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RIPARTIRE DA CANA LA VISIONE ANTROPOLOGICA CRISTIANA DELLA SESSUALITÀ Don Ignazio Schinella.

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Presentazione sul tema: "RIPARTIRE DA CANA LA VISIONE ANTROPOLOGICA CRISTIANA DELLA SESSUALITÀ Don Ignazio Schinella."— Transcript della presentazione:

1 RIPARTIRE DA CANA LA VISIONE ANTROPOLOGICA CRISTIANA DELLA SESSUALITÀ Don Ignazio Schinella

2 Il contesto socio-culturale «la mentalità del mondo in cui viviamo può permeare anche noi cristiani e l’incredulità è tentazione che attraversa anche il nostro cuore: prendere coscienza dei suoi tratti essenziali è fondamentale per discernere potenzialità e rischi presenti anche nella nostra esistenza» «la mentalità del mondo in cui viviamo può permeare anche noi cristiani e l’incredulità è tentazione che attraversa anche il nostro cuore: prendere coscienza dei suoi tratti essenziali è fondamentale per discernere potenzialità e rischi presenti anche nella nostra esistenza»

3 «È lo stesso che ci presentano i filosofi del post-moderno. – È l’uomo dubitante: soggetto privo di ogni stabilità, indebolito, composito, flessibile, commutabile, lui e le sue scelte; - È l’uomo debole: non rassicurato da nessuna identità, ma che vive l’incertezza costante di chi coglie la differenza; - È l’uomo che, anche se vive nel policentrismo dei modelli, si trova scisso esternamente e solo internamente; - È l’uomo che si trova nel deserto etico; - E’ l’uomo precario nella vita e sprecato nella sua vita; - È l’uomo che non si trova né con l’istituzione ecclesiale, né contro, ma semplicemente senza collocazione in area ecclesiale. In quest’uomo mancano le certezze dei valori e la consapevolezza dei diritti-doveri del coniugio; in questa tipologia esistenziale c’è l’assenza di ogni pur minima valutazione del ruolo che l’attende per formare la famiglia» «È lo stesso che ci presentano i filosofi del post-moderno. – È l’uomo dubitante: soggetto privo di ogni stabilità, indebolito, composito, flessibile, commutabile, lui e le sue scelte; - È l’uomo debole: non rassicurato da nessuna identità, ma che vive l’incertezza costante di chi coglie la differenza; - È l’uomo che, anche se vive nel policentrismo dei modelli, si trova scisso esternamente e solo internamente; - È l’uomo che si trova nel deserto etico; - E’ l’uomo precario nella vita e sprecato nella sua vita; - È l’uomo che non si trova né con l’istituzione ecclesiale, né contro, ma semplicemente senza collocazione in area ecclesiale. In quest’uomo mancano le certezze dei valori e la consapevolezza dei diritti-doveri del coniugio; in questa tipologia esistenziale c’è l’assenza di ogni pur minima valutazione del ruolo che l’attende per formare la famiglia»

4 E’ possibile amare per sempre? Significato antropologico L’uomo di oggi si impegna ancora con promesse solenni, su cui si basa la vita, ma esse durano quanto l’istante del sentimento, senza trascendenza verso il futuro, quando lo stato d’animo non sarà più lo stesso L’uomo di oggi si impegna ancora con promesse solenni, su cui si basa la vita, ma esse durano quanto l’istante del sentimento, senza trascendenza verso il futuro, quando lo stato d’animo non sarà più lo stesso

5 La teologia dell’abbandono La Chiesa propone una decisione definitiva solo in quelle scelte in cui sono coimplicate le persone e non le cose, a partire dalla forma più densa e esplicita del matrimonio e anche per il presbitero e la scelta della forma di vita consacrata, dentro un’antropologia teologica che si radica in una ben precisa concezione della persona La Chiesa propone una decisione definitiva solo in quelle scelte in cui sono coimplicate le persone e non le cose, a partire dalla forma più densa e esplicita del matrimonio e anche per il presbitero e la scelta della forma di vita consacrata, dentro un’antropologia teologica che si radica in una ben precisa concezione della persona

6 «affievolendo o rimuovendo le scelte costitutive per la convivenza e anteponendo ad esse la possibilità di decidere secondo criteri e valori estranei alla dignità e ai diritti umani» «affievolendo o rimuovendo le scelte costitutive per la convivenza e anteponendo ad esse la possibilità di decidere secondo criteri e valori estranei alla dignità e ai diritti umani» «proprio questo apparente fissarsi sulla decisione presa in un dato momento della vita permette alle persone di andare avanti di accogliersi passo dopo passo, mentre il continuo annullare tali decisioni finisce per respingerle indietro, per riportarle all’inizio, e condannarle a chiudersi nella finzione dell’eterna giovinezza e quindi al rifiuto di accettare la totalità dell’essere uomini» «proprio questo apparente fissarsi sulla decisione presa in un dato momento della vita permette alle persone di andare avanti di accogliersi passo dopo passo, mentre il continuo annullare tali decisioni finisce per respingerle indietro, per riportarle all’inizio, e condannarle a chiudersi nella finzione dell’eterna giovinezza e quindi al rifiuto di accettare la totalità dell’essere uomini»

7 «l’autentica fecondità di una vita scaturisce da una decisione presa una volta per sempre» «l’autentica fecondità di una vita scaturisce da una decisione presa una volta per sempre» Deus caritas est, n. 11 «All’immagine del Dio monoteistico corrisponde il matrimonio monogamico. Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano».

