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Lo stato «da mar» 27 maggio 2013. Lo stato da Mar agli inizi del Cinquecento.

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Presentazione sul tema: "Lo stato «da mar» 27 maggio 2013. Lo stato da Mar agli inizi del Cinquecento."— Transcript della presentazione:

1 Lo stato «da mar» 27 maggio 2013

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4 Lo stato da Mar agli inizi del Cinquecento

5 Istria, Dalmazia, Levante Distinguere lAdriatico dal «Levante» e dal Mediterraneo Un lento processo di costruzione Una territorialità incerta Storiografie nazionali, storiografie composite e «internazionali»

6 Per il Levante e per il Mediterraneo in generale, una storiografia cosmopolita e, oggi, la rinascita delle storiografie nazionali I nessi con la politica delletà dellimperialismo La presenza di Francia e Gran Bretagna nel Mediterraneo

7 Dalla storiografia veneziana alla storiografia italiana Il nazionalismo italiano e il problema adriatico LItalianità (da Tommaseo in poi) Leredità della seconda guerra mondiale e la rimozione postbellica La vocazione mediterranea dellItalia: Dalmazia, Albania Tentazione «coloniale» (la conquista del Dodecaneso ai primi del Novecento): il ruolo politico dellarcheologia Il nesso con la storia veneziana

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9 .,

10 Codice Diplomatico Istriano Edizione integrale in BaseWeb® (con funzioni di ricerca sul testo) L'edizione a stampa del 1986 Introduzione Regesti

11 Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Istria venne saccheggiata dai Goti, quindi passò sotto il controllo di Bisanzio (538) e in questo periodo storico si sviluppò un dialetto del ladino parlato dagli abitanti della Istria settentrionale (nell'Istria meridionale si sviluppò l'Istrioto). Dopo una breve occupazione longobarda, l'Istria fu annessa al Regno Franco da Pipino d'Italia (789) venendo costituita in marca da Arnolfo di Carinzia ( ). Risalgono a questo periodo le prime testimonianze sulla presenza di popolazioni slave nella regione istriana (Placito del Risano).

12 Anno Maggio, Indizione XIV. Venezia. Dedizione di Pola alla Repubblica Veneta. Laudabile redditur et necessarium reputatur, ut homines, et Populi circa augumentum, et conservationem sui status sic vigilent, studeant, et intendant, quo procul pulsis violentiis, et gravaminibus quibuscumque, per que solent eorumdem exterminium et desolationes accedere, sepius gaudere possint statu pacifico, et tranquillo.

13 Nel 933, con la pace di Rialto, Venezia ottenne un primo riconoscimento del diritto di navigare e commerciare lungo le coste istriane. In questo periodo gruppi di italici e di slavi si trasferirono in Istria. I primi si stabilirono lungo la costa e in alcune zone interne dell'Istria occidentale, mentre i secondi nell'entroterra e su alcuni tratti del litorale adriatico orientale. Successivamente l'Istria fu controllata dai duchi di Merano, dal duca di Baviera (dal 952), dai duchi di Carinzia (dal 976) e dal patriarca di Aquileia (dal 1077).

14 Hoc igitur post premeditatione previa viri providi, et discreti D. Petrus qu. D. Viti, Blasius q. D. Dettacomandis Civis Polensis, Honorabilis Capitaneus Populi Civitatis Polae predicta una cum populo universo, et Commune Civitatis predictae considerantes et videntes afflictiones, et ruinas eorum continuas Civitatis Polae et Territorii, ac districtus, propter innumeras injurias, et molestias, atque damna reales, et personales que eis dictae Civitatis, et districtus, et eorumdem bonis multipliciter irrogantur, et ab exteris suisque Rectoribus, ita et taliter pro ut extitit manifestum, propter que omnia de die in diem ad pejus immo in nihilum ducebantur, et recolentes, et attendentes plenitudinem gratiae et fontem clementiae Ducalis Dominii, que cooptatos erigat, devios ad statum salutarem reduoit, quae vere non claudit premium in se sperantibus, nec denegat auxilium, et misericordiam implorantibus, et sub cujus fidelitate dudum, jam scilicet infinitis annis cum multis benefitiis Ducalibus, et gratiis permanserunt, salubri ducti provida et unanimi deliberatione, et voluntaria axectione pro necessaria salute, et conservatione ipsorum et dictae Terrae, et districtus deliberaverunt, et providerunt se, et sua totaliter summittere D. Duci, et Communi Venetiarum perpetuo, et sic deliberaverunt.

