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IDEE PROGETTUALI PER IL DISTRETTO CULTURALE EVOLUTO: ECONOMIA TRAINATA DALLA CULTURA E SISTEMI TERRITORIALI.

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Presentazione sul tema: "IDEE PROGETTUALI PER IL DISTRETTO CULTURALE EVOLUTO: ECONOMIA TRAINATA DALLA CULTURA E SISTEMI TERRITORIALI."— Transcript della presentazione:

1 IDEE PROGETTUALI PER IL DISTRETTO CULTURALE EVOLUTO: ECONOMIA TRAINATA DALLA CULTURA E SISTEMI TERRITORIALI

2 Un’opportunità per le attività culturali e creative L’avviso pubblico della regione Marche per presentare progetti nell’ambito del Distretto culturale evoluto ha avviato un percorso di riflessione e di elaborazione che non ha molti esempi in Italia. Il bando rappresenta uno stimolo ed una opportunità per costruire laboratori di idee progettuali e di prime sperimentazioni. Favorisce un cambio di paradigma. La logica del distretto è messa al servizio dell’integrazione tra soggetti, beni e attività culturali e produttive per consolidare e rafforzare un modello di sviluppo trainato dalla cultura, anche con la creazione di nuove o più aggiornate professionalità. Obiettivo di questo incontro: stimolare discussione, idee e proposte nella maniera più aperta, pubblica e trasparente possibile. Metodo partecipativo e orizzontale.

3 Tanti ingredienti, poche ricette Esiste ancora uno scarto tra la ricchezza, diversità, qualità dello stock di beni e valori culturali posseduti e le percezioni, le rappresentazioni del territorio (su scala nazionale e internazionale), malgrado alcuni progressi compiuti. Crescita delle filiere ma non sempre della sintesi, del «tutto» Carenza nei processi di identificazione simbolica. Che cosa ci rappresenta, quali valori vengono realmente percepiti? Come si può coniugare il patrimonio tradizionale con una dimensione più forte della contemporaneità (per es. il manifatturiero di qualità)? Eppure gli ingredienti non mancano: beni culturali materiali e immateriali; paesaggio; arti, musica, spettacolo; editoria; alta formazione; filiere produttive; turismo, ecc. Abbiamo sia la cultura-struttura che la cultura-evento. Perché, allora, siamo sottorappresentati? Non abbiamo ancora trovato la ricetta giusta?

4 Il DCE può essere una ricetta? Il DCE non è la ricetta ma un metodo: dà la possibilità di ragionare in termini nuovi di cultura/economia. In particolare ci chiede di avere una STRATEGIA per il futuro, una opzione strategica fondamentale. Richiede un metodo inclusivo per costruire un sistema territoriale integrato che individui, valorizzi, comunichi meglio le relazioni e il capitale territoriale per rendere più efficace ed efficiente il rapporto cultura/economia con l’obiettivo di produrre sviluppo e innovazione economica e sociale. Richiede complementarietà strategiche tra attori e settori diversi (ibridazione di attività culturali e imprenditoriali). Bisogna collegare e dare unitarietà a beni eterogenei per cogliere le relazioni sinergiche.

5 Come immaginare il territorio Queste prime, essenziali, idee progettuali scaturiscono da riflessioni e opinioni scambiate con colleghi dell’Università di Macerata, con il presidente della Camera di Commercio, con Fabio Renzi di Symbola, con alcuni amministratori pubblici, rappresentanti di enti e associazioni, start up di giovani imprenditori. Quale RICETTA allora? Noi pensiamo all’individuazione di uno o più catalizzatori distintivi, di concentratori che consentano di creare un dispositivo di rete che unisca e scambi cultura ed economia. Il paradigma della piramide di Pei. Il Louvre ha cambiato volto dopo il 1989 con la costruzione della piramide in vetro di Ming Pei come spazio nuovo, destinato all’accoglienza del pubblico. Una sorta di «aeroporto» della cultura di quello specifico luogo. Il nostro territorio ha bisogno di una «piccola» piramide di Pei, di catalizzatori. Esistono già? Probabilmente sì, ma bisogna guardare in modo nuovo ciò che già abbiamo. La nostra Piramide di Pei non è tanto un luogo «nuovo» quanto piuttosto è un VEDERE CON OCCHI NUOVI.

6 Idee progettuali 1 – cultura/economia e catalizzatori distintivi Esempi di CATALIZZATORI: Arena Sferisterio, Casa Leopardi e Recanati, Santa Casa di Loreto e Loreto, Abbadia di Fiastra, Urbisaglia/San Ginesio/Sarnano, Complesso di S.Nicola di Tolentino, Camerino, Matelica, Lungomare di Civitanova Marche o Porto Recanati, sistema museale, outlet dell’industria creativa ecc.ecc.ecc. Accezione antropologica di cultura. Dimensione collettiva; prossima al concetto di civiltà; consistente nei bisogni materiali e immateriali che una comunità ha avvertito nel corso dei secoli nel proprio ambiente di vita e alle risposte/prodotti immateriali e materiali con cui li ha fronteggiati; si manifesta in ogni specie di fenomeni materiali e immateriali: l’organizzazione produttiva del territorio, la forma degli abitati, le architetture, i prodotti artistici, i documenti di storia, i prodotti della terra, dell’artigianato, dell’industria, i luoghi religiosi, i riti, le feste, le tradizioni, la lingua, la toponomastica…. Cultura come identità: la cultura è, perciò, la identità di un luogo, di una gente. Identità come fattore distintivo (Montella). Vedere i catalizzatori come fulcro di sistemi territoriali e della loro promozione.

