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Politica e Istituzioni Economiche a.a. 2013/2014 Barbara Pancino Ricercatrice presso il DEIm – Dipartimento di Economia e Impresa - Università degli Studi.

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1 Politica e Istituzioni Economiche a.a. 2013/2014 Barbara Pancino Ricercatrice presso il DEIm – Dipartimento di Economia e Impresa - Università degli Studi della Tuscia Contatti: mail: bpancino@unitus.it tel. 0761.357893

2 La produzione aggregata Il Pil è il valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo. Il Pil è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo. Il Pil è la somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo. Def 1 Def 2 Def 3

3 Pil nominale e Pil reale Il Pil nominale è la somma della quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente. Il Pil nominale cresce nel tempo perché nel tempo: produzione beni prezzi beni Il Pil reale è la somma della quantità dei beni finali valutati a prezzi costanti. Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro si considera il tasso di crescita del Pil reale. I periodi di crescita positiva del Pil sono chiamati espansioni, i periodi di crescita negativa sono detti recessioni (convenzione vuole che si parli di recessione se l’economia registra almeno 2 trimestri consecutivi di crescita negativa).

4 Breve, medio e lungo periodo Nel breve periodo (qualche anno) le variazioni annuali della produzione sono dovute soprattutto a variazioni della domanda. Le variazioni della domanda possono derivare da cambiamenti nella fiducia dei consumatori o da altre fonti e possono portare a una riduzione della produzione (recessione) o a un suo aumento (espansione). Che cosa determina il livello di produzione aggregata di un’economia?

5 Breve, medio e lungo periodo Nel medio periodo (un decennio) l’economia tende al livello di produzione determinato da fattori relativi all’offerta: lo stock di capitale, il livello della tecnologia, la dimensione della forza lavoro. Nel lungo periodo (qualche decennio) le determinanti della produzione sono i fattori come il sistema educativo, il tasso di risparmio e la qualità del governo.

6 Per studiare l’andamento dell’attività economica nel breve periodo si analizzano le interazioni tra produzione, reddito e domanda: le variazioni della domanda di beni provocano variazioni della produzione; le variazioni della produzione comportano variazioni di reddito; le variazioni del reddito portano a variazioni della domanda di beni. Il mercato dei beni

7 Le componenti del Pil 1. Consumo (C): beni e servizi acquistati dai consumatori. 2. Investimento (I): somma dell’investimento non residenziale, cioè l’acquisto di di nuovi impianti o macchinari da parte delle imprese e dell’investimento residenziale, cioè l’acquisto di nuove caseo appartamenti da parte degli individui. 3. Spesa pubblica (G): beni e servizi acquistati dallo Stato e dagli enti pubblici. I servizi includono anche quelli forniti dagli impiegati pubblici, ovvero il valore dei loro stipendi. La somma di queste tre voci rappresenta la spesa in beni e servizi da parte dei residenti, siano essi consumatori, imprese o settore pubblico.

8 Importazioni (IM): acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti (consumatori, imprese, governo). Esportazioni (X): acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo. 4. Esportazioni nette o saldo commerciale (X-IM): differenza tra esportazioni ed importazioni. Se (X-IM)>0 il paese registra un avanzo commerciale, se (X-IM)<0 il paese presenta un disavanzo commerciale. Sommando le esportazioni nette alla spesa in beni e servizi da parte dei residenti si ottiene la spesa totale in beni nazionali. Le componenti del Pil

9 5. Investimento in scorte: differenza tra beni prodotti e beni venduti in un dato anno, ovvero la differenza tra produzione e vendite. Se la produzione eccede le vendite, le scorte di magazzino aumentano e quindi l’investimento in scorte è positivo. Quando la produzione è inferiore alle vendite, le scorte si riducono e quindi l’investimento in scorte è negativo.

10 La domanda di beni La domanda totale di beni (Z) corrisponde alla somma di consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni al netto delle importazioni. Z C + I + G + X - IM Assumendo di essere in un’economia chiusa, cioè che non commerci con il resto del mondo, la domanda totale di beni corrisponde a: Z C + I + G

11 Consumo Le decisioni di consumo dipendono da molti fattori, primo fra tutti il reddito disponibile (Y d ) - ossia, ciò che rimane del reddito percepito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte. Se Y d C Il consumo è una funzione del reddito disponibile: C = C (Y d )

12 C = c 0 + c 1 Y d c 0 = consumo desiderato in corrispondenza di Y d = 0 c 0 > 0 : anche senza reddito esiste un consumo (risparmi o prestito). c 1 = propensione al consumo; esprime l’effetto sul consumo di un euro aggiuntivo di reddito disponibile. c 1 > 0 : un aumento del reddito disponibile fa aumentare i consumi. c 1 < 1 : consumo di una sola parte di reddito per risparmiare il resto. Consumo

13 C = c 0 + c 1 Y d C = c 0 + c 1 (Y – T) Consumo Ricordiamo la definizione di Y d : “reddito percepito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte” pertanto Y d = Y – T dove T= imposte al netto dei trasferimenti Il consumo è una funzione del reddito e delle imposte. Un reddito più alto fa aumentare il consumo (meno che proporzionalmente); imposte più elevate fanno diminuire il consumo (meno che proporzionalmente).

14 Investimento Questa ipotesi comporta che quando osserviamo variazioni nella produzione, dobbiamo assumere che l’investimento non risponda in nessun modo. L’investimento viene considerato una variabile esogena, presa come data: I = I

15 Spesa pubblica La spesa pubblica (G), insieme alle imposte (T), descrive la politica fiscale del governo, cioè le scelte relative alle entrate e alle uscite del settore pubblico. G e T sono considerate variabili esogene in quanto: il governo non presenta regolarità di comportamento come i consumatori e le imprese; il compito della macroeconomia è quello di consigliare il governo circa le decisioni di spesa e di gettito fiscale, pertanto non si cerca la spiegazione dell’andamento di G e T, ma piuttosto si trattano come variabili di scelta del governo.

16 Sostituendo si ottiene: Z = c 0 + c 1 (Y – T) + I + G La domanda di beni Siccome: C = c 0 + c 1 (Y – T) I = I G = G

17 Determinazione della produzione di equilibrio Analizziamo ora l’equilibrio sul mercato dei beni e la relazione tra produzione e domanda. Se le imprese detengono delle scorte, la produzione non deve necessariamente essere uguale alla domanda. Per adesso ignoriamo questa condizione e assumiamo che le imprese non abbiano scorte di magazzino. In questo caso, l’investimento in scorte è nullo e l’equilibrio nel mercato dei beni richiede che la produzione sia uguale alla domanda: Y = Z

18 Y = c 0 + c 1 (Y – T) + I + G Equazione di equilibrio In equilibrio, la produzione, Y (a sx dell’equazione), è uguale alla domanda (a dx). A sua volta, la domanda dipende dal reddito, Y, che è uguale alla produzione. Una volta costruito il modello, possiamo risolverlo per vedere cosa determina il livello di produzione e come questo cambia in seguito, per esempio, a una variazione della spesa pubblica.

19 1. Y = c 0 + c 1 (Y – T) + I + G Risoluzione algebrica 2. Y = c 0 + c 1 Y – c 1 T+ I + G 3. Y - c 1 Y = c 0 – c 1 T + I + G 4. ( 1 - c 1 )Y = c 0 + I + G– c 1 T 5. ( 1 - c 1 )Y = c 0 + I + G– c 1 T ( 1 - c 1 ) 6. Y = 1 (c 0 + I + G– c 1 T) ( 1 - c 1 )

20 Produzione di equilibrio La spesa autonoma è sempre positiva? c 0 e I sono positivi. Se T=G e se c 1 0 e quindi la spesa autonoma è positiva. Solo se il governo presentasse un grosso avanzo di bilancio, la spesa sarebbe negativa (caso piuttosto irrealistico). Il termine (c 0 + I + G– c 1 T) rappresenta la componente della domanda di beni che non dipende dal livello di produzione, ovvero la spesa autonoma. Y = 1 (c 0 + I + G– c 1 T) ( 1 - c 1 )

21 Produzione di equilibrio Qualsiasi aumento della spesa autonoma, una variazione dei consumi, degli investimenti, della spesa pubblica oppure delle imposte, influenzerà la produzione in misura superiore all’effetto diretto sulla spesa autonoma. Il termine 1 /( 1 – c 1 ) rappresenta il moltiplicatore della spesa autonoma. Poiché la propensione al consumo, c 1, è compresa tra 0 e 1, allora 1 /( 1 – c 1 ) è un numero maggiore di 1. Y = 1 (c 0 + I + G– c 1 T) ( 1 - c 1 )

22 In sintesi La produzione dipende dalla domanda, che a sua volta dipende dal reddito, che è uguale alla produzione. Un incremento della domanda, fa aumentare la produzione e il reddito. L’aumento di reddito, a sua volta, fa aumentare la domanda e quindi la produzione, e così via. Alla fine, il risultato è un aumento della produzione superiore all’incremento iniziale della domanda di un fattore pari al moltiplicatore.

