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COME CAMBIA LA DIETA CON LA MALATTIA RENALE !

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Presentazione sul tema: "COME CAMBIA LA DIETA CON LA MALATTIA RENALE !"— Transcript della presentazione:

1 COME CAMBIA LA DIETA CON LA MALATTIA RENALE !
DIETISTA Marika LANGELLA

2 L’alimentazione è un aspetto molto importante della vita umana, sia dal punto di vista nutritivo e salutare, sia dal punto di vista psicosociale. Dato la sua notevole importanza non può che essere uno dei punti da salvaguardare per permettere una qualità di vita soddisfacente per il paziente nefropatico.

3 La dieta è uno dei principali elementi nella terapia delle malattie renali, come di molte altre malattie di lunga durata. Seguire una dieta non è mai facile: la vita di relazione in tutto il mondo si svolge attorno alla tavola, uno dei piaceri della vita è quello di poter mangiare con gli amici, a casa come al ristorante, senza il timore non sapere cosa scegliere o di sembrare diversi dagli altri.

4 Stare a dieta non deve voler dire perdere tutte queste cose: la dieta deve infatti essere uno strumento che permette di vivere meglio, rallentando o arrestando il peggioramento della funzione renale legato al sovraccarico di lavoro a cui le parti funzionali dei reni “danneggiati” sono inevitabilmente sottoposte.

5 Che ruolo ha la dieta? La terapia dietetica può essere in grado di rallentare la progressione del danno renale e ritardare l’inizio della terapia dialitica. Può essere uno strumento per migliorare la qualità di vita del paziente.

6 Il professionista che si occupa dell’aspetto nutrizionale della terapia è il Dietista, che lavora con l’equipe curante e in accordo con il medico nefrologo e (se presente in struttura) il dietologo sviluppa la prescrizione dietetica nella terapia dietetica personalizzata che il paziente dovrà poi seguire.

7 Visita dietistica Breve anamnesi clinica del paziente
Valutazione dello stato nutrizionale Stesura dello schema dietetico personalizzato

8 Valutazione dello stato nutrizionale
Rilevazione dei dati antropometrici (peso, altezza) Calcolo del BMI (peso/altezza2) Normopeso – sottopeso - sovrappeso Breve storia del peso Visione degli esami ematochimici Accurata anamnesi alimentare Valutazione dei fabbisogni nutrizionali

9 L’anamnesi alimentare
Consiste in una inchiesta sulle abitudini alimentari del paziente (num.di pasti, composizione dei pasti, gusti alimentari) che verranno tradotti in numeri dandoci una stima delle calorie e dei nutrienti che il paziente abitualmente assume.

10 Valutazione dei fabbisogni nutrizionali
Sulla base degli esami ematochimici, il BMI e le abitudini alimentari del paziente si stimano i fabbisogni del paziente di calorie e nutrienti (proteine, lipidi e carboidrati)

11 L’ALIMENTAZIONE “NORMALE”

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13 COLAZIONE PRANZO CENA Latte + fette biscottate con marmellata
Pasta al prosciutto e piselli con un cucchiaino di parmigiano Scaloppina di vitello Contorno di verdura 1 panino Frutta di stagione Dessert CENA Passato di verdura con riso o pasta con un cucchiaino di parmigiano Formaggio

14 L’ALIMENTAZIONE DEL PAZIENTE NEFROPATICO

15 Nell’insufficienza renale cronica si riducono le funzionalità del rene.
Nelle fasi iniziali dell’IRC l’adattamento e il compenso sono efficienti; con il progredire della malattia renale lo squilibrio e il malfunzionamento di organi e apparati si rendono manifesti sottoforma dei segni e sintomi dell’uremia

16 E’ molto importante la tempestività dell’intervento nutrizionale:
prima si inizia la terapia dietetica più si tarderà l’inizio della dialisi per il paziente.

17 E’ proprio in questa fase che il paziente, spesso asintomatico, si ritrova a dover seguire in modo preciso una dieta particolare talvolta non riuscendo a comprenderne la sua utilità.

18 Ruolo del dietista in questa fase è di fornire al paziente una educazione specifica e precisa dell’alimentazione che dovrà seguire.

19 La caratteristica principale dell’alimentazione è la riduzione della proteine introdotte con l’alimentazione per evitare di sovraccaricare di lavoro il rene.

