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IL MANIERISMO IL TERMINE MANIERISMO DERIVA DALLA PAROLA MANIERA UTILIZZATA PER LA PRIMA VOLTA DA GIORGIO VASARI PER INDICARE LA BELLA MANIERA O LO STILE.

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Presentazione sul tema: "IL MANIERISMO IL TERMINE MANIERISMO DERIVA DALLA PAROLA MANIERA UTILIZZATA PER LA PRIMA VOLTA DA GIORGIO VASARI PER INDICARE LA BELLA MANIERA O LO STILE."— Transcript della presentazione:

1 IL MANIERISMO IL TERMINE MANIERISMO DERIVA DALLA PAROLA MANIERA UTILIZZATA PER LA PRIMA VOLTA DA GIORGIO VASARI PER INDICARE LA BELLA MANIERA O LO STILE CON CUI DIPINGEVANO I GRANDI ARTISTI COME LEONARDO, MICHELANGELO E RAFFAELLO E CHE I PITTORI A LORO SUCCESSIVI DOVEVANO IMITARE O SEGUIRE. DATA FONDAMENTALE PER IL MANIERISMO É IL 1527, ANNO DEL SACCO DI ROMA, CHE PORTÓ ALLA DIASPORA DI TUTTI GLI ARTISTI ATTIVI A ROMA IN QUEL PERIODO. OGNUNO DI LORO TROVÓ LAVORO IN ALTRE CITTÁ NON SOLO ITALIANE ALCUNI TRA I GRANDI ARTISTI MANIERISTI FURONO AIUTANTI DI RAFFAELLO E TRA LORO I PRINCIPALI FURONO: GIULIO ROMANO PERIN DEL VAGA POLIDORO DA CARAVAGGIO Perin del Vaga La lotta tra dei e giganti affresco Genova, Palazzo dei Principi OGNUNO DI LORO FUGGÍ DA ROMA E RIPARÓ IN DIVERSE CITTÁ: GIULIO ROMANO ANDÓ A MANTOVA PERIN DEL VAGA A GENOVA POLIDORO DA CARAVAGGIO IN SICILIA

2 IL MANIERISMO SI SVILUPPÓ A PARTIRE DAL CENTRO ITALIA (ROMA e FIRENZE) CON ARTISTI COME GIORGIO VASARI, ROSSO FIORENTINO, PONTORMO e BRONZINO. PER POI SVILUPPARSI IN TUTTA ITALIA, CON ESPONENTI SIA EMILIANI COME PARMIGIANINO, SIA VENETI COME TINTORETTO. Giorgio Vasari Sacra Famiglia con san Giovannino , olio su tavola; cm 116,5 x 93,5 Firenze, Galleria degli Uffizi Giorgio Vasari Casa Vasari Arezzo

3 ALCUNI ARTISTI MANIERISTI SI SPECIALIZZARONO NELLA DECORAZIONE A GROTTESCHE DECORAZIONE AD AFFRESCO O IN STUCCO CON ELEMENTI DECORATICI RIPRESI DALLARTE ANTICA: animaletti fantastici sfingi tralci o girali vegetali putti conchiglie maschere LA DIFFUSIONE DI QUESTA DECORAZIONE VA DI PARI PASSO CON LA RISCOPERTA E IL RECUPERO DELLARTE ANTICA AVVIATA PROPRIO DURANTE IL CINQUECENTO. IL TERMINE GROTTESCA DERIVA DA GROTTA, NOME ASSEGNATO AGLI EDIFICI SEMISEPOLTI RISALENTI ALLEPOCA DELLA ROMA IMPERIALE E PER LA SALVAGUARDIA DEI QUALI RAFFAELLO VENNE NOMINATO DAL PONTEFICE SOPRINTENDENTE ALLE ANTICHITÁ

4 IL MANIERISMO SI SVILUPPÓ ANCHE NELLA SCULTURA CON IL FIAMMINGO JEAN DE BOULOGNE NOTO IN ITALIA CON LO PSEUDONIMO DI GIAMBOLOGNA (1529 – 1608) Il ratto delle Sabine 1582 circa, marmo, 410 cm Firenze, Loggia dellOrcagna Mercurio Volante 1564 circa, bronzo, 170 cm Firenze, Museo del Bargello

5 Perseo e Medusa bronzo Firenze, Loggia del Lanzi IL MANIERISMO SI SVILUPPÓ ANCHE NELLA SCULTURA CON LITALIANO BENVENUTO CELLINI ( ) Saliera di Francesco I ebano, oro e smalto, 31,5 x 33,5 cm Vienna, Kunsthistorisches Museum Su una base di ebano siedono le figure di Nettuno (personificazione del mare, con il tridente e seduto su una conchiglia, circondata da animali marini) e Cerere (personificazione della Terra, regge una cornucopia ed è affiancata da vari animali terrestri). Le loro gambe si intrecciano come la terra e il mare. Accanto a Nettuno si trova una navicella per il sale. Accanto a Cerere un tempietto per il pepe.