23 Dinamica dell’aggiustamento In teoria, secondo le ipotesi del modello, l’aggiustamento è istantaneo. Nella realtà la durata dell’aggiustamento dipende dal modo e dalla frequenza con cui le imprese rivedono i loro piani di produzione. Quanto più frequentemente le imprese aggiustano la produzione in seguito ad aumenti delle vendite, tanto più rapido sarà l’aggiustamento. Allo stesso modo, riduzioni della domanda fanno diminuire la produzione.

24 Il risparmio Un modo alternativo di pensare all’equilibrio Il risparmio privato (S) è uguale al reddito disponibile al netto dei consumi: S = Y d – C S = Y – T - C Il risparmio pubblico è uguale alle imposte (al netto dei trasferimenti) meno la spesa pubblica, T - G. Se le imposte eccedono la spesa pubblica, il governo ha un avanzo di bilancio, cioè il risparmio pubblico è positivo. Se le imposte sono inferiori alla spesa pubblica, il governo ha un disavanzo di bilancio, cioè il risparmio pubblico è negativo.

25 La produzione è uguale alla domanda: Y = Z Y = C + I + G Sottraendo le imposte da entrambi i lati e spostando il consumo sulla sx: Y – T – C = I + G - T S = I + G – T Risoluzione algebrica oppure I = S + (T - G) L’investimento deve essere uguale al risparmio (privato e pubblico).

26 Margine d’azione del governo Ci sono molti aspetti della realtà che non rientrano nel modello e che complicano il compito del governo. Cambiare la spesa pubblica o le imposte non è facile: l’approvazione di nuovi progetti di legge richiede molto tempo; L’ipotesi dell’investimento costante e delle importazioni nulle non è realistica; Le aspettative contano. La risposta dei consumatori a una riduzione fiscale dipende dal fatto che si consideri tale riduzione transitoria o permanente; Tentare di raggiungere un livello di produzione molto elevato potrebbe accelerare l’inflazione e perciò essere insostenibile nel medio periodo; Ridurre le imposte o aumentare la spesa pubblica potrebbe generare grossi disavanzi di bilancio e portare all’accumulazione del debito pubblico.

27 La domanda di moneta La moneta può essere usata per transazioni, ma non paga interessi. In realtà ci sono due tipi di moneta: quella circolante, la moneta cartacea e metallica, e i depositi bancari, a fronte dei quali è possibile emettere assegni. I titoli pagano un interesse positivo ( i ), ma non possono essere utilizzati per le transazioni. E' utile detenere sia moneta sia titoli, ma in quali proporzioni? Come allocare la ricchezza finanziaria risparmiata?

28 Livello delle transazioniTasso di interesse sui titoli La decisione dipende da 2 variabili fondamentali E’ ragionevole volere abbastanza moneta da non dover ricorrere troppo spesso ad un intermediario. L’unica ragione per tenere parte della ricchezza in titoli è che questi fruttano un interesse. Quanto maggiore è il tasso d’interesse, tanto più siamo disposti a sopportare i costi finanziari.

29 Se il reddito nominale (€Y) aumenta, è ragionevole supporre che l’ammontare delle transazioni aumenti della stessa percentuale. Pertanto la relazione tra domanda di moneta, reddito nominale e tasso d’interesse risulta: M d = €YL ( i ) La domanda di moneta La domanda di moneta (M d ) di un’economia nel suo insieme è la somma di tutte le domande di moneta individuali. Quindi, dipende dal livello totale delle transazioni nell’economia e dal tasso d’interesse. Il livello totale delle transazioni è difficile da misurare, ma possiamo assumere che sia più o meno proporzionale al reddito nominale (il reddito misurato in moneta).

30 M i Moneta, M Tasso di interesse, i La domanda di moneta M d (per un reddito nominale €Y) M d’ (per €Y’>€Y) M’

31 La domanda di moneta La domanda di moneta M d è uguale al reddito nominale €Y moltiplicato per una qualche funzione del tasso d’interesse i, indicata con L( i ). Il tasso d’interesse ha un effetto negativo sulla domanda di moneta: un aumento del tasso d’interesse riduce la domanda di moneta, poiché gli individui tengono più ricchezza in titoli. M d = €YL ( i )

32 Offerta di moneta La banca centrale detiene il monopolio della creazione di moneta di una nazione prestata allo Stato sotto forma di moneta avente corso legale. Supponiamo che la banca centrale decida di offrire un ammontare di moneta uguale a M, cosicché: M s = M L’equilibrio nei mercati finanziari richiede che l’offerta di moneta sia uguale alla domanda di moneta, cioè M s = M d, pertanto: M = €YL( i )

33 Curva LM Il tasso d’interesse deve essere tale da indurre gli individui a tenere una quantità di moneta pari all’offerta di moneta M, dato il loro reddito Y. Questa relazione è chiamata curva LM. A. Domanda di moneta M d Offerta di moneta M M i Moneta, M Tasso di interesse, i

34 Effetti di un aumento di reddito nominale A. M d (per un reddito nominale €Y) MsMs M i Moneta, M Tasso di interesse, i A’. i’ M d’ (per €Y’>€Y) Un aumento del reddito nominale provoca un incremento del tasso d’interesse. Infatti, in corrispondenza del tasso d’interesse iniziale, la domanda di moneta eccede l’offerta di moneta; per indurre gli individui a tenere una quantità inferiore di moneta e ristabilire l’equilibrio è necessario che il tasso d’interesse aumenti.

35 Effetti di un aumento dell’offerta di moneta A’. MdMd M s’ M’ i’ Moneta, M Tasso di interesse, i A i Un aumento dell’offerta di moneta provoca una riduzione del tasso d’interesse. La riduzione del tasso d’interesse fa aumentare la domanda di moneta in modo da eguagliare la nuova – maggiore - offerta di moneta. MsMs M.

36 Politica monetaria Prezzo e rendimento dei titoli In che modo la banca centrale varia l’offerta di moneta? Operazioni di mercato aperto

37 La banca centrale modifica l’offerta di moneta nell’economia attraverso l’acquisto e la vendita di titoli sul mercato dei titoli. Se desidera aumentare la quantità di moneta, compra titoli e li paga con moneta, creando in tal modo nuova moneta. Se invece vuole diminuire la quantità di moneta, vende titoli e rimuove dalla circolazione la moneta che riceve in pagamento. Si definisce intervento espansivo di mercato aperto, l’operazione che permette alla banca centrale di aumentare (espandere) l’offerta di moneta. Viceversa, si definisce intervento restrittivo di mercato aperto, l’operazione che permette alla banca centrale di ridurre (restringere) l’offerta di moneta.

38 Prezzo e rendimento dei titoli Finora abbiamo parlato di tasso d’interesse sui titoli, in realtà sul mercato dei titoli si determina non il tasso di interesse, ma il prezzo dei titoli. Dal prezzo poi si calcola il tasso d’interesse sui titoli. Il tasso d’interesse è ciò che si ottiene dal titolo ad un anno da oggi meno ciò che si paga per il titolo oggi (€P T ), diviso per il prezzo del titolo oggi (€P T ).

39 Prezzo e rendimento dei titoli Supponiamo che i titoli siano annuali e che garantiscano il rimborso di 100€ dopo un anno. Supponiamo che il prezzo oggi sia di €P T. Se compriamo il titolo oggi e lo teniamo per un anno, il tasso d’interesse che riceviamo sarà uguale a (€100-€P T )/€P T. Di conseguenza, il tasso d’interesse su un titolo annuale è dato da: i =(€100-€P T ) €P T Se €P T è uguale a 95€, i = (€100-95€)/95€ =0,053  5,3% Se €P T è uguale a 90€, i = (€100-90€)/90€ =0,111  11,1% Quanto più elevato è il prezzo del titolo, tanto minore sarà il tasso d’interesse pagato dal titolo stesso.

40 Operazioni di mercato aperto (II) Intervento espansivo di mercato aperto. La banca centrale acquista titoli sul mercato dei titoli e paga emettendo nuova moneta. Poiché acquista titoli, la banca centrale fa aumentare la domanda di titoli e, di conseguenza, ne fa aumentare il prezzo. Al contrario, il tasso d’interesse sui titoli scende. Intervento restrittivo di mercato aperto. La banca centrale riduce l’offerta di moneta vendendo titoli. Questo provoca una riduzione del loro prezzo e quindi un aumento del tasso di interesse.

41 Riepilogo il tasso d’interesse è determinato dall’uguaglianza tra offerta di moneta e domanda di moneta; variando l’offerta di moneta, la banca centrale può influenzare il tasso d’interesse; la banca centrale modifica l’offerta di moneta attraverso operazioni di mercato aperto, che sono acquisti o vendite di titoli contro moneta; le operazioni di mercato aperto con le quali la banca centrale aumenta l’offerta di moneta acquistando titoli fanno aumentare il prezzo dei titoli e quindi riducono il tasso di interesse; le operazioni di mercato aperto con le quali la banca centrale riduce l’offerta di moneta vendendo titoli ne fanno diminuire il prezzo e quindi aumentano il tasso di interesse.