8 […] noi sacerdoti possiamo anche imparare dagli sposi, proprio dalle loro sofferenze e dai loro sacrifici. Spesso pensiamo che solo il celibato sia un sacrificio. Ma, conoscendo i sacrifici delle persone sposate - pensiamo ai loro bambini, ai problemi che nascono, alle paure, alle sofferenze, alle malattie, alla ribellione, e anche ai problemi dei primi anni, quando le notti trascorrono quasi sempre insonni a causa dei pianti dei piccoli figli - dobbiamo imparare da loro, dai loro sacrifici, il nostro sacrificio. E, insieme imparare che è bello maturare nei sacrifici e così lavorare per la salvezza degli altri […]»

9 0.1. La trasformazione dell’Istituto familiare Anche la famiglia ha subito un processo di cambiamento simbolico: si registra la trasmigrazione da una concezione naturale e fondamentale della società chiamata, assieme allo Stato, a proteggerla, a una concezione positivistica che fa sì che la famiglia sia un fatto puramente convenzionale Anche nel Meridione d’Italia, si assiste a cambiamenti antropologici rilevanti. Si pensi alla cosiddetta famiglia prematrimoniale, costituita da una coppia di giovani fidanzati che hanno rapporti sessuali di tipo matrimoniale, ma di fatto non vivono insieme – a differenza della libera convivenza del centro-nord -, anzi ognuno vive a casa propria: per un approfondimento del fenomeno rimando al mio articolo «Essere famiglia in Calabria»

10 Soprattutto, a partire dalla Conferenza di Pechino (1995), il termine famiglia viene attribuito dalle Nazioni Unite a qualsiasi forma di unione consensuale: unioni omosessuali, lesbiche, “famiglie” o meglio unioni ricomposte (non ricomposizione di famiglie perché i ragazzi hanno già i loro genitori anche se sono separati), “famiglie” o meglio relazioni monoparentali maschili o femminili (cioè di un solo genitore che vive con il suo o i suoi figli), separazioni, in attesa delle unioni pedofile o anche incestuose. Soprattutto, a partire dalla Conferenza di Pechino (1995), il termine famiglia viene attribuito dalle Nazioni Unite a qualsiasi forma di unione consensuale: unioni omosessuali, lesbiche, “famiglie” o meglio unioni ricomposte (non ricomposizione di famiglie perché i ragazzi hanno già i loro genitori anche se sono separati), “famiglie” o meglio relazioni monoparentali maschili o femminili (cioè di un solo genitore che vive con il suo o i suoi figli), separazioni, in attesa delle unioni pedofile o anche incestuose.

11 Un evento spirituale grave si è verificato: una progressiva equiparazione etica, di valore cioè, fra le diverse forme di unioni, spesso presentate come nuovi modi di vita. La predominanza della cultura liberale-individualistica ha oscurato la struttura sociale e civile della famiglia e ha permesso la coltivazione di costume e culturale di nuove esperienze e di nuovi modi di convivenza, fondati esclusivamente sulla volontà e libertà dei partner, senza volere e dovere sottomettere ad alcuno la loro scelta e senza legame responsabile verso la società. Un evento spirituale grave si è verificato: una progressiva equiparazione etica, di valore cioè, fra le diverse forme di unioni, spesso presentate come nuovi modi di vita. La predominanza della cultura liberale-individualistica ha oscurato la struttura sociale e civile della famiglia e ha permesso la coltivazione di costume e culturale di nuove esperienze e di nuovi modi di convivenza, fondati esclusivamente sulla volontà e libertà dei partner, senza volere e dovere sottomettere ad alcuno la loro scelta e senza legame responsabile verso la società.

12 La famiglia non è più anteriore a ogni istituzione giuridica né appartiene alla sua struttura la capacità di trasmettere la vita ed è perciò sospesa al libero contratto di due volontà, a un consenso per sua natura e struttura sempre rinegoziabile. La famiglia non è più anteriore a ogni istituzione giuridica né appartiene alla sua struttura la capacità di trasmettere la vita ed è perciò sospesa al libero contratto di due volontà, a un consenso per sua natura e struttura sempre rinegoziabile. La famiglia tradizionale, eterosessuale e monogamica, è ridotta dall’ideologia onusiana a un modello tra gli altri di unioni puramente contrattuali. Il matrimonio, su cui si fonda la famiglia, è totalmente privatizzato, basato su un contratto a disposizione delle parti contraenti. La famiglia tradizionale, eterosessuale e monogamica, è ridotta dall’ideologia onusiana a un modello tra gli altri di unioni puramente contrattuali. Il matrimonio, su cui si fonda la famiglia, è totalmente privatizzato, basato su un contratto a disposizione delle parti contraenti.

13 1. Alle origini: la rivoluzione bioetica e la famiglia: la cultura della separazione, della dissociazione e del neutro La rivoluzione bioetica La rivoluzione bioetica La tecnica anticoncezionale La tecnica anticoncezionale L’esercizio della sessualità senza procreazione L’esercizio della sessualità senza procreazione

14 Contraccezione e aumento dei divorzi Contraccezione e aumento dei divorzi 1. Diritto alla contraccezione 2. Diritto all’aborto Conseguenze Caduta della fecondità e l’invecchiamento Caduta della fecondità e l’invecchiamento

15 Fecondazione in vitro Fecondazione in vitro Diveniva possibile il concepimento umano senza una relazione sessuale; la fecondazione in vitro, almeno in linea di principio, separava la paternità/maternità dalla sponsalità/coniugalità: si poteva essere padre-madre senza essere sposi e coniugi. E ciò in duplice senso. Principalmente a presiedere al concepimento non è più un rapporto inter-personale pregnante di amore e di dono, appunto coniugale, ma è un’attività produttiva-tecnica. Inoltre, le due cellule germinali non necessariamente debbono provenire dal corpo dei due sposi: essere padri- madri non necessariamente implica una relazione biologicamente fondata. Sipuò essere padre-madre senza esserlo anche biologicamente.

16 Madre non è necessariamente chi ti ha generato, né chi ti ha portato nell’ utero, ma chi ti ama. Madre non è necessariamente chi ti ha generato, né chi ti ha portato nell’ utero, ma chi ti ama. Oggi siamo alla vigilia del “bambino tecnologico” Oggi siamo alla vigilia del “bambino tecnologico”

17 Tali acquisizioni bioetiche dell’anticoncezionale/contraccettivo e soprattutto dello sviluppo della fecondazione in vitro vengano salutati dai teorici del matrimonio gay come l’apertura di una nuova era dell’umanità. Tali acquisizioni bioetiche dell’anticoncezionale/contraccettivo e soprattutto dello sviluppo della fecondazione in vitro vengano salutati dai teorici del matrimonio gay come l’apertura di una nuova era dell’umanità. Tale metodica permette: Tale metodica permette: 1. Il controllo della fertilità nella nascita 2. modifica radicalmente l’atteggiamento verso la riproduzione umana

18 3. la modalità della riproduzione con la fecondazione in vitro, che non è assistita ma sostituita, da eccezione terapeutica per la soluzione dell’infertilità pretende di essere assunta come una forma normale, pari a quella naturale, di generazione umana 4. dilata i tempi in cui riprodursi bypassando e abbattendo uno dei pilastri della vita sociale, quello della differenza delle generazioni (si può essere mamma anche a sessant’anni!)

