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NEUROPSICHIATRIA DELLE LESIONI CERBRALI ACQUISITE Prof. Federico Posteraro Polo riabilitativo di interesse regionale AUXILIUM VITAE – VOLTERRA – ASL 5.

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1 NEUROPSICHIATRIA DELLE LESIONI CERBRALI ACQUISITE Prof. Federico Posteraro Polo riabilitativo di interesse regionale AUXILIUM VITAE – VOLTERRA – ASL 5 PISA

2 TRAUMA CRANIO ENCEFALICO Il trauma cranio encefalico è un danno cerebrale di natura non degenerativa né congenita, ma causato da una forza esterna. Tale danno può determinare una diminuzione od una alterazione del livello di coscienza, e menomazioni a livello cognitivo, emotivo, fisico. Tali menomazioni possono essere temporanee o permanenti e determinare disabilità parziale o completa e/o difficoltà di adattamento psicosociale (National Head Injury Foundation)

3 EPIDEMIOLOGIA Pochi dati controllati 300 nuovi casi/anno per (sovrastima) casi/anno per con ricovero in UTI o NCH ¼ in età evolutiva Massimo picco tra i 18 e 25 anni di età Traumi Chiusi > Traumi Aperti

4 CLASSIFICAZIONE G.C.S. = Glasgow Coma Scale Trauma Cranico Grave = GCS < 8 Moderato = GCS > 8 < 13 Lieve = GCS > 13 Apertura degli Occhi: 1.Nessuna 2.Al dolore 3.Su richiesta verbale 4.Spontanea Risposta Motoria: 1.Nessuna 2.Estensione 3.Flessione 4.Difesa 5.Localizza 6.Su richiesta Risposta Verbale 1.Nessuna 2.Incomprensibile 3.Inappropriata 4.Confusa 5.Orientata

5 Dipartimento di Riabilitazione F. Posteraro COMPROMISSIONE DELLA: VIGILANZA: Capacità di riconoscimento e controllo di stimoli provenienti dallambiente. COSCIENZA:Consapevolezza, percezione del Sé, del proprio corpo, delle proprie sensazioni e sentimenti, delle proprie idee e dei significati e finalità delle proprie azioni. COMPROMISSIONE DELLA: VIGILANZA: Capacità di riconoscimento e controllo di stimoli provenienti dallambiente. COSCIENZA:Consapevolezza, percezione del Sé, del proprio corpo, delle proprie sensazioni e sentimenti, delle proprie idee e dei significati e finalità delle proprie azioni.

6 EVOLUZIONE DEL GRAVE TRAUMA CRANICO PROGRESSIVA RIPRESADEL CONTATTO CON LAMBIENTE CONDIZIONI STABILI PIU O MENO CRONICHE delle quali è possibile solo una valutazione clinica in quanto non esistono esami strumentali che ci consentono una diagnosi differenziale

7 Normal Consciousness AROUSAL AWARENESS Coma AROUSAL AWARENESS Vegetative State AROUSAL AWARENESS Minimally Conscious State AROUSAL AWARENESS Laureys et al, 2003 Continuum of Consciousness Valutazione dello stato di coscienza

8 CComa: Ddura alcune settimane a prescindere dallentità del danno Mmancanza di risposta agli stimoli esterni, in assenza di farmaci che possono influenzare lo stato neurologico, testimoniato da : oocchi chiusi mancata esecuzione di ordini assenza di linguaggio o produzione di suoni assenza di attività motoria finalizzata assenza di inseguimento agli stimoli visivi

9 CONDIZIONI STABILI PIU O MENO CRONICHE Stato vegetativo (persistente) sindrome apallica, coma vigile, stato di non-consapevolezza posttraumatica Post-comatose unawareness La diagnosi non può essere fatta durante complicanze acute o la somministrazione di sedativi apertura degli occhi spontanea ripristino ciclo sonno/ veglia assenza di linguaggio, a volte vocalizzazioni assenza di movimenti intenzionali assenza di comportamenti finalizzati assenza di inseguimento visivo assenza di reazione di difesa alla minaccia