15 Volentes effectui complere ad virum nobilem, et prudentem D. Joannem Contareno honorandum Capitaneum Pasenatici Histrie pro Communi Venetiarum in ipsis partibus degentem reverenter habuerunt recursum, et ipsi D. Capitaneo ad ipsorum vocationem, et instantem requisitionem Polam properante, ejusque persona representante Ducale dominium Venet. et pro D. Duce, et Communi Venetiarum reoipiente, idem Capitaneus et populus universus, de dicta terra Polae solemniter libere, sponte et absolute Civitatem, et Castrum, Pole, et villas, et Castra, ac bona, Dominium, merum, et mixtum Imperium, omnes jurisdictiones, jura, actiones reals, et personales, utiles, et directas, tacitas, et expressas, et mixtas, ad ipsam Civitatem, et districtum quomodolibet pertinentes, quo pertinere possent, et cum omnibus juribus, et jurisdictionibus, et actionibus dicto Communi, et Universitati et ipsorum locis Pole pertinentibus, et expectantibus et quorumcumque

16 La dedizione spontanea alla Serenissima della maggior parte dell'Istria occidentale e meridionale iniziò nel XII secolo e poteva dirsi praticamente conclusa attorno alla metà del Trecento. Nel 1335 gli Asburgo acquisirono il possesso della Carinzia e della Carniola, venendo così in contatto con i territori dei conti di Gorizia. Uno di essi - Alberto IV, conte d'Istria - oberato dai debiti e senza figli, nel 1354 stipulò un accordo con gli Asburgo, cedendo loro tutti i diritti sui suoi possedimenti alla sua morte (che avvenne nel 1374) in cambio del pagamento di tutte le sue pendenze. A partire dl 1374 gli Asburgo dominarono quindi una parte dell'Istria interna, ingrandendola poi con successive acquisizioni. Tale dominio rimarrà ininterrotto fino al 1918, con l'eccezione del periodo delle guerre veneto-arciducali e della parentesi napoleonica. La Repubblica di Venezia conservò l'Istria veneta fino alla scomparsa del suo Stato ad opera di Napoleone nel Mentre l'Istria costiera e l'entroterra istriano meridionale, dopo aspri scontri e numerosi assedi alle cittadine della zona, divenne veneziana verso la metà del XIV secolo, l'entroterra istriano centro-settentrionale fu feudo del Patriarca di Aquileia e del Conte di Gorizia (vassallo del Patriarca di Aquileia) fino al 1445.

17 Successivanente a tale data, i territori del Patriarca di Aquileia (parte settentrionale dell'Istria interna) entrarono a far parte dello Stato veneto e lo rimasero fino al La massima estensione della sovranità veneziana sulla penisola istriana fu raggiunta in seguito allesito del lodo arbitrale di Trento del 1535, quando Venezia ottenne anche una parte del territorio della villa di Zamasco nei pressi di Montona. Da quel momento, Venezia conservò la sovranità su buona parte dellIstria fino alla scomparsa del suo Stato ad opera di Napoleone nel La Casa di Asburgo mantenne invece la sovranità sulle località nord-orientali intorno a Castelnuovo e quelle centro-orientali (Contea di Pisino).[3] La contea di Pisino (parte centrale dell'Istria interna) restò invece feudo del Conte di Gorizia fino al 1516, data in cui, per successione ereditaria, passò alla casa d'Austria. Il conte di Gorizia, di etnia tedesca, era contemporaneamente vassallo del Patriarca di Aquileia e del sovrano del Sacro Romano Impero. I territori veneziani alla vigilia della caduta Tale situazione si protrasse fino ad epoca napoleonica. Fra il XIV e il XVI secolo numerosi pastori romeni si rifugiarono in Istria durante le invasioni ottomane, e (mescolandosi con i discendenti dei locali ladini, secondo Antonio Ive[4]) formarono una popolazione di lingua istrorumena, tuttora presente a Seiane e nelle vallate intorno al Monte Maggiore dell'Istria. Durante i primi secoli dell'epoca moderna, e in particolare nel Seicento, la regione fu devastata da guerre e pestilenze, perdendo gran parte della propria popolazione[5]. Per colmare il vuoto che si era creato, il governo della Serenissima ripopolò ampie zone dell'Istria veneta con coloni di diverse etnie slave (oltre che con greci e albanesi)[6]. L'Istria assunse così la propria caratteristica composizione etnica, con la costa ed i centri urbani di lingua sia istroveneta che istriota e le campagne abitate prevalentemente da slavi e da altre popolazioni di origine balcanica

