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MEMORIE DI SCUOLA LA POESIA COME TESTIMONIANZA E INSEGNAMENTO DI VITA.

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Presentazione sul tema: "MEMORIE DI SCUOLA LA POESIA COME TESTIMONIANZA E INSEGNAMENTO DI VITA."— Transcript della presentazione:

1 MEMORIE DI SCUOLA LA POESIA COME TESTIMONIANZA E INSEGNAMENTO DI VITA

2 Non cercare la gioia nelle cose lontane. Se vuoi cogliere un fiore non temere lo spino. Non v'è cibo di re più gustoso del pane. Non è cosa che scaldi più del nostro camino. Non ti tocca fortuna se non sei mattiniero. Macchia più dell'inchiostro un cattivo pensiero. Non c'è acqua che lavi più del pianto sincero. (da Sette Proverbi)

3 PREFAZIONE Tra i filoni della poesia del Novecento che gli alunni del terzo anno della scuola secondaria di I grado si trovano ad affrontare, la produzione di Renzo Pezzani offre un’importante testimonianza, di arte e di vita, in grado di misurarsi con altri autori, ben più noti e “classici”. Pezzani, così immerso nel passato ma anche estremamente attuale, ha fatto nascere in noi il desiderio di riscoprire le nostre radici poetiche, ci ha invitato a compiere un viaggio tra i suoi versi e ci ha accompagnato nella riflessione sull’importanza del ruolo della poesia. Cosi, a poco a poco, conoscendo più da vicino un parmigiano “illustre”, abbiamo capito perché è necessario che non venga dimenticato. Il nostro viaggio si è limitato alla produzione “in italiano” e non dialettale di Pezzani, muovendo dalla considerazione che essa rappresenta una vocazione primaria per il poeta, che si manifesta prestissimo e che, se pur legata indissolubilmente a Parma, ai suoi luoghi e alle persone, parla a tutti, all’adulto e al bambino, perché intrisa di valori condivisi, di affetti e di quelle piccole cose che rendono più piena la vita. In particolare abbiamo guardato alle poesie, numerosissime, dedicate al mondo della scuola, di cui il poeta ha fatto parte, prima davanti e poi dietro la cattedra e che gli ha ispirato preziosi “quadretti” ricchi di umanità e sentimento. Stimolati dalle memorie del Pezzani-scolaro, i ragazzi hanno potuto riflettere sul proprio percorso di crescita, fuori e dentro la scuola, e lavorare sui propri ricordi e sulle suggestioni legate all’“Istituzione- Scuola”, in un momento della loro vita assai delicato, caratterizzato da scelte e cambiamenti. Attraverso i ricordi del Pezzani-maestro hanno invece potuto meditare sul ruolo dell’insegnamento, a cui Pezzani si è dato con dedizione pura e gioia profonda; vero e proprio atto d’amore che trova espressione massima nei suoi versi, capaci di toccare temi profondi e condivisi, senza mai perdere il velo della spontaneità e della delicatezza. Nel nostro viaggio siamo giunti a cogliere, poesia dopo poesia, i caratteri di fondo della sua personalissima lettura della realtà. Pezzani però ci ha spronato ad andare oltre spingendo i ragazzi a misurarsi con la scrittura in versi: attraverso l’esperienza diretta del fare poesia, i ragazzi hanno potuto accogliere l’incanto e le emozioni del mondo di Pezzani nel loro vissuto, tra i ricordi dei loro anni scolastici passati, nei volti, nelle voci, in immagini a volte un po’ sfocate di scuole immerse nel verde, di banchi colorati, di aule animate da voci squillanti… Così sono nati nuovi versi dalle forme più diverse, nuove storie, personalissime e allo stesso tempo di tutti, testi talvolta malinconici, spesso giocosi, ma sempre vitali e sinceri. I ragazzi, con curiosità e voglia di sperimentare, si sono messi alla prova, hanno recuperato un pezzettino del mondo che era custodito nella loro memoria e, attraverso la scrittura, lo hanno fatto rivivere. Forti di questa esperienza unica, sapranno guardare con maggior consapevolezza ed entusiasmo al domani. “Nel passato c’è il nostro futuro” afferma infatti il bando! La poesia, e di questo Pezzani era un fervente sostenitore, è un potente ed efficace strumento educativo. Egli stesso ne ha fatto esperienza negli anni dell’insegnamento, lasciando una traccia indelebile tra i giovani scolari, forse non sempre compresa da superiori e genitori. Un maestro che probabilmente non metteva al primo posto il programma, ma che ci auguriamo un giorno il programma possa accogliere e rivalutare; un maestro che tanto ha insegnato e che tanto può ancora insegnare a chi sta davanti e a chi sta dietro la cattedra, perché attraverso la poesia, parola viva e feconda, alla portata di chiunque vi si accosti con animo sincero e desiderio di conoscenza, possiamo tutti diventare più “grandi”.

