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Una Capo Sala fra i Beati modello di umanizzazione dell’assistenza infermieristica Avanzamento automatico.

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Presentazione sul tema: "Una Capo Sala fra i Beati modello di umanizzazione dell’assistenza infermieristica Avanzamento automatico."— Transcript della presentazione:

1 Una Capo Sala fra i Beati modello di umanizzazione dell’assistenza infermieristica Avanzamento automatico

2 Marta Anna Wiecka nasce a Nowy Wiece il 1 gennaio Questo paese era in territorio Polacco, nella zona occupata allora dalla Prussia, ora Ucraina.

3 La famiglia Wiecka era una delle più importanti del Paese. Il padre, ricco proprietario terriero si dedicava alla conduzione dell’azienda. Marta era la terza di 13 figli, otto dei quali morti in giovane età o prematuramente. La mamma, affidò la cura dei fratellini a Marta, che era la terzogenita, perché ognuno doveva dare il suo contributo alla famiglia.

4 Lezioni bisettimanali, venivano impartite al mattino, prima di recarsi a scuola, nella parrocchia distante dalla sua casa 12 chilometri. Ogni bambina si sarebbe scoraggiata, ma Marta aveva fede e coraggio. Si alzava alle 5 del mattino e attraverso scorciatoie con passo svelto, arrivava in parrocchia e qui, dopo la partecipazione alla Santa Messa, ascoltava le lezioni di catechismo da parte del parroco. La giornata continuava con le lezioni a scuola e lavoro a casa.

5 Qui Marta insieme alla numerosa famiglia viveva intensamente la sua giovinezza. la capacità di riflessione, di mediazione e di interiorità. Maturava una caratteristica che le sarà propria per tutta la vita: la capacità di riflessione, di mediazione e di interiorità.

6 Marta imparò presto il concetto di dedizione, pazienza, mediazione (nei piccoli litigi infantili), attenzione, senso di responsabilità interventi di emergenza…. La sua è stata una fanciullezza donata agli altri, che la distinse per una vita di relazione eccellente.

7 Marta, aveva attirato attorno a sé un gruppo di coetanee che la consideravano una loro leader. Era l’anima dei loro giochi e delle iniziative più svariate, in un paese e in un’epoca in cui la vita prevalentemente agricola, pura, semplice e con scarse novità di piccoli spostamenti, commerci, mercati e fiere non offriva altre alternative. Forte delle convinzioni religiose, inculcatele dalla mamma, si improvvisava catechista e tutte la seguivano attentamente.

8 Il Catechista, Don Mariam Dabrowski aveva un ruolo importante nella vita di Marta. Egli infatti era il Cappellano delle Figlie della Carità della Casa Provinciale di Chelmmo. Illustrava a Marta la vita di queste religiose e in seguito la indirizzò verso questa Congregazione.

9 Scrisse alla Madre Provinciale di Clelmmo per chiedere di essere ammessa fra le Figlie della Carità. Dopo poco tempo fu accettata. La Provinciale,volendo conoscere Marta, la invitò a trascorrere le feste Natalizie nella loro Comunità. Volitiva come era, Marta parti senza indugio.

10 Godeva della vita di preghiera e dell’ assistenza ai poveri, ma dopo poco tempo, fu invitata a tornare in famiglia perchè aveva solo 16 anni ed era necessario riflettere ancora. Con rammarico, ritornò al paese e riprese il suo posto ed il suo lavoro. Contava i giorni che mancavano al suo diciottesimo anno di età, ma in cuor suo nutriva una speranza…

11 L’aria pura della campagna, le fatiche per accudire i fratellini. L’atmosfera domestica laboriosa, cristiana, sana, equilibrata, serena e schietta, la irrobustivano nella fede e le davano il coraggio dell’attesa.

12 Una nuova occasione si presenta: una sua amica voleva inoltrare la richiesta di farsi suora, tra le Figlie della Carità di Cracovia. La possibilità di accelerare i tempi era un’idea che trovava Marta consenziente. Facendosi coraggio l’un l’altra, espressero per iscritto alla Madre Provinciale il loro desiderio.

13 Furono accettate subito. Marta superò le resistenze dei genitori e dopo due giorni di viaggio, arrivò a Varsavia, insieme all’amica. Inizia allora il periodo di formazione chiamato Postulato.