10 CONDIZIONI STABILI PIU O MENO CRONICHE Mmutismo acinetico: normale livello di vigilanza motilità o linguaggio assenti o molto ridotti produzione verbale ridotta o saltuaria presenza di normale tono muscolare assenza di movimento S. Locked in tetraplegia motilità oculare conservata funzioni cognitive totalmente conservate anartria o afonia

11 Stato minimamente responsivo: presenza di minimi segni di contatto con lambiente presenza di una risposta appropriata dopo un ordine specifico esclusione di casualità o coincidenze risposta comportamentale appropriata dopo ordine, richiesta o contesto determinato possibile verbalizzazione occasionale possibile presenza di movimenti di inseguimento visivo dato confermato da più di un esaminatore CONDIZIONI STABILI PIU O MENO CRONICHE

12 VALUTAZIONE Diversi strumenti: C.R.S.; Innsbruck coma Scale; GOS Percez. Tattile Risposta al dolore Vocalizzazione Esecuzione di ordini semplici CNC: Coma/Near Coma Scale (Rappaport et al., 1992) Percez. Uditiva Percez. Visiva Risposta alla minaccia Percez. Olfattiva Tempo di soministrazione: min.

13 CRITERI DI TRASFERIBILITA indipendentemente dal livello di coma SITUAZIONE RESPIRATORIA – stabile in quanto non in fase di IRA – respiro autonomo da una settimana con saturazione di O2 >95 % anche con O2 attraverso cannula tracheotomica che non costituisce limite - frequenza respiratoria non superiore a 25 atti / min - rx torace negativo per alterazioni pleuroparenchimali in atto - secrezioni fluide non purulente - assenza di infezioni attorno alla tracheotomia SITUAZIONE CARDIOCIRCOLATORIA – stabile in quanto non necessita di rilevazioni in continuo stabilità circolatoria in assenza di farmaci inotropi in continuo. Sono accettate alterazioni della PA controllabili con normali presidi farmacologici da somministrare ad orario o presidi transdermici. diuresi spontanea > 50 ml /h

14 CRITERI DI TRASFERIBILITA ASSENZA DI STATO SETTICO GRAVE definito da non più di 5 delle seguenti condizioni a rischio di MOF: - T > 38° - FC> 90 battiti / min - FR > 20 atti / min - GB > 12000/mm3 o < 4000/mm3 - Insufficienza multipla di organo - Ipotensione - Emocolture positive STABILIZZAZIONE NEUROCHIRURGICA Assenza di processo espansivo alla TC ed assenza di "fungo cerebrale" nei pazienti decompressi. Assenza di raccolte liquorali evolutive sotto il lembo chirurgico che richiedano procedure "chirurgiche" (drenaggio spinale a permanenza, etc.)

15 CRITERI DI TRASFERIBILITA Anche se la conoscenza delle cause, la durata del coma, letà del paziente, la GCS, le anomalie della risposta pupillare, le complicanze sistemiche, lipossia e lipotensione delle fasi acute, la PIC, le lesioni intracraniche, ecc. consentono spesso di esprimere un giudizio prognostico, non esistono sicuri fattori predittivi delloutcome identificabili in fase acuta ed immediatamente post-acuta, e quindi a tutti i pazienti deve essere garantito laccesso a strutture riabilitative.

16 STRUTTURE RIABILITATIVE DEDICATE U.G.C.A. Le Unità per le Gravi Cerebrolesioni Acquisite, sono finalizzate alla presa in carico di pazienti affetti da esiti di grave cerebrolesione acquisita di origine traumatica o di altra natura, caratterizzata nellevoluzione clinica da un periodo di coma, più o meno protratto (GCS<8) ove coesistano e persistano gravi menomazioni che determinano disabilità multiple e complesse che necessitano di interventi valutativi e terapeutici in condizioni di criticità clinico/assistenziale.