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5 PRIMO GIORNO DI SCUOLA da «Musa Festiva» (1936) Ti ritrovo com’eri, o bianca scuola piccola e cara, con la mia maestra, e Gesù che dall’alto mi consola, e il vasetto di fiori alla finestra. I miei compagni Attilio, Mario e Nello - i vecchi amici ci son quasi tutti, tutti promossi – e il buon vecchio bidello che versa inchiostro in calamai asciutti. Mi colma il cuore un tenero piacere e mi commuove questo amor che trovo sparso per tutto; e questo rivedere le cose vecchie con un volto nuovo. Ritornerò tra queste pareti ogni giorno per tre stagioni intere a domandarti un sorso di sapere, piccola scienza e canti di poeti. E il tuo cuore, il mio cuor ritroverà buono e paziente, acceso come brace alimentato dalla verità e custodito da una santa pace.

6 RICORDI DI TEMPI LONTANI L'estate è terminata la campanella è suonata c'è la maestra ad aspettare sempre pronta ad insegnare. Ricordi di tempi lontani quando ancora bambino ritrovavo il suo sorriso. D'imparar son ben lieto studio tutto l'alfabeto con i numeri e la storia la poesia tutto a memoria. Vorrei fermare il tempo per ritrovare quell'atmosfera che profumava di primavera. (Federico)

7 IL PRIMO BENVENUTO Rimembro ancora il primo giorno la scuola lì davanti con i bambini tutt'intorno. Occhi vivaci e occhi velati visi felici ed altri adirati. Tra mille sorrisi e mille pianti la giornata così va avanti. Compagni, bidelli e maestre con loro trascorrerò il prossimo semestre. L'orologio segna l'ora e ogni bambino di tornare a casa non vede l'ora, poi la campana suona e la felicità a tutti dona. (Fiammetta )

8 IL MIO GRANDE GIORNO Luci, suoni e colori un mondo nuovo e pieno di fiori in un giardino, una scuola speciale che ha iniziato a farmi sognare. Nuovi compagni, nuove persone e un’ emozione che mi cresce nel cuore. E’ il mio primo giorno di scuola in cui ho imparato una nuova parola è un giorno di gioia un giorno di festa in cui ho conosciuto la mia nuova maestra. (Alessia)

9 UN NUOVO INIZIO Nuovi volti mai visti nuovi colori, facce tristi e facce felici sguardi che cercano amici. I gessi colorati non ancora usati. Una signora alta e sorridente che ci accoglie festosamente ed in mezzo a questa festa un uccellino canta fuori dalla finestra una gran gioia colpisce i nostri cuori e così conosciamo i felici doni della scuola. (Benedetta A.)

10 IL SOGNO CHE INIZIA Ricordo ancor bene il tuo volto anche se di tempo ne è passato molto pianti, gioie, ansie e timori nel mio cuore mille emozioni. La mia strada è appena iniziata quasi mi sento rinata! Con nuovi modi e nuove persone farò volare il mio grande aquilone. La scuola, il giorno in cui ho imparato col mio maestro adorato e da li il mio sogno è iniziato. (Benedetta P.)