42 Trappola della liquidità Quando si detiene abbastanza contante per effettuare le transazioni, si è indifferenti tra tenere il resto della ricchezza finanziaria in titoli o contanti. La ragione di tale indifferenza è che sia titoli che moneta pagano lo stesso tasso d’interesse, pari a 0. Di conseguenza: Al diminuire di i, gli individui vogliono tenere più moneta (e meno titoli): M d aumenta. Quando i=0, le persone vogliono detenere una quantità di moneta almeno pari alla distanza OB: questo è quello che serve loro per scopi transitivi. Ma sono disposti a tenere anche una quantità maggiore di moneta (e quindi una quantità inferiore di titoli), poiché sono indifferenti tra titoli e moneta. Quindi oltre il punto B, M d diventa orizzontale.

43 Trappola della liquidità Cosa succede quando l’offerta di moneta aumenta? A. MdMd MsMs i Moneta, M Tasso di interesse, i M s’ M s’’ BC O

44 Trappola della liquidità Una volta che il tasso d’interesse è sceso a zero, un’espansione monetaria diventa inefficace. L’aumento della domanda fa cadere l’economia in una trappola della liquidità. Le persone sono disposte a tenere più moneta (più liquidità) allo stesso tasso d’interesse. In condizioni di equilibrio, un aumento di M s porta ad una riduzione di i. Quando i=0, un aumento di M s non ha alcun effetto sul tasso d’interesse.

45 A’. MdMd M s’ M’ i’ Moneta, M Tasso di interesse, i A i In realtà le banche centrali, piuttosto che decidere di aumentare M s, stabiliscono il tasso d’interesse obiettivo e muovono l’offerta di moneta in modo tale da raggiungerlo. MsMs M. Quantità di moneta o tasso d’interesse?

46 Il Sistema europeo di banche centrali Con l’adozione dell’euro come moneta unica, gli Stati membri dell’UE partecipanti all’area dell’euro hanno rinunciato alla sovranità monetaria. La BCE in quanto nucleo del nuovo sistema che svolge le funzioni di banca centrale, denominato “Sistema europeo di banche centrali” (SEBC), ha assunto la competenza della conduzione della politica monetaria nell’area dell’euro. Ai sensi del Trattato CE, il SEBC è incaricato di svolgere le funzioni di banca centrale per l’euro. Tuttavia, poiché il SEBC non è dotato di personalità giuridica propria ed esistono diversi livelli di integrazione nell’UEM, i soggetti effettivamente coinvolti sono la BCE e le BCN dei paesi dell’area dell’euro, che esercitano le funzioni fondamentali del SEBC nel quadro dell’ “Eurosistema”.

47 Gli obiettivi di politica monetaria L’art. 105.1 del Trattato di Maastricht attribuisce assoluta priorità all’obiettivo della stabilita ̀ dei prezzi (incremento annuo dell’indice dei prezzi al consumo per l’area dell’euro inferiore al 2%). Fatto salvo tale obiettivo, il SEBC sostiene le politiche economiche generali della Comunità in vista di contribuire alla realizzazione degli obiettivi di quest’ultima, fra cui un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica. Il SEBC deve inoltre agire in linea con il principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza. Poiché l’articolo 105, paragrafo 1, del Trattato non si applica agli Stati membri dell’UE che non hanno adottato l’euro, il termine “SEBC” va inteso come “Eurosistema”.

48 Strategie di politica monetaria I due possibili approcci sono: la strategia del «monetary targeting» che si basa sull’annuncio da parte della banca centrale di un tasso di crescita della quantità di moneta; l’«inflation targeting», una strategia basata sull’annuncio da parte della banca centrale di un sentiero desiderato per l’inflazione futura.

49 La Bce ha deciso di adottare un approccio, che e ̀ stato ufficialmente denominato strategia di politica monetaria orientata alla stabilita ̀, basato su “due principi”: analisi monetaria; analisi economica. E ̀ ormai generalmente condivisa l’opinione secondo cui la Bce opera di fatto perseguendo obiettivi di inflazione e definisce il livello dei tassi di interesse in base alle proprie previsioni del livello di inflazione nell’area euro. Comportamento della Bce

50 Il mercato dei beni e la curva IS L’equilibrio sul mercato dei beni attraverso la condizione di uguaglianza tra produzione, Y, e domanda, Z, è definito dalla relazione IS. Assumendo che il consumo sia funzione del reddito disponibile e considerando dati investimento, spesa pubblica e imposte, si ha che la condizione di equilibrio è data da: Dove il tasso di interesse non influenza la domanda di beni.

51 Investimento, vendite e tasso di interesse L’investimento era considerato costante per semplicità. In realtà, l’investimento dipende principalmente da due fattori: il livello delle vendite: un aumento delle vendite determina un aumento di produzione e di conseguenza un aumento degli investimenti; il tasso di interesse: tanto più alto è i, tanto meno conviene indebitarsi.  un  della produzione provoca un  di I  un  del tasso di interesse provoca una  di I

52 Come si determina la produzione La condizione di equilibrio sul mercato dei beni diventa:  un  della produzione fa  il reddito e quindi il reddito disponibile che a sua volta fa  il consumo;  un  della produzione fa  l’investimento. In sintesi, attraverso i suoi effetti sia sul consumo sia sull’investimento, un aumento della produzione fa aumentare la domanda di beni: questa relazione tra domanda e produzione (per un dato tasso d’interesse) è rappresentata dalla curva ZZ inclinata positivamente.

53 La curva ZZ ha due caratteristiche: non avendo assunto che le equazioni del consumo e investimento siano lineari, la ZZ sarà una curva e non una retta; avendo assunto che un aumento della produzione conduca a un incremento meno che proporzionale della domanda, la ZZ sarà più piatta della retta a 45°. Come si determina la produzione

54 Equilibrio sul mercato dei beni La domanda di beni è una funzione crescente della produzione. L’equilibrio richiede che la domanda sia uguale alla produzione.

55 La curva IS (a) Un aumento del tasso di interesse riduce l’investimento e quindi la domanda di beni e porta a una riduzione della produzione di equilibrio. (a) L’equilibrio sul mercato dei beni richiede cha la produzione sia una funzione decrescente del tasso di interesse: la curva IS è negativamente inclinata.

56 Spostamenti della curva IS Un aumento delle imposte sposta la curva IS verso sinistra. Se T , Yd e C  Riduzione della domanda di beni Riduzione produzione di equilibrio

57 L’equilibrio del mercato dei beni richiede che un aumento del tasso di interesse sia associato a una riduzione della produzione. Questa relazione è rappresentata dalla curva decrescente IS. Ogni fattore che diminuisce la domanda di beni, dato il tasso di interesse, sposta la IS verso sinistra. Ogni fattore che aumenta la domanda di beni, dato il tasso di interesse, sposta la IS verso destra. Spostamenti della curva IS

58 I mercati finanziari e la curva LM Il tasso di interesse è determinato dall’eguaglianza tra domanda e offerta di moneta, M= € YL( i ). La variabile M sul lato sinistro rappresenta lo stock nominale di moneta. Il lato destro dà la domanda di moneta, che è una funzione del reddito nominale, €Y, e del tasso di interesse, i. Tale equazione stabilisce una relazione tra moneta, reddito nominale e tasso di interesse.

59 Dividendo entrambi i lati per il livello dei prezzi, P, si ottiene: In tal modo, la condizione di equilibrio è data dall’uguaglianza tra offerta reale di moneta – cioè lo stock di moneta in termini di beni che possono essere acquistati e non di euro – e domanda reale di moneta, che a sua volta dipende dal reddito reale Y e dal tasso di interesse i. Tale equazione identifica la curva LM. N.B. Si ottiene in termini di reddito reale, Y, e non nominale, €Y. I mercati finanziari e la curva LM

60 (a) Un aumento del reddito provoca un aumento della domanda di moneta, a ogni livello del tasso di interesse. Data l’offerta di moneta, questo aumento della domanda di moneta fa aumentare il tasso di interesse di equilibrio. (a) L’equilibrio sui mercati finanziari richiede che un aumento del reddito sia accompagnato da un aumento del tasso di interesse: la curva LM è positivamente inclinata. La derivazione della curva LM

61 Un aumento della moneta fa spostare la curva LM verso il basso. Spostamenti della curva LM

62 L’equilibrio nei mercati finanziari fa sì che, per una data offerta reale di moneta, un aumento del livello di reddito, che fa aumentare la domanda di moneta, porti a un aumento del tasso di interesse. Questa relazione è rappresentata dalla curva crescente LM. Un aumento dello stock di moneta sposta la LM verso il basso; viceversa, una riduzione dello stock di moneta sposta la LM verso l’alto. I mercati finanziari e la curva LM

63 Il modello IS-LM: equilibrio Ogni punto della curva IS corrisponde all’equilibrio sul mercato dei beni. Curva IS: Ogni punto della curva LM corrisponde all’equilibrio sui mercati finanziari. Curva LM:

64 Il modello IS-LM: equilibrio

65 L’equilibrio sul mercato dei beni richiede che un aumento del tasso di interesse sia accompagnato da una riduzione della produzione. Questo è rappresentato dalla curva IS. L’equilibrio sui mercati finanziari richiede che un aumento della produzione sia accompagnato da un aumento del tasso di interesse. Questo è rappresentato dalla curva LM. Solo nel punto A, che è su entrambe le curve, entrambi i mercati – dei beni e finanziari – sono in equilibrio. Il modello IS-LM: equilibrio

66 Politica fiscale, produzione e tasso di interesse Riduzione di (G-T)  stretta fiscale Aumento di (G-T)  espansione fiscale Si consideri una riduzione del disavanzo di bilancio attraverso un aumento delle imposte, mantenendo invariata la spesa pubblica. Una politica di questo tipo è chiamata stretta o contrazione fiscale. L’incremento delle imposte influenza l’equilibrio sul mercato dei beni, cioè muove la curva IS. Poiché le imposte non compaiono nell’equazione della LM, esse non influenzano la condizione di equilibrio. La LM non si sposta. Un aumento delle imposte sposta la curva IS verso sinistra, e provoca una riduzione del livello di produzione di equilibrio e del tasso di interesse di equilibrio.