20 Data la riduzione della quantità delle proteine si dovrà porre attenzione alla qualità cercando di privilegiare le proteine “nobili” ad alto valore biologico (sono quelle che nutrono meglio il nostro organismo) contenute negli alimenti di origine animale rispetto a quelle degli alimenti di origine vegetale (pasta, pane, legumi)

21 Progressione delle diete
IPOPROTEICA LIEVE IPOPROTEICA SEVERA VEGETARIANA CON CHETOANALOGHI DIALISI (EMODIALISI – DIALISI PERITONEALE ALIMENTAZIONE NELLA SINDROME NEFROSICA

22 DIETA IPOPROTEICA LIEVE
Viene utilizzata quando la creatinina è tra 1.7 e 1.9 mg % Fornisce 0.8 g/kg peso corporeo che si traducono: Uomo apporto proteico compreso tra 44 e 56 g Donna apporto proteico tra 40 e 52 g

23 In pratica Esempio di schema alimentare per un uomo di peso 75 kg e altezza 1.80 m con 60 g di proteine e 2240 kcal

24 Colazione Metà mattina Pranzo 50 g di latte + tè o caffè
Zucchero 2 cucchiaini 1 fetta di pane o 3 fette biscottate Metà mattina 1 frutto di stagione Pranzo Pasta aproteica 1 piatto abbondante condita con sughi semplici Carne 80 g condita con olio Verdura 1 porzione condita con olio Pane comune 90 g

25 Metà pomeriggio Cena 1 tazza di tè con 2 cucchiaini di zucchero
1 frutto di stagione Cena Pastina in brodo Pesce g 100 condito con olio Verdura 1 porzione condita con olio Pane g 90

26 Caratteristica L’inserimento della pasta aproteica in sostituzione della pasta comune in un pasto della giornata permette al paziente di introdurre una maggiore quantità di proteine animali

27 DIETA IPOPROTEICA SEVERA
Viene utilizzata quando la creatinina è superiore ai 2 mg % Fornisce 0.6 g/kg peso corporeo che si traducono: Uomo apporto proteico compreso tra 35 e 45 g Donna apporto proteico tra 30 e 42 g

28 In pratica Esempio di schema alimentare per un uomo di peso 75 kg e altezza 1.80 m con 40 g di proteine e 2250 kcal

29 Colazione Metà mattina Pranzo 50 g di latte + tè o caffè
Zucchero 2 cucchiaini 2 fetta di pane aproteico o 5-6 fette biscottate aproteiche Metà mattina 1 frutto di stagione Pranzo Pasta aproteica 1 piatto abbondante condita con sughi semplici Carne 60 g condita con olio Verdura 1 porzione condita con olio Pane comune 100 g

30 Metà pomeriggio Cena 1 tazza di tè con 2 cucchiaini di zucchero
1 frutto di stagione Cena Pastina aproteica in brodo Pesce g 100 condito con olio Verdura 1 porzione condita con olio Pane g 100

31 Caratteristiche In questa dieta più restrittiva la pasta aproteica sostituisce completamente la pasta normale. Talvolta si deve ridurre l’assunzione di potassio e fosforo perché il rene non riesce a eliminarli in modo soddisfacente e si accumulano nell’organismo.

32 Riduzione dell’apporto di potassio
Il potassio è un elemento abbastanza ubiquitario negli alimenti per ridurre il suo apporto bisogna prestare attenzione all’introduzione di frutta e verdura che sono gli alimenti che ne contengono in quantità maggiore.

33 Per facilitare il paziente si fornisce una lista in cui questi alimenti vengono suddivisi in tre gruppi in base al loro contenuto di potassio (basso – medio – alto).

34 Per cui il paziente potrà mangiare tranquillamente gli alimenti a basso contenuto di potassio, in quantità minore quelli con quantitativo medio, eviterà quelli a contenuto maggiore.

35 Riduzione dell’apporto di fosforo
La riduzione dell’apporto di fosforo è necessaria quando i suoi livelli ematici salgono oltre la norma, in genere nelle fasi avanzate dell’IRC al fine di prevenire o controllare l’osteodistrofia uremica

36 Si dovrà limitare l’introduzione degli alimenti particolarmente ricchi di fosforo quali latte e formaggi. Anche carne e pesce contengono fosforo (però in misura minore dei prodotti caseari), ma sono indispensabili per il loro contenuto in proteine ad alto valore biologico.

37 DIETA VEGETARIANA CON CHETOANALOGHI
La dieta vegetariana è una dieta che se rigorosamente seguita è capace di rallentare il decorso delle nefropatie croniche anche quando la funzionalità renale è gravemente ridotta E’ l’ultimo tentativo prima della dialisi Fornisce 0.3 g/kg peso corporeo

38 In tale dieta vengono esclusi completamente gli alimenti di origine animale (carne, pesce, latte, formaggi, uova,…) che vengono sostituiti dai Ketoanaloghi kappa (aminoacidi privati del gruppo aminico).1 cp/4.5-5 kg peso corporeo I chetoanaloghi vengono trasformati dall’organismo nei corrispondenti aminoacidi essenziali utilizzando l’azoto degli aminoacidi non essenziali derivati dalla frutta e dalla verdura.