18 Bibliografia GIOVANNI NETTO, I reggitori veneti in Istria ( ), "Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria", XCV (XLIII N.S.) (1995), pp Senato misti, Cose dell'Istria, "Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria", 1890 e seguenti. «Archivio storico per Trieste, lIstria e il Trentino» dal 1882 (Morpurgo, Oberdank, lirredentismo…)

19 GIOVANNI DE VERGOTTINI, Lineamenti storici della costituzione politica dell'Istria durante il Medio Evo, Roma, Società istriana di archeologia e storia patria, , 2 voll., ora in un solo volume, Trieste, Società istriana di archeologia e storia patria, Altro testo di ampio respiro e d'interesse politico per il tema, è: FRANCO CUSIN, Il confine orientale d'Italia nella politica europea del XIV e XV secolo, Trieste, Lint, 1977, 2 ed. (Milano ° ed.). Il lavoro monografico più recente è: EGIDIO IVETIC, L'Istria moderna. Un'introduzione ai secoli XVI-XVIII, Fiume-Trieste, Unione italiana - Università popolare, 1999, ripreso e sviluppato in EGIDIO IVETIC, Oltremare: l'Istria nell'ultimo dominio veneto, Venezia, Ivsla, 2000, con ampia bibliografia ad annum.

20 . Dalmazia.

21 La popolazione latina o latinizzata cercò di resistere alle invasioni barbariche rifugiandosi sulle isole e nelle città fortificate legate all'Impero Romano d'Oriente e quindi ai nuovi regni che si andavano formando nell'entroterra: Croazia, Ungheria, Rascia o Serbia e successivamente a Venezia e Ragusa

22 Dalmazia e Croazia nel XI sec. Bisanzio concesse la Dalmazia interna ai re croati Tomislao (Tomislav) come stratega del temato, Dirzislao come Patriarca ed Esarca di Dalmazia e Croazia e Cresimiro IV come rex Dalmatiae et Chroatiae. Le isole e le città subirono gradualmente una parziale slavizzazione ], ma soprattutto finirono assimilate da Venezia. ] La lingua romanza autoctona dei Dalmati scomparve poco alla volta: mentre a Ragusa il dalmatico resistette fino al XIV secolo, a Veglia si estinse nel XIX.

23 Lespansione veneziana Venezia spese più di quattro secoli per poter dominare incontrastata su buona parte della Dalmazia. Nel 1000 il doge Pietro II Orseolo, investito dall'imperatore Basilio II del titolo di protospataro imperiale prese tutta la Dalmazia bizantina (resistette solo Lagosta), e nel maggio del 1000 fu nominato dux Veneticorum et Dalmaticorum. Già attorno al 1045 a Venezia rimase solo l'Ossero

24 Forze interne, penetrazioni esterne. I Balcani e la politica «europea». Nel 1074 il duca normanno Amico di Giovinazzo sconfisse Cressimiro IV, cercando per sé il regno di Dalmazia, ma fu sconfitto a sua volta dal doge Domenico Svevo, e la Dalmazia rimase al re croato Demetrio Zvonimir, vassallo del papa Gregorio VII. Nell'arco del XII secolo Zara passò due volte nelle mani di Venezia ( , ) ed i Bizantini presero brevemente due volte tutta la Dalmazia tranne Zara ( , ).