67 Effetti di un aumento delle imposte

68 L’incremento delle imposte provoca una riduzione del reddito disponibile, che a sua volte induce gli individui a consumare di meno. Il risultato, attraverso l’effetto del moltiplicatore, corrisponde ad una diminuzione della produzione e del reddito. Allo stesso tempo, la diminuzione del reddito riduce la domanda di moneta, causando una riduzione del tasso d’interesse. La diminuzione del tasso d’interesse mitiga, ma non compensa del tutto, l’effetto delle maggiori imposte sulla domanda di beni. Effetti di un aumento delle imposte

69 Cosa succede all’investimento? Da un lato, una produzione inferiore significa meno vendite e investimenti più bassi. Dall’altro, un tasso di interesse inferiore stimola l’investimento. Senza saperne di più circa la forma esatta dell’equazione degli investimenti, non possiamo stabilire quale effetto sia dominante. Pertanto, una riduzione del disavanzo pubblico non conduce necessariamente a un aumento degli investimenti. Nel breve periodo, la diminuzione del disavanzo potrebbe ridurre gli investimenti. Effetti di un aumento delle imposte

70 “Il risparmio privato è destinato a finanziare il disavanzo di bilancio oppure gli investimenti. Non bisogna quindi essere dei geni per concludere che la riduzione del disavanzo di bilancio permette di liberare parte del risparmio, e aumenta gli investimenti”. Questo ragionamento è piuttosto semplice e pare pure convincente. Ma come lo conciliamo con quanto visto finora, e cioè che la riduzione del disavanzo può ridurre invece che aumentare gli investimenti? Ricordiamo che possiamo pensare all’equilibrio sul mercato dei beni come alla condizione: I = S + (T-G) investimento = risparmio privato + risparmio pubblico Ridurre il disavanzo: un bene o un male per gli investimenti?

71 È quindi sempre vero che, a parità di risparmio privato, se il governo riduce il suo disavanzo – aumentando le imposte o riducendo la spesa pubblica – gli investimenti devono necessariamente aumentare. Il punto cruciale di questa argomentazione è “a parità di risparmio privato”. Una stretta fiscale, infatti, influenza anche il risparmio privato, in quanto riduce la produzione, il reddito, e quindi anche il consumo. Dal momento che il consumo diminuisce meno che proporzionalmente rispetto al reddito, una stretta fiscale riduce anche il risparmio privato. E nulla vieta che diminuisca più della riduzione del disavanzo di bilancio, provocando in tal modo una riduzione e non un aumento dell’investimento. In sintesi, una stretta fiscale potrebbe ridurre l’investimento. Guardando al caso opposto, un’espansione fiscale – cioè una riduzione delle imposte o un aumento della spesa pubblica – potrebbe aumentare l’investimento. Ridurre il disavanzo: un bene o un male per gli investimenti?

72 Politica monetaria, produzione e tasso di interesse Un aumento dell’offerta di moneta è chiamato espansione monetaria. Una diminuzione dell’offerta di moneta è chiamata stretta o contrazione monetaria. L’offerta di moneta non influenza direttamente né la domanda né l’offerta di beni. La moneta, quindi, non sposta la curva IS. Una espansione monetaria sposta verso il basso la LM. Un’espansione monetaria provoca un aumento della produzione e una riduzione del tasso di interesse.

73 Effetti di un’espansione monetaria

74 L’aumento dell’offerta di moneta conduce ad un tasso di interesse inferiore. A sua volta, un tasso di interesse più basso stimola gli investimenti e, attraverso il moltiplicatore, fa aumentare la domanda e la produzione. Nel caso di un’espansione monetaria, diversamente da quello della stretta fiscale analizzato in precedenza, possiamo stabilire esattamente che cosa succede alle varie componenti della domanda: con un reddito più alto e imposte invariate, il reddito disponibile è maggiore e il consumo aumenta. Con vendite maggiori e un tasso di interesse più basso, l’investimento aumenta sicuramente. Un’espansione monetaria, quindi, stimola gli investimenti più di un’espansione fiscale.

75 Effetti della politica fiscale e della politica monetaria Spostamento della IS Spostamento della LM Variazione di Y Variazione di i Aumento delle imposte sxnessunogiù Riduzione delle imposte dxnessunosu Aumento della spesa dxnessunosu Riduzione della spesa sxnessunogiù Aumento della moneta nessunogiùsugiù Riduzione della moneta nessunosugiùsu

76 Un mix di politica economica Abbiamo analizzato la politica fiscale e la politica monetaria separatamente, per mostrarne il funzionamento. In pratica, esse sono spesso usate insieme. La combinazione di politica monetaria e politica fiscale prende il nome di mix di politica economica. A volte, il giusto mix richiede cha la politica fiscale e la politica monetaria vadano nella stessa direzione. A volte, il giusto mix richiede che politica fiscale e politica monetaria vadano in direzione opposte.

77 Politica fiscale  aggiustamento lento della produzione sul mercato dei beni  le fonti della dinamica nel mercato dei beni:  la produzione si aggiusta lentamente alla domanda  il consumo si aggiusta lentamente al reddito  l’investimento si aggiusta lentamente alla produzione Politica monetaria:  aggiustamento veloce del tasso di interesse sul mercato finanziario Il modello IS-LM descrive davvero quello che succede nell’economia?

78 Economia aperta Economia aperta applicata a:  mercati dei beni: l’opportunità per i consumatori e le imprese di scegliere tra beni nazionali e beni esteri;  mercati delle attività finanziarie: l’opportunità per gli investitori finanziari di scegliere tra attività finanziarie nazionali ed estere;  mercati dei fattori: l’opportunità delle imprese di scegliere dove localizzare un’attività produttiva e per i lavoratori di scegliere dove lavorare. L’Unione Europea rappresenta il più grande mercato comune tra Stati sovrani mai esistito, che oggi include 27 paesi.

79 I mercati dei beni in economia aperta L’opportunità per i consumatori e le imprese di scegliere tra beni nazionali e beni esteri. Importazioni (IM): acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti (consumatori, imprese, governo). Esportazioni (X): acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo. Esportazioni nette o saldo commerciale (X-IM): differenza tra esportazioni ed importazioni. Se (X-IM)>0 il paese registra un avanzo commerciale, se (X-IM)<0 il paese presenta un disavanzo commerciale.

80 La scelta tra beni nazionali e beni esteri Quando i mercati sono aperti, i consumatori non scelgono solo tra consumo e risparmio, ma devono anche scegliere se comprare beni nazionali o beni esteri. Tutti gli acquirenti nazionali – consumatori, imprese e governo – e gli acquirenti esteri devono compiere questa scelta, che ha un effetto diretto sulla produzione nazionale: se decidono di acquistare più beni nazionali, la domanda per tali beni aumenta e quindi aumenta la produzione. La variabile cruciale in questa scelta è data dal prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri. Questo prezzo relativo è noto come tasso di cambio reale.

81 Tassi di cambio nominali I tassi di cambio nominali tra valute possono essere quotati in due modi: 1) come il prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera. Per esempio se consideriamo la sterlina come valuta nazionale e all’euro come valuta estera, possiamo esprimere il tasso di cambio nominale come il prezzo della sterlina in termini di euro. Nel giugno 2009, il tasso di cambio così definito era 1,15 ossia una sterlina valeva 1,15 euro. 2) come il prezzo della valuta estera in termini di valuta nazionale. Seguendo l’esempio precedente, prezzo di un euro in sterline. Nel giugno 2009, il tasso di cambio così definito era 0,86 ossia un euro valeva 0,86 sterline.

82 Un apprezzamento della moneta nazionale è un aumento del prezzo della moneta nazionale in termini di moneta estera, quindi un aumento del tasso di cambio. Un deprezzamento della moneta nazionale è una riduzione del prezzo della moneta nazionale in termini di moneta estera, quindi corrisponde a una diminuzione del tasso di cambio. Tassi di cambio nominali Noi adottiamo la prima definizione: il tasso di cambio nominale è dato dal prezzo della moneta nazionale in termini di moneta estera, detto E. I tassi di cambio tra le monete cambiano ogni giorno. Queste variazioni sono chiamate apprezzamenti nominali o deprezzamenti nominali.