39 In pratica Esempio di schema alimentare per un uomo di peso 75 kg e altezza 1.80 m con 24 g di proteine e 2200 kcal

40 Colazione Metà mattina Pranzo 1 tazza di tè o caffè
Zucchero 2 cucchiaini 2 fetta di pane o 5-6 fette biscottate Metà mattina 1 frutto di stagione Pranzo Pasta aproteica 1 piatto abbondante condita con sughi semplici Verdura 1 porzione abbondante condita con olio Pane comune 100 g

41 Metà pomeriggio Cena 1 tazza di tè con 2 cucchiaini di zucchero
1 frutto di stagione Cena Pastina aproteica in brodo Verdura 1 porzione abbondante condita con olio Pane g 100

42 Il paziente non deve assolutamente consumare nessun alimento di origine animale (carne, pesce, ecc..) È importante però che il paziente introduca in quantità adeguata tutti gli altri alimenti permessi perché una introduzione insufficiente di calorie non permette la trasformazione dei chetoanaloghi in aminoacidi essenziali con peggioramento dell’IRC.

43 Questo tipo di dieta è a basso contenuto di fosforo perché non vengono introdotte le proteine animali È molto restrittiva nella scelta degli alimenti

44 ALIMENTAZIONE IN EMODIALISI

45 L’alimentazione di un paziente sottoposto a emodialisi sarà completamente diversa rispetto a quella antecedente la dialisi. Infatti se prima doveva ridurre l’apporto di proteine perché il rene non riusciva a smaltire le scorie azotate ora c’è il trattamento dialitico che pensa a questo e il paziente avrà un’alimentazione più “libera”

46 L’apporto proteico sarà maggiore:
1.2 g/kg peso corporeo Il doppio rispetto a quello che doveva introdurre prima della dialisi, in quanto il paziente attraverso la dialisi perde proteine

47 In pratica Esempio di schema alimentare per un uomo di peso 75 kg e altezza 1.80 m con 90 g di proteine e 2560 kcal

48 Colazione Metà mattina Pranzo 1 tazza di tè o caffè
Zucchero 2 cucchiaini 2 fetta di pane o 5-6 fette biscottate 1 fetta di prosciutto Metà mattina 1 frutto di stagione Pranzo Pasta 1 piatto abbondante condita con sugo Carne g 100 condita con olio Verdura 1 porzione condita con olio Pane comune 50 g

49 Metà pomeriggio Cena 1 frutto di stagione
Pasta 1 piatto condita con sugo Pesce g 180 condita con olio Verdura 1 porzione condita con olio Pane g 50

50 Il paziente dovrà ridurre l’introduzione di fosforo
Spesso deve ridurre l’apporto idrico a 500 cc/die Prestare attenzione all’apporto di sodio e potassio

51 ALIMENTAZIONE IN DIALISI PERITONEALE

52 L’alimentazione di un paziente sottoposto a dialisi peritoneale sarà abbastanza diversa da quella del paziente in emodialisi. L’apporto proteico sarà di 1.3 g/kg peso corporeo perché le perdite proteiche sono maggiori rispetto all’emodialisi

53 Inoltre bisogna tenere conto che nel liquido di dialisi sono presenti alte concentrazioni di zuccheri semplici che vengono assorbiti tramite il peritoneo fornendo un apporto calorico abbastanza rilevante che deve essere conteggiato nell’alimentazione del paziente.

54 Durante la dialisi (sia essa peritoneale o emodialisi) il paziente è ad elevato rischio di malnutrizione proteica per: Depressione ⇨ riduzione dell’alimentazione Aumentate perdite di proteine con la seduta dialitica

55 COMPLIANCE DEI PAZIENTI ALLA DIETA
Tali diete possono essere molto diverse dall’alimentazione abituale del paziente. Per cui la prima difficoltà che il paziente trova è dover abbandonare tutte le abitudini che si porta avanti da anni e pian piano abituarsi a mangiare in modo diverso.

56 Seguire una terapia dietetica non è come assumere un farmaco: richiede al paziente uno sforzo in più di buttar giù tutto con un bicchiere d’acqua.

57 È molto importante che in tutte queste fasi si crei un rapporto di fiducia tra dietista e paziente, di dialogo e collaborazione in modo che il paziente riesca a seguire la terapia dietetica senza che però sia troppo gravoso.


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