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15 Continuò per Marta il periodo di formazione nel Seminario di Varsavia che culminerà nell’invio in Missione come Figlia della Carità Missione come Figlia della Carità. Nel Seminario suor Wiecka, si distingueva per una vita di profonda unione col Signore, conoscenza ed approfondimento dello spirito e del Carisma Vincenziano. L’esperienza del servizio fra i poveri la riempiva di gioia e le faceva sospirare il giorno in cui avrebbe indossato l’abito delle Figlie della Carità.

16 Il 21 aprile 1893, indossato l’abito delle Figlie della Carità, viene destinata all’Ospedale di Leopoli. Vi trovò 1000 ammalati e 50 Figlie della Carità. Qui si dedicò alla sua formazione professionale.

17 Le Consorelle apprezzavano la sua dedizione,il suo amore a Cristo, alla vita comunitaria, l’attenzione a tutto quello che farà di lei una maestra in umanità e una messaggera di Cristo fra i malati, vecchi, moribondi…

18 È proprio questo sostare lungamente alla presenza di Dio, che ha permesso a Suor Wiecka di unificare tutto il suo essere nel Signore, di ricevere il dono della comprensione del mistero di Dio nella sofferenza, nella calunnia, che l’ha abilitata alla comunione col Cristo Crocifisso nell’attesa, come Lui, della Resurrezione.

19 In questo paesino di 600 anime, le 6 Suore si occupavano di 60 malati. Anche qui Suor Marta si distinse per competenza, dedizione e amore nel curare i corpi e le anime come San Vincenzo insegnava alle sue figlie.

20 In questo Ospedale con 55 malati e 5 suore, Suor Marta si rendeva utile sia ai malati che alle sue consorelle. L’ospedale non disponeva di reparti ben definiti a seconda delle malattie ma l’unico criterio era la divisione tra uomini e donne.

21 Un giovane studente fu affidato alle cure di Suor Marta. Nella stessa camera era ricoverato un uomo affetto da malattie veneree che doveva essere assistito da una Suora più anziana, (per disposizione della Superiora). Quest’ultimo, attratto da questa giovane suora fu accecato dalla gelosia e macchinava piani diabolici per vendicarsi.

22 Un giorno mentre aspettava l’esito della febbre, la Suora si sedette sul bordo del letto del paziente affidato alle sue cure. La trappola era pronta e appena dimesso dall’Ospedale il malato si recò dal parroco e le disse che Suor Marta era incinta, e che il padre del bambino era quel giovane che ella assisteva.

23 Questo giovane confezionò una calunnia ben circostanziata che non destò dubbi sulla sua veridicità. Suor Marta avvertiva ostilità, si vedeva circondata da sospetti, risolini, allusioni… ma confidava nel suo Dio. Ella ignorava che uno sconosciuto aveva lasciato una culla alla suora portinaia per “Sr Marta”, con sorriso diabolico.

24 Le Suore non sapevano che quell’uomo aveva tentato due volte di accoltellare la Superiora perché, diceva, ella proteggeva suor Marta. Ma il Signore vegliava su l’innocente. Il parroco, pentito del suo silenzio rivelò a tutta la Comunità l’innocenza di Marta e la malvagità dell’accusatore. La verità trionfò.

25 L’incubo era finito ma… un giorno mentre pregava, vide una croce con dei raggi che si sprigionavano illuminando tutto, ed una voce che le diceva: “Figlia, sopporta pazientemente tutte le calunnie e le accuse, fra poco ti prenderò in Cielo”

26 Per alcuni problemi interni, i Superiori inviarono Suor Marta che aveva dato modo di farsi conoscere per la sua saggezza, equilibrio e vita interiore, presso l’Ospedale di Sniatyn, come capo Sala del Reparto Infettivi.

27 Nel dicembre 1903 disse con convinzione alle Consorelle: “il prossimo anno farò il Natale in Cielo e vedrò la Vergine molto venerata qui a Sniatyn. Nulla faceva presagire la sua morte, era una Suora sana, felice, servizievole. Le sue parole furono accolte come uno scherzo e ne risero sopra.