17 Miglioramento e stabilizzazione delle condizioni cliniche di base. Monitoraggio dellevoluzione dello stato di coscienza. Facilitazione della ripresa del contatto con lambiente Prevenzione delle menomazioni secondarie e terziarie. Recupero delle autonomie possibili (respiratoria, nutrizionale, ecc.) Informazione-educazione del paziente, della famiglia e di altre persone coinvolte nel processo riabilitativo Riduzione delle menomazioni motorie, cognitive e comportamentali Recupero funzionale delle disabilità Pianificazione, insieme alla famiglia di un corretto piano di dimissione Facilitazione del reinserimento sociale, Obiettivi della Riabilitazione in fase post acuta

18 Stabilizzazione delle condizioni cliniche di base Pulsiossimetria MISURA: Frequenza Cardiaca Saturazione in O2 sangue arterioso. SERVE A:prevenire lipossia da insufficienza respiratoria, polmoniti da stasi, ecc. E poco affidabile in caso di: ipotermia, anemia, ipotensione, vasocostrizione. Nei valori più bassi riflette sempre meno la pressione parziale di O2

19 Stabilizzazione delle condizioni cliniche di base Emogasanalisi Consente la misura delle pressioni arteriose di O2, CO2 e del pH ed è quindi un indice fedele degli scambi gassosi e dello stato di compenso metabolico e respiratorio EQUILIBRIO Acido-base: La quantità di acidi e basi nei fluidi corporei si equilibrano pH=7.4

20 Stabilizzazione delle condizioni cliniche di base Pressione Endocranica Volume Venoso Volume Arterioso CervelloLiquor Volume Venoso Volume Arterioso Cervello MASSALiquor Normale PIC normale Compensato PIC normale Volume Arterioso CervelloMASSA Liquor Volume Venoso Scompensato PIC Elevata

21 Stabilizzazione delle condizioni cliniche di base Pressione Endocranica PRESSIONE DI PERFUSIONE (garantisce lO2) PRESSIONE ARTERIOSA MENO PRESSIONE ENDOCRANICA PIC = ISCHEMIA PIC = ERNIE-COMPRESSIONE-MORTE

22 SEMEIOLOGIA DEL COMA RESPIRAZIONE Respiro periodico di Cheyne-Stokes a ciclo lungo: nuclei della base, emisferi, ernie temporali. Respiro periodico di Cheyne-Stokes a ciclo breve: fossa cranica posteriore Iperventilazione neurogena: mesecenfalo, ponte Apneusi: porzione medio-inferiore del ponte

23 SEMEIOLOGIA DEL COMA MOTILITA OCULARE Movimenti vaganti: depressione corticale Nistagmo: Tetto del mesencefalo Nistagmo (Div lento-Conv rapido): mesencefalo Bobbing (in basso rapido-ritorno lento): ponte Deviazione ipsilaterale alla lesione:Frontale Deviazione controlaterale alla lesione: Ponte Deviazione obliqua: Fascicolo long. mediale

24 FASI DELLA RIPRESA Progressione inversa della Sindrome Rostro- Caudale Flacc.Ass.FlaccidoMidriasiDiverg Fissi Assente Deecerb Ass Ponte-Bulbo NomaleGrossolDecort Decereb Normali monol Diverg Pendolari Difesa Decereb RallSoporeMesencefalo LesioneAgitaz.LesioneNormali Inseg. Pres.PresPres.Diencefalo Lesione Normali Pres Pres.Corteccia TonoMov.Pos. Corpo Dim.PupPos occhiStim Dolor Stim Acus VigilLivello

25 Monitoraggio dellevoluzione dello stato di coscienza Diversi strumenti: C.R.S.; Innsbruck coma Scale; GOS CNC: Coma/Near Coma Scale (Rappaport et al., 1992) Percez. Uditiva Percez. Visiva Risposta alla minaccia Percez. Olfattiva Tempo di soministrazione: min. Percez. Tattile Risposta al dolore Vocalizzazione Esecuzione di ordini semplici