19 5. moltiplica i soggetti coinvolti nella riproduzione che da due o meglio da un’unità duale (mamma/papà) esplodono, si dilatano e si frantumano in un mosaico di tanti soggetti che vengono asserviti a una volontà o progetto di potenza di una coppia, nelle migliore delle ipotesi, ma anche in una volontà invisibile della maggioranza democratica 6. si viene così a fondare ciò che un vocabolario asservito all’ideologia (le idee prima delle persone) e nominalista della dissociazione tra paternità di sangue e paternità psicologica e sociale chiama “omoparentalità”

20 7. vi è la progettazione di una razza purificata e per un bimbo senza difetti per il futuro dell’umanità pensata solo dal principio di autodeterminazione nella cancellazione della differenza, senza alcun riguardo e considerazione per l’anima fragile e vulnerabile in cui è costituita l’umanità nella sua nascita, che sembra così essere negata e ripresentata non come ricevuta ma imposta

21 8. offre alle persone omosessuali di vincere il loro rifiuto all’esercizio della sessualità tra maschio e femmina a motivo della loro identità e orientamento sessuali, ricorrendo alla fecondazione in vitro e perfino alle madri surrogate con grade deriva della commercializzazione di ciò che mai l’uomo avrebbe venduto – Marx direbbe che è il tempo della venalità universale – e con la duplicazione della madre che attende: una committente con un legame psicologico e sociale e l’altra biologica con un legame fortemente corporeo psicologico e spirituale ovvero totale, con la prospettiva che la prima vanterà i suoi diritti legali, mentre la seconda dovrà abdicare e vendere la sua maternità reale. La ra/presentazione vale più della presenza.

22 La trascendenza/differenza cristiana: il vangelo del matrimonio e della famiglia Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia L’ascolto della cultura del nostro tempo L’ascolto della cultura del nostro tempo Trascendenza del Vangelo (differenza cristiana) Trascendenza del Vangelo (differenza cristiana)

23 i credenti «sono anche ascoltatori della Parola, chiamati a trasmettere la differenza evangelica nella storia, a dare un’anima al mondo, perché l’umanità tutta possa incamminarsi verso quel Regno per il quale è stata creata» (n. 35). i credenti «sono anche ascoltatori della Parola, chiamati a trasmettere la differenza evangelica nella storia, a dare un’anima al mondo, perché l’umanità tutta possa incamminarsi verso quel Regno per il quale è stata creata» (n. 35).

24 Vocazione alla castità La castità viene con­siderata come la ripresa del progetto antropologico originario di Dio sull’uomo e del senso umano della sessualità e della vita. Essa implica una visione generale del corpo umano non solo all’interno della triade familiare (madre-padre-figlio), dove già viene espressa la verità sociale dell’uomo, ma anche immediatamente nel sociale: si pensi alla prosti­ tuzione, alla tortura, la pubblicità, il cinema... Non è confinata all’interno della coppia, che in ogni caso è il crocevia del rapporto tra in­ teriore/esteriore e viceversa. La castità viene con­siderata come la ripresa del progetto antropologico originario di Dio sull’uomo e del senso umano della sessualità e della vita. Essa implica una visione generale del corpo umano non solo all’interno della triade familiare (madre-padre-figlio), dove già viene espressa la verità sociale dell’uomo, ma anche immediatamente nel sociale: si pensi alla prosti­ tuzione, alla tortura, la pubblicità, il cinema... Non è confinata all’interno della coppia, che in ogni caso è il crocevia del rapporto tra in­ teriore/esteriore e viceversa.

25 Accogliere la proposta di un progetto e di un itinerario «L’etica cristiana è il primo tentativo rigoroso di inserire il mistero affascinante della sessualità in un progetto storico concreto: il matrimonio, sacramento dell’amore» «L’etica cristiana è il primo tentativo rigoroso di inserire il mistero affascinante della sessualità in un progetto storico concreto: il matrimonio, sacramento dell’amore» L’uomo «per sua intima natura è un essere sociale e senza rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti» (GS 12: EV 1/1358). L’uomo «per sua intima natura è un essere sociale e senza rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti» (GS 12: EV 1/1358).

26 La prima certezza: matrimonio e famiglia sono valori e realtà naturali Il carattere naturale del matrimonio quale fondamento della famiglia. Il carattere naturale del matrimonio quale fondamento della famiglia. Nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte (6 gennaio 2000) Giovanni Paolo II aveva chiarito che la posizione della Chiesa non intende «imporre ai non credenti una prospettiva di fede, ma di interpretare e difendere i valori radicati nella natura stessa dell’essere umano. […], perché dappertutto vengano rispettati i principi fondamentali dai quali dipende il destino dell’essere umano e il futuro dell’umanità» (n. 51). Nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte (6 gennaio 2000) Giovanni Paolo II aveva chiarito che la posizione della Chiesa non intende «imporre ai non credenti una prospettiva di fede, ma di interpretare e difendere i valori radicati nella natura stessa dell’essere umano. […], perché dappertutto vengano rispettati i principi fondamentali dai quali dipende il destino dell’essere umano e il futuro dell’umanità» (n. 51).

