo, grazie a un ulteriore innalzamento della barriera qualitativa (indotto proprio dalle pressioni competitive di tipo cinese) Nella misura in cui questo comportamento consente la tenuta delle quote di mercato a prezzi correnti, indica un non del tutto scontato punto di forza degli esportatori italiani (di successo) di made in Italy nei fattori di competitività non di prezzo; ma ciò avviene al costo di una caduta consistente nei volumi di export e di produzione; un modello di specializzazione inefficiente quando la performance viene misurata sulle quantità, ma non quando è misurata sui valori? Qualche ipotesi: la manifattura italiana era, in una sua parte, protetta (grazie allesclusione della Cina dal Wto, al Multifibre, ecc.) e quindi sovradimensionata? Aumento platea concorrenti sfronda (i dati in quantità calano), lasciando i più efficienti (i dati in valore tengono); risultato finale, perdita di peso dellindustria per maggiore apertura? Sarebbe sbagliato ostacolare questo mutamento (assecondando le asserzioni sul fatto che la Cina è sleale perché fa a modo suo). Ma il cambiamento sarebbe affrontabile più facilmente se ci fosse un settore dei servizi trainante ed efficiente (liberalizzazioni) che assicurasse la crescita, in questa fase non conseguibile nellindustria. Forse è soprattutto qui (ritardo dei servizi) il nodo principale della competitività italiana Accanto a ciò, un ambiente più favorevole al cambiamento strutturale (welfare orientato alla mobilità del lavoro e meno ostacoli alla crescita dimensionale delle imprese) e al mutamento delle specializzazioni (istruzione, capitale umano, ricerca e sviluppo) potrebbe accompagnare, nel medio-lungo periodo, ladattamento della nostra industria al mutato ambiente competitivo

38 questo e molto altro ancora in IL MODELLO CHE NON CERA LItalia e la divisione internazionale del lavoro industriale di Sergio de Nardis e Fabrizio Traù Rubbettino in uscita a gennaio 2006


Scaricare ppt "Competitività e specializzazione dellindustria italiana Sergio de Nardis ISAE-Istituto di Studi e Analisi Economica Seminario presso la Facoltà di scienze."

Presentazioni simili


Annunci Google