7 Idee progettuali 2 - Esempio Esempio di catalizzatore distintivo: lo Sferisterio è un bene materiale, produce valori immateriali e identità, rappresenta molte identità territoriali, «contiene» sia l’industria culturale che quella creativa. Non a caso oggi ‘contiene’ l’Opera, sintesi del meglio della cultura e dell’essere italiani, un autentico linguaggio universale, e Musicultura, la canzone popolare e d’autore contemporanea. Ri-uso del capitale. Potrebbe diventare un luogo aperto tutto l’anno, con spazi per comunicare il distretto e consentire ai visitatori (turisti e cittadini) di fare esperienze. Sintesi di arte, musica, rappresentazione, gioco, artigianato, industria. Ogni palco potrebbe contenere idealmente una cosa da conoscere, fare, vedere, ascoltare, comprare presente sul territorio. Luogo in sé e luogo-vetrina per tutto il territorio. Ogni catalizzatore dovrebbe far vedere anzitutto il luogo di contesto ma anche la sintesi, il «tutto» del distretto. Ogni catalizzatore sarebbe una ‘porta di accesso’ allo spazio fisico e virtuale del distretto, con un brand comune e un insieme coordinato di segni identitari. Si entra nel distretto da un catalizzatore e si ha subito uno sguardo complessivo sul tutto, non solo sulle filiere. I catalizzatori non sono solo luoghi ma sono sistemi di interdipendenze (vedi «Orientamenti per una strategia di sviluppo economico della Provincia di Macerata», Camera di Commercio/Fondazione Carima).

8 Idee progettuali 3- Alcune modalità Un distretto smart, 2.0. I catalizzatori saranno supportati da una piattaforma web all’avanguardia, base e sintesi delle migliori tecnologie disponibili. Sistema interconnesso con dispositivi mobili, app e uso dell’industria video ludica (Europa: agenda digitale e social innovation) Far entrare a pieno titolo le tecnologie ICT nel tessuto del progetto in tutte le sue fasi. Devono costituire occasione e strumento di qualità organizzativa, di supporto all'efficacia e all'efficienza, di garanzia di soddisfazione degli utenti, intendendo con questo termine sia gli stakeholders istituzionali e imprenditoriali che i cittadini e i turisti. Le tecnologie ma con i contenuti veri dell’umanesimo, con un linguaggio chiaro e comunicativo. Enfasi sulla logica dell’esperienza, dell’inclusione, della partecipazione (il DCE propone non impone: menu à la carte). Il ‘qualcosa in più’ deve essere fatto attraverso l’esperienza Mix di luoghi fisici e virtuali, percorsi ‘generali’ ma anche ultraspecializzati Forte apertura ai temi, alle domande, ai codici e ai linguaggi della contemporaneità per stimolare nuove percezioni, più ricche, diversificate e consapevoli (per es. collegando di più il patrimonio storico-artistico con i settori dell’industria culturale (film, radio/tv, videogiochi e software, musica, libri, stampa ecc.)

9 Idee progettuali 4 – Primi orientamenti Valorizzare ciò che già esiste ed è già disponibile (e non è poco) Valorizzare al massimo start-up di giovani imprenditori, esistenti e in fieri. Uscire dal «cono d’ombra» del provincialismo: comunicare e valorizzare la contemporaneità della tradizione (l’umanesimo che innova). Partenariato pubblico-privato. Master sul management dell’economia della cultura (Unimc, Fondazione Symbola, industrie culturali e creative). Un laboratorio per lo sviluppo e la manutenzione del DCE. Non un «progetto per il progetto» ma un progetto per creare economia della cultura: incrementare reddito, valore aggiunto, occupazione giovanile innescando un circolo virtuoso che regga alla prova del «dopo».

10 Mettiamoci al lavoro: come aderire alle idee progettuali E’ fondamentale che tutti i soggetti interessati presentino idee, proposte, ipotesi ecc. Scadenza per proporre adesione: 30 aprile 2013 Due tipologie di adesione: Partners che ‘conferiscono’ idee, beni, competenze; Partners che ‘conferiscono’ idee, beni, competenze e risorse economiche (importo minimo € 2.000,00); Modalità di adesione: compilare la scheda informativa disponibile sul sito di Ateneo e inviarla via e- mail all’indirizzo Per i partner conferitori di competenze e di risorse è necessario allegare alla scheda informativa una lettera d’intenti, a firma del Rappresentante legale, con l’indicazione dell’importo del cofinanziamento.


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