27 Come Giovanni Paolo II ebbe a ribadire nel citato discorso al Tribunale della Rota Romana, «si tende poi a ridurre ciò che è specificamente umano all’ambito della cultura», per cui «il naturale sarebbe puro dato fisico, biologico e sociologico, da manipolare mediante la tecnica a seconda dei propri interessi». Ora «questa contrapposizione tra cultura e natura – conclude il Papa – lascia la cultura senza fondamento oggettivo, in balia dell’arbitrio del potere. Ciò si osserva in modo chiaro nei tentativi attuali di presentare le unioni di fatto, comprese quelle omosessuali, come equiparabili al matrimonio, di cui si nega per l’appunto il carattere naturale» GIOVANNI PAOLO II, Discorso Tribunale della Rota Romana per l’inaugurazione dell’anno giudiziario (1 febbraio 2001) L’inaugurazione, n. 3, cit., 7. Come Giovanni Paolo II ebbe a ribadire nel citato discorso al Tribunale della Rota Romana, «si tende poi a ridurre ciò che è specificamente umano all’ambito della cultura», per cui «il naturale sarebbe puro dato fisico, biologico e sociologico, da manipolare mediante la tecnica a seconda dei propri interessi». Ora «questa contrapposizione tra cultura e natura – conclude il Papa – lascia la cultura senza fondamento oggettivo, in balia dell’arbitrio del potere. Ciò si osserva in modo chiaro nei tentativi attuali di presentare le unioni di fatto, comprese quelle omosessuali, come equiparabili al matrimonio, di cui si nega per l’appunto il carattere naturale» GIOVANNI PAOLO II, Discorso Tribunale della Rota Romana per l’inaugurazione dell’anno giudiziario (1 febbraio 2001) L’inaugurazione, n. 3, cit., 7.

28 La Familiaris consortio così inizia la seconda parte: «Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza: chiamandolo all’esistenza per amore, lo ha chiamato allo stesso tempo all’amore» fino al punto che l’intera natura della persona umana è definita dall’amore: “Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione personale di amore. Creandola a sua immagine […] Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione. L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano”» (11, 2). La Familiaris consortio così inizia la seconda parte: «Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza: chiamandolo all’esistenza per amore, lo ha chiamato allo stesso tempo all’amore» fino al punto che l’intera natura della persona umana è definita dall’amore: “Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione personale di amore. Creandola a sua immagine […] Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione. L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano”» (11, 2).

29 Questa scoperta fondamentale della persona come amore e come scambio di sé all’altro è previo e preparatorio alla dinamica sponsale. L’amore sponsale si radica nella scoperta e nella crescita della persona come amore, che, insieme al conoscere, è il segno più alto della persona. Questa scoperta fondamentale della persona come amore e come scambio di sé all’altro è previo e preparatorio alla dinamica sponsale. L’amore sponsale si radica nella scoperta e nella crescita della persona come amore, che, insieme al conoscere, è il segno più alto della persona. Nella dinamica dell’amore sponsale, bisogna distinguere tra desiderio [eros] e amore [agape] come affermazione dell’altro perché altro. Fino al punto che l’eros è universalmente possibile tra i volti se si presuppone agape. Anzi la relazione personale umana tra i volti non può veramente accadere se non sotto la guida del Bene o del Bello, che pur non escludendo eros, ha bisogno di agape. Nella dinamica dell’amore sponsale, bisogna distinguere tra desiderio [eros] e amore [agape] come affermazione dell’altro perché altro. Fino al punto che l’eros è universalmente possibile tra i volti se si presuppone agape. Anzi la relazione personale umana tra i volti non può veramente accadere se non sotto la guida del Bene o del Bello, che pur non escludendo eros, ha bisogno di agape.

30 sesso e persona - io spirituale e corporeità sesso e persona - io spirituale e corporeità Insegna bene Benedetto XVI: «Oggi non di rado si rimprovera al cristianesimo del passato di esser stato avversario della corporeità; di fatto, tendenze in questo senso ci sono sempre state. Ma il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole. L'eros degradato a puro « sesso » diventa merce, una semplice « cosa » che si può comprare e vendere, anzi, l'uomo stesso diventa merce. In realtà, questo non è proprio il grande sì dell'uomo al suo corpo. Al contrario, egli ora considera il corpo e la sessualità come la parte soltanto materiale di sé da adoperare e sfruttare con calcolo. Una parte, peraltro, che egli non vede come un ambito della sua libertà, bensì come un qualcosa che, a modo suo, tenta di rendere insieme piacevole ed innocuo. Insegna bene Benedetto XVI: «Oggi non di rado si rimprovera al cristianesimo del passato di esser stato avversario della corporeità; di fatto, tendenze in questo senso ci sono sempre state. Ma il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole. L'eros degradato a puro « sesso » diventa merce, una semplice « cosa » che si può comprare e vendere, anzi, l'uomo stesso diventa merce. In realtà, questo non è proprio il grande sì dell'uomo al suo corpo. Al contrario, egli ora considera il corpo e la sessualità come la parte soltanto materiale di sé da adoperare e sfruttare con calcolo. Una parte, peraltro, che egli non vede come un ambito della sua libertà, bensì come un qualcosa che, a modo suo, tenta di rendere insieme piacevole ed innocuo.

31 In realtà, ci troviamo di fronte ad una degradazione del corpo umano, che non è più integrato nel tutto della libertà della nostra esistenza, non è più espressione viva della totalità del nostro essere, ma viene come respinto nel campo puramente biologico. L'apparente esaltazione del corpo può ben presto convertirsi in odio verso la corporeità. La fede cristiana, al contrario, ha considerato l'uomo sempre come essere uni-duale, nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà. Sì, l'eros vuole sollevarci « in estasi » verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni» (DCE 5). In realtà, ci troviamo di fronte ad una degradazione del corpo umano, che non è più integrato nel tutto della libertà della nostra esistenza, non è più espressione viva della totalità del nostro essere, ma viene come respinto nel campo puramente biologico. L'apparente esaltazione del corpo può ben presto convertirsi in odio verso la corporeità. La fede cristiana, al contrario, ha considerato l'uomo sempre come essere uni-duale, nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà. Sì, l'eros vuole sollevarci « in estasi » verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni» (DCE 5).