6 IN QUESTO PERIODO SI DIFFONDONO ANCHE LE WUNDERKAMMER (CAMERE DELLE MERAVIGLIE)

7 E I BOSCHI DEI MOSTRI Pirro Liguorio Giardino dei mostri di Bomarzo, Viterbo, 1552 Giambologna Appennino 1571 circa Pratolino (Fi), Parco villa Demidoff

8 LE CARATTERISTICHE PRINCIPALE DELLO STILE MANIERISTA SONO: LE POSE ARTICOLATE FINO ALLA CONTORSIONE LE ESPRESSIONI ESASPERATE LE PROPORZIONI DEFORMATE LE FORME ALLUNGATE LA PROSPETTIVA VIENE SPESSO ABBANDONATA I COLORI INNATURALI E ACIDULI PARMIGIANINO La conversione di San Paolo olio su tela, 177,5 x 128,5 cm Vienna, Gemaldegallerie GIORGIO VASARI San Luca dipinge la Vergine 1565, affresco Firenze, Chiesa della S. Annunziata

9 FONDAMENTALE DIVENTA IL DIPINGERE O LO SCOLPIRE ANNULLANDO OGNI SENSAZIONE DI FATICA E CREANDO LILLUSIONE DELLA FACILITÁ DI ESECUZIONE DI QUALSIASI OPERA DARTE E IL VIRTUOSISMO DEGLI ARTISTI. BARTOLOMEO AMMANNATI La fontana del Nettuno , marmo Firenze, Piazza della Signoria AGNOLO BRONZINO Allegoria di Venere, Cupido e il Tempo , olio su tela, 146,5 x 116,8 cm Londra, National Gallery

10 JACOPO CARRUCCI detto PONTORMO ( ) Giuseppe e Giacobbe in Egitto Dalle Storie di Giuseppe Olio su tela, Londra, National Gallery Il Pontormo si formò presso le botteghe di Leonardo e di Andrea del Sarto e lavorò esclusivamente in ambito fiorentino al servizio della famiglia Medici. Forse compì alcuni viaggi a Roma, ma la sua biografia è poco nota, benché celebri ed importanti sono i suoi diari nei quali annotava non solo ogni lavoro svolto ma anche ogni guadagno e ogni spesa. I contemporanei, ed in particolare Vasari, lo descrivono come un artista tormentato e solitario Nella sua segregazione popolata di gigantesche forme in disfacimento, agitata di gesti che paiono brancolamenti sovraumani, i suoi amici vano a cercarlo, quasi con sgomento di saperlo là solo… E. Checchi (critico)

11 Trasporto di Cristo al sepolcro olio su tavola, 312 x 192 cm Firenze, Santa Felicita, cappella Capponi LE FIGURE SULLO SFONDO APPAIONO LEGGERE E SENZA PESO, SOSPESE NELLARIA. LE FIGURE IN PRIMO PIANO APPAIONO IN EQUILIBRIO PRECARIO SULLE PUNTE DEI PIEDI LO SPAZIO IN CUI SI SVOLGE LA SCENA É IRREALE, NON RAPPRESENTA IL PAESAGGIO NATURALE MA LO STATO DANIMO PIÚ PROFONDO DEL PITTORE. MOSSO DA TORMENTI E PAURE EVIDENZIATE NEL TONO DI PENOBRA DELLO SFONDO. LUNICO ACCENNO ALLA NATURA É DATO DALLA NUVOLA. I CORPI SONO ALLUNGATI NELLE PROPORZIONI E PRIVI DI VOLUME. LA LORO DISPOSIZIONE CREA UNA SPIRALE CHE SI RESTINGE VERSO LALTO CHE CULMINA NELLA FIGURA DELLA MADDALENA LA LUCE FRONTALE IRRADIA I CORPI IN PRIMO PIANO E ANNULLA OGNI DEFINIZIONE PLASTICA. LE VESTI SONO ADERENTISSIME AL CORPO E DIVENTANO UNA SECONDA PELLE. I COLORI SONO ACIDI E INNATURALI, FORTEMENTE CANGIANTI E SI CREA IL CONTRASTO TRA I TONI CALDI DEL PRIMO PIANO E I FREDDI DEL SECONDO Curiosità: appare per tre volte lautoritratto del pittore