25 La IV crociata Il doge Enrico Dandolo si servì della IV crociata per prendere Zara (10 novembre 1202) e saccheggiare Bisanzio (1204). Dopo la caduta di Bisanzio, anche Ragusa passò a Venezia ( ).

26 Gli Angiò in Ungheria e la guerra contro Venezia nel corso del Trecento Con la pace di Zara (1358) tutta la Dalmazia (tranne le Bocche di Cattaro) tornò ai re ungheresi della Dalmazia e Croazia (la Repubblica di Ragusa con ciò divenne praticamente indipendente sino al 1808).

27 Il Quattrocento come momento di massima espansione Nel 1409 Venezia ottenne i diritti sulla Dalmazia – tra il 1409 ed il 1421 (con qualche appendice posteriore), dopo fatti d'arme, acquisti e dedizioni passarono a Venezia le città della costa, le isole e parti delle Bocche; nel 1573, qualche cessione di terre già veneziane al Turco (che prese anche la fortezza ungherese di Clissa) portò la provincia al minimo limite territoriale.

28 Forme di «protettorato» Dalla spedizione orseoliana in Dalmazia della fine del X secolo, al 1358, anno della pace di Zara con l'Ungheria, con cui cedeva ogni possesso e diritto nella provincia, Venezia ebbe varie città dalmate sotto il proprio protettorato, anche a più riprese. Ciò avvenne anche per Ragusa, che però non le fu mai completamente soggetta..

29 La pace di Candia del 6 settembre 1669 concluse la guerra iniziata nel 1645 e fu seguita dal trattato del 30 ottobre 1671 che stabilì il nuovo assetto territoriale, poi detto "acquisto vecchio", sancito dalla "linea Nani": Venezia acquisiva Clissa, perdeva Macarsca e Poglizza. Il trattato di Carlovitz del 26 gennaio 1699, che concludeva la guerra di Morea iniziata nel 1684, assegnò altro entroterra dalmata a Venezia, detto "acquisto nuovo" e sancito dalla "linea Grimani", con Tenin, Sign, Citluch e la quasi totalità delle Bocche (oltre alla Morea).

30 , La guerra del venne conclusa dal trattato di Passarowitz, che assegnò a Venezia l'"acquisto nuovissimo" sancito dalla "linea Mocenigo" del Venezia acquisiva Imoschi, la riva sinistra della Cettina e l'alto corso della Cherca, cedendo al Turco la parte più interna dell'area della Narenta, oltre alla Morea.

31 LAlbania veneziana

32 Cattaro

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34 . Nel XIV secolo iniziò l'interesse veneziano e la penetrazione veneziana per l'area, importante scalo nella rotta verso il Levante; i primi possessi ed organizzazioni in reggimenti avvennero tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo nella costa albanese; un ventennio dopo compresero anche località nelle Bocche.

35 LAlbania Veneta Alla metà del Quatttrocento, l'area - detta Albania veneta - comprendeva le Bocche e da lì, quasi senza soluzione di continuità, la costa albanese sino al fiume Drin ed alla località di Alessio, compreso l'entroterra sino alle coste occidentali ed orientali del lago di Scutari, mentre quelle settentrionali appartenevano a despotati locali. Più a sud, apparteneva già a Venezia anche la cittadina di Durazzo.

36 Cattaro - Budua - Castelnuovo - Alessio - Antivari - Croia - Drivasto - Dulcigno - Durazzo - Scutari - Valona

37 Isole Ionie

38 ..

39 Un ripasso: Il modello del reggimento Lo Stato da mar veneziano, così come quello di terra, era suddiviso in rettorati, particelle giurisdizionali costituite di solito da una città con il suo contado. Il termine è generico: a seconda delle aree potevano essere usati nomi diversi, come podesterie o reggimenti. I rettorati erano la base su cui poggiava l'intero sistema amministrativo della Repubblica, il primo livello di controllo del territorio. A capo di ogni rettorato vi era un patrizio veneziano, inviato sul posto con il compito di sovraintendere ai Consigli cittadini locali, e quindi ogni rettorato può essere definito anche come quell'area sottoposta alla giurisdizione di un rappresentante veneto o rettore.