32 La seconda certezza: matrimonio e famiglia sono assunti nella storia della salvezza Il sacramento del matrimonio non è una realtà estrinseca e successiva al dato naturale ma assume il dato naturale e lo consacra come segno efficace di salvezza Il sacramento del matrimonio non è una realtà estrinseca e successiva al dato naturale ma assume il dato naturale e lo consacra come segno efficace di salvezza l’amore umano «ha il suo principio in Dio che è creatore, che esso è radicato in Cristo Redentore, il quale come lo sposo “ha dato se stesso”, ed a tutti gli sposi e a tutte le spose insegna a “donarsi” secondo la piena misura della piena dignità di ciascuno e di ciascuna. Cristo ci insegna l’amore sponsale» l’amore umano «ha il suo principio in Dio che è creatore, che esso è radicato in Cristo Redentore, il quale come lo sposo “ha dato se stesso”, ed a tutti gli sposi e a tutte le spose insegna a “donarsi” secondo la piena misura della piena dignità di ciascuno e di ciascuna. Cristo ci insegna l’amore sponsale»

33 «La comunione d’amore tra Dio e gli uomini, contenuto fondamentale della Rivelazione e dell’esperienza di fede di Israele, trova una sua significativa espressione nell’alleanza sponsale, che si instaura fra l’uomo e la donna. È per questo che la parola centrale della Rivelazione, “Dio ama il suo popolo” viene pronunciata anche attraverso le parole vive e concrete con cui l’uomo e la donna si dicono il loro amore coniugale. Il loro vincolo diventa l’immagine e il simbolo dell’Alleanza che unisce Dio e il suo popolo» (12, 1-2). «La comunione d’amore tra Dio e gli uomini, contenuto fondamentale della Rivelazione e dell’esperienza di fede di Israele, trova una sua significativa espressione nell’alleanza sponsale, che si instaura fra l’uomo e la donna. È per questo che la parola centrale della Rivelazione, “Dio ama il suo popolo” viene pronunciata anche attraverso le parole vive e concrete con cui l’uomo e la donna si dicono il loro amore coniugale. Il loro vincolo diventa l’immagine e il simbolo dell’Alleanza che unisce Dio e il suo popolo» (12, 1-2).

34 Rispetto all’economia della salvezza, il matrimonio, in quanto sacramento, «è memoriale dell’avvenimento centrale dell’economia salvifica, la morte-risurrezione del Signore; […] è attualizzazione dello stesso nel senso che l’effetto primo ed immediato della celebrazione sacramentale è il vincolo coniugale, partecipazione reale all’appartenenza reciproca di amore di Cristo colla Chiesa; perché è prolessi del compimento definitivo, quando Cristo sarà tutto in tutti (cfr. 13, 7-8)» Rispetto all’economia della salvezza, il matrimonio, in quanto sacramento, «è memoriale dell’avvenimento centrale dell’economia salvifica, la morte-risurrezione del Signore; […] è attualizzazione dello stesso nel senso che l’effetto primo ed immediato della celebrazione sacramentale è il vincolo coniugale, partecipazione reale all’appartenenza reciproca di amore di Cristo colla Chiesa; perché è prolessi del compimento definitivo, quando Cristo sarà tutto in tutti (cfr. 13, 7-8)»

35 Il Vangelo della indissolubilità e della fedeltà assoluta Propria della visione evangelica vissuta da Cristo sulla croce, il matrimonio cristiano è paradossalmente una forma della vocazione alla verginità, nel senso che anche gli sposi sono chiamati a vivere nel loro stato di vita i consigli evangelici, patrimonio comune di tutti i battezzati, chiamati ad assimilare la carità di Cristo, che per gli sposi assume la qualifica di carità coniugale. Propria della visione evangelica vissuta da Cristo sulla croce, il matrimonio cristiano è paradossalmente una forma della vocazione alla verginità, nel senso che anche gli sposi sono chiamati a vivere nel loro stato di vita i consigli evangelici, patrimonio comune di tutti i battezzati, chiamati ad assimilare la carità di Cristo, che per gli sposi assume la qualifica di carità coniugale.

36 Il matrimonio diviene un segno commemorativo ed evocativo «dell’unione viva inaugurata sul Calvario tra la Chiesa e Cristo che, per amore, “si è donato per lei” (Ef 5, 25). Ogni matrimonio concluso nella fede tra cristiani [e non solo] è l’espressione viva che attua in maniera concreta e reale questa unione; ne è l’“immagine”, una manifestazione, una epifania, e come una irradiazione. L’amore sponsale tra Cristo e la Chiesa è non solo significato ma riprodotto nel cuore dell’uomo e della donna». Il matrimonio diviene un segno commemorativo ed evocativo «dell’unione viva inaugurata sul Calvario tra la Chiesa e Cristo che, per amore, “si è donato per lei” (Ef 5, 25). Ogni matrimonio concluso nella fede tra cristiani [e non solo] è l’espressione viva che attua in maniera concreta e reale questa unione; ne è l’“immagine”, una manifestazione, una epifania, e come una irradiazione. L’amore sponsale tra Cristo e la Chiesa è non solo significato ma riprodotto nel cuore dell’uomo e della donna».

37 Il matrimonio vocazione alla verginità/continenza Ogni cri­stiano deve essere pronto alle decisioni più radicali nei settori in cui il mistero del Regno è in causa. Il cristiano sposato co­me gli altri. Per lui, divenire simile all' eunuco misero e di­sprezzato prende posto nella lista di quelle possibilità di atti assoluti come "donare i propri beni ai poveri", "tagliarsi la mano", "cavarsi l'occhio", "portare la propria croce", "perde­re la propria vita"». La vocazio­ne comune ai consigli evangelici consuma qui la sua chiamata di incarnazione della possibilità reale dei tre consigli evangeli­ci. Ogni cri­stiano deve essere pronto alle decisioni più radicali nei settori in cui il mistero del Regno è in causa. Il cristiano sposato co­me gli altri. Per lui, divenire simile all' eunuco misero e di­sprezzato prende posto nella lista di quelle possibilità di atti assoluti come "donare i propri beni ai poveri", "tagliarsi la mano", "cavarsi l'occhio", "portare la propria croce", "perde­re la propria vita"». La vocazio­ne comune ai consigli evangelici consuma qui la sua chiamata di incarnazione della possibilità reale dei tre consigli evangeli­ci.