26 COSA VALUTARE Funzioni sensoriali: vista, udito, odorato, gusto, tatto Considerare che in una significativa percentuale di casi i pazienti a bassa responsività presentano menomazioni sensoriali post-traumatiche associate. Valutare se la risposta del paziente varia in funzione della modalità sensoriale utilizzata. Studio dei potenziali evocati uditivi e visivi come complemento diagnostico. Postura e motricità spontanea: I pazienti a bassa responsività presentano spesso posture e patterns di motricità spontanea "preferenziali". Posture e patterns possono essere influenzati dalla posizione (supina, prona, seduta, etc.) e da riflessi posturali (riflessi tonici simmetrici e asimmetrici…), così come da fattori interferenti (disagio, dolore). Valutare la postura e la motricità in diverse situazioni; rimuovere o minimizzare le fonti di disturbo durante la valutazione; lasciare al paziente momenti di pausa.

27 COSA VALUTARE Complicanze muscolo-scheletriche Valutare la presenza di limitazioni articolari tenendo conto della possibile interferenza della ipertonia/distonia. I distretti più frequentemente colpiti da retrazioni in questi pazienti sono le spalle, le anche, le caviglie. Considerare la eventualità della comparsa di paraosteoartopatie (valutazione clinica e radiografica, dosaggio della fosfatasi alcalina, scintigrafia ossea) Problemi respiratori Valutare il rischio di infezioni respiratorie e di aspirazione di cibo durante la alimentazione. Valutare la capacità di espellere le secrezioni (tosse). Se il paziente è portatore di cannula, valutare possibili complicanze (decubiti tracheali, tracheomalacia…); valutare periodicamente la tolleranza alla occlusione della cannula Igiene orale Controlli quotidiani da parte del personale di assistenza o dei famigliari. Considerare che una cattiva igiene orale può interferire con la alimentazione per os.

28 COSA VALUTARE Problemi nutrizionali: Valutare periodicamente i parametri nutrizionali (peso, trofismo, albuminemia, rapporto albumine/globuline, linfocitemia, transferrinemia); se necessario valutare il bilancio azotato.Valutare la composizione della dieta e le calorie introdotte. Nei pazienti alimentati per via gastrostomica, valutare l'eventuale presenza di ristagno gastrico o di reflusso.Valutare le caratteristiche dell'alvo (frequenza delle evacuazioni, necessità di ausili per l'evacuazione) e delle feci; considerare i possibili effetti collaterali di farmaci sull'alvo (stitichezza, diarrea) Problemi della cute e delle mucose Programmare una ispezione periodica della cute da parte del personale di assistenza; addestrare i famigliari all'esame della cute. Controllare periodicamente le congiuntive e la cornea; richiedere una valutazione specialistica se necessario.

29 COSA VALUTARE Epilessia post-traumatica Considerare la possibilità di crisi ad espressività atipica. Nei pazienti a bassa responsività è difficile valutare peggioramenti della vigilanza a significato critico. Spesso i dati EEG non sono dirimenti. Considerare i possibili effetti collaterali avversi dei farmaci anticomiziali. Problemi genito-urinari Valutare la tolleranza del paziente ai sistemi di raccolta (condom, pannolone). Valutare eventuali infezioni (esami urinoculturali) Considerare la possibilità di infezioni o litiasi delle vie urinarie quando il paziente mostra segni di disagio.

30 Facilitazione della ripresa del contatto con lambiente Molte pratiche più o meno esoteriche Occuparsi prima degli stimoli da non somministrare Esposizione programmata del paziente ad ambienti o situazioni a possibile significato "facilitante Rinforzo sistematico delle risposte spontanee o evocate, basato sui principi del condizionamento operante. Somministrazione di stimoli aggiuntivi rispetto ai normali stimoli ambientali, in modo programmato e strutturato Controllo e regolazione delle stimolazioni provenienti dall'ambiente nell'arco dell'intera giornata Somministrazione di farmaci ad azione psicotropa, con effetto sulla neurotrasmissione e sui processi neurofisiologici Impianto di elettrostimolatori a livello di diverse strutture cerebrali per facilitare l'arousal