40 Rettori di Terraferma, rettori «da Mar» titoli diversi: podestà, conti, provveditori, baili. eletto in Maggior Consiglio o in Senato tempo limitato, di solito al massimo di tre anni; situazioni eccezionali potevano indurre a posticipare il rientro La durata dell'incarico era detta "carico". L'elezione poteva essere rifiutata dal prescelto che, a seconda dei luoghi, era soggetto o meno, nel caso, ad una "pena" pecuniaria

41 Lordinaria amministrazione del rettore giustizia spese riscossione delle entrate mansioni di sicurezza; approvare o meno le decisioni del Consiglio locale, applicando la legge basandosi sugli Statuti, dove c'erano, e sulle commissioni ricevute prima di partire. Contumacia Durante il proprio mandato inviava regolarmente "dispacci" ed al termine redigeva una "relazione»

42 I dispacci Si tratta della corrispondenza ordinaria intercorsa tra un rettore e Venezia, perché il rappresentante veneto doveva aggiornare continuamente la Repubblica su decisioni ed avvenimenti significativi. Un fondo dell'Archivio di Stato di Venezia è dedicato alla loro conservazione.

43 Commissione elenco di incarichi e priorità consegnate al rettore poco dopo la nomina norme di comportamento che il rappresentante veneto avrebbe dovuto adottare in precise situazioni integrare gli statuti cittadini e il giudizio del rettore non poteva prescindere dal rispetto di entrambi può aggirare qualche norma degli statuti, ma le comunità protessero sempre attentamente i propri privilegi. Contingenze particolari richiesero commissioni più articolate.

44 Relazioni dei rettori Alla fine del proprio mandato i rettori che avevano ricoperto la carica in rettorati di rilievo dovevano presentare una relazione nella quale riassumevano l'intera opera svolta durante il loro mandato. Spesso queste relazioni furono anche il momento per spiegare i principali problemi delle zone da cui i rettori facevano ritorno, per suggerire delle possibili soluzioni e per dare interessanti informazioni di carattere geografico e sociale.

45 . IL LEVANTE VENEZIANO

46 Lessico e concetti Protettorato Colonie Meccanismi di «economia coloniale» Diversi modelli di colonialismo

47 La sua origine politico-culturale non è ben delineata in quanto la definizione stessa di colonialismo coincide con fenomeni già presenti nella storia sin dalla Grecia antica.Grecia antica Infatti l'occupazione di territori oltre i confini nazionali per trarvi beneficio economico e per influenzarne le scelte di politica interna era lo strumento principale con cui i grandi imperi dell'antichità usavano accrescere il loro potere. L'impero marittimo ateniese pose sotto la propria influenza tutte le città bagnate dal Mar Egeo, costringendole ad un'alleanza forzata e scavalcando le autorità locali, controllò alcune zone del Mar Nero da cui otteneva le materie prime per mantenere la flotta.atenieseMar EgeoMar Nero L'impero cartaginese sottomise con la forza gran parte delle popolazioni del Nordafrica e della Penisola Iberica utilizzando modalità non dissimili a quelle dei conquistadores spagnoli nelle Americhe e sfruttò intensamente le ricche miniere aurifere presenti in Spagna. I Romani adottando il famoso motto "divide et impera" divennero i precursori della strategia bellica dei colonizzatori europei, volta a sfruttare a proprio vantaggio le rivalità presenti tra le tribù locali frammentando una potenziale difesa contro l'invasore che, quindi riesce spesso ad assoggettare vasti ed eterogenei territori impiegando ridotte risorse. Inoltre, come dimostrato dalle ricostruzioni storiche e dai ritrovamenti archeologici nelle regioni esterne dell'Impero, le legioni erano sempre seguite da nutriti gruppi di cartografi e coloni che una volta pacificata l'area si sarebbero poi insediate in città di nuova fondazione.impero cartagineseSpagnaRomanidivide et imperastrategia bellica Generalmente, si intende usare questo termine riferendolo al fenomeno che prese il via a seguito delle prime spedizioni oceaniche degli esploratori europei.