38 L'esigenza radicale del Regno in mezzo alla storia esige, infatti, che l'eunuco che si renda tale per il Regno è principalmente il marito separato o abbandonato dalla sua sposa e viceversa: entrambi sono chiamati a comprendere di fronte agli imperativi del Vangelo, che non possono risposarsi (Mt 19,10- 12): questa è l'interpretazione facilmente trascura­ta, data da J. Dupont[1]. Se l'interpretazione corrente di Mt 19,11-12 vuole che Gesù proclami la verginità per il Regno, la frase sugli eunuchi fa parte della sezione sulla grandezza e la santità del legame fedele e indissolubile di un uomo con una sola donna nel ma­trimonio (Mt 19,11-12). [1]

39 L'esigenza radicale richiesta è tale che anche i discepoli la giudicano come severa. In tale conte­sto, se la frase sugli eunuchi riguarda il celibato volontario, si­gnifica che Gesù condivide la posizione dei discepoli che è meglio non sposarsi. Inoltre, il parallelo con la scena del gio­vane ricco (19,16-26), consiglia di leggere il brano sul divorzio come un tutt'uno. In coerenza col suo pensiero sulla perfezio­ne cristiana, la parola di Matteo sugli eunuchi «diviene più che una vocazione al celibato o una raccomandazione di esso l'affermazione dura dell'esigenza evangelica nel terreno del­ l'unione indissolubile dell'uomo e della donna. [...]. L'esigenza radicale richiesta è tale che anche i discepoli la giudicano come severa. In tale conte­sto, se la frase sugli eunuchi riguarda il celibato volontario, si­gnifica che Gesù condivide la posizione dei discepoli che è meglio non sposarsi. Inoltre, il parallelo con la scena del gio­vane ricco (19,16-26), consiglia di leggere il brano sul divorzio come un tutt'uno. In coerenza col suo pensiero sulla perfezio­ne cristiana, la parola di Matteo sugli eunuchi «diviene più che una vocazione al celibato o una raccomandazione di esso l'affermazione dura dell'esigenza evangelica nel terreno del­ l'unione indissolubile dell'uomo e della donna. [...].

40 Se questi sono «patrimonio» di tutto il popolo di Dio, le si­tuazioni della vita (basti pensare a una malattia lunga incura­bile di uno dei due sposi, alla convivenza coniugale tra sposi che non si amano più, all'abbandono, alla separazione) chiamano proprio il coniugato a restare come «eunuco per il Regno dei cieli». Tale eccezionalità, che oggi sembra molto più comune, costituisce il frutto della «praeparatio martyrii», autentico principio pedagogico di chi ha chiesto il battesimo J.M.R. TILLARD, art. cit., 930 Se questi sono «patrimonio» di tutto il popolo di Dio, le si­tuazioni della vita (basti pensare a una malattia lunga incura­bile di uno dei due sposi, alla convivenza coniugale tra sposi che non si amano più, all'abbandono, alla separazione) chiamano proprio il coniugato a restare come «eunuco per il Regno dei cieli». Tale eccezionalità, che oggi sembra molto più comune, costituisce il frutto della «praeparatio martyrii», autentico principio pedagogico di chi ha chiesto il battesimo J.M.R. TILLARD, art. cit., 930

41 Il matrimonio vocazione al perdono e alla misericordia «Al presente, gli uomini e le donne che si amano non devono sognare un Paradiso terrestre per sempre inaccessibile. Vi è per forza nel loro amore qualcosa di tragico, perché l’uno e l’altra sono peccatori. Essi devono, in piena coscienza amarsi l’un l’altra così come sono; non amarsi nel peccato, ma amarsi peccatori, in vista della loro redenzione. Indubbiamente, lasciato a se stesso, il loro povero amore umano subito rischierebbe di avvilirsi, insidiato dalle tentazioni e incapace di resistere. Ma Dio vuole mettervi una efficacia redentrice, per il fatto stesso che esso è il segno più manifesto del suo amore redentore» «Al presente, gli uomini e le donne che si amano non devono sognare un Paradiso terrestre per sempre inaccessibile. Vi è per forza nel loro amore qualcosa di tragico, perché l’uno e l’altra sono peccatori. Essi devono, in piena coscienza amarsi l’un l’altra così come sono; non amarsi nel peccato, ma amarsi peccatori, in vista della loro redenzione. Indubbiamente, lasciato a se stesso, il loro povero amore umano subito rischierebbe di avvilirsi, insidiato dalle tentazioni e incapace di resistere. Ma Dio vuole mettervi una efficacia redentrice, per il fatto stesso che esso è il segno più manifesto del suo amore redentore»

42 Fallimento matrimoniale e santità cristiana «Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcilii col marito e il marito non ripudi la moglie» (1 Cor 7, 10). «Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcilii col marito e il marito non ripudi la moglie» (1 Cor 7, 10). «Fedele alla parola di Gesù Cristo, la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio» «Fedele alla parola di Gesù Cristo, la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio»

43 «Il fatto che la croce abbia il suo posto nel matrimonio cristiano non deve essere frainteso. Non vuol dire affatto arrendersi alla sofferenza e al fallimento. No. Si cerca di costruire e custodire ad ogni costo una famiglia felice. Vuol dire però, che in definitiva anche l’insuccesso può avere il suo significato, come la croce di Nostro Signore» «Il fatto che la croce abbia il suo posto nel matrimonio cristiano non deve essere frainteso. Non vuol dire affatto arrendersi alla sofferenza e al fallimento. No. Si cerca di costruire e custodire ad ogni costo una famiglia felice. Vuol dire però, che in definitiva anche l’insuccesso può avere il suo significato, come la croce di Nostro Signore»

44 Terza certezza: la relazione esistente fra la natura della persona umana e del matrimonio [prima certezza] e il matrimonio-sacramento [seconda certezza] «In questo sacrificio [= quello di Cristo sulla croce] si svela interamente quel disegno che Dio ha impresso nell’umanità dell’uomo e della donna, fin dalla creazione» (13,2: in nota si cita Ef 5,32). «In questo sacrificio [= quello di Cristo sulla croce] si svela interamente quel disegno che Dio ha impresso nell’umanità dell’uomo e della donna, fin dalla creazione» (13,2: in nota si cita Ef 5,32).