12 La visitazione Olio su tela, 202 x 156 cm Carmignano (Prato), Chiesa di San Michele LO SPAZIO IN CUI AVVIENE LINCONTRO È DEFINITO DA ALCUNE SEMPLICI ARCHITETTURE. LE DUE DONNE RITRATTE DI PROFILO SI GUARDANO NEGLI OCCHI ALLA PRESENZA DI ALTRE DUE FIGURE FEMMINILI FRONTALI CHE GUARDANO LO SPETTATORE. LA VERGINE E SANTELISABETTA ACCENNANO AD UN MOVIMENTO CHE SI PONEN IN NETTO CONTRASTO CON LIMMOBILISMO DELLE ALTRE DUE DONNE LA LUCE FRONTALE ILLUMINA LE FIGURE E LASCIA IN PENOMBRA LO SFONDO. I PANNEGGI DELLE VESTI SONO VAPOROSI E SENZA PESO, DIPINTI CON COLORI CANGIANTI E UTILIZZATI SEGUENDO LA REGOLA DEL CONTRAPPOSTO (Inversione dei due colori dominanti tra le figure) Bill Viola, 1995

13 GIOVANBATTISTA DI JACOPO detto ROSSO FIORENTINO ( ) Giorgio Vasari, Ritratto di Rosso Fiorentino ROSSO NACQUE E SI FORMÓ A FIRENZE MA FONDAMENTALI PER LUI FURONO I VIAGGI A ROMA DURANTE I QUALI EBBE LA POSSIBILITÁ DI VEDERE E STUDIARE LE OPERE DI MICHELANGELO ED ENTRARE AL SERVIZIO DI PAPA CLEMENTE VII. DURANTE IL SACCO DI ROMA VENNE CATTURATO E FATTO PRIGIONIERO, E UNA VOLTA LIBERO FUGGÍ DA ROMA PER NON FARVI PIÚ RITORNO. SI RECÓ AD AREZZO MA IL PITTORE NON OTTENNE GRANDE FORTUNA PERTANTO NEL 1530 DECISE DI TRASFERIRSI IN FRANCIA ALLA CORTE DEL RE FRANCESCO I. PER IL RE DI FRANCIA PROGETTÓ LA GRANDE GALLERIA DEL CASTELLO DI FONTAINEBLEU( )

14 La Deposizione dalla croce 1521 olio su tavola, 333 x 196 cm Volterra, Pinacoteca civica GLI UOMINI SULLA SCALA CERCANO DI TOGLIERE DALLA CROCE IL CORPO LIVIDO DI CRISTO, E ASSUMONO POSE INNATURALI, COME INNATURALI SONO LE DISPOSIZIONI DELLE SCALE POGGIANTI ALLA CROCE PROSPETTIVA E PROPORZIONI TIPICHE DEL RINASCIMENTO VENGONO ABBANDONATE CON FIGURE ALLUNGATE, SPIGOLOSE E SENZA PESO. I PANNEGGI E LE VESTI NON SONO IN MORBIDO TESSUTI MA APPAIONO RIGIDI (come fogli di carta accartocciata) I GESTI E LE ESPRESSIONI DI SAN GIOVANNI, DELLA VERGINE E DELLE PIE DONNE SONO DRAMMATICAMENTE ESASPERATI ED ENFATICI I COLORI ACIDI E FREDDI SONO INNATURALI E CANGIANTI E COMPLEMENTARI, UTILIZZATI PER ACCENTUARE LEFFETTO DI TENSIONE DRAMMATICA NON COMPARE ALCUN ELEMENTO NATURALE

15 FRANCESCO MAZZOLA detto IL PARMIGIANINO ( ) PARMIGIANINO NACQUE A PARMA IN UNA FAMIGLIA DI PITTORI. LA SUA FORMAZIONE AVVENNE STUDIANDO GLI ARTISTI LOCALI MA FONDAMENTALE PER LUI FU IL TRASFERIMETNO A ROMA NEL QUI STUDIÓ LE OPERE DI MIUCHELANGELO E DI RAFFAELLO. FUGGÍ DA ROMA NEL 1527 E FECE RITORNO A PARMA DOVE RINNOVÓ LA PITTURA E LO STILE IN CHIAVE MANIERISTA. Autoritratto Vienna, Gemäldegarie È STATO UN GRANDE SPERIMENTATORE COME TESTIMONIA IL SUO AUTORITRATTO ALLO SPECCHIO CONVESSO A PARMA REALIZZÓ ALCUNE OPERE IMPORTANTISSIME COME GLI AFFRESCHI CON LE VERGINI SAVIE E LE VERGINI FOLLI NELLA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA STECCATA (a destra)