83 Il tasso di cambio reale è costruito moltiplicando il prezzo nazionale per il tasso di cambio nominale e dividendo per il livello dei prezzi esteri: Un aumento del tasso di cambio reale si definisce apprezzamento reale. Una diminuzione del tasso di cambio reale si definisce deprezzamento reale. Dai tassi di cambio nominali ai tassi di cambio reali

84 Dai tassi di cambio bilaterali ai tassi di cambio multilaterali Tasso di cambio reale multilaterale: prezzo medio dei beni di una nazione rispetto a quello di tutti i suoi partner commerciali. Per misurare il tasso di cambio reale multilaterale è necessario usare come pesi le quote dei flussi commerciali di questa nazione con gli altri paesi:  dalle quote delle esportazioni si calcola il tasso di cambio all’esportazione;  dalle quote delle importazioni si calcola il tasso di cambio all’importazione;  si calcola la media delle quote di esportazioni e importazioni.

85 La curva IS in economia aperta In una economia aperta, la domanda di beni nazionali è data da: La somma dei primi tre termini (consumo (C), investimento (I) e spesa pubblica (G)) costituisce la domanda nazionale di beni dobbiamo sottrarre le importazioni aggiungere le esportazioni

86 Le determinanti di C, I e G Le decisioni di spesa dei consumatori dipendono ancora dal loro reddito e dalla loro ricchezza, l’investimento dalla ricchezza e il tasso d’interesse nominale e la spesa pubblica è esogena. Il tasso di cambio reale non influenza il livello, ma solo la composizione della spesa tra beni nazionali e beni esteri.

87 Le determinanti delle importazioni Un aumento del reddito nazionale Y provoca un aumento delle importazioni. Quanto maggiore è il livello del reddito nazionale, tanto più elevata sarà la domanda di tutti i beni, nazionali ed esteri. Le importazioni dipendono anche positivamente dal tasso di cambio reale, ovvero il il prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri. Quanto più alto è il prezzo dei beni nazionali rispetto ai beni esteri, tanto maggiore sarà la domanda relativa di beni esteri e tanto maggiori saranno le importazioni.

88 Le determinanti delle esportazioni Un aumento della produzione estera (Y*) provoca un incremento delle esportazioni. Quanto maggiore è il livello del reddito estero, tanto più elevata sarà la domanda estera di tutti i beni, nazionali ed esteri. Un aumento del tasso di cambio reale provoca una riduzione delle esportazioni. Quanto maggiore è il prezzo dei beni nazionali rispetto ai beni esteri, tanto minore sarà la domanda estera di beni nazionali e tanto minori saranno le esportazioni.

89 Uniamo tutte le determinanti della domanda di beni nazionali

90 Equilibrio nel mercato dei beni In equilibrio, la produzione deve uguagliare la domanda, dove la domanda è data da: consumo, C, che dipende positivamente dal reddito disponibile, Y- T; investimento, I, che dipende positivamente dalla produzione Y e negativamente dal tasso di interesse reale, i ; la spesa pubblica, G, è considerata esogena; la quantità delle importazioni, IM, che dipende positivamente sia da Y che dal tasso di cambio reale (per ottenere il valore in termini nazionali va diviso per il tasso di cambio reale); le esportazioni, X, che dipendono positivamente da produzione estera, Y*, e tasso di cambio reale.

91 Equilibrio nel mercato dei beni Per semplicità possiamo scrivere: Dove NX indica le esportazioni nette. Riscriviamo la condizione di equilibrio come:

92 Equilibrio nel mercato dei beni Un aumento del tasso di interesse reale, i, genera una riduzione della spesa per investimenti, e quindi una riduzione della domanda di beni nazionali. Attraverso il moltiplicatore, questo conduce a una diminuzione della produzione. Un aumento del tasso di cambio reale, ε, provoca uno spostamento della domanda a favore dei beni esteri e quindi un calo delle esportazioni nette. La riduzione delle esportazioni nette fa diminuire la domanda e la produzione attraverso il moltiplicatore.

93 Introduciamo una semplificazione: il livello dei prezzi nazionali ed estero è esogeno: il tasso di cambio nominale e reale si muovono assieme Con questa semplificazione, possiamo scrivere: Equilibrio nel mercato dei beni

94 Un’analisi congiunta dei mercati reali e finanziari L’equilibrio nel mercato dei beni richiede che la produzione dipenda anche dal tasso di interesse e dal tasso di cambio: Il tasso di interesse è determinato dall’eguaglianza fra la domanda e l’offerta di moneta: E la parità dei tassi di interesse fa sì che esista una relazione positiva tra tasso di interesse e tasso di cambio:

95 Un aumento del tasso di interesse ha due effetti: 1) già presente in economia chiusa, è l’effetto diretto sull’investimento. Un aumento del tasso di interesse provoca una diminuzione dell’investimento e della domanda di beni nazionali; 2) presente solo in economia aperta, è l’effetto che opera attraverso il tasso di cambio. Un aumento del tasso di interesse interno genera un apprezzamento che provoca una diminuzione delle esportazioni nette e quindi una riduzione della domanda di beni nazionali. Un’analisi congiunta dei mercati reali e finanziari

96 Modello IS-LM in economia aperta

97 La curva IS è inclinata negativamente: un aumento del tasso di interesse porta direttamente o indirettamente attraverso il tasso di cambio a una riduzione della domanda e a un calo della produzione. La curva LM è inclinata positivamente: un aumento del reddito fa aumentare la domanda di moneta, e ciò provoca un aumento del tasso di interesse di equilibrio.

98 Il mercato del lavoro  Forza lavoro: lavoratori occupati + lavoratori in cerca di occupazione  Tasso di partecipazione: rapporto tra la forza lavoro e la popolazione civile in età lavorativa  Tasso di disoccupazione: rapporto tra il numero di disoccupati e la forza lavoro

99 La determinazione dei salari I lavoratori percepiscono solitamente un salario superiore al loro salario di riserva, cioè il salario che li rende indifferenti tra lavorare ed essere disoccupati. I salari di solito dipendono dalle condizioni prevalenti sul mercato del lavoro: quanto più basso è il tasso di disoccupazione, tanto maggiori sono i salari. Due linee interpretative: anche in assenza di contrattazione collettive (contrattazioni tra sindacati e imprese), i lavoratori hanno una certa forza contrattuale che usano per ottenere salari più elevati. le imprese stesse, per varie ragioni, possono voler pagare salari superiori a quello di riserva.

100 Contrattazione La forza contrattuale di un lavoratore dipende da: il costo, in caso di dimissioni, che l’impresa paga per sostituirlo; la difficoltà a trovare un nuovo lavoro. La forza contrattuale dipenderà: dalla natura del lavoro; dalle condizioni prevalenti sul mercato.

101 La teoria dei “salari di efficienza” Prescindendo dalla forza contrattuale dei lavoratori, le stesse imprese possono voler pagare un salario superiore a quello di riserva: per avere lavoratori più produttivi, incentivati da una migliore remunerazione; diminuire il tasso di avvicendamento dei lavoratori (turnover): la riduzione di turnover tende ad aumentare la produttività. Pagare un salario più elevato è quindi uno strumento di incentivazione dei lavoratori: gli economisti chiamano le teorie che legano la produttività o l’efficienza dei lavoratori al salario percepito teorie dei “salari di efficienza”.

102 Come le teorie basate sulla contrattazione, le teorie dei salari di efficienza suggeriscono che i salari dipendono: - dalla natura del lavoro; - dalle condizioni del mercato del lavoro. Le imprese che considerano il morale e l’impegno dei lavoratori come elementi essenziali alla qualità del lavoro pagheranno di più. Il salario è influenzato anche dalle condizioni prevalenti sul mercato del lavoro: un elevato numero di posti di lavoro vacanti rende conveniente per i lavoratori dare le dimissioni. La teoria dei “salari di efficienza”

103 La precedente discussione sulla determinazione dei salari suggerisce un’equazione dei salari come segue: Dove il salario nominale aggregato, W, dipende da tre fattori: 1. il livello atteso dei prezzi, P e ; 2. il tasso di disoccupazione, u; 3. una generica variabile, z, che rappresenta tutte le altre variabili che influenzano la determinazione dei salari. Salari, prezzi e disoccupazione

104 Livello atteso dei prezzi I salari sono fissati in termini nominali quando il livello dei prezzi non è ancora noto. P e   W  Il tasso di disoccupazione Il tasso di disoccupazione influenza negativamente il livello dei salari. Un tasso di disoccupazione elevato indebolisce il potere contrattuale dei lavoratori. u   W  Salari, prezzi e disoccupazione

105 Gli altri fattori, z Quali variabili? ◦ Indennità di disoccupazione ◦ Salario minimo ◦ Livello di protezione dei lavoratori Relazione positiva tra z e il livello dei salari z   W  Salari, prezzi e disoccupazione

106 Un modo semplice per definire come le imprese fissano i prezzi è rappresentato dalla seguente equazione: Dove  è il ricarico del prezzo sul costo di produzione, indicato generalmente come markup. In concorrenza perfetta si ha che P = W, dunque  = 0. Se le imprese hanno potere di mercato,  sarà positivo e il prezzo P sarà superiore al costo W di un fattore uguale a ( 1 +  ). A un maggior livello di product market regulation corrisponde un più ridotto grado di concorrenza La determinazione dei prezzi

107 L’equazione dei salari Assumiamo che, nella determinazione dei salari, i salari nominali dipendano dal livello effettivo dei prezzi, P, piuttosto che dal livello atteso dei prezzi P e. L’equazione dei salari diventa: Dividendo entrambi i lati per il livello dei prezzi, si ottiene: Quanto maggiore è il tasso di disoccupazione, tanto minore sarà il salario reale scelto da chi fissa i salari.