31 SVEZZAMENTO DAI SISTEMI DI SUPPORTO ALLE FUNZIONI VITALI Rapido posizionamento in carrozzina per migliorare la funzione respiratoria FKT respiratoria se pz. collaborante Rieducazione della deglutizione a partire dalla gestione della saliva per scuffiatura CET e successiva rimozione quando respirazione e deglutizione lo consento Apporto nutrizionale corretto – Eventuale PEG - Evitare alimentazione parenterale - Rimozione CVC

32 VARI TIPI DI DIFFICOLTA DI DEGLUTIZIONE SPESSO ASSOCIATI COMPROMISSIONE DELLO STATO DI COSCIENZA CHE COMPLICA LA VALUTAZIONE ED IL RECUPERO RITARDANDO O IMPEDENDO LA RIPRESA DI UNA DEGLUTIZIONE FISIOLOGICA O ALMENO FUNZIONALE: tempo di transito orofaringeo < 10 sec con aspirazione nulla e residuo oro-faringeo minimo e detergibile DISFAGIA PRATICAMENTE COSTANTE NELLE PRIME FASI DI EVOLUZIONE DELLE GRAVI CEREBROLESIONI RIEDUCAZIONE DEGLUTIZIONE IN FASE ACUTA

33 NEGLI STATI DI BASSA RESPONSIVITA LA DISFAGIA PUO : ESSERE LEGATA AL DANNO E COMPORTARSI COME IN TUTTE LE G.C.A. ESSERE SPECIFICAMENTE CONNESSA ALLA SCARSA RESPONSIVITA CON DISORGANIZZAZIONE DELLE FUNZIONI SEONSORIALI, MOTORIE E COGNITIVE. –In questo caso si assiste spesso ad scarsa coordinazione, rallentamento con prolungamento della fase orale, ritardo del riflesso di innesco –FLUTTUAZIONE DELLE CAPACITA

34 NEGLI STATI DI BASSA RESPONSIVITA LESECUZIONE DI INDAGINI STRUMENTALI E PIU DIFFICOLTOSA LESAME CLINICO A LETTO DEL MALATO DIVENTA FONDAMENTALE

35 IL PROGETTO RIABILITATIVO rimozione della sonda naso gastrica con proseguimento della NE tramite gastrostomia (ovviamente quando non ci sono le premesse per una rialimentazione completa per os in tempi brevi). INTERVENTO PRIORITARIO perché: –riduce la sensazione di corpo estraneo e di dolore locale –ripristina la fisiologica chiusura del velo faringeo –evita lesioni da pressione del tubo digerente.

36 IL PROGETTO RIABILITATIVO Paziente è in respiro spontaneo CET è come di regola con cuffia e di tipo non fenestrato: si procede a momentanea scuffiatura, monitorando i parametri vitali e valutando i tempi,le modalità e il numero di deglutizioni spontanee di saliva, prima in autonomia e successivamente sotto stimolazione plurisensoriali della regione bucco linguale. quindi si valuta la presenza o meno di tosse volontaria e riflessa e la natura delle secrezioni fuoriuscite dalla cannula si prova infine lotturazione della CET scuffiata per verificare la presenza o meno di fonazione e respirazione (procedura delicata in quanto laria deve passare nel minimo spazio tra le pareti esterne della cannula e la parete tracheale,far vibrare le corde vocali etc..…)

37 joelle ranieri tipi di cannule

38 IL PROGETTO RIABILITATIVO FENOMENI DI INALAZIONE SILENTE E/O ASSENZA DEL RIFLESSO DI DEGLUTIZIONE IN ASSENZA DI ASPIRAZIONI E QUALORA COMPAIANO DEGLUTIZIONI SALIVARI SPONTANEE. DIMINUIRE E POI ELIMINARE LA CUFFIATURA PASSARE AD UNA CANNULA FENESTRATA NON CUFFIATA MANTENERE CET CUFFIATA NON FENESTRATA CONDIZIONI GENERALI BUONE VALIDO RIFLESSO DELLA TOSSE RESPIRO SPONTANEO CON VALORI EMOGASANALITICI NORMALI A CET CHIUSA, RIMUOVERE CET PROSEGUIRE ALIMENTAZIONE ENTERALE