16 Madonna dal collo lungo 1539 circa, olio su tela 219x135 cm Firenze, Galleria degli Uffizi LE PROPORZIONI DELLA MADONNA E DEL BAMBINO SONO MOLTO ALLUNGATE IL VOLTO DELLA VERGINE È UN OVALE PERFETTO TIPICHE DEL MANIERISMO È IL GESTO LEZIOSO DELLA MANO DESTA DI MARIA. IL CORPO DEL BAMBINO ADDORMENTATO È IN UNA POSA INNATURALE PER IL SONNO E SEMBRA PREANNUNCIARE IL DRAMMA DELLA SUA MORTE. INFATTI LA STRUTTURA DELLA COMPOSIZIONE (La Madonna con in grembo il Bambino) RICORDA QUELLA DELLA PIETÁ. MOLTI SONO I RIFERIMENTI SIMBOLICI AL TRAGICO DESTINO DI CRISTO: LA COLONNA INTERROTTA SENZA CAPITELLO IL CIELO PLUMBEO LA FIGURA DI SAN GIROLAMO, DOTTORE DELLA CHIESA, È MOLTO PIÚ PICCOLA E NON RISPETTA LE REGOLE PROPORZIONALI

17 GIULIO PIPPI detto ROMANO (1499 – 1546) Tiziano, Ritratto di Giulio Romano Mantova, Palazzo Te NACQUE E SI FORMÓ A ROMA COME ALLIEVO E COLLABORATORE (PRIMO AIUTANTE) DI RAFFAELLO NELLA DECORAZIONE DELLE STANZE VATICANE E ALLA MORTE IMPROVVISA DEL MAESTRO NE PRESE IL POSTO PER LA DECORAZIONE DELLA QUARTA E ULTIMA STANZA DEDICATA A COSTANTINO. È STATO UN ARTISTA ECLETTICO SI DEDICÓ ALLA PITTURA, ALLA DECORAZIONE E ALLARCHITETTURA. DOPO IL SACCO DI ROMA FUGGÍ DALLA CITTÁ E SI RIFUGIÓ A MANTOVA DOVE FEDERICO II GONZAGA, LO NOMINÓ PREFETTO GENERALE DELLE FABBRICHE CITTADINE E PITTORE DI CORTE. PER LA CITTÁ DI MANTOVA AVVIÓ UN PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE URBANA CON LA REALIZZAZIONE DI MOLTISSIMI NUOVI EDIFICI SIA CIVILI CHE RELIGIOSI. LA SUA OPERA PIÚ CELEBRE RESTA PALAZZO TE PER LA REALIZZAZIONE DEL QUALE LAVORÓ COME ARCHITETTO E PITTORE.

18 PALAZZO TE A MANTOVA Il palazzo venne commissionato da Federico II Gonzaga (ritratto a fianco), figlio di Isabella dEste (ritratto in basso) e Francesco Gonzaga, importanti mecenati, anche di Leonardo da Vinci, Il Palazzo è una villa di delizia, un luogo cioè dove i signori di Mantova potevano svagarsi, divertirsi e riposarsi. Il nome di Palazzo Te deriva dallisola del Teieto, una delle tre isole di Mantova, su cui sorge. Il Palazzo venne costruito tra il 1524 e il 1527 La decorazione ad affresco venne realizzata tra il 1527 e il 1530

19 È un edificio a pianta quadrata con al centro un grande cortile quadrato, un tempo abbellito da un labirinto, con quattro entrate sui quattro lati. L'entrata principale verso la città è una loggia, la cosiddetta Loggia Grande, all'esterno composta da tre grandi arcate su pilastroni bugnati. Il palazzo ha proporzioni insolite: si presenta come un largo e basso blocco, a un piano solo, la cui altezza è circa un quarto della larghezza. Tutta la superficie esterna è trattata a bugnato (comprese le cornici delle finestre e delle porte) e presenta un ordine gigante di paraste lisce doriche. Gli intercolumni non sono tutti uguali a dare un'impressione di disordine. Pare che il palazzo fosse anche dipinto, in origine, ma i colori sono scomparsi e le pitture sono visibili solo negli affreschi delle preziose stanze interne.