108 L’equazione dei prezzi L’equazione dei prezzi diventa: Invertendo entrambi i lati di questa equazione, si ottiene: Il salario reale fissato dalle imprese è una funzione delle decisioni di prezzo. Un aumento del markup fa aumentare i prezzi a parità di salari, facendo in tal modo diminuire il salario reale.

109 Le equazione dei salari, dei prezzi e il tasso naturale di disoccupazione Il tasso naturale di disoccupazione è il tasso di disoccupazione tale per cui il salario reale scelto nella determinazione dei salari è uguale al salario reale che scaturisce dalla determinazione dei prezzi. Price setting Wage setting

110 Salari reali di equilibrio e disoccupazione Eliminando W/P dall’equazione dei salari e sostituendola nell’equazione dei prezzi otteniamo: Il tasso di disoccupazione di equilibrio, u n, deve essere tale per cui il salario reale scelto nella determinazione dei salari sia uguale al salario reale derivante dalla fissazione dei prezzi ed è chiamato tasso naturale di disoccupazione.

111 Il salario reale risultante dal processo di determinazione dei salari è una funzione decrescente del tasso di disoccupazione Il salario reale derivante dalla determinazione dei prezzi è costante L’equilibrio sul mercato del lavoro richiede che il salario reale sia scelto nella determinazione dei salari sia uguale al salario reale derivante dalla determinazione dei prezzi e ciò determina il tasso di disoccupazione di equilibrio Questo tasso di disoccupazione è noto come tasso naturale di disoccupazione Associato al tasso naturale di disoccupazione sono il livello naturale di occupazione e di produzione Dall’occupazione alla produzione

112 Un’analisi di equilibrio generale: il modello AS-AD Unendo i concetti studiati finora, possiamo studiare la determinazione della produzione sia nel breve che nel medio periodo in un’economia chiusa. Usando le condizioni di equilibrio di tutti i mercati considerati finora - il mercato dei beni, i mercati finanziari e il mercato del lavoro – deriveremo due relazioni. L’offerta aggregata (AS - aggregate supply) cattura le implicazioni derivanti dall’equilibrio sul mercato del lavoro. La domanda aggregata (AD – aggregate demand) cattura le implicazioni derivanti dall’equilibrio nei mercati reali e finanziari.

113 L’offerta aggregata La relazione di offerta aggregata descrive gli effetti della produzione sul livello dei prezzi. E’ derivata dal comportamento di salari e prezzi; si considerino, dunque, le equazioni di determinazione dei salari e dei prezzi: Il salario nominale, W, fissato da chi contratta i salari dipende dal livello atteso dei prezzi, P e, dal tasso di disoccupazione, u, e dalla variabile z che include tutti i fattori istituzionali che influenzano la determinazione dei salari. Il livello dei prezzi, P, fissato dalle imprese è uguale ala salario nominale, W, moltiplicato per 1 più il markup sui costi, μ.

114 Un aumento della produzione provoca un incremento del livello dei prezzi. Questo effetto è il risultato di quattro passaggi: 1. un aumento della produzione porta a un incremento dell’occupazione 1. aumento dell’occupazione comporta una riduzione della disoccupazione e quindi anche del tasso di disoccupazione 2. un tasso di disoccupazione minore porta a un aumento dei salari nominali 3. l’aumento dei salari nominali a sua volta spinge le imprese ad aumentare i prezzi, provocando un aumento del livello dei prezzi Proprietà dell’equazione AS

115 Un aumento dei livello atteso dei prezzi si riflette in un aumento proporzionale del livello effettivo dei prezzi. Questo effetto opera attraverso il meccanismo di determinazione dei salari: 1. se chi fissa i salari si aspetta prezzi maggiori in futuro, fisserà salari nominali più elevati 2. questo aumento del salario nominale a sua volta spingerà le imprese a richiedere prezzi maggiori per i propri prodotti Proprietà dell’equazione AS

116 L’offerta aggregata Dato il livello atteso dei prezzi, un aumento della produzione fa aumentare il livello dei prezzi. Se la produzione è uguale al suo livello naturale, il livello dei prezzi è uguale a quello atteso.

117 La curva AS ha tre proprietà: la curva di offerta aggregata è crescente la curva di offerta passa per il punto in corrispondenza del quale Y=Y n e P=P e un aumento del livello atteso dei prezzi P e sposta la curva di offerta aggregata verso l’alto. Viceversa una riduzione del livello atteso dei prezzi sposta la curva verso il basso L’offerta aggregata

118 Riassumendo: abbiamo derivato l’equazione di offerta aggregata partendo dalla determinazione dei salari e dei prezzi sul mercato del lavoro questa relazione ci dice che, per un dato livello atteso dei prezzi, il livello dei prezzi è una funzione crescente del livello di produzione. Esso è rappresentato da una curva crescente, chiamata curva di offerta aggregata un aumento del livello atteso dei prezzi sposta la curva di offerta aggregata verso l’alto; una diminuzione del livello atteso dei prezzi sposta la curva di offerta aggregata verso il basso L’offerta aggregata

119 La domanda aggregata La relazione della domanda aggregata descrive gli effetti del livello dei prezzi sulla produzione. Essa è derivata dalle condizione di equilibrio nei mercati reali e finanziari. La condizione di equilibrio sul mercato dei beni è la seguente: Mentre quella di equilibrio sui mercati finanziari:

120 Derivazione della curva All’aumentare del livello dei prezzi, i saldi monetari reali diminuiscono. Questa contrazione monetaria fa aumentare il tasso d’interesse, che a sua volta provoca una riduzione della domanda di beni e quindi della produzione. Un aumento del livello dei prezzi da P a P’ fa diminuire la produzione da Y a Y’.

121 La domanda aggregata La relazione negativa tra produzione e livello dei prezzi è rappresentata dalla curva decrescente AD: all’aumentare del livello dei prezzi, i saldi monetari reali diminuiscono. Questa contrazione monetaria fa aumentare il tasso di interesse, che a sua volta provoca una riduzione della domanda di beni e quindi della produzione. Questa curva è chiamata curva di domanda aggregata ed è rappresentata dalla seguente relazione: La produzione è una funzione crescente dei saldi monetari reali e della spesa pubblica, mentre è una funzione decrescente delle imposte.

122 La domanda aggregata Riassumendo: abbiamo derivato l’equazione di domanda aggregata partendo dalle condizioni di equilibrio nel mercato dei beni e nei mercati finanziari. Questa relazione implica che il livello di produzione è una funzione decrescente del livello dei prezzi. Essa è rappresentata da una curva decrescente, chiamata curva di domanda aggregata. Qualunque variazione di politica fiscale o monetaria – in generale, di qualunque altra variabile diversa dal livello dei prezzi che sposti la curva IS o la curva LM – sposta la curva di domanda aggregata.

123 L’equilibrio nel breve e nel medio periodo Consideriamo congiuntamente le equazioni: AS: AD: Per un dato valore di P e e per dati valori delle variabili di politica fiscale e monetaria, queste due relazioni determinano i valori di equilibrio della produzione Y e del livello dei prezzi P.

124 L’equilibro è dato dall’intersezione tra la curva di domanda aggregata e quella di offerta aggregata. L’equilibrio nel breve periodo

125 La curva di offerta aggregata AS è disegnata per un dato valore di P e ed è una curva crescente. La curva di domanda aggregata AD è disegnata per dati valori di G, T e M ed è una curva decrescente. L’equilibrio si trova in corrispondenza dell’intersezione tra le curve AS e AD. Per costruzione, nel punto A il mercato dei beni, i mercati finanziari e il mercato del lavoro sono tutti in equilibrio. Nel breve periodo non vi è ragione per cui la produzione debba essere uguale al suo livello naturale. Tutto dipende dai valori specifici del livello atteso dei prezzi e dai valori delle variabili che influenzano la posizione della domanda aggregata.

126 Dal breve al medio periodo L’aggiustamento della produzione nel tempo: quando la produzione è superiore al suo livello naturale, la curva AS si sposta verso l’alto nel tempo, fino a che la produzione non ritorna al suo livello naturale.

127 Equilibrio nel medio periodo Nel medio periodo la produzione torna al suo livello naturale. L’aggiustamento avviene attraverso variazioni del livello dei prezzi. Quando la produzione è al di sopra del suo livello naturale, il livello dei prezzi aumenta, facendo ridurre la domanda e la produzione. Quando la produzione è al di sotto del suo livello naturale, il livello dei prezzi scende, facendo aumentare la domanda e la produzione.