45 «L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce» «L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce» La mascolinità-femminilità, come compiutezza della persona «trovano nel mistero di Cristo la loro unità che salvaguarda la diversità, oltre una visione sia di contrapposizione insuperabile sia di insignificanza ed irrilevanza ultima della divaricazione sessuale. Cioè: il mistero nuziale di Cristo-Chiesa esprime la verità della persona umana e la partecipazione a questo mistero nuziale è realizzazione perfetta della umanità in quanto maschile-femminile» La mascolinità-femminilità, come compiutezza della persona «trovano nel mistero di Cristo la loro unità che salvaguarda la diversità, oltre una visione sia di contrapposizione insuperabile sia di insignificanza ed irrilevanza ultima della divaricazione sessuale. Cioè: il mistero nuziale di Cristo-Chiesa esprime la verità della persona umana e la partecipazione a questo mistero nuziale è realizzazione perfetta della umanità in quanto maschile-femminile»

46 «la Chiesa sente più urgente e insostituibile la sua missione di presentare la sessualità come valore e compito di tutta la persona creata, maschio e femmina, a immagine di Dio»n (FC 32, 1). «la Chiesa sente più urgente e insostituibile la sua missione di presentare la sessualità come valore e compito di tutta la persona creata, maschio e femmina, a immagine di Dio»n (FC 32, 1). L’elevazione dell’amore umano a sacramento del rapporto Cristo/Chiesa è la conseguenza naturale dell’«indistruttibile inserimento nell’alleanza sponsale di Cristo colla Chiesa operata nella persona umana dal Battesimo» L’elevazione dell’amore umano a sacramento del rapporto Cristo/Chiesa è la conseguenza naturale dell’«indistruttibile inserimento nell’alleanza sponsale di Cristo colla Chiesa operata nella persona umana dal Battesimo»

47 La quarta certezza: il rapporto coniugalità-dono della vita La forma sacramentale del matrimonio: il corpo ritrovato il corpo ritrovato Nell’antropologia cristiana il corpo è l’uomo ed esprime la natura della persona umana, chiamata a realizzarsi come realtà unificata. Per dirla con Donum vitae, Introd. 3, «Questa natura è insieme corporea e spirituale, In ragione della sua unione sostanziale con un’anima spirituale, il corpo umano non più essere considerato come un insieme di tessuti, di organi e di funzioni; non può essere valutato del corpo degli animali, ma è parte costituiva della persona che si manifesta e si esprime attraverso di esso».

48 Così «nel corpo e attraverso il corpo si tocca la persona umana nella sua realtà concreta» (Giovanni Paolo II). Ancorata alla genesi 1,27 incorporata da Gesù nella sua visione originaria e originale dell’antropologia biblica e tradizionale della Chiesa, l’antropologia e la teologia del corpo è declinata al maschile e al femminile, su cui si fonda «la visione pienamente cristiana del matrimonio e della famiglia» (Giovanni Paolo II, 106). L’antropologia morale di Gaudium et spes pone l’uomo sessuato come misura dell’etica e del matrimonio. E l’apporto originale del cristianesimo sul matrimonio è appunto l’unità della parola e della carne. Cosicché la consumacione carnale fa parte della definizione del sacramento e gli conferisce la pienezza dei suoi effetti, accordando al corpo e all’unione carnale un posto più importante di quello che viene attribuito dalle legislazioni civili, che sembrano invece accordare tutto alla volontà.

49 Infatti, «il matrimonio costituisce un sacramento vero e valido unicamente e formalmente in virtù del consenso, ma, finché non è conumato, rsta dissolubile» (Mathon, 209). Se ciò può dare adito a cavilli giuridici, una sua lettura profonda ne decodifica la pregnanza umana e cristiana: l’intuizione che la correlazione tra la parola e l’unione, del verbo e della carne crei il più forte dei legame p geniale, e non stupoisce che ssa sia il frutto della fede nell’Incarnazione del Verbo. Per questo nel rituale usato ad Avignone del XV sec. Il consenso si esprimeva con la formula: «Ego do corpus meum – accipio». Non senza una reminiscenza eucaristica. La visione cristiana della sessualità, legata a una visione integrale dell’uomo, lega indissociabilmente la capacità procreativa dell’incontro sessuale all’interno della comunione delle persone (maschio e femmina) propria del matrimonio etero-sessuale.

50 Si dissocia così dalla mentalità individualistica, contraccettiva e abortiva della modernità, che dissocia la procreazione dal piacere. L’unica dimensione che attualmente viene valorizzata nella sessualità umana è il piacere, soprattutto un piacere senza alterità, come già evidenziato sopra. Se il piacere è un’evidenza intrinseca alla sessualità, la procreazione è parimente una sua struttura umana ed etica. Il significato procreativo è ontologicamente legato all’incontro sessuale, che fonde in unità un uomo e una donna che si amano. Lo è dal punto di vista anatomo- fisiologico, ma anche da quello psicologico: l’amore umano ha bisogno strutturalmente di aprirsi a un terzo, di proiettarsi in questa oggettività, che infrange il cerchio chiuso della relazione intersoggettiva; i due, quando si amano davvero, non possono non desiderare di «restare uno accanto all’altro per sempre in una vita, che porterà i loro tratti somatici, la loro biologia, il loro stile, il loro nome».

51 L’amore coniugale si espande strutturalmente in amore paterno e materno, e non può restringersi e modularsi in una struttura diadica, tra madre e figlio o tra padre e figlio, quale vorrebbe essere una relazione monoparentale di un omosessuale con un figlio nato da altri. In tale evenienza, secondo l’ideologia femminista e omosessuale, la coppia e la famiglia dovrebbero essere rappresentati solamente dalla donna o da partner dello stesso sesso, rivendicando per sé il diritto al figlio. Questo non dovrebbe essere più voluto in una storia relazionale, desiderato e accettato per se stesso, ma come colui che viene a rassicurare, riconoscere e legittimare l’individuo genitore o l’adulto che si assume per parente.

52 In questo contesto, in cui il figlio valorizza l’adulto, è stato elaborato il progetto parentale, ovvero un progetto di vita sul figlio, una visione meramente soggettiva e narcistica del figlio voluto nella misura in cui corrisponde alla realizzazione di un progetto per i suoi genitori. Ma un figlio desiderato secondo questa modalità, più che essere accolto come un essere oggettivo e distinto da un padre e da una madre, rischia di essere un figlio narcisistico e autosufficiente. Si crea così la violenza giovanile contro di sé e contro gli altri. La coniugalità, cristianamente intesa, è nella sua stessa essenza comunione di persone aperte al dono della vita: dare origine ad una nuova vita umana deve accadere solo all’interno della comunione delle persone (maschio e femmina) e unicamente attraverso quell’unione nei quali i due coniugi diventano una sola carne, come espressione eminente della comunione delle persone.