48 Le diverse fasi dellespansione veneziana nel Levante Prima fase La penetrazione puramente economica (sia nei paesi musulmani come in quelli conquistati dai bizantini dopo la parentesi dellimpero latino): anche dopo il Fondaci -Comunità di mercanti rette da un console

49 Seconda fase Fase «imperiale» (dopo la IV crociata): i veneziani si rendono conto che la semplice esistenza di fondaci non è più sufficiente, e occorrono istituzioni più solide (nelle città)

50 Terza fase Dalla fine del Trecento in poi I Genovesi hanno perso il ruolo di antagonisti lImpero bizantino è sempre più debole e quello ottomano sempre più forte: le popolazioni greche e le città greche si sottomettono sempre più spesso spontaneamente a Venezia in cambio della protezione militare e di una certa autonomiahe cominciò a formarsi stabilmente nel corso del XIII secolo, grazie agli "atti di dedizione" compiuti dalle città, spesso già ad ordinamento comunale e rette da propri "statuti".

51 più importante tra tutti questi funzionari era quello residente a Costantinopoli. Dal 1204 al 1261 il Podestà della colonia di Costantinopoli, cioè del quartiere veneziano della città, separato da mura e affacciato sul Corno d'Oro, era il rappresentante del governo in tutta la Romània: assistito da un consiglio di sei membri, da 5 giudici e 2 camerarii (per le questioni economiche), da lui dipendevano tutti i cittadini veneziani in oriente, tutti i possedimenti e le colonie compresa Candia. Dal 1277 il governatore della colonia di Bisanzio fu denominato Bailo di Costantinopoli con durata biennale della carica e, dal 1322, giurisdizione su tutto l'oriente esattamente come in precedenza il podestà.

52 In generale i Baili erano ambasciatori residenti con autorità su una colonia principale e sui cittadini veneziani presenti nella nazione. Baili veneziani risiedevano in tutti i principali paesi mediterranei. Nel tempo tali figure scomparvero progressivamente, sostituite da ambasciatori inviati e da altri funzionari residenti, i Consoli, con giurisdizione sulle colonie di cittadini veneziani all'estero. Solo il caso di Costantinopoli sopravvisse fino alla fine della Repubblica. Venezia, nelle prime fasi dell'espansione, immediatamente dopo la Quarta Crociata organizzò parte dei suoi domini secondo le modalità del rapporto feudale di signoria-vassallaggio in uso presso i suoi alleati Franchi e il nuovo Impero latino.

53 tti questi territori erano poi legati alla madrepatria dall'obbligo di omaggio a Venezia e dall'impegno a favorirne assolutamente il commercio. Nacquero così: i feudi di Corfù ( ); il Ducato di Durazzo ( ); il Ducato di Nasso ( ); i feudi di Cefalonia e Zante (1209), appartenenti alla Contea palatina di Cefalonia, Itaca e Zante; i Marchesati di Cerigo e Cerigotto (1210); la Signoria di Negroponte ( ); il Ducato di Candia ( ), la più importante colonia veneziana, oggi isola di Creta; il Granducato di Lemno.

54 tale organizzazione figure particolari erano i castellani, titolo con cui erano designati i governatori militari delle fortezze, come le due importanti città di Corone e Modone, principali basi d'accesso per il controllo dell'Egeo e definite Venetiarum Ocellae (gli occhi di Venezia). Nel tempo comunque il sistema amministrativo veneziano finì per centralizzarsi e strutturarsi sulla figura dei Provveditori, funzionari della Repubblica inviati nei territori sotto la diretta amministrazione di Venezia (ad esempio la Morea fu retta da provveditori nel periodo , mentre a Corfù si stabiliva il Provveditore Generale da Mar). La ripartizione amministrativa dei possedimenti coloniali era così distribuita: Capitanato di Zara Reggimenti di Almissa, Arbe, Brazza, Capodistria, Cattaro, Cefalonia, Cerigo, Cherso, Corfù, Curzola, Lesina, Macarsca, Montona, Muggia, Nona, Pago, Parenzo, Parga, Pirano, Pola, Prevesa, Rovigno, S. Maura, Sebenico, Spalato, Traù, Umago, Veglia, Vonizza, Zacinto; Signoria autonoma di Cerigotto

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56 Creta

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