128 La curva di Phillips L'economista neozelandese Alban William Phillips (1914 – 1975), nel suo contributo del 1958 The relationship between unemployment and the rate of change of money wages in the UK 1861-1957 (La relazione tra disoccupazione e il tasso di variazione dei salari monetari nel Regno Unito 1861-1957), pubblicato su Economica, rivista edita dalla London School of Economics, osservò una relazione inversa tra le variazioni dei salari monetari e il livello di disoccupazione nell'economia britannica nel periodo preso in esame.

129 Inflazione e disoccupazione negli USA,1900-1960 Analoghe relazioni vennero presto osservate in altri paesi e, nel 1960, Paul Samuelson e Robert Solow, a partire dal lavoro di Phillips, proposero un'esplicita relazione tra inflazione e disoccupazione: allorché l'inflazione era elevata, la disoccupazione era modesta, e viceversa. “La società può permettersi un saggio di inflazione meno elevato o addirittura nullo, purché sia disposta a pagarne il prezzo in termini di disoccupazione” (Robert Solow).

130 Negli anni immediatamente successivi al contributo del 1958 di Phillips, diversi economisti nei Paesi maggiormente industrializzati furono convinti del fatto che i risultati di Phillips indicassero una relazione stabile, permanente, tra inflazione e disoccupazione. Un'implicazione di questa conclusione per la politica economica sarebbe stata che i governi avrebbero potuto controllare inflazione e disoccupazione dovendo semplicemente risolvere un problema di trade-off tra i due obiettivi della politica economica, scegliendo un punto sulla curva di Phillips dove posizionare il sistema economico. La curva di Phillips

131 Dove siamo? Modello IS-LM (descrizione delle variazioni del livello di produzione e del tasso di interesse in economia chiusa); Analisi delle politiche fiscali, monetarie e di un mix di entrambe (influenza sui livelli di equilibrio di produzione e tasso di interesse); Modello IS-LM in economia aperta (descrizione congiunta di produzione, tasso di interesse e tasso di cambio). Consideriamo ora gli effetti delle politiche fiscali e monetarie sull’attività economica nel caso in cui sia i mercati dei beni che i mercati finanziari siano aperti a scambi con il resto del mondo.

132 Aumento della domanda interna Supponiamo che l’economia sia in recessione e che il governo stia considerando l’opportunità di aumentare la spesa pubblica. Quali saranno gli effetti sulla produzione e sulla bilancia commerciale? Assumiamo che la bilancia commerciale sia in pareggio, cioè che Y coincida con Y TB. Ad un aumento di G, ad ogni livello di produzione, la domanda aumenta di Δ G, da ZZ a ZZ’. Il punto di equilibrio si sposta (da A a A’) e la produzione aumenta (da Y a Y’). L’incremento della produzione è chiaramente maggiore dell’aumento della spesa pubblica per effetto del moltiplicatore. L’incremento di prodotto da Y a Y’ genera un disavanzo commerciale. Le importazioni aumentano mentre le esportazioni rimangono invariate.

133 Aumento della domanda interna Effetti di un aumento della spesa pubblica, quindi della domanda interna. Un aumento della spesa pubblica provoca un aumento della produzione (da Y a Y’) e del disavanzo commerciale (BC).

134 Aumento della domanda interna Non soltanto la spesa pubblica genera un disavanzo commerciale, ma il suo effetto sulla produzione è inferiore rispetto a quello registrato in economia chiusa. Perché? La curva di domanda ZZ è più piatta della curva di domanda in economia chiusa, DD. Quanto minore è l’inclinazione della curva di domanda, tanto inferiore è il valore del moltiplicatore. In economia aperta, quindi, il moltiplicatore ha un valore inferiore.

135 Il disavanzo commerciale e il minor valore del moltiplicatore derivano dalla stessa causa: l’aumento della domanda ricade sia sui beni nazionali sia sui beni esteri. Di conseguenza, quando la produzione aumenta, l’effetto sulla domanda di beni nazionali è più piccolo di quello che si avrebbe in economia chiusa, e il valore del moltiplicatore è inferiore. Inoltre, poiché parte dell’incremento della domanda è rivolto alle importazioni – e le esportazioni sono invariate – ne risulta un disavanzo commerciale. Pertanto, quanto più aperta è l’economia, tanto minore sarà l’effetto sulla produzione e tanto maggiore l’effetto negativo sulla bilancia commerciale. Aumento della domanda interna

136 Consideriamo un aumento della produzione estera, cioè un aumento di Y*. Assumiamo che la bilancia commerciale sia in pareggio, cioè che Y coincida con Y TB. Δ Y* comporta un effetto diretto dato dall’incremento di un certo ammontare delle esportazioni pari a Δ X: per ogni dato livello della produzione, questo aumento delle esportazioni induce un incremento della domanda di beni nazionali pari a Δ X, per cui ZZ si sposta in ZZ’; dato il livello di produzione, all’aumentare delle esportazioni anche NX si sposta di pari ammontare in NX’. Aumento della domanda estera

137 Un maggior livello di produzione estera genera maggiori esportazioni di beni nazionali, che a loro volta fanno aumentare la produzione interna e la domanda nazionale di beni attraverso il moltiplicatore. Un aumento della domanda estera provoca un aumento della produzione e un avanzo commerciale.

138 Un riesame della politica fiscale 1. Un aumento della domanda nazionale provoca un incremento della produzione, ma anche un peggioramento del saldo commerciale. 2. Un aumento della domanda estera provoca un incremento della produzione nazionale e un miglioramento del saldo commerciale. Entrambi i risultati hanno delle implicazioni: - gli shock di domanda in un paese hanno effetti anche in tutti gli altri paesi. Quanto maggiori sono i legami commerciali tra i paesi, tanto maggiori saranno le interazioni e tanto più i paesi avranno andamenti economici simili.

139 Un riesame della politica fiscale - queste interazioni complicano in misura notevole il compito delle autorità di politica economica, soprattutto nel caso di politica fiscale. I governi preferiscono non incorrere in disavanzi commerciali. Un paese con un disavanzo commerciale cronico accumula debito nei confronti del resto del mondo e quindi deve pagare interessi sempre più alti al resto del mondo. Per questa ragione non è sorprendente che i paesi prediligano aumenti della domanda estera (che provocano un miglioramento della bilancia commerciale) piuttosto che incrementi della domanda nazionale (che provocano un deterioramento della bilancia commerciale).

140 I maggiori paesi industrializzati del mondo – i cosiddetti G8 e G20 – si riuniscono regolarmente per analizzare la loro situazione economica e discutere di coordinamento, anche se è difficile raggiungere un effettivo e completo coordinamento per diverse ragioni: il coordinamento potrebbe richiedere ad alcuni paesi di intervenire più di altri, e non è detto che essi siano disposti a farlo; i paesi hanno un forte incentivo a promettere di aderire al coordinamento, ma potrebbero poi rinnegare la loro promessa. Un riesame della politica fiscale

141 Deprezzamento Il tasso di cambio reale è dato da: Il tasso di cambio reale è uguale al tasso di cambio nominale moltiplicato per il livello dei prezzi interni, diviso per il livello dei prezzi esteri. Essendo nel breve periodo e ipotizzando che i prezzi siano constanti, un deprezzamento nominale si riflette in un deprezzamento reale di pari ammontare. Quali sono gli effetti di un deprezzamento reale sulla bilancia commerciale e sulla produzione nazionale?

142 Deprezzamento e bilancia commerciale Ricordiamo che la definizione di esportazioni nette è: Sostituendo X e IM con le loro rispettive espressioni, otteniamo:

143 Una riduzione di ε influenza la bilancia commerciale attraverso tre canali: le esportazioni X aumentano: il deprezzamento reale, che rende i beni nazionali relativamente meno costosi all’estero, provoca un aumento della domanda estera di beni nazionali e quindi un incremento delle esportazioni nazionali; le importazioni IM diminuiscono: il deprezzamento reale, che rende i beni esteri relativamente più costosi nell’economia nazionale, provoca un aumento della domanda interna di beni nazionali e quindi una riduzione delle importazioni; il prezzo relativo dei beni esteri in termini di beni nazionali, 1/ , aumenta. Questo tende ad aumentare il valore delle importazioni IM/ . La stessa quantità di importazioni adesso costa di più (in termini di beni nazionali). Deprezzamento e bilancia commerciale

144 Affinché la bilancia commerciale migliori a seguito di un deprezzamento, le esportazioni devono aumentare in misura sufficiente e le importazioni diminuire abbastanza da compensare l’aumento del prezzo dei beni importati. La condizione di Marshall-Lerner La condizione in base alla quale un deprezzamento reale genera un aumento delle esportazioni nette è nota come condizione di Marshall-Lerner.. Se ε, NX

145 Il deprezzamento provoca una variazione della domanda, sia estera che interna, a favore dei beni nazionali. Questo genera a sua volta un aumento della produzione interna e un miglioramento della bilancia commerciale. Gli effetti di un deprezzamento Finora abbiamo analizzato gli effetti diretti di un deprezzamento sulla bilancia commerciale, cioè gli effetti a parità di produzione sia nazionale sia estera. In realtà, la variazione delle esportazioni nette fa variare a sua volta la produzione nazionale, influenzando ulteriormente le esportazioni nette. L’effetto è simile a quello di un aumento della produzione estera. Un deprezzamento comporta un aumento delle esportazioni nette. Quindi, sia la curva di domanda, ZZ, sia la curva delle esportazioni nette, NX, si spostano verso l’alto.