39 IL PROGETTO RIABILITATIVO Paziente in ventilazione assistita Si deve interrompere la ventilazione e scuffiare la cannula. Se non possibile o si effettuano gli esercizi a cannula cuffiata (deglutizione più difficoltosa); oppure si scuffia penalizzando la ventilazione. In ogni caso è pericoloso e conviene quindi limitarsi ad interventi di prevenzione

40 IL PROGETTO RIABILITATIVO ligiene del cavo orale può diventare un ottima occasione di trattamento indiretto ma necessita di adeguata preparazione e disponibilità del personale infermieristico.

41 ARTIFIZI DIETETICI Consistenza Coesione Omogeneo Viscosità Volume Temperatura Sapore

42 CONSISTENZA DEI CIBI Semiliquidi (gelato, granite, creme e yogurt) Semisolidi (polenta, crema di riso, passato denso, ecc.) Solidi Liquidi senza scorie (Acqua, the, tisane) Liquidi con scorie (succhi di frutta, latte, ecc.)

43 DA EVITARE Liquidi Cibi a doppia consistenza –Pastina in brodo –Minestrone –Zuppe di latte o brodo Riso Acqua sempre lontana dai pasti

44 Rieducazione alla respirazione autonoma Miglioramento della dinamica respiratoria Diminuzione delle secrezioni Valido riflesso della tosse Recupero della deglutizione Rimozione della cannula

45 Prevenzione delle menomazioni secondarie e terziarie. Complicanze da immobilizzazione Mobilizzare il malato Posture corrette Sistemi di casting (tutori) Trattamento precoce della spasticità: –Focale: blocchi neuromuscolari –Generalizzata: miorilassanti per os sistemi di infusione di farmaci intratecali: pompa al baclofen

46 Prevenzione delle menomazioni secondarie e terziarie. Complicanze da immobilizzazione MOBILIZZARE IL PAZIENTE CASTING: Applicazione di sistemi rigidi confezionati su misura BLOCCHI NEUROMUSCOLARI: –Alcolizzazione –Tossina botulinica (pochi studi)

47 Recupero delle autonomie possibili (respiratoria, nutrizionale, ecc.) RIABILITAZIONE RESPIRATORIA Ventilazione meccanica Inversione della cinetica dei muscoli respiratori 1) Liberare le vie respiratorie Variazioni posturali Vibrazioni manuali o meccaniche 2) Lavoro sulla parete toracica ed addominale 3) Lavoro sulla fasi del ciclo respiratorio

48 Recupero delle autonomie possibili (respiratoria, nutrizionale, ecc.) VALUAZIONE CLINICO- STRUMENTALE DELLA DEGLUTIZIONE RIABILIAZIONE DELLA DEGLUTIZIONE

49 Recupero delle autonomie possibili Postura Per ragioni cardiorespiratorie (emodinamica), vegetative e metaboliche (calcio) Rapido posizionamento seduto Rapido posizionamento verticale, anche se assistito, con maggior carico possibile. Sorvegliare la comparsa di effetti indesiderati sia sul piano clinico che posturale (schemi patologici)

50 VALUTAZIONE FUNZIONI COGNITIVE QUANDO INIZIARE LA VALUTAZIONE ? Attendere fino ad un determinato punteggio ad alcuni test di base (Mini Mental State; GOAT, ecc.) Utilizzare alcuni test più specifici precocemente ed altri, che valutano la stessa funzione, successivamente.