20 LA SALA DEI CAVALLI Giulio Romano dipinge veri e propri ritratti dei cavalli di Federico II

21 LA SALA DI PSICHE

22 LA SALA DEI GIGANTI QUESTA È LA SALA IN CUI LA STRAVAGANZA MA ANCHE LA FORZA DELLO STILE MANIERISTA SI MANIFESTA NEL MODO PIÚ EVIDENTE. LA DECORAZIONE È CONTINUA IN TUTTA LA STANZA DALLE PARETI AL SOFFITTO E CREA LILLUSIONE DI UNO SPAZIO APERTO FATTO DI ROCCE E ALBERI, IN CUI I GIGANTI CHE AVEVANO OSATO SFIDARE GLI DEI, VENGONO SCONFITTI E ABBATTUTI DA ZEUS. GIULIO ROMANO VUOLE STUPIRE LOSPITE CHE ENTRA NELLA STANZA: LE FIGURE SONO ENORMI E DEFORMATE E CON I LORO MOVIMENTI A SPIRALE CREANO IN CHI GUARDA, LA SENSAZIONE DI ESSERE SCHIACCIATI. I COLORI SONO BRILLANTI E CANGIANTI, COME RISULTA TIPICO DELLO STILE MANIERTISTA.

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24 GIULIO ROMANO CREA LEFFETTO DI UN SOFFITTO SFONDATO APERTO VERSO IL CIELO E CREANDO LILLUSIONE DI UNO SPAZIO MOLTO Più ALTO E AMPIO, DALLA FORTE VERTICALITÁ NELLA VOLTA SONO RITRATTI GLI DEI DELLOLIMPO CHE GUIDATI DA ZEUS (CHE SCAGIA I SUOI FULMINI) PUNISCONO I GIGANTI COLPEVOLI DI AVERLI SFIDATI.

25 Uno strano pittore: GIUSEPPE ARCIMBOLDI detto LARCIMBOLDO (1527 – 1593) LE TESTE DI ARCIMBOLDO SONO MOSTRUOSE PERCHÉ RIMANDANO TUTTE, QUALE CHE SIA LA GRAZIA DEL SOGGETTO ALLEGORICO, AD UN MALESSERE SOSTANZIALE: IL BRULICHIO. LA MISCHIA DELLE COSE VIVENTI, DISPOSTE IN UN DISORDINE STIPATO. (R. BARTHES – critico) ARCIBOLDI NASCE E SI FORMA COME PITTORE A MILANO MA LAVORÓ SOPRATTUTTO ALLA CORTE DEGLI IMPERATORI MASSIMILIANO II e RODOLFO II DASBURGO DI CUI DIVENNE PITTORE DI CORTE, TRASFERENDOSI A PRAGA. VENNE APPREZZATTO DA RODOLFO II, AMANTE DELLE CURIOSITÁ E DELLE COSE STRANE PER IL SUO GUSTO ALLEGORICO E IL MODO DEL TUTTO PARTICOLARE DI REALIZZARE RITRATTI FRONTALI, DI PROFILO E DI TRE QUARTI UTILIZZANDO OGGETTI O ELEMENTI NATURALI

26 LE TESTE REVERSIBILI DI ARCIMBOLDO

27 IN QUESTO RITRATTO VIENE CELEBRATO IL POTERE DELLIMPERATORE CHE VIENE EQUIPARATO AL DIO VERTUMNO, DIO ROMANO DELLE STAGIONI CHE REGNA SULLO SCORRERE DEL TEMPO E IL MUTARE DEL CLIMA. ANCHE SE I LINEAMENTI DELLIMPERATORE SONO RICONOSCIBILI, NON SI TRATTA DI UN VERO E PROPRIO RITRATTO MA LA SOMIGLIANZA è RICREATA UTILIZZANDO FIORI, FRUTTI E VERDURE DI TUTTE LE STAGIONI il naso è realizzato con una pera le guance con due pesche la bocca con ciliegie e fragoline le palpebre con baccelli di piselli la fronte con una zucca … VERTUMNO E RITRATTO REALE DELLIMPERATORE Vertumno o Ritratto di Rodolfo II 1590 c. olio su tela, 70,5 x 57,5 cm Stoccolma, Castello si Skokloster

28 Il bibliotecario 1566 circa olio su tela ; 97 x 71 Stoccolma, Skoklosters Slott, Styrelsen

29 LE QUATTRO STAGIONI 1573 Olio su tela, 66 x 50 cm Parigi, Musee du Louvre LInvernoLa Primavera

30 LEstate LAutunno

31 I QUATTRO ELEMENTI 1566 Olio su tela, 66 x 50 cm Vienna, Kunsthistorischer LAcqua LAria

32 La Terra Il Fuoco


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