11 UNA NUOVA AVVENTURA É finita l’estate e con lei le vacanze si riprende il lavoro questa volta sul serio nuove esperienze ci attendono alle medie belle o brutte, chissà come saranno. Il primo giorno di scuola quello in cui si riparte da zero dal nuovo compagno alla nuova materia il nuovo professore al posto del maestro. La mia classe nuova sa di pulito vedo nuovi volti tra cui quello del professore lo guardo per un attimo, il suo sguardo mi ha colpito poi mi giro a parlare, primo errore! Di fianco a me ci sono Marco e Tommaso la nostra nuova amicizia inizia da ora speriamo non duri solo quest’anno. É il primo giorno di questa nuova avventura. (Francesco)

12 ADDIO ESTATE Anche l’estate ci sta lasciando, siamo pronti ad iniziare un nuovo anno. Tutti i bambini rivedranno i loro amici. Le emozioni sono tante e si sentono nel cuore pulsano forti e piene di passione. Al suono della campanella corriamo tutti nell’aula nuova e bella con i banchi lucidi e le lavagne pulite pronte per essere riempite con disegni ed esercizi come una foresta che si anima della danza di mille fiori colorati pronti a sbocciare. Tanto apprenderemo ma io so già che ci divertiremo. Ogni stella da lassù starà a guardare tutti i bambini che vogliono imparare. (Giada)

13 L'INIZIO DELLA SCUOLA Allo scoccar del giorno la fanciulletta felice negli abiti nuovi serena con passo vellutato. Il vestimento, passi scricchiolanti della vita che stava invecchiando. L'arrivo imponente del sapere. Lettere. Parole scritte nei pensieri. Conoscenze impresse nella memoria soffiate dal vento. (Chiara)

14 IL MIO GIORNO Ero li timida, chiusa ma felice mi mancava mia mamma e dentro di me sentivo una fiamma. Ora dopo ora sempre più libera non volevo più andare. Al suono dell’ultima ora tutti in piedi di corsa abbiamo sceso le scale era un giorno speciale. (Sofia)

15 UNA NUOVA AVVENTURA E mi ricordo i giochi le urla dei bambini le lacrime agli occhi l'abbraccio caldo della mamma quegli alti muri bianchi e la cara bidella Giulia che mi diceva che il sabato era ormai vicino. E quegli zaini pesanti di fatica. Mi riempio di gioia quando ci ripenso a quanto fosse bello sentirsi soddisfatto di poter scrivere quelle lettere tonde. E tutt'oggi la rivedo uguale dove passai la mia infanzia. (Sara D.)

16 L’ESISTENZA È una vita che cresce corre e va lontano mentre la città rinasce pensando a quei tempi di un passato remoto che ormai solo contempli. (Rebecca Z.)

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18 Per la fine dell’anno scolastico da «Musa Festiva» (1936) Si scioglie l’azzurra ghirlanda di teste bionde vivaci, tessute di riccioli d’oro solcate dall’orma dei baci. Si senton battere appena, più buoni, più rossi e vicini i cuori dei vispi bambini rinchiusi nell’aula serena, impazienti, protesi là verso il cielo solcato dagli aquiloni distesi. Come fa il fabbro che rude, nell’opra sonora, il ribelle metallo percuote all’incudine domandolo in membi di stelle, sui banchi artieri pazienti han trasformato i selvaggi piccoli cuori in ardenti cuori di piccoli saggi. Addio scuola! Al lavoro ritorneranno i fanciulli quando con grappoli d’oro l’autunno triste dirà: - Son terminati i trastulli! -

19 PER SEMPRE LA MIA SCUOLA La mia scuola per sempre la mia scuola. Lo sarà quando passerò lì per caso o quando ci tornerò per ritrovare chi non vedrò più ogni mattina. Oggi scenderò per l’ultima volta queste scale come alunna della mia scuola altri dopo di me saliranno le stesse scale e altri ancora. A me aspetta il domani ogni domani ha il suo sole e la sua ombra ogni domani ha la sua spiaggia e il suo mare aperto. Il futuro, un domani da inventare. (Vera)