51 RIABILTAZIONE FUNZIONI COGNITIVE CHE TIPO DI INTERVENTO? Stimolazione funzioni di base Riabilitazione di una specifica funzione Riabilitazione ecologica

52 Pazienti che recuperano Pazienti a bassa responsività protratta con necessità di assistenza sanitaria continua Riabilitazione in altri presidi ospedalieri, extraospedalieri o ambulatoriali Strutture sanitarie di lungodegenza Pazienti a bassa responsività protratta senza necessità di assistenza continua Domicilio RSA, RSD Reintegrazione Sociale DIMISSIONE

53 CONCLUSIONI La valutazione degli stati di responsività ha finalità diverse in UTI rispetto alle UGCA e si avvale quindi di strumenti diversi nelle diverse strutture Il monitoraggio continuo dei diversi stati di coscienza è competenza dei professionisti della riabilitazione il livello di vigilanza e coscienza non è contemplato nei criteri di trasferibilità dalle UTI

54 CONCLUSIONI Poiché è ben noto che non esistono fattori predittivi sicuri in fase acuta, a tutti i pz. deve essere garantito laccesso in strutture riabilitative indipendentemente dal livello di vigilanza e coscienza Stimolazioni massive ed aspecifiche non sono assolutamente giustificate E necessario adoperare strumenti standardizzati La scarsa disponibilità di dati scientificamente validati non giustifica il muoversi a tentoni, ma ogni azione deve essere sempre pensata ed inserita allinternodi un progetto

55 RACCOMADAZIONI Classificare i pazienti in funzione del fabbisogno utilizzando modalità di valutazione standardizzate entro la prima settimana dallaccoglimento Attivare e gestire i contatti con la rete delle strutture riabilitative per mettere in atto gli interventi minimi essenziali della fase acuta e per predisporre - non appena possibile - gli interventi necessari in fase post-acuta. Cooperare con le altre strutture durante i passaggi di presa in carico dei pazienti e garantire il rispetto dei criteri di trasferibilità. Definire il fabbisogno riabilitativo ed assistenziale dopo la fase riabilitativa precoce, ed attivare le strutture dei diversi livelli della rete riabilitativa, le strutture assistenziali e di riabilitazione sociale che potranno prendere in carico il paziente e la famiglia Informare adeguatamente i destinatari delle cure (pazienti e famigliari) in ogni fase del percorso, circa la situazione clinica, gli esiti attesi, le possibili opzioni di trattamento. Sostenere adeguatamente i destinatari delle cure e coinvolgerli nei modi opportuni nella scelta dei percorsi di cura

56

57 Fisiopatologia 1

58 Fisiopatologia 2

59 Danni derivanti dal trauma Lesioni focali - danno diretto = contusioni, lacerazioni, ematomi - danno indiretto = ischemia Lesioni diffuse - danno diretto = danno assonale diffuso - danno indiretto = ipossia, swelling, edema, IPC elevata

60 Contusioni cerebrali

61 Trauma cranico: aspetti clinici Disabilità motorie, sensitive e sensoriali Deficit cognitivi Alterazioni comportamentali

62 Disturbi cognitivo- comportamentali nel TC Attenzione Memoria Capacità di elaborazione dellinformazione, di programmazione ed esecuzione di azioni finalizzate Funzioni linguistiche Comportamento (inerzia, apatia, affaticabilità, disinibizione)

63 In seguito ad un trauma cranico raramente si producono sindromi di tipo focale come invece si osserva nelle lesioni di natura cerebrovascolare; quasi sempre si manifestano quadri lesionali di tipo diffuso conseguente al contemporaneo coinvolgimento di più aree cerebrali.

64 Fisiopatologia MECCANISMI DI APPLICAZIONE DELLA FORZA FORZA STATICA: durata di applicazione > 200 ms (TRAUMA DA SCHIACCIAMENTO) FORZA DINAMICA: durata di applicazione della forza <200 m/s (arma da fuoco,cadute, incidenti stradali)

65 Fisiopatologia TRAUMI DA FORZA DINAMICA IMPATTO: applicazione diretta della forza al capo. Danni da accelerazione, propagazione di onde durto, lesione diretta, energia cinetica-calore. IMPULSO: accelerazione-decelerazione brusca del capo. Danni da movimento di traslazione con compressione locale e sfregamento del parenchima, rotazione.

