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Prof. Bertolami Salvatore John Locke John Locke (Wrington, 29 agosto 1632 – Oates, 28 ottobre 1704) è stato un importante filosofo britannico della seconda.

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1 Prof. Bertolami Salvatore John Locke John Locke (Wrington, 29 agosto 1632 – Oates, 28 ottobre 1704) è stato un importante filosofo britannico della seconda metà del Seicento ed è considerato il padre dellempirismo moderno e dell'illuminismo critico.

2 Prof. Bertolami Salvatore John Locke Nell'ambito della riflessione politica, Locke cercò di ideare un sistema basato sull'utile della convenienza, che potesse fornire il miglior vantaggio per tutti. Dapprima gli parve che solo lo stato assolutistico hobbesiano potesse garantire il raggiungimento di questi scopi. Ma in seguito al fallimento della restaurazione monarchica degli Stuart, egli si convinse che lo stato assoluto non si adattava alle tendenze naturali degli uomini che costoro cercano di assecondare unendosi in società. Per questo, Locke entrò gradualmente a far parte del Partito Whig (più tardi chiamato Partito Liberale), e nel 1690 pubblicò anonimamente i Due trattati sul governo, che non possono essere considerati un'apologia (giustificazione morale) della "gloriosa rivoluzione inglese" ma semmai ne costituiscono solo un felice auspicio, che erano una polemica contro il potere paternalistico, da una parte, teorizzato da Filmer (in particolare nell'opera "Il Patriarca", che lo giustificava su basi teologiche) ed un modello da seguire, in cui il potere dei governanti fosse limitato, ed i diritti dei cittadini rispettati; e contro il potere dispotico e assolutista al centro della riflessione hobbesiana.

3 Prof. Bertolami Salvatore John Locke Per Locke la natura e i contenuti stessi del patto tra sudditi e sovrano erano profondamente diversi da quelli teorizzati da Hobbes. Locke sosteneva la doppia natura pattizia, come nella più autentica tradizione giusnaturalista: pactum unionis e pactum subjectionis. In Hobbes, invece, i due patti erano unificati nel patto d'unione. In quest'ultimo i sudditi, emancipandosi dalla stato (o società) di natura alienavano tutti i diritti al sovrano, tranne uno: il diritto alla vita. Questo, tuttavia, non era una "umana concessione" del sovrano ai sudditi, un diritto ottriato, ma un principio di cautela di cui si dotava egli stesso. Infatti il sovrano, dato che era la materializzazione dell'insieme dei sudditi e dei loro diritti, se non avesse mantenuto in capo a questi ultimi il diritto alla vita, avrebbe corso il rischio di essere esso stesso ucciso. In Locke, invece, nel passaggio dallo stato di natura allo stato civile o politico il suddito conserva tutti i diritti tranne quello di farsi giustizia da se. Anzi, il passaggio allo stato civile o politico (passaggio necessario per poi approdare al governo) è indispensabile proprio per tutelare tutti i diritti che lo stato di natura assegna all'uomo (a partire dalla proprietà). Questo comporta, quindi, l'istituzione di nuove figure atte a far rispettare questa disposizione: i magistrati, i tribunali e gli uomini di legge. Si può introdurre, quindi, la natura e le caratteristiche del potere secondo il filosofo inglese.

4 Prof. Bertolami Salvatore John Locke Per Locke il potere non è e non può essere concentrato nelle mani di un'unica entità, né tanto meno è irrevocabile, assoluto e indivisibile. Il potere supremo è il potere legislativo. Supremo non perché senza limiti, ma perché quello posto al vertice della piramide dei poteri, il più importante. È il potere di predisporre ed emanare leggi e appartiene al popolo che lo conferisce per delega ad una figura preposta ad adempierlo. Subordinato al potere legislativo, c'è il potere esecutivo, in capo al sovrano ed atto a eseguire le leggi stesse. Successivamente Locke individua altri due poteri ascrivibili ai precedenti: il potere giudiziario e il potere federativo. Il primo, rientrante nel potere legislativo, è preposto al rispetto della legge, la quale deve essere unica per tutti e deve far si che tutti siano uguali di fronte ad essa e che ci sia certezza del diritto (principio di legalità). Quindi il potere legislativo esplica due funzioni: quella di emanare leggi e quella di farle rispettare. Il potere federativo rientra nel potere esecutivo e prevede la possibilità di muovere guerra verso altri Stati, di stipulare accordi di pace, di intessere alleanze con tutte quelle comunità extra - pattizie, ovvero che si collocano al di fuori della società civile o politica.

5 Prof. Bertolami Salvatore John Locke Se così non fosse stato, il popolo aveva il diritto di resistenza contro un governo ingiusto. Locke partiva dalla teoria del contrattualismo (già avanzata da Thomas Hobbes e ripresa poi nel celebre Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau). Nello Stato di natura tutti gli uomini possono essere uguali e godere di una libertà senza limiti; con l'introduzione del denaro e degli scambi commerciali, tuttavia, l'uomo tende ad accumulare le sue proprietà e a difenderle, escludendone gli altri dal possesso. Sorge a questo punto l'esigenza di uno stato, di una organizzazione politica che assicuri la pace fra gli uomini. A differenza di Hobbes, infatti, Locke non riteneva che gli uomini cedessero al corpo politico tutti i loro diritti, ma solo quello di farsi giustizia da soli. Lo Stato non può perciò negare i diritti naturali, vita, libertà, uguaglianza civile e proprietà coincidente con la cosiddetta property, violando il contratto sociale, ma ha il compito di tutelare i diritti naturali inalienabili propri di tutti gli uomini.


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