28 Nel reparto dove operava Suor Marta, fu ricoverata una donna affetta da tifo petecchiale, malattia allora altamente contagiosa e mortale. Dimessa l’ammalata, fu dato il compito di pulire e disinfettare la stanza ad un ausiliario. Questi sapeva dell’alta percentuale di contagio e di morte a cui andava incontro e pensava alla giovane moglie e al suo bambino di pochi anni. Pianse, implorò i dirigenti perché lo risparmiassero, ma invano. Suor Marta si commosse e senza tentennamenti prese il suo posto.

29 .. Trascorsi pochi giorni Suor Marta si ammalò gravemente e alle Consorelle vennero in mente le previsioni fatte sulla sua morte prima del Natale. Preghiere, cure a nulla valsero. ll fratello sacerdote sostando accanto a lei, scherzò sulle sue previsioni. Suor Marta abbozzando un sorriso rispose. “questione di ore”. Aggravatesi lo stesso giorno,dopo aver ricevuto sacramento degli Infermi, volò dal suo Signore. Era il 30 maggio 1903 aveva solo 33 anni.

30 Nel 1930 don Jan Wiecki, fratello della Serva di Dio, sacerdote dell’arcidiocesi di Leopoli, osservando il crescere dei miracoli e delle grazie ottenute per intercessione di Suor Marta, la continua folla presso la tomba della sorella e, profondamente convinto della sua santità cominciò a raccogliere le testimonianze di varie persone intorno alle grazie ricevute. Negli anni 1930–1939 e 1946–1970 raccolse circa 200 ringraziamenti per le grazie ricevute. Il numero non è completo perché durante la 2^ guerra mondiale ( ) don Wiecki non ebbe la possibilità di mettere le testimonianze per iscritto.

31 Nel 1970 morì don Jan Wiecki e per vent’anni ( ) nessuno annotò le grazie ricevute. Anche nella Compagnia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, alla quale apparteneva la Serva di Dio, nonostante fosse ricordata e si fosse a conoscenza delle numerose grazie ottenute per sua intercessione e non non si teneva nessun elenco. Negli anni sessanta, poiché arrivavano notizie in Polonia da parte di alcuni polacchi rimasti in quelle terre nonostante la repressione, la sovietizzazione e l’ateismo programmati, probabilmente non si scriveva nulla per paura di essere iscritti nell’elenco dei condannati a morte.

32 Al sepolcro della Serva di Dio i pellegrini continuano il loro pellegrinaggio, indipendentemente dal loro credo: cattolici, greco-cattolici, ortodossi, anziani e giovani,. Vengono per rivolgere alla “monaca Santa” suppliche di ogni tipo: la salute, l’aiuto nello studio, l’armonia nella famiglia, la salvezza dei figli in guerra. La sua tomba dopo oltre cento anni è sempre coperta da fiori freschi, lumini, asciugamani ricamate. Esiste la comune convinzione che la suora morta a soli 33 anni, aiuti in particolare i giovani.

33 Durante i dodici anni vissuti nella Compagnia delle Figlie della Carità, curò i malati presso l’Ospedale di Leopoli, Podhajce, Bochnia e Śniatyn. Il suo ricordo fra i cittadini di questi paesi che attendevano la sua glorificazione era vivo e pieno di speranza. Finalmente, da alcuni anni, la Comunità delle Figlie della Carità, ha voluto accordare ai fedeli della Polonia e dell’Ucraina, la gioia di interessarsi al processo di Beatificazione di Suor Marta Wiescka.

34 La Visitatrice Janina Stachowiak, l’allora segretaria della Provincia di Cracovia, suor Stanisława Motyka, ordinò con precisione tutto il materiale raccolto fino allora sulla Serva di Dio, comprese le grazie e i miracoli. Grazie all’impegno del Postulatore generale, Padre Giuseppe Guerra, C.M. che con tenacia, sacrificio e puntualità, ha proseguito l’iter iniziato nel 1997 a livello diocesano di Suor Marta Wiecka. Il 24 Maggio 2008 a Lvov (Ucraina) sarà proclamata Beata.

35 San Vincenzo e Santa Luisa de Marillac, Fondatori delle Figlie della Carità, dal cielo sorridono alle tre loro figlie, che fedeli allo Spirito della Compagnia, godono in cielo accanto ai poveri che in vita hanno amato. …

36 Beata Suor Marta, prega per noi, perché ancora oggi altre anime, attirate dalla tua dedizione e dal tuo esempio, possano servire i malati, i poveri, i bisognosi nella Compagnia delle Figlie della Carità. Amen..


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