66 Fisiopatologia Lapplicazione della forza statica in genere determina la comparsa di segni neurologici focali dovuti a lesioni circoscritte. La forza dinamica, specie per effetto dei meccanismi impulsivi, è frequentemente causa di disordini della vigilanza fino al coma.

67 Fisiopatologia EFFETTO DEL TRAUMA SULLE STRUTTURE CRANICHE Trauma cranico aperto Trauma penetrante Trauma perforante Trauma cranico chiuso

68 Fisiopatologia

69 Neuropatologia DANNI DERIVANTI DAL TRAUMA Lesioni focali - danno diretto = contusioni, lacerazioni, ematomi - danno indiretto = ischemia Lesioni diffuse - danno diretto = danno assonale diffuso - danno indiretto = ipossia, swelling, edema, IPC elevata

70 Fisiopatologia

71 Ematoma subdurale - epidurale - intraparenchimale

72 Conseguenze del grave TC MENOMAZIONE DISABILITA HANDICAP

73 MENOMAZIONE E la perdita o anomalia di qualsiasi struttura o funzione, anatomica, fisiologica o psicologica. La menomazione può essere la conseguenza di un danno o insulto. Il danno di natura traumatica provoca alterazioni neuropatologiche dirette o indirette a carico di una o più strutture.

74 DISABILITA E la riduzione, dovuta alla menomazione, della capacità di svolgere unattività nei limiti considerati normali per un essere umano. La valutazione ed il trattamento della disabilità costituiscono il principale ambito di intervento della medicina riabilitativa.

75 HANDICAP E lo svantaggio sociale che insorge in seguito a menomazione o disabilità; lentità di tale svantaggio non è solo funzione di questi elementi, ma è ovviamente condizionata da fattori culturali e ambientali.

76 Fasi temporali del decorso post- traumatico FASE ACUTA: dal trauma alla stabilizzazione delle funzioni vitali. Lintervento in questa fase è incentrato sul danno e la menomazione. FASE POST-ACUTA o RIABILITATIVA Gli interventi sono rivolti al contenimento e la trattamento delle disabilità. PRECOCE: dalla stabilizzazione delle funzioni vitali alla ripresa dellautonomia nelle comuni AVQ. TARDIVA: autonomia nelle AVQ più elaborate. FASE DEGLI ESITI: reintegrazione socio-famigliare e lavorativa. Gli interventi sono incentrati sul contenimento dellhandicap.

77 Fase acuta ORGANIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI Salvaguardia delle funzioni vitali Valutazione del livello di coscienza e responsività Monitoraggio neurologico Bilancio dei danni associati (di origine traumatica) Bilancio strumentale

78 Fase post-acuta precoce Valutazione e trattamento del danno secondario (complicanze) Valutazione e trattamento delle disabilità nelle funzioni vitali di base – rieducazione alla deglutizione – rieducazione della funzionalità respiratoria e decannulazione – rieducazione al controllo sfinterico Valutazione e trattamento delle disabilità da menomazione sensoriale e motoria Valutazione e trattamento delle alterazioni cognitive – terapia di orientamento alla realtà

79 Rieducazione della deglutizione Elementi da considerare nel trattamento Bilancio del controllo motorio e della sensibilità Movimenti involontari o afinalistici Lesioni associate Grado di compromissione cognitiva e comportamentale Presenza di sondino o cannula Fabbisogno calorico Disfagia persistente

80 Rieducazione alla respirazione autonoma Miglioramento della dinamica respiratoria Diminuzione delle secrezioni Valido riflesso della tosse Recupero della deglutizione Rimozione della cannula

81 Rieducazione del controllo sfinterico Sostituzione del CV con raccoglitori esterni Condizionamento comportamentale Disabilità persistente – cateterismo intermittente – valutazione urodinamica

82 Fase degli esiti Facilitazione allutilizzo ottimale delle capacità e competenze residue in ambito familiare, sociale e lavorativo. Modificazione dellambiente per favorire al meglio lutilizzo delle capacità residue.


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