146 Gli effetti di un deprezzamento Anche se in termini di produzione interna e bilancia commerciale l’effetto di un deprezzamento è simile a quello di un aumento della produzione estera, tra i due c’è una sottile ma importante differenza. Un deprezzamento agisce rendendo i beni esteri relativamente più costosi. Questo significa che, dato il loro reddito, le persone – che ora spendono di più per acquistare i beni esteri – vedono ridotto il loro potere di acquisto.

147 La combinazione di politiche fiscali e di cambio Supponiamo che la produzione sia al suo livello naturale, ma che l’economia registri un forte disavanzo commerciale, e che perciò il governo voglia ridurre il disavanzo commerciale senza cambiare il livello di produzione aggregata. Come dovrebbe procedere? Un deprezzamento non permetterà di raggiungere l’obiettivo: esso ridurrebbe il deficit commerciale, ma allo stesso tempo aumenterebbe il livello della produzione. Anche una stretta fiscale non sarebbe adatta allo scopo: essa ridurrebbe il disavanzo commerciale, ma farebbe diminuire anche la produzione.

148 Come ridurre il disavanzo commerciale senza variare la produzione? Giusto mix di deprezzamento e politica fiscale (riduzione spesa pubblica). 1.Generare un deprezzamento sufficiente a eliminare il disavanzo commerciale a livello iniziale di produzione (da NX a NX’).  L’aumento associato alle esportazioni nette sposta la domanda ZZ in ZZ’. 2. Ridurre la spesa pubblica in modo da riportare ZZ’ in ZZ.  Livello di produzione invariato e migliore bilancia commerciale.

149 La combinazione di politiche fiscali e di cambio Il principio generale, quindi, è che nella misura in cui i governi si preoccupano sia del livello della produzione sia della bilancia commerciale, essi devono usare la politica fiscale insieme alla politica del tasso di cambio.

150 Una riduzione di ε influenza la bilancia commerciale attraverso tre canali: le esportazioni X aumentano: il deprezzamento reale, che rende i beni nazionali relativamente meno costosi all’estero, provoca un aumento della domanda estera di beni nazionali e quindi un incremento delle esportazioni nazionali; le importazioni IM diminuiscono: il deprezzamento reale, che rende i beni esteri relativamente più costosi nell’economia nazionale, provoca un aumento della domanda interna di beni nazionali e quindi una riduzione delle importazioni; il prezzo relativo dei beni esteri in termini di beni nazionali, 1/ , aumenta. Questo tende ad aumentare il valore delle importazioni IM/ . La stessa quantità di importazioni adesso costa di più (in termini di beni nazionali). Deprezzamento e bilancia commerciale

151 Questi effetti però non avvengono nell’immediato. Nei primi mesi dopo il deprezzamento, l’effetto probabilmente si rifletterà più sui prezzi che sulle quantità. Il prezzo delle importazioni aumenta, mentre il prezzo delle esportazioni diminuisce. Ma la quantità di esportazioni e di importazioni si aggiusterà lentamente: ci vuole un pò di tempo prima che i consumatori si rendano conto che i prezzi relativi sono cambiati, prima che le imprese si rivolgano a fornitori che praticano prezzi più convenienti, e così via. Deprezzamento e bilancia commerciale

152 È quindi possibile che un deprezzamento causi un peggioramento iniziale della bilancia commerciale:  diminuisce, ma né X né IM si aggiustano in misura significativa, generando così una riduzione delle esportazioni nette, X-IM/ . Successivamente, gli effetti di una variazione dei prezzi relativi, sia delle esportazioni sia delle importazioni, si rafforzano: quando i beni nazionali diventano meno costosi, i consumatori e le imprese nazionali ridurranno la propria domanda di beni esteri; quando invece i beni nazionali diventano meno costosi all’estero, i consumatori e le imprese straniere ne aumenteranno la domanda; le esportazioni aumentano e le importazioni diminuiscono. Uno sguardo alla dinamica: la curva J

153 Se la condizione di Marshall-Lerner (se ε, NX ) alla fine è soddisfatta, la variazione delle esportazioni e delle importazioni diventa più forte dell’effetto negativo sui prezzi, e l’effetto finale sarà un miglioramento della bilancia commerciale. All’inizio: (X, IM) invariate, ε  (X-IM/ ε ). Alla fine: (X, IM, ε )  (X-IM/ ε ) Uno sguardo alla dinamica: la curva J

154 La curva J: evoluzione della bilancia commerciale nel tempo a seguito di un deprezzamento reale Il deficit commerciale prima del deprezzamento è pari a OA. All’inizio il deprezzamento fa aumentare il disavanzo commerciale a OB: ε diminuisce, ma né IM né X cambiano. Nel tempo, le esportazioni aumentano e le importazioni diminuiscono, riducendo il disavanzo. Alla fine la bilancia commerciale migliora rispetto al suo livello iniziale (dal punto C in poi).

155 Dal punto di vista della bilancia commerciale, espressa in rapporto al Pil, due sono i fatti evidenti: le variazioni del tasso di cambio reale si sono effettivamente riflesse in movimenti paralleli delle esportazioni nette; tuttavia si osservano ritardi non irrilevanti nella risposta della bilancia commerciale a variazioni del tasso di cambio reale. La curva J Un deprezzamento reale migliora la bilancia commerciale, ma questo processo richiede tempo, tipicamente da 6 mesi a 1 anno. Questi ritardi hanno conseguenze sugli effetti di un deprezzamento non solo sulla bilancia commerciale, ma anche sulla produzione. Se un deprezzamento riduce inizialmente le NX, esso esercita anche un effetto recessivo sulla produzione. Quindi il governo deve tener presente che inizialmente gli effetti andranno nella direzione opposta a quella desiderata.

156 Risparmio, investimento e disavanzo commerciale Partendo dalla condizione di equilibrio: Sottraendo C+T da entrambi i lati e ricordando che S=Y-C-T, otteniamo: Usando la definizione di esportazioni nette e riordinando i termini, otteniamo: In equilibrio la bilancia commerciale deve essere uguale al risparmio – privato (S) e pubblico (T-G) – meno l’investimento (I). Un avanzo commerciale corrisponde a un eccesso di risparmio sull’investimento. Un disavanzo commerciale corrisponde, invece, a un eccesso di investimento sul risparmio.

157 Un aumento dell’investimento deve riflettersi in un aumento del risparmio privato, del risparmio pubblico o in un peggioramento del saldo commerciale. Un aumento del disavanzo di bilancio deve riflettersi in un aumento del risparmio privato, in una riduzione dell’investimento o in un peggioramento del saldo commerciale. Un paese con un alto tasso di risparmio, pubblico o privato, deve avere o un elevato tasso di investimento o un significativo avanzo commerciale. Risparmio, investimento e disavanzo commerciale L’equazione ci suggerisce alcune importanti considerazioni:

158 Effetti della politica fiscale in economia aperta Consideriamo di nuovo un aumento della spesa pubblica. Supponiamo che, partendo da un bilancio di pareggio, il governo decida di aumentare la spesa per la difesa senza aumentare le tasse e di sopportare il deficit che ne deriva. Cosa accade al livello di produzione e alla sua composizione, al tasso di interesse e al tasso di cambio? Un aumento della spesa pubblica fa aumentare la produzione a parità di tasso di interesse e quindi sposta la curva IS verso destra. Il nuovo equilibrio comporta un maggior livello di produzione e un tasso di interesse più elevato. Inoltre, il maggior tasso di interesse provoca un aumento del tasso di cambio, ovvero un apprezzamento.

159 Un aumento della spesa pubblica provoca un aumento della produzione, un incremento del tasso di interesse e un apprezzamento del tasso di cambio. Effetti della politica fiscale in economia aperta

160 Un aumento della spesa pubblica fa aumentare la domanda e quindi anche la produzione. Che cosa accade alle varie componenti della domanda? Il consumo e la spesa pubblica chiaramente aumentano, il primo a causa dell’incremento del reddito e la seconda per ipotesi. Ciò che accade all’investimento è ambiguo. Da un lato la produzione aumenta, inducendo un incremento dell’investimento. Dall’altro, il tasso di interesse aumenta, riducendo la spesa per investimenti. Le esportazioni nette dipendono dalla produzione estera, dalla produzione nazionale e dal tasso di cambio. Le esportazioni nette diminuiscono sia per effetto dell’apprezzamento sia a causa dell’aumento della produzione.

161 Consideriamo una stretta monetaria. Ad un dato livello di produzione, una riduzione dello stock di moneta, sposta la curva LM verso l’alto e quindi fa aumentare il tasso di interesse. L’aumento del tasso di interesse, rendendo i titoli nazionali relativamente più convenienti, provoca un apprezzamento del tasso di cambio. Domanda e produzione si riducono sia per effetto dell’apprezzamento sia a causa del maggior tasso di interesse. Effetti della politica monetaria in economia aperta

162 Una stretta monetaria provoca una riduzione della produzione, un incremento del tasso di interesse e un apprezzamento del tasso di cambio. Effetti della politica monetaria in economia aperta


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