20 VITA DI SCUOLA Quello che è stato sono le gioie le tristezze sono le paure il coraggio. Quello che è sono le simpatie l’amicizia sono le azioni quotidiane le conquiste del sapere. Quello che sarà sono le sconfitte le difficoltà sono i sogni e il compimento. (Alessandro)

21 LA CANTILENA DEL SOGNO Lontano è il termine della conoscenza prima ancor di segnare la vita, poiché tutto si ha ancor da scoprire. S’intende nell’aria una gioia composta una serena risata ed un nostalgico singhiozzo di chi la mancanza sente precoce. Riempie il più frettoloso lo zaino, un altro che il banco svuota, e i ragazzi a parlare d’estati passate e future reali e ancor da immaginare. Un pensiero lanciato più in là del borgo più in là del giorno un futuro lontano nel tempo vicino nel cuore. La mente viaggiando abbandona i banchi abbandona i libri abbondona se stessa alle risa e ai singhiozzi finché della scuola non ci son che le vestigia. Il suon della campanella riporta le menti nell’aula e la corsa coi passi veloci cantilena i nuovi lor sogni. (Matilde)

22 CONFUSIONE ALLEGRIA NOSTALGIA Confusione allegria nostalgia è così l’ultimo giorno di scuola. Saluti, addii, lacrime, sorrisi purtroppo il tempo vola. Tutti in attesa di quel dolce suono il richiamo dell’estate quel piccolo ma significante frastuono. Ed ecco che arriva quel desiderato momento che tutti aspettano, con un po’ di spavento. Grida, urla, abbracci, risate eccola finalmente è arrivata l’estate (Irene)

23 L’ULTIMA CAMPANELLA Un suono nell'aria vibra trilla squilla esplodono i canti di gioia, rieccheggian nei quieti corridoi. Sorrisi pianti abbracci si libera il mondo delle emozioni avvolgendo i cuori dei giovani fanciulli. Vagano i miei pensieri inebriati dalla tiepida aria sorretti dalla dolce melodia dei gioiosi canti di allegria che salutano i doveri della scuola e accolgono i piaceri estivi. A settembre torneremo fra i banchi nella scuola dei più grandi cosa ci aspetterà il futuro speriamo che non sia oscuro. (Federico)

24 LA SCUOLA CORRE VELOCE La scuola un nuovo viaggio tanti compagni tutti insieme per partire. Meno tre, due, uno ed è già l'ultimo giorno il momento di lasciarci per cominciare una nuova avventura. (Achille)

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26 Scuola di campagna da «Il fuoco dei poveri» (1939) È fuori dal borgo due passi di là del più fresco ruscello recinta di muro e cancello la piccola scuola di sassi. Agnella staccata dal branco col suono che al collo le han messo richiama ogni bimbo al suo banco nell’aula che odora di gesso. C’è ancora la vecchia lavagna con su l’alfabeto mal fatto: lo scrisse un bambino distratto dal verde di quella campagna. E lei, che mi vide a sei anni, c’è ancora. La voce un po’ fioca, vestita d’identici panni, la vecchia signora che gioca. C’è ancora il vasetto d’argilla che m’ebbe suo buon giardiniere; è verde, fiorito di lilla, e un bimbo gli porta da bere. Il tempo passò senza lima su queste memorie. Ritorno lo stesso bambino d’un giorno sereno, nell’aula di prima. E in punta di piedi, discreto, nell’ultimo banco mi metto e canto, nel dolce coretto dei bimbi, l’antico alfabeto.

27 BANCHI SCALDATI DAL SOLE Come era bello sedersi sui banchi scaldati dal sole con il profumo pungente della primavera misto a quello di salsedine del mare. Come era bello ascoltare la lezione mentre fuori si davano battaglia lampi e tuoni e correre alla finestra per vedere chi vinceva. Come era bello sentire la voce della campanella e volare giù in cortile per trovare il papà con i caschi in mano e ricevere un suo abbraccio. (Francesco descrive la scuola di Pietrasanta, Lucca)

28 LA VOCE DELLA NOSTALGIA Piccola, fragile, sorridente com’eri ti rivedo di nuovo brillare nel verde. Come i piccoli occhi vispi di quel bambino che ospitavi sempre volentieri. O scuola cara di campagna riconosco il tuo suono la tua voce e ti rispondo. Quelle gocce di sapere che tu mi hai regalato con niente in cambio no, non me le sono dimenticate. Come non ho dimenticato il tuo sole i tuoi amici fiori il tuo colore il tuo sorriso sempre sereno ma capace di dissetare coloro che hanno sete di sapienza. E fra i muri tuoi sassosi mi perdo. Mi perdo tra i pensieri, tra i ricordi. O dolce scuola di campagna che spunti tra gli alberi sempre in fiore e tra la rugiada della prima mattina. Per te questo mio canto rifiorito nel tempo. (Sharon descrive la sua scuola a Felino, Parma)

29 IMMENSO Il verde d’infiniti campi bambini cullati dal vento accompagnano con i loro giochi le danze del grano dorato. Poso gli occhi su un piccolo edificio lo guardo e cammino in quel giardino giocoso ancora pieno di risate e schiamazzi. Scuola in mezzo ai colori di una natura indomabile. Suoni e profumi felici di una scuola nascosta nell’immenso. (Ilaria)

30 SCUOLA DI MONTAGNA Sperduta tra l’orizzonte e questo monte ci sei tu, scuola. Ti guardo mentre vegli ormai da tempo sul fiume e sul cemento di quel paese abbandonato da me conosciuto. Mi ricordo come sei ornata ed abbellita di quel cartello giallo con una scritta nera, scuola. Mi ricordo il rintoccar della campanella che scandiva il tempo della giornata bella ormai trascorsa. (Alessandro ricorda la scuola di Bruschi, frazione di Bedonia, Parma)

31 UN PUNTO NEL VERDE Cammino mi fermo il mio sguardo si sposta di qua e di là le pupille che si restringono a cercare ogni più piccola orma di lei. E poi un punto nel verde una persiana inclinata che osserva la strada verso cui pende quasi a volerla raggiungere. Triste ad osservare i vetri frantumati come schegge di bottiglia e i frammenti appoggiati sull’erba. E pensare a quando nastri colorati rivestivano le finestre e ai canti allegri che uscivano dalle aule e le storie raccontate nel giardinetto oramai lacerato che narravano di imprese formidabili e coraggiosi eroi. (segue)

32 pressi di Sorbolo Ponente) O scuoletta di campagna tu che un tempo risplendevi della luce delle risa dei bambini tu che immersa nel verde e nella natura accompagnavi nei canti gli usignoli come nella fioritura le rose. Tu che, quando gli uomini giocavano a fare la guerra, giocavi a nascondino. Tu che insegnavi ai bambini che conoscere la scienza dava saggezza conoscere la storia dava coscienza e conoscere la poesia dava amore. (Matilde ricorda Una vecchia scuola diroccata nei pressi di Sorbolo Ponente, Parma)

33 QUESTO È IL MIO POSTO Era una stupenda giornata di sole e il mio cuore batteva così forte da sentirne il rumore. Troneggiava in mezzo al giardino un grande edificio con davanti un bambino. Era una struttura nuova colore del cielo circondata da fiori e da un bellissimo melo. Fuori un prato verde ed un cortile rotondo dentro cui facevano un bel girotondo. Avevo capito in un secondo che quello sarebbe stato il mio magico mondo. Non era al mare non era in montagna era la mia adorata scuola di campagna. (Alessia ricorda la scuola Anna Frank di Parma)

34 I RICORDI DELLA VECCHIA SCUOLA Là, appena fuori dal paesino sorge una scuola circondata da un bel giardino pieno di giochi pieno di divertimento e di fronte si trova un vialetto pieno di piante d’uva e la gente che ne raccoglie i frutti fa festa in famiglia. (Simon)

35 LA SCUOLA NEL TRAMONTO E' una calda mattina di primavera la scuola sta li silenziosa ad attendere le urla e ad accogliere gli scolari. I bambini arrivano con i genitori e con i nonni si divertono con le casette nel giardino. Ridono trasmettono gioia. Poi entrano in una piccola casetta gialla. Pare silenziosa chissà che cosa sta accadendo li dentro. Tutto tace. Le pareti gialle come i limoni d’estate circondano l'edificio insieme alle finestre spalancate. Quando la giornata è finita tutti se ne vanno felici con i loro disegni. E la scuola rimane tra il tramonto del sole e i campi di grano. (Maddalena ricorda l’asilo di Vigolante, Parma)

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37 La scuola da «Odor di cose buone» (1950) Chi mai l'ha costruita, un po' appartata dall’altre case, come una chiesuola, e poi che l’ebbe tutta intonacata le ha scritto in fronte la parola «Scuola»? E chi le ha messo al collo per monile una campana senza campanile? Chi disegnò per lei quei due giardini con pochi fiori e giovani alberelli difesi dall'insulto dei monelli da fascetti di brocche irte di spini? Chi seminò con tanto amor le zolle? Per che bambino costruir le volle? Non per un bimbo, ma per quanti sono nel mondo, suona quella campanella; e la scuola ti sembra così bella, e quell’aiuola un rifìorente dono perché col giardiniere e il muratore vi mise ogni dì mano anche l'amore.

38 NOSTALGICO PASSATO E mentre cammino mi fermo bambini vivaci bambini felici che corrono nel giardinetto verde. Voci grandi e voci piccine volano da una piccola finestra. Ed ecco un po' di vento che muove le nostre bandiere che spargono colore nel cielo. Ad un tratto mi giungono i ricordi più belli più dolci che mi riportano a pensare a quegli anni spensierati e divertenti a cui ripenso ancora con nostalgia. (Sara C.)

39 IL LUOGO DOVE CRESCONO LE IDEE La vedi da ogni dove perché è in cima al colle sopra ogni cosa sopra ogni bottega. Lì l’ha costruita il muratore con i mattoni del sapere la calce della conoscenza usando gli attrezzi della curiosità. Lì poi è giunto il giardiniere perché la scuola fosse fiorita con il rosso della passione con il giallo della fantasia con il verde della speranza con il bianco della pace. Lì poi sono arrivati gli insegnanti per trasmettere la loro esperienza a coloro che l’amore aveva creato perché la vita potesse continuare. (Vera)

40 pressi di Sorbolo Ponente) LA NOSTRA CARA SCUOLA Costruita con il cuore e la mente colma di voci colori e parole fondata su amore conoscenza e amicizia. Da anni ci guarda crescere e maturare Veglia su di noi la nostra cara scuola. (Fiammetta)

41 LA SCUOLA DELLA MIA INFANZIA Chi avrà mai costruito questa scuola così calda e accogliente realizzata finemente? Chi ha meditato questo lago In cui i bambini si inabissano e lo usan come svago? Chi invece ha progettato le aiuole il giardin fiorito e la foresta e l incantevole scuola che tanta gioia manifesta? Io ringrazio il costruttore che ci ha messo intenso amore. (Benedetta M.)

42 pressi di Sorbolo Ponente) LA SCUOLA BELLA Chi avrà mai creato quella scuola dove i bambini giocano a tutte le ore e quali di questi fanciulli ha abbellito la porta con lettere e colori? Chi mai ha piantato quegli alberi mai cresciuti mai invecchiati in quel giardino cosi spoglio che a me pareva cosi verde ed unico? Ma se quella scuola ci è parsa cosi bella ai nostri occhi è l’illusione di una bellezza che non c'era. (Rebecca C.)

43 […] Se pieghi i ginocchi, se torni piccino, se baci la terra di questo giardino, vedrai che lo trovi quel grano granello ch’è fatto di niente, che sembra un pisello, che, messo ne cuore, d’un tratto germoglia, diventa uno stelo, dischiude una foglia […]


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