53 Bisogna dunque rifiutare la concezione che pone un rapporto estrinseco o solo di fatto tra coniugalità e dono della vita o quella che configura la coniugalità come mezzo per la procreazione. Si comprende perché il legislatore, nel codice vigente, ha sentito il bisogno di specificare che le due parti sono vir et mulier: «Il consenso matrimoniale è un atto della volontà con il quale un uomo e una donna si danno e si ricevono reciprocamente per costituire il matrimonio» (CIC can 1057, § 2). Il can. 1081, § 2 del Codice del ’17 prescriveva: «Il consenso matrimoniale è un atto della volontà con il quale le aprti danno e ricevono il diritto sul corpo, perpetuo ed esclusivo, in ordine agli atti di per sé atti alla generazione della prole»

54 La procreazione assistita/sostituita e i nodi etici I criteri della visione dell’uomo, che sono alla guida della soluzione dei diversi problemi etici connessi, sono due principi basilari, come sapientemente sono stati esposti nell’Istruzione della Congregazione della Dottrina della Fede Donum vitae, del 22 febbraio 1987, ripresi da Dignitas poersonae: I criteri della visione dell’uomo, che sono alla guida della soluzione dei diversi problemi etici connessi, sono due principi basilari, come sapientemente sono stati esposti nell’Istruzione della Congregazione della Dottrina della Fede Donum vitae, del 22 febbraio 1987, ripresi da Dignitas poersonae:

55 1. la procreazione umana è rettamente perseguita quando è voluta ed attuata come frutto dell’atto coniugale, cioè del gesto specifico dell’unione degli sposi (cfr. Donum vitae, II, B., 4, a); 2. l’intervento medico è rispettoso della realtà e dignità delle persone quando è un aiuto per il compimento dell’atto coniugale e non una sostituzione. Quando l’intervento medico tecnicamente rimpiazza l’atto coniugale per ottenere una procreazione, si appropria indebitamente della funzione procreatrice e così contraddice la dignità e i diritti inalienabili degli sposi e del nascituro (cfr. Donum vitae, II, B., 7.).

56 Il matrimonio vocazione all’adozione e all’affido La coniugalità, cristianamente intesa, partecipa della figura dell’adozione che definisce la stessa vita credente come adozione divina della vita umana da parte del Padre per il Figlio nello Spirito. La coniugalità, cristianamente intesa, partecipa della figura dell’adozione che definisce la stessa vita credente come adozione divina della vita umana da parte del Padre per il Figlio nello Spirito.

57 L’adozione non può essere un istituto giuridico per venire incontro solo alla sterilità della coppia: prima e oltre questo suo compito funzionale alla necessità della coppia, chiama la coppia a servizio della vita e di qualunque vita. La coppia cristiana è chiamata, dalla sua assunzione nel dinamismo salvifico, a farsi padre e madre di altre persone umane, che le vengono affidate in sorte dalla contingenza storica. Così operando la coppia, sull’esempio del Padre celeste, adotta persone legate ad essa non dal sangue, ma dall’avere in comune con gli altri il corpo e il sangue (Eb 2, 14), cioè la stessa origine e lo stesso traguardo naturale umano, ma anche la partecipazione allo stesso corpo e sangue eucaristico di Cristo che ci rende tutti fratelli. L’adozione non può essere un istituto giuridico per venire incontro solo alla sterilità della coppia: prima e oltre questo suo compito funzionale alla necessità della coppia, chiama la coppia a servizio della vita e di qualunque vita. La coppia cristiana è chiamata, dalla sua assunzione nel dinamismo salvifico, a farsi padre e madre di altre persone umane, che le vengono affidate in sorte dalla contingenza storica. Così operando la coppia, sull’esempio del Padre celeste, adotta persone legate ad essa non dal sangue, ma dall’avere in comune con gli altri il corpo e il sangue (Eb 2, 14), cioè la stessa origine e lo stesso traguardo naturale umano, ma anche la partecipazione allo stesso corpo e sangue eucaristico di Cristo che ci rende tutti fratelli.

58 La visione cristiana della sessualità è la memoria delle categorie: La visione cristiana della sessualità è la memoria delle categorie: maternità/paternità-figliolanza/fraternità maternità/paternità-figliolanza/fraternità

59 Conclusione Visione unitaria della sessualità Visione unitaria della sessualità Visione unitaria teologico-etica della sessualità Visione unitaria teologico-etica della sessualità

60 «la consegna sessuale totale tra uomo e donna è lecita solo nel contesto del matrimonio legittimo. Ma le condi­zioni oggettive (indipendentemente dall'intenzione o vo­lontà degli sposi o del singolo) richieste per la moralità del rapporto sono la realtà procreativa degli atti e quella unitiva (amorosa). Nessuno di questi significati in ogni singolo atto può essere positivamente escluso, sebbene possa, per motivi diversi, la significatività o finalità procreativa non essere raggiunta». «la consegna sessuale totale tra uomo e donna è lecita solo nel contesto del matrimonio legittimo. Ma le condi­zioni oggettive (indipendentemente dall'intenzione o vo­lontà degli sposi o del singolo) richieste per la moralità del rapporto sono la realtà procreativa degli atti e quella unitiva (amorosa). Nessuno di questi significati in ogni singolo atto può essere positivamente escluso, sebbene possa, per motivi diversi, la significatività o finalità procreativa non essere raggiunta».

61 A completamento e a fondamento della visione cristiana va tenuto presente l’unità delle seguenti proposizioni: A completamento e a fondamento della visione cristiana va tenuto presente l’unità delle seguenti proposizioni: 1. il rispetto dell’unità del matrimonio: richiede il legame indissolubile e la reciproca fedeltà e l’impegno reciproco a non diventare padre e madre che l’uno insieme e attraverso l’altro; 2. il rispetto della paternità/maternità umane nell’integrazione delle loro dimensioni fisiche, psichiche, sociali, morali e spirituali;

62 3. il rispetto del diritto del figlio di essere concepito, gestato, messo al mondo ed educato dai propri genitori; 4. il rispetto dell’essere umano e del suo diritto alla vita dal momento del suo concepimento e a tutti gli stadi di sviluppo